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Lettera del Sen. Valditara al “Corriere” PDF Stampa E-mail
giovedì 17 settembre 2009

Da “Il Corriere della Sera” del 17.9.2009

 

Il Parlamento e il governo dei Paese. La Costituzione ha considerato i partiti un momento fondamentale della vita pubblica. In questi giorni si è autorevolmente dichiarato, nel dibattito interno al Pdl, che i partiti devono organizzarsi nei momenti elettorali, ma chi decide la politica prima delle elezioni? Qualcuno risponderà: il governo. Ma chi stimola e controlla il governo? Chi si incarica della mediazione fra le istanze dell'elettorato e la visione di chi governa? In democrazia è il Parlamento. Se chi governa può scegliersi i parlamentari di maggioranza si crea un cortocircuito, proprio gli elettori di maggioranza sono destinati a contare sempre meno e con il tempo si formerà inevitabilmente una ristretta consorteria destinata a perpetuare il suo potere al di fuori di ogni verifica. Se poi vi è una legge elettorale come quella attuale dove il popolo non può scegliere i singoli candidati, diventa ancora più alto il rischio che i Parlamenti finiscano con l'essere mera emanazione di chi governa. Ne va della qualità della democrazia, dell'esigenza di una adeguata selezione della classe politica e alla lunga della stessa, effettiva rappresentanza degli interessi dei cittadini. Ciò è tanto più vero se la stessa scelta di chi deve entrare nei consigli comunali, provinciali, regionali e nel Parlamento europeo spetta in ultima analisi a chi guida il 'governo del Paese che prima o poi potrà essere tentato di selezionare a sua immagine e utilità tutta la classe politica del partito di maggioranza. Questo non vuol dire che i partiti debbano tornare a fare il bello e il cattivo tempo. Il correttivo è la elezione diretta del capo dell'esecutivo a cui deve però corrispondere un Parlamento altrettanto forte e autorevole, capace di dire dei no al governo, laddove sia necessario per rappresentare valori e sensibilità dell'elettorato. La stella polare è il principio della divisione dei poteri, che sulla base di Montesquieu, caratterizza le democrazie liberali.

 
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