venerdì 30 luglio 2010
 
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Dalla fronda Pdl un piano da 37 mld PDF Stampa E-mail
venerdì 23 ottobre 2009

Da “Mf” del 23.10.2009, pag. 3

  

Sono durate il tempo di uno starnuto le smentite del Pdl all'esistenza di una fronda anti-Tremonti.

 

Non sarà nei minimi dettagli il decalogo per il rilancio dell'economia, disconosciuto da tutti i maggiorenti del partito di via dell'Umiltà, ma l'emendamento alla finanziaria depositato a Palazzo Madama da un folto gruppo di senatori di maggioranza, gli assomiglia molto. In realtà, la fronda dei quindici parlamentari che ha siglato una sorta di vera e propria riscrittura della manovra, è quasi tutta riconducibile alla componente ex Alleanza Nazionale del Partito delle Libertà. E il primo firmatario è l'economista e presidente della Commissione bilancio (oltre che ex viceministro di Tremonti nel precedente governo Berlusconi), Maro Baldassarri. Accanto a lui si sono schierati pezzi da novanta del Pdl, come Andrea Augello, altro aennino vicinissimo al sin­daco di Roma Gianni Alemanno e tra i papabili candidati per la presidenza della Regione Lazio. O ancora Giuseppe Valditara, Antonio Paravia, Vincenzo Ne­spoli. Quelli presentati in serie dai senatori del Pdl sono emen­damenti che, di fatto, riscrivono la manovra light presentata da Giulio Tremonti con l'intenzione di renderla extra-large. Il conto finale, è una finanziaria da 37 miliardi di euro, una cifra che non si discosta molto dalla fatidica manovra dei 90 mila miliar­di di vecchie lire che Giuliano Amato varò nella notte tra il 9 e il 10 luglio del 1992 per sal­vare l'Italia dal rischio default. Quella di Baldassarri & C., ha ovviamente uno scopo del tutto diverso: rilanciare l'economia. Ecco attraverso quali interventi.

 

Irap. A decorrere dal periodo d'imposta in corso al 31 di­cembre del 2010, dice l'emen­damento, dalla base imponibile dell'imposta regionale sulle atti­vità produttive, dovranno essere dedotte le spese per il personale dipendente e assimilato. Non sa­rà l’abolizione a lungo termine promessa proprio ieri anche da Silvio Berlusconi, ma gli si av­vicina molto. Costo dell'opera­zione: 12 miliardi di euro.

 

Quoziente familiare. Altro punto saliente dell'emendamento, è l'in­troduzione di una novità che è anche una delle promes­se elettorali fatte dal Pdl: deduzioni crescenti in base al numero dei figli. L'emendamento della fronda-Bal­dassarri promette una deduzione dal 740 di 5 mila euro per ciascuna delle persone che fanno parte del nucleo familiare. Costo: fino a 15 miliardi di euro.

 

Piano infrastrutture. Il testo depositato al Senato prevede l'avvio immediato di alcuni cantieri: alta velocità Milano-Genova, Milano-Verona e no­do ferroviario di Verona. Costo: 1,2 miliardi. Una cifra analoga, poi, verrebbe conferita all'Anas per interventi autostradali. In­fine, l'emendamento prevede anche un piano straordinario per l'edilizia sanitaria pubblica del valore di 1,6 miliardi di euro. Il costo complessivo del piano infrastrutture sarebbe di 5 miliardi di euro.

 

Credito d’imposta. A decorre­re dal primo gennaio, spiega poi l'emendamento, i soggetti che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi, fruiscono di un credito d'imposta, utilizzabile in dieci anni. Valore dell'inter­vento: 2 miliardi di euro.

 

Cedolare secca affitti. Nel testo, trova anche posto un' altra batta­glia da tempo combattuta (e fino a oggi persa) da molti parlamen­tari di tutti gli schieramenti: l'in­troduzione di una cedolare secca del 20% sui redditi da locazione. La versione di Baldassarri limita lo sgravio ai soli canoni percepiti da persone fisiche e per fabbricati e immobili ad uso residenziale. L'emendamento prevede anche delle agevolazioni per gli inquilini, ai quali viene data la possi­bilità di dedurre le somme pagate per l'affitto fino ad un limite di 5 mila euro l' anno.

 

Ricerca e sicurezza. Altri due punti del testo, poi, riguardano le risorse per la sicurezza e l'or­dine pubblico e i finanziamenti alla ricerca e allo sviluppo. Nel primo caso lo stanziamento è di due miliardi di euro. Nel se­condo viene messo sul piatto un altro miliardo di euro.

Il nodo delle risorse. Baldas­sarri ha anche una risposta alla domanda più difficile, ossia dove recuperare i 37 miliardi di euro necessari a finanziare il piano. La prima risposta è un netto taglio alla spesa dello Stato per con­sumi intermedi. A decorrere dal 2010, spiega l'emendamento, la dotazione delle amministrazioni pubbliche per far fronte ai consu­mi intermedi è riportata ai livelli del 2002. Riportare le lancette indietro di otto anni permette­rebbe allo Stato di risparmiare 20 miliardi di euro in un triennio. All'appello, però, manchereb­bero ancora 17 miliardi. Niente paura. Anche per questo Baldas­sarri ha una risposta. Sempre a decorrere dal 2010, verrebbero completamente tagliati tutti i tra­sferimenti destinati alle imprese (sia di parte capitale che di par­te corrente), ad eccezione solo dei soldi necessari alle Ferrovie dello Stato. Mettere una pietra sopra agli incentivi (da quelli per l'auto, a quelli dei vari program­mi per le aree sotto utilizzate), consentirebbe un risparmio di 17 miliardi di euro l’ anno. In questo modo si potrebbero recuperare tutti e 37 i miliardi necessari a finanziare il taglio dell'Irap, il quoziente familiare e tutte le altre misure dell'emendamento. Che ovviamente ha pochissime possibilità di essere approvato, a meno che non si vogliano mette­re in conto le dimissioni di Tremonti. Ma che darà sicuramente adito a discussioni, visto che in fin dei conti recepisce molti dei punti del programma elettorale del Pdl (riproduzione riservata).

 
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