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Da “Libero” del 18.9.2009, pag. 16 La sfida dei finiani arriva in Senato. Dove i fedelissimi del presidente della Camera dovranno fare i conti con Maurizio Gasparri, il capogruppo del PdL a Palazzo Madama, che da tempo ha assunto posizioni diverse dall'ex-leader di An. Ma in Senato le truppe di Fini si muoveranno diversamente: nessuna lettera al premier, per intenderci, e nemmeno raccolta di firme, ma un manifesto per chiedere ai vertici del PdL una "fase due" nella vita del partito. Ovvero rendere operativi gli organi statutari, far partire il tesseramento, rendere elettive le cariche provinciali e regionali, il tutto nel quadro di una maggiore democrazia interna. A differenza di Montecitorio, i senatori ex-An cercheranno di coinvolgere tutto il gruppo, compresi gli ex-parlamentari di Forza Italia. Insomma, un'iniziativa meno di rottura rispetto ai colleghi deputati, ma pur sempre un segnale politico per dimostrare che la corrente finiana è ben presente e attiva anche a Palazzo Madama. L'occasione è stata un seminario a porte chiuse, che si è tenuto a Roma, su forma partito e immigrazione. E siccome nel bel mezzo di uno scontro politico questi incontri acquistano la loro valenza politica, anche solo per vedere chi ci va e chi no, ecco che i riflettori si sono accesi su un appuntamento che. solo qualche settimana fa sarebbe passato inosservato. E infatti i senatori finiani c'erano tutti (tra loro Valditara, Augello, Baldassarri): una ventina, circa la metà della pattuglia ex-An in Senato. Ma c'erano anche sei o sette parlamentari ex-azzurri come Sarti, Vetrella, Baldini e Giovanardi. Più tre deputati finiani: De Angelis, Raisi e Lo Presti e l'europarlamentare Roberta Angelilli (…). Sull'immigrazione Valditara ha proposto la cittadinanza di merito, ovvero l'abbreviazione dei tempi a cinque anni (come sostiene il presidente della Camera), ma per coloro che si sono comportati bene o hanno meriti speciali, con la possibilità che possa essere revocata se l'immigrato si macchia di reati gravi come li terrorismo. «Il nostro obbiettivo è arricchire il dibattito interno al PdL e aumentare la partecipazione», sostiene Valditara. «E poi bisogna smetterla di giudicare eversivo chi discute sulla vita del partito», aggiunge. Insomma, i senatori finiani si muovono e tutto sfocerà in un manifesto dove metteranno nero su bianco le loro richieste principali. Senza raccolta di firme, però. Per evitare una conta che rischierebbe di compromettere i rapporti con il resto del gruppo (…).
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