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La rivolta del rettore, stop all’inaugurazione PDF Stampa E-mail
venerdì 19 gennaio 2007

Il Mattino 17 gennaio 2007

L’ultimo, inequivocabile segnale di disagio e di protesta risaliva a un mese fa. Il 14 dicembre scorso, in piena polemica contro i tagli della Finanziaria, la Conferenza dei rettori aveva deciso di «sospendere ogni invito a membri del governo a partecipare a significative manifestazioni nelle università». Ma ieri il rettore dell’ateneo di Firenze, Augusto Marinelli, ha fatto di più: ha annullato la tradizionale cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico. Il motivo? Denunciare con un gesto simbolico ma carico di significato per il mondo accademico le difficoltà della sua università e la preoccupante situazione del sistema nazionale. L’annuncio con una lettera a tutto il personale: «Anche quest'anno il pareggio del bilancio è stato raggiunto con la previsione della vendita di beni del patrimonio» scrive Marinelli. E aggiunge: «Ma queste misure eccezionali non possono costituire una soluzione. La questione è strutturale e pone così un problema generale riguardo al finanziamento degli atenei che deve essere affrontato e risolto a livello nazionale per l'intero sistema». Firenze come la punta di un iceberg, al rosso ormai da anni le casse delle università italiane (e anche quelle più giovani partono ormai «a costo zero»). La Crui guidata da Guido Trombetti ha denunciato che per colmare il gap serve un miliardo di euro, altrimenti si andrà inevitabilmente al blocco degli atenei. Allarme tutt’altro che esagerato: l'Italia spende per ogni studente universitario 7.241 euro, contro ad esempio i 9.135 della Francia e i 9.895 della Germania. È in questa «debolezza» come dice la Crui che si inserisce anche la protesta di Marinelli. Protesta che ovviamente ha innescato una serie di reazioni politiche, con esponenti dei due poli concordi - sia pure con sfumature diverse - sulla necessità di non lasciar cadere nel vuoto il messaggio-provocazione di Firenze. Di «fatto gravissimo che, forse, non ha precedenti nella storia dell'università in Italia» parla Giovanni Donzelli, leader di Azione universitaria, secondo il quale «si tratta di un atto di sfiducia nei confronti del governo Prodi e del ministro Mussi». «Comprensione e solidarietà» al rettore arrivano da Giuseppe Valditara, responsabile scuola e università di An. «Una denuncia del gravissimo disagio in cui si sono venute a trovare le università italiane - osserva il senatore - a seguito prima degli irresponsabili tagli arrecati dalla legge Bersani e poi dalla complessiva politica di bilancio contenuta nella Finanziaria. Dai dati del servizio studi del Senato risulta che i fondi complessivi per l'università sono tornati alla situazione del 2004». Valditara mette l’accento sulla situazione di emergenza di molti atenei dove, osserva, si è «costretti a ridurre l'acquisto di libri e di riviste, le spese per i laboratori, l'acquisto di provette e altri strumenti di ricerca scientifica». Una «protesta inevitabile», osserva il senatore di Forza Italia Paolo Amato che invita il mondo universitario a interrogarsi «sui limiti di un governo che, da un lato, taglia risorse alla cultura e all'istruzione e, dall'altro, appare del tutto incapace di predisporre una riforma generale del sistema scolastico ed universitario». «Tra un pò - conclude Amato - saranno in diversi a chiedere scusa anche a Letizia Moratti». Ma anche dalla maggioranza c’è solidarietà verso Marinelli e la sua protesta per l’insufficienza dei finanziamenti agli atenei: «Un governo di centrosinistra - dice il capogruppo dei Verdi in commissione cultura alla Camera Roberto Poletti - deve caratterizzarsi per una forte azione di rilancio della ricerca e dell'istruzione, temi da considerare prioritari». «Se il recente trend sulle maggiori entrate dello Stato dovesse essere confermato - ha continuato - proporrò di destinare una parte di questo maggiore introito, assieme a una percentuale degli incassi provenienti dalla lotta all'evasione fiscale, per finanziare l'università, la ricerca e la scuola. Ogni riduzione di risorse in questo campo rappresenta un duro colpo al futuro delle nuove generazioni».

NANDO SANTONASTASO

 
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