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PIU’ MERITO PER PAGARE I PROF E MENO ORE IN CLASSE PDF Stampa E-mail
venerdì 15 febbraio 2008
Italia Oggi – 12 febbraio 2008 p . 17 

Tempo di voto, tempo di programmi. Iniziamo oggi a rendere conto dei punti programmatici chiave, su scuola, formazione e università, dei partiti che andranno alla sfida delle politiche di aprile. Tocca a Forza Italia e Allean­za nazionale. Due programmi molto simili anche se ancora distinti che andranno poi a confluire nel piano unico del nascente Pdl, il Popolo della libertà. Tre le parole chiave: merito, autogoverno, appren­dimento.

 ….Sottolinea il valore di svolta del merito, Giuseppe Valditara, senatore, responsabile scuola e università di Aleanza nazionale. «Occorre fissare un principio fon­damentale, una autentica svolta nella concezione della pubblica ammini­strazione in Italia: aumen­ti significativi di stipen­dio devono essere legati al merito. La demagogia sessantottina ha spazza­to via l'istituto del merito distinto. Si devono pagare di più gli insegnanti sulla base della preparazione e dell'impegno», attacca Valditara.«Negli ultimi 40 anni si è affermata l'idea che la scuola debba servire in­nanzitutto a trovare posti di lavoro, a risolvere la disoccupazione intellettua­le. Bisogna voltare pagina una volta per tutte: la scuola deve servire unicamente a dare una preparazione adeguata ai nostri giovani». Rispunta dunque la ne­cessità di rivedere le modalità di reclu­tamento degli insegnanti. «Le migliori esperienze internazionali dimostrano che la selezione va fatta già a livello universitario con un numero program­mato di accessi alla laurea specialisti­ca per l'insegnamento sulla base dei posti da coprire in quella regione. Ai concorsi succes­sivi per l'abilitazione alla docenza parteciperanno dunque solo i migliori dei corsi universitari», spiega il senatore di An. Nel mirino anche le ore di lezione. «In Italia ci sono troppe ore di lezioni frontali. I dati internazio­nali premiano proprio quei modelli scolastici in cui si punta sulla qualità piutto­sto che sulla quantità». Sui programmi di studio, Fi e An puntano ad abbandonare decenni di «spontaneismo espressivo» per uno stu­dio più serio delle materie che servono. Che ricomprendano anche le discipline di nuova ispirazione, come la tecnolo­gia. Le tre I morattiane al momento non sono ancora rispuntate.

Alessandra Ricciardi

 
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