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D.Che cosa prevede l'emendamento approvato? R.Stanzia 120 milioni di euro in 3 anni per aumentare le borse di studio dei dottorandi di ricerca. Il dottorato è il livello iniziale della carriera universitaria. Oggi un dottorando prende 800 euro al mese e per 3 anni non può fare altri lavori. COn questo aumento si dovrebbe aumentare la borsa di circa 300 euro netti al mese. Ciò consente di ridurre la distanza rispetto ad altri paesi europei, anche se siamo ancora lontani dalle medie Ocse. Per fare qualche esempio in Gran Bretagna le borse sono di circa 2000 euro al mese, senza contare ovviamente gli Usa che danno remunerazioni mediamente ancora più elevate. D. Quale è l'obiettivo di questo aumento? R.Incoraggiare i giovani migliori a fare ricerca. La carriera del ricercatore è difficile e costosa, ma è strategica per il nostro paese. Senza ricerca un paese perde la strada della innovazione e dunque della competitività. Oggi i nostri brevetti sono un decimo di quelli tedeschi, siamo agli ultimi posti fra i Paesi sviluppati. QUesto spiega anche perchè il nostro pil sia da tempo ai livelli più bassi.
D. Quale è lo stato della ricerca oggi? R. Sempre più giovani bravi fuggono all'estero. Fra l'altro quest'anno per la prima volta i ricercatori italiani non hanno avuto dal ministero i soldi per finanziare le loro ricerche. I bandi prin (programmi di ricerca di interesse nazionale) infatti sono stati pubblicati solo a ottobre anziché ad inizio d'anno. D.Mussi dice che l'emendamento non era coperto. E' vero? R. Assolutamente no. La tabella A ha una copertura per il 2008 solo sul fondo Ministero dell'Economia di circa 460 milioni di euro e di 1 miliardo e 100 milioni per il 2009, di oltre 600 milioni per il 2010. Lascio a voi giudicare....Il problema è che Mussi e la sua maggioranza devono scontare un clamoroso errore politico. In verità solo a chiacchiere sono per la ricerca e i giovani, quando si tratta di fatti concreti si defilano vergognosamente. Così è stato con questo emendamento che è passato con 161 voti favorevoli e 152 contrari, con il parere contrario di Governo e relatore.
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