Autonomia e responsabilità. Sono i due binari su cui l'Università italiana dovrebbe viaggiare per uscire dal tunnel in cui si trova. Almeno secondo il disegno di legge di riforma che il ministro della Pubblica Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini si appresta resta a presentare al Consiglio dei ministri. Un passaggio atteso, soprattutto dopo la scelta di «stringere i cordoni della borsa» da parte del ministero del Tesoro con la manovra economica dell'agosto 2008. Ma anche dopo le denunce dello stesso ministro Gelmini contro la «proliferazione dei corsi di laurea» e «delle sedi universitarie».
L'autonomia è già una realtà per il sistema accademico italiano, ma «quella di bilancio al momento è solo sul versante delle spese e non su quello delle entrate e, spesso, non è accompagnata da una reale assunzione di responsabilità da parte di chi la deve amministrare» sottolinea Roberto Pretolani, ordinario della facoltà di Agraria alla Statale di Milano e tra i fondatori di Universitas-University, associazione professionale di docenti universitari. E i segnali più evidenti sarebbero quei bilanci in rosso che alcuni atenei hanno accumulato nel corso degli anni e che il ministro Tremonti, d'accordo con la sua collega Gelmini, ha deciso di non voler più ripianare senza battere ciglio.
«L'obiettivo della riforma», precisa il senatore Giuseppe Valditara, esponente del Pdl e già responsabile scuola di Alleanza Nazionale «è proprio quello di unire all'uso dell'autonomia anche il principio di responsabilità, che deve attribuire capacità decisionale maggiore a chi guida l'ateneo, evitando sovrapposizioni di competenze».
In parole povere «più poteri, in cambio di assunzione di responsabilità sulle scelte fatte». E quindi «con la possibilità di rispondere degli errori compiuti o di una cattiva amministrazione». Il senatore Valditara è il primo firmatario di un disegno di legge di «riforma della governance di ateneo e il riordino del reclutamento dei professori universitari di prima e seconda fascia e dei ricercatori», depositato al Senato nel febbraio scorso. Un progetto nel quale si trovano anficipati alcuni dei punti cardine della riforma Gelmini. A cominciare proprio dal «rafforzamento della figura del rettore e del Consiglio di amministrazione» che dovrebbe aprirsi all'esterno, in particolare al tessuto produttivo del Paese. Più poteri, maggiori responsabilità, ma anche la consapevolezza che in caso di bilancio in rosso scatterà il commissarianiento dell'ateneo. Del resto il ministro Gelmini aveva già puntato il dito contro gli atenei non virtuosi prevedendo, ad esempio, l'impossibilità per quelle università di indire bandi di concorso per l'assunzione di nuovi docenti. Ora la riforma porterebbe addirittura al loro commissariamento per un biennio e l'avvio di un piano di risanamento.
Tra le novità che il ministero vuole introdurre con la riforma, anche quella relativa alla selezione dei docenti. Un primo segnale è già arrivato con l'introduzione del sorteggio tra i commissari eletti. Un meccanismo che dovrebbe trovare spazio nella riforma Gelmini, che punta anche a una abilitazione nazionale per coloro che intendono fare i docenti universitari. Abilitazione che permetterebbe, in seconda battuta, di partecipare ai bandi di concorso delle singole Università per cattedre vacanti. Altra novità riguarda l'accreditamento dei corsi di laurea, con un punteggio che, di fatto, creerà una classifica tra i vari corsi. Un primo passo verso l'abolizione del valore legale del titolo di studio? I sostenitori di questo obiettivo parlano, per ora, della necessità di introdurre elementi di valutazione all'interno del sistema universitario. «La cultura della valutazione per i risultati degli atenei manca», ammette professor Pretolani, penalizzando di fatto «le punte di eccellenza che, nel nostro sistema accademico e della ricerca, esistono e non sono adeguatamente sostenute». Sono «luci che tentano di illuminare uno scenario di nebbia», prosegue l'esponente di Universitas-University, che si augura «maggior responsabillità da parte di chi guida i nostri atenei». Aspettative affidate al progetto di riforma preparato dal ministro Gelmini.