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Autonomo e responsabile. Ecco l’Ateneo che verrà PDF Stampa E-mail
giovedì 11 giugno 2009

Da “L’Avvenire” dell’11.6.2009, pag. 6  

Autonomia e responsabilità. Sono i due binari su cui l'Università italia­na dovrebbe viaggiare per uscire dal tunnel in cui si trova. Almeno secondo il di­segno di legge di riforma che il ministro della Pubblica Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini si appresta resta a presenta­re al Consiglio dei ministri. Un passaggio atteso, soprattutto dopo la scelta di «stringere i cordoni della borsa» da parte del mi­nistero del Tesoro con la manovra econo­mica dell'agosto 2008. Ma anche dopo le denunce dello stesso ministro Gelmini con­tro la «proliferazione dei corsi di laurea» e «delle sedi universitarie».

 

L'autonomia è già una realtà per il sistema accademico italiano, ma «quella di bilancio al momento è solo sul versante delle spese e non su quello delle entrate e, spes­so, non è accompagnata da una reale as­sunzione di responsabilità da parte di chi la deve amministrare» sottolinea Roberto Pre­tolani, ordinario della facoltà di Agraria al­la Statale di Milano e tra i fondatori di Uni­versitas-University, associazione professio­nale di docenti universitari. E i segnali più evidenti sarebbero quei bilanci in rosso che alcuni atenei hanno accumulato nel corso degli anni e che il ministro Tremonti, d'ac­cordo con la sua collega Gelmini, ha deci­so di non voler più ripianare senza battere ciglio.

 

«L'obiettivo della riforma», precisa il sena­tore Giuseppe Valditara, esponente del Pdl e già responsabile scuola di Alleanza Na­zionale «è proprio quello di unire all'uso dell'autonomia anche il principio di responsabilità, che deve attribuire capacità decisionale maggiore a chi guida l'ateneo, evitando sovrapposizioni di competenze».

In parole povere «più poteri, in cambio di assunzione di responsabilità sulle scelte fatte». E quindi «con la possibilità di rispondere degli errori compiuti o di una cattiva amministrazione». Il senatore Valditara è il primo firmatario di un disegno di legge di «riforma della governance di ateneo e il riordino del reclutamento dei professori universitari di prima e seconda fascia e dei ricercatori», depositato al Senato nel febbraio scorso. Un progetto nel quale si trovano anficipati alcuni dei punti cardine della riforma Gelmini. A cominciare proprio dal «rafforzamento della figura del rettore e del Consiglio di amministrazione» che dovreb­be aprirsi all'esterno, in particolare al tes­suto produttivo del Paese. Più poteri, mag­giori responsabilità, ma anche la consape­volezza che in caso di bilancio in rosso scat­terà il commissarianiento dell'ateneo. Del resto il ministro Gelmini aveva già puntato il dito contro gli atenei non virtuosi preve­dendo, ad esempio, l'impossibilità per quel­le università di indire bandi di concorso per l'assunzione di nuovi docenti. Ora la rifor­ma porterebbe addirittura al loro commissariamento per un biennio e l'avvio di un piano di risanamento.

 

Tra le novità che il ministero vuole introdurre con la riforma, anche quella relativa alla selezione dei docenti. Un primo segnale è già arrivato con l'introduzione del sorteggio tra i commissari eletti. Un meccanismo che dovrebbe trovare spazio nella riforma Gelmini, che punta anche a una abilitazio­ne nazionale per coloro che intendono fa­re i docenti universitari. Abilitazione che permetterebbe, in seconda battuta, di par­tecipare ai bandi di concorso delle singole Università per cattedre vacanti. Altra novità riguarda l'accreditamento dei corsi di lau­rea, con un punteggio che, di fatto, creerà una classifica tra i vari corsi. Un primo pas­so verso l'abolizione del valore legale del ti­tolo di studio? I sostenitori di questo obiet­tivo parlano, per ora, della necessità di in­trodurre elementi di valutazione all'interno del sistema universitario. «La cultura della valutazione per i risultati degli atenei manca», ammette professor Pretolani, penalizzando di fatto «le punte di eccellenza che, nel nostro sistema accademico e della ri­cerca, esistono e non sono adeguatamente sostenute». Sono «luci che tentano di illu­minare uno scenario di nebbia», prosegue l'esponente di Universitas-University, che si augura «maggior responsabillità da parte di chi guida i nostri atenei». Aspettative affi­date al progetto di riforma preparato dal ministro Gelmini.

 
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