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«TAGLI INSOSTENIBILI» PDF Stampa E-mail
lunedì 22 gennaio 2007

Per protesta contro la manovra il rettore di Firenze fa saltare la cerimonia di inizio anno. E il polo lo appoggia

 

 di Tommaso Montesano 

 

Libero, 17 gennaio 2007

 

Una lettera per sbattere la porta in faccia al governo. E’ quello che hanno fatto ieri Augusto Marinelli, rettore dell’università di Firenze, quando ha comunicato al personale dell’ateneo che quest’anno non ci sarà la tradizionale cerimonia per l’inaugurazione dell’anno accademico. Il motivo ? Il disastro finanziario in cui versa l’università a causa dei tagli decisi dall’esecutivo dell’Unione con la manovra per il 2007. Una protesta clamorosa che segue la ribellione di altri due rettori : Vincenzo Milanesi, dell’università di Padova, e Marco Pacetti, dell’ateneo di Ancona,  che si è detto pronto a fischiare i rappresentanti del governo in visita all’università. Dalla casa delle libertà Giuseppe Valditara, senatore di Alleanza Nazionale e responsabile università del partito, si schiera con i rettori : «Protesta comprensibile. Il mondo degli atenei è stato preso in giro dal governo». Nella lettera al personale Marinelli, rettore dal 2001, ricorda come la situazione di bilancio della sua università abbia raggiunto il livello di guardia: al 31 dicembre 2006 il disavanzo cumulato aveva raggiunto quota 57 milioni di euro. E non si tratta,spiega, di sopportare «il peso degli investimenti» per lo sviluppo dell’università, quanto di fronteggiare  «un disavanzo creato dal mancato finanziamento di spese decise esternamente», come ad esempio «gli adeguamenti contrattuali del personale», a fronte di trasferimenti statali rimasti nella migliore delle ipotesi «invariati».  Da qui la decisione di «non celebrare ufficialmente, come di consueto, l’inaugurazione dell’anno accademico». Un gesto «altamente simbolico», conclude Marinelli, compiuto per «lanciare un pressante invito al governo perché metta in agenda al più presto i problemi dell’università e della ricerca».

La Finanziaria, secondo quanto emerge dal servizio studi del Senato, ha tagliato 138 milioni di euro al comparto università. In estate però c’era già stata la sforbiciata all’interno del decreto Bersani, che aveva sottratto agli atenei 250 milioni di euro. Numeri che lo scorso 14 dicembre avevano fatto scendere sul piede di guerra la Conferenza dei rettori (Crui), arrivata a chiedere alle università «di sospendere ogni invito ai membri del governo a partecipare a significative manifestazioni degli atenei». Invito alla protesta raccolto dai rettori anche vicini al centrosinistra. Ad esempio Milanesi, a Padova, ha proclamato lo sciopero fiscale contro il governo decidendo di non restituire allo Stato i sette milioni di euro che rientrano nel  taglio imposto dal decreto «Visco-Bersani».

Azioni per le quali Valditara, che  a Palazzo Madama ha presentato un disegno di legge che punta alla trasformazione del sistema universitario italiano sul modello concorrenziale anglo-sassone, esprime «comprensione. C’è grande indignazione nel mondo universitario, che si sente preso in giro dalla propaganda elettorale del governo, che ha promesso stanziamenti iperbolici per poi attuare una politica peggiore di quella addebitata alla Moratti». L’elenco delle contestazioni è lungo: «In alcuni casi il taglio delle risorse ha eliminato i soldi per il riscaldamento, l’acqua, l’energia e persino per l’acquisto di libri e riviste». Insomma, chiosa Paolo Amato, senatore di Forza Italia, «dopo Tremonti, credo che tra un po’ saranno in diversi a chiedere scusa anche a Letizia Moratti».

 
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