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Riordino dei licei, mercoledì il parere del Senato PDF Stampa E-mail
sabato 23 gennaio 2010

Da “La Discussione” del 23.1.2010, pag. 5

 

 

 

Dallo stop alle sperimentazioni alla riduzione delle ore di lezione fino all'istituzione di di­partimenti e comitati scientifici aperti ad esperti del mondo del la­voro per monitorare la riforma. I tre regolamenti per il riordino del­le scuole superiori targati Gelmini, dopo il via il libera in commissione Cultura della Camera, sono in que­ste ore all'esame dell'altro ramo del Parlamento. Il parere della commis­sione Istruzione di Palazzo Mada­ma «dovrebbe arrivare già mercole­dì», come annuncia alla Discussio­ne Giuseppe Valditara. Il senatore del Pdl mette in evidenza quelli che sono gli aspetti positivi di tali rego­lamenti, ma anche quelli che, a suo avviso, «andrebbero rivisti». «Il punto centrale - ha spiegato - è, senza dubbio, la riduzione del qua­dro orario». Meno ore di lezione che l'esponente del Popolo della li­bertà condivide in pieno. «Il moti­vo è molto semplice: il sistema ita­liano è quello che in Europa ha più ore di lezione, ma con un rendi­mento modesto».

Il senatore milanese, però, non è d'accordo con chi in maniera sem­plicistica parla di una riforma mo­dulata su esigenze di cassa e non formative: «È fuori discussione che ci sia un'esigenza di risparmiare, ma, in questo caso, non c'è nessun taglio all'istruzione. Si tratta solo di orientare le risorse sulla qualità piuttosto che sulla quantità. Non a caso in quasi tutti i Paesi Ocse le ore di lezione sono in numero mi­nore rispetto al sistema italiano ed i risultati migliori». Puntare al­la qualità, tuttavia, significa anche «riformare il reclutamento degli in­segnanti e il loro reddito. Solo con una riforma della valutazione, in­fatti, il sistema sarà veramente com­pleto». Nella sua relazione al Sena­to, l'esponente del centrodestra ha messo in chiaro anche quelli che  considera dei limiti da superare. In­nanzitutto «bisognerebbe regiona­lizzare, lì dove è possibile, l'istru­zione professionale: pieno consen­so alla semplificazione degli indi­rizzi, pieno consenso allo stop del­le sperimentazioni, ma attenzione a non statalizzare la formazione professionale». In Lombardia ad esempio «c'è una formazione pro­fessionale di alto livello - ha spiega­to - e questa dovrebbe essere gesti­ta dalla Regione». In pratica, si tratta di riprendere «il doppio canale della Moratti». Ma Valditara cita la riforma dell'ex ministro dell'Istru­zione (durante il precedente gover­no Berlusconi, ndr) anche sollevan­do un'altra questione: «Non ci può essere un passaggio diretto dalle scuole tecniche alle università. Oc­correrebbe far decollare un sistema tecnico-professionale superiore, sul modello tedesco, che non è un'uni­versità, ma una specializzazione». Su questi due aspetti, in particola­re, il parlamentare ripone le sue speranze, auspicando «che siano accolti mercoledì nel parere della Commissione». Nel corso della sua analisi non si dimentica delle materie umanistiche: «Dobbiamo fare attenzione a non marginaliz­zarle. Non si può snaturare la fun­zione propria di un liceo che è quella di incoraggiare le sensibili­tà e aprire le menti. Non certo fa­vorire competenze tecniche». La novità dei "comitati scientifici" e dei "dipartimenti", infine, piace al senatore: «Far entrare il mondo dell'impresa nei consigli di gestio­ne è positivo perché agevolerà il confronto tra il mondo scolastico e quello lavorativo. Tutto sta a comprendere - ha concluso - che la scuola non è autoreferenziale. Non è in funzione dei docenti, ma degli studenti che, dopo gli studi, si interfacceranno con il la­voro».

 
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