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E’ il momento di dire basta agli “opposti isterismi” PDF Stampa E-mail
martedì 15 dicembre 2009

Da “Il Secolo d’Italia” del 15.12.2009, pag. 4

  

Adesso che Berlusconi si è trasformato in un'icona sanguinante è il momento della riflessione responsabile. Una fase difficile e complicata, perché sembra prevalere ancora di più quella caotica tendenza a intruppa re il Paese in uno degli opposti estremismi radicalizzati in "oppo­sti isterismi": da una parte chi ten­de a vedere in quello che è accadu­to il culmine di un complotto teso a fomentare odio e avversione verso il premier; dall'altro chi tende a giustificare l'aggressione minimiz­zandone la gravità e addirittura ad­dossando al presidente del Consiglio la responsabilità di un clima ormai da. settimane sopra le righe, un clima destabilizzante, un'atmo­sfera in cui sembra difficile recupe­rare i termini di un dialogo civile e corretto. Ecco allora che il gesto di un folle, sbavatura inaccettabile e ingiustificabile dei comportamenti di una società civile sovreccitata dai contrapposti fanatismi, diventa a suo modo il simbolo di un Paese anormale, precipitato nella man­canza di razionalità. Lo ha notato anche Piero Sansonetti: «Il fatto che l'autore del gesto abbia dei pro­blemi mentali rappresenta un aspetto simbolico quasi letterario: perché tutta l'Italia oggi ha dei pro­blemi mentali» (…).

 

E anche i media, da una e dall'al­tra parte, non sono senza macchia e senza colpa. Da tempo rileviamo che i toni apocalittici e aggressivi utilizzati dal “Giornale” non fanno bene alla serietà del dibattito poli­tico e anzi alimentano in modo este­nuante il muro contro muro. La metafora del derby politico, utiliz­zata più volte da Gianfranco Fini, non appare neanche più sufficiente a rappresentare il quadro. Qui sia­mo passati alla rabbia schiumante, alle accuse lanciate senza senso della misura. Un invito implicito a metterci tutti, statuine alla mano, a colpire l'avversario per farlo san­guinare, in nome dell'assoluta ven­detta. Non c'è stata solo qualche giorno fa la prima pagina con Ber­lusconi che stava per azionare una ghigliottina sulla testa di Fini e Na­politano. La prima pagina del “Gior­nale” di ieri era ancora più chiara nell'esprimere questo sentimento di irrazionale partigianeria Intan­to il titolo, "violenza costituziona­le” che alludeva alle parole dette da Napolitano: «No agli attacchi violenti alle istituzioni». Che si vuo­le arrivare a dire? Che chi difende la Costituzione è il vero mandante dell'atto compiuto da Tartaglia? Poi c'è il vicedirettore Alessandro Sal­lusti che si diffonde in un attacco a tutto campo contro chi ha criticato Berlusconi, inserendo nella partita sia Casini, che aveva parlato di un fronte democratico contro l'emer­genza costituita dalla deriva popu­lista di Berlusconi, sia Fini per il colloquio in cui definiva una "bom­ba" le rivelazioni di Spatuzza. En­trambi, secondo allusti «hanno dato copertura alla campagna di odio della sinistra per mere que­stioni di potere personale». Ecco, questa è esattamente la mancanza di razionalità di chi, sospinto dal­l'emotività del momento, si slancia in una personale caccia ai colpevo­li non accontentandosi del dato di fatto che Tartaglia è malato di men­te ed è stato arrestato e che, per for­tuna, la vita del premier non è in pericolo. Una strada su cui Sallusti è volentieri seguito da Daniela Santanchè, che adombra il complotto: «Bisogna smettere di dire che gli at­tentatori sono tutti pazzi. Voglio chiedere se questo signore si sa co­sa ha fatto nell'ultimo mese, chi ha frequentato, a chi ha scritto». In ogni caso le allusioni di Sallusti di­mostrano il fatto che i "cattivi maestri" sono sempre pronti a ese­guire il loro compito, approfittan­do di ogni sbandamento. Per que­sto i senatori del Pdl Valditara e Saro lo accusano di "linciaggio me­dìatico ne chiedono le dimissio­ni (…).

 
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