venerdì 30 luglio 2010
 
Home arrow Rassegna stampa arrow Docenti, lite sulle 40 ore settimanali
 
Docenti, lite sulle 40 ore settimanali PDF Stampa E-mail
lunedì 21 dicembre 2009

Da “Il Messaggero” del 21.12.2009, pag. 1

  

L'iniziale accoglienza bipartisan sulla riforma del­l'università rischia di sfaldarsi in Parlamento. La lente d'in­grandimento delle Commissio­ni fa venire a galla molti punti controversi, che potrebbero ral­lentare l'iter e renderlo più tor­tuoso. Lo scontro è sulle 1.500 ore, in pratica 40 settima­nali, il tempo con il quale si vuole misu­rare il lavoro dei docenti, fatto di at­tività didattica e di ricerca. «Ma que­sto principio è su­scettibile di impu­gnazione per irra­gionevolezza», scri­ve il relatore della legge Giuseppe Valditara  Che aggiunge: «La norma rischia di risulta­re incostituzionale ed è foriera di possibili ricorsi». Ma vedia­mo che cosa viene contestato. Le 1.500 ore (8 al giorno, per 5 giorni) non prevedono alcuno spazio per le attività "libe­ro-professionali". I prof a tem­po determinato, però, non aven­do un contratto stabile, rifiuta­no il vincolo. Secondo punto: nel monte ore è compresa an­che l'attività di ricerca. «Ma -sostiene Valditara- è franca­mente impossibile una quantifi­cazione seria delle ore dedicate alla ricerca. Sarebbero ingenua­mente fantasiosi o del tutto arbitrari criteri volti a desume­re presuntivamente dalle pub­blicazioni effettuate l'impegno annuale profuso in ricerca. Mentre la didattica è quantifi­cata in molti Paesi Ocse, non vi è Paese al mondo che quantifi­chi la ricerca. Come ben sa chi la pratica, la ricerca si può fare ovunque. Ciò che conta sono i risultati». E lo studio persona­le, i compiti organizzativi o il tempo trascorso per la prepara­zione delle lezioni? Finiranno inevitabilmente per avere «una auto-certificazione soggetti­va», osserva il senatore. Dun­que, sì al giudizio sui risultati, ma non convince il criterio di "misurazione" in ore. «Né pos­siamo mettere tesserini e tornel­li per entrare e uscire dall'uni­versità», osserva Vittoria Fran­co, senatrice del Pd, impegnata in Commissione cultura. Intan­to, in qualche università spunta­no i primi badge.

Mariastella Gemini è però determinata: «E' necessario che ci sia un monitoraggio delle presenze al lavoro dei professo­ri. Gli studenti lo pretendono, ci sono state delle segnalazioni nei confronti di docenti che non vanno a lezione e non ricevono. Questo non può accadere. Forme di controllo sono necessarie, sono pronta a discu­tere delle modalità, tutelando anche la giusta richiesta di quei professori che fanno ricerca tal­volta fuorisede».

 

Ma c'è anche un altro problema. «Le 1.500 ore - scrive il senatore nella relazione illustra­ta a Palazzo Madama - introdu­cono una disparità di tratta­mento economico rispetto alla categoria dei docenti delle supe­riori, anch'essa foriera di ricor­si, dal momento che per ricercatori e professori universitari si richiede un impegno orario pa­ri a quasi due volte e mezzo. Non a caso l'impegno delle 1.500 ore nella bozza iniziale del ddl era qualificato come "figurativo"».

 

Intanto Valditara insiste su un punto: «Dobbiamo ottenere la valutazione dei risultati» fat­ta dalla comunità scientifica, sulla base di pubblicazioni su riviste accreditate. E il malco­stume? L'assenteismo di tanti prof che disertano lezioni e in­contri? O gli interessi baronali fuori dalle università per incari­chi ben remunerati a danno della didattica? Per il relatore della riforma si può intervenire «con la sospensione dello sti­pendio e con le sanzioni patri­moniali, fino al licenziamento, togliendo ai prof la possibilità di appellarsi al Consiglio uni­versitario perché gli organi "do­mestici" finiscono sempre per assolvere» (...).

 
< Prec.   Pros. >
   
 
© 2010 Giuseppe Valditara
Joomla! è un software libero realizzato sotto licenza GNU/GPL..