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domenica 11 febbraio 2007

 Il Secolo d'Italia 6 febbraio 2007 pag. 7

Con un sondaggio "de noantri", un indi­ce di gradimento all'amatriciana e con un Codice antibullismo tutto chiacchiere, il Ministro della Pubblica istruzione Fioroni si appresta a costruire la nuova scuola del dopo Moratti: è il "Progetto Ascolto" che si è inventato il ministro, senza per la verità ascoltare più di tanto, si lamentano gli inse­gnanti. Si tratta di test inviati assolutamente a caso ad alcune scuole italiane per capirci qual­cosa di più sul disastrato mondo scolastico. Vaghi, banalissimi test inviati alla cieca, senza criteri scientifici, senza una mappatura di tipo sociale nella scelta degli istituti campione.

Con un sondaggio "de noantri", un indi­ce di gradimento all'amatriciana e con un Codice antibullismo tutto chiacchiere, il Ministro della Pubblica istruzione Fioroni si appresta a costruire la nuova scuola del dopo Moratti: è il "Progetto Ascolto" che si è inventato il ministro, senza per la verità ascoltare più di tanto, si lamentano gli inse­gnanti. Si tratta di test inviati assolutamente a caso ad alcune scuole italiane per capirci qual­cosa di più sul disastrato mondo scolastico. Vaghi, banalissimi test inviati alla cieca, senza criteri scientifici, senza una mappatura di tipo sociale nella scelta degli istituti campione. Del­le banali domande improvvisate, ci spiegano alcuni insegnanti che preferiscono conservare l'anonimato, domande e risposte chiuse, ossia con risposte prede­finite da barrare con una crocet­ta: questo dovrebbe rassicurarci che la nostra scuola è in buone mani? E hanno il coraggio di chiamarla "indagine nazionale" al ministero di viale Trastevere ... «Come giudichi l'impegno della tua scuola nella realizzazione del­l'attività didattica?», recita uno dei quesiti rivolti a insegnanti, personale non docente, genitori e studenti. Una mossa abbastanza elementare per farsi spiegare cosa fare e da dove iniziare. Il governo brancola nel buio sulla scuola come su altre que­stioni. Sembra un modo di fare politica on the road, giorno per giorno, ascoltando pareri, chiedendo lumi agli utenti. Come ha fatto questa estate il ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli chiedendo ai turisti di inviare al suo dica­stero informazioni utili per migliorare i ser­vizi turistici italiani, con consigli, malumori, iniziative. Così con chiacchiere, approssimazione e demolizione delle leggi del passato governo, il nuovo esecutivo va avanti alla giornata, tutto pronto a smontare la Riforma Moratti, ma quanto a proposte, zero assoluto. A meno che non si vogliano far passare per scelte strategi­che di largo respiro questi banalissimi test o, ancora, il tanto conc1amato Codice antibulli­smo presentato appena ieri da Fioroni. Siamo a livelli impensabili di una politica presa per un "cantiere aperto" dove ogni iniziativa è buona per una recita a soggetto sulla totale mancanza di idee-guida nella risoluzione delle questioni importanti. Ed ecco cosa propone il ministro contro la violenza nelle scuole: una campagna di comu­nicazione differenziata rivolta agli studenti, ai docenti e alle famiglie; la creazione degli Osser­vatori regionali permanenti sul bullismo, il numero verde nazionale 800 66 96 96 e il sito internet www.smontailbullo.it. Molta "creati­vità”, belle parole ma concretezza mai. Anzi, si continua a chiedere aiuto a destra e a manca e il ministro ha rivolto un appello esplicito alle televisioni pubbliche e private, sostenendo che «La televisione ha una responsabilità grandis­sima sull'educazione dei giovani e la cultura del reality è strettamente collegata agli episodi di ripresa e pubblicazione online degli episodi di bullismo e violenze». Tutti bravi nelle ana­lisi e negli appelli: ma dovrebbe bastare questo Codice a proteggerci dal bullismo? così come dovrebbero bastare i test-Fio­roni a salvare la scuola? Naturalmente no e infatti, quanto ai test, la bocciatura da parte dei docenti è piutto­sto capillare, basta ascoltare chi va ogni giorno a scuola, basta praticare i forum su Internet per capire che brutta aria tiri su questa iniziativa. Il Collegio dei docenti del 3° Circolo Didattico di Bologna, tanto per fare un esempio, ha fatto sapere in via ufficiale attraverso il suo sito di aver rifiutato questi test. Sotto accusa la mancanza dei criteri di scelta delle scuole, che ipo­teca gravemente l'attendibi­lità di questi questionari: nes­sun docente ne sapeva niente, tra l'altro, fino a poco fa, sostengono, il tutto è stato messo in piedi in pochi giorni, in gran segreto. Basti pensare al campione dei genitori: come formare un campione scien­tificamente valido senza fare decine e decine di telefonate? Quale segreteria è in grado di fare questo in breve tempo? Ma se il campione non è scientificamente valido, che senso ha spendere i pochi soldi pub­blici in questa operazione, in una situazione cro­nica di mancanza di risorse per la scuola?, si chiedono molti insegnanti. E come potranno i risultati di tale consultazione essere spacciati come "la voce della scuola"? «Gli unici test che andrebbero fatti per vede­re se la scuola funziona o no - sostiene Giusep­pe Valditara responsabile dell'Ufficio Univer­sità e ricerca di An - sono quelli sulle cono­scenze e competenze degli studenti, da realiz­zare all'ingresso e all'uscita di un determinato ciclo di studi. Quelli di Fioroni sono generici, da utenza commerciale, tipo quelli che fa l'Ali­talia al termine di un volo: soddisfatto del servizio? "». E continua: «Si tratta di un enne­sima trovata pubblicitaria di un ministro che intende la politica come spot: aveva detto che avrebbe punito i prof. "lazzaroni", che avrebbe proibito i cellulari in aula, ma poi non ne ha fatto nulla, cose che valgono una provocazione da prima pagina». Lo stesso per l'iniziativa "smonta il bullo"? «Altroché! Quello che dovrebbe fare il ministro è "smontare" e "rimontare" un modello cultu­rale che è l'ultimo esito del sinistrese anni '70. Occorre invece il ripristino della serietà e delle sanzioni verso chi sbaglia, puntare il dito anche sui doveri dello studente e sul suo senso di responsabilità: negli Usa sono previste san­zioni economiche per fenomeni di bullismo, perchè non cominciamo anche da noi? Questo Codice è pieno di chiacchiere inconcludenti e privo di strumenti risolutivi».

Antonella Ambrosioni

 
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