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Finalmente col Dna delinquenti schedati PDF Stampa E-mail
martedì 17 febbraio 2009
Da “Libero” del 17.2.2009, pag. 8 

 

E’ stata calendarizzata in commissione alla Camera e po­trebbe arrivare in Aula nelle pros­sime settimane. In caso di voto fa­vorevole, la banca dati del Dna di­venterà operativa anche in Italia. L'obiettivo è stanare gli Hannibal Lecter (o aspiranti tali) del Belpaese, diminuendo il numero di delit­ti irrisolti. In sostanza, a chi com­metterà reati gravi (si parla di omi­cidio o stupro) sarà prelevato un campione di saliva che sarà con­servato al massimo per qua­rant'anni. Così per gli inquirenti sarà più facile verificare la presen­za di questi soggetti su altre scene del crimine. Il provvedimento, in­serito nel pacchetto sicurezza, ha già incassato il via libera del Sena­to e torna alla ribalta proprio men­tre in Italia suona l'allarme stupri, con violenze che hanno macchia­to l'inizio del 2009 a Roma, Mila­no, Bologna, Brescia.

 

Quella della banca dati sembra un'idea logica, peraltro già prati­cata in altri Paesi europei come l'Inghilterra, la Germania, l'Au­stria, la Francia, l'Olanda. Invece in Italia il suo parto è stato assai complesso.

 

Per anni, nel centrodestra e nel centrosinistra, hanno cercato di farla venire alla luce senza succes­so. Durante l'ultimo governo Pro­di, per esempio, Rutelli tentò di ti­rare fuori dal cassetto la pratica, ma le resistenze della Sinistra ra­dicale lo fecero desistere. Dalle parti della maggioranza uno degli sponsor più accaniti del provvedi­mento è l'esponente del PdL in quota An Giuseppe Valditara, il primo a mettere nero su bianco la proposta di un'anagrafe genetica, la cui adozione è stata caldeggiata anche dall'Europa attraverso un trattato ad hoc, quello di Prum.

 

Secondo le previsioni, nel no­stro Paese la banca dati dovrebbe abbattere del 30% il numero di reati. Spiega Valditara: «L'Italia è in ritardo su questo punto, che è strategico per la lotta alla crimina­lità. Durante il governo Prodi sono stati persi due anni di tempo. Noi, in pochi mesi, abbiamo fatto mol­to di più». Nell'anagrafe saranno inseriti anche i dati di cadaveri non identificati, resti di corpi, pa­renti di persone che non danno più notizie di sé. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni ave­va spiegato che in questo modo l'esecutivo intende «intensificare l'azione per ritrovare le persone scomparse»,

 

Nel caso italiano abbiamo par­lato di previsioni sulla diminuzio­ne dei crimini. Diamo un'occhiata alle statistiche di chi, da tempo, ha deciso di prelevare la saliva ad al­cuni soggetti: l'Inghilterra ne ha schedati circa tre milioni e mezzo e il numero di reati senza colpevo­le è sceso del 50%. Attenzione pe­rò: la polizia britannica dovrà di­struggere i dati relativi al Dna e alle impronte digitali di persone mai incriminate. Si parla di circa un milione e mezzo di cittadini. Lo ha stabilito il tribunale di Strasburgo, parlando di violazione dei diritti umani: a sentire i giudici, l'archi­viazione dei dettagli di innocenti «non può essere considerata una pratica necessaria in una società democratica».

Il disegno di legge italiano non dovrebbe subire ammonizioni da parte dell'Europa: il Garante per la privacy si era subito preoccupato di inviare una segnalazione al governo e al parlamento raccoman­dando rigorose misure di sicurez­za e per evitare raccolte generaliz­zate. Oltre a sottolineare che le operazioni per prelevare il Dna «saranno eseguite nel rispetto del­la dignità, del decoro e della riser­vatezza», nel ddl si aggiunge che «a seguito di assoluzione con sen­tenza definitiva perché il fatto non sussiste o perché l'imputato non lo ha commesso» l'autorità sarà ob­bligata «alla distruzione dei relati­vi campioni biologici». Valditara non ha dubbi: «La banca dati ser­virà anche per scagionare even­tuali indagati».

 
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