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Università, rettori a tempo e più soldi ai prof. migliori PDF Stampa E-mail
mercoledì 15 luglio 2009

Da “Il Messaggero” del 15.7.2009, pag. 11

  

Mandati a termine per i rettori (massimo 8 anni), abilitazione peri docenti preli­minare al reclutamento da par­te degli atenei, scatti di stipen­dio solo per i professori che hanno conseguito i migliori risultati sul lavoro in termini di didattica e ricerca, obbligo di bilanci più trasparenti per le università. Il cammino della riforma del sistema universita­rio targata Mariastella Gelmini ha preso il via ieri con un seminario bipartisan organizzato dal PdI che si è tenuto a Roma alla presenza di esponenti di maggioranza e opposizione (tra questi i senatori Pdl Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello e quelli del Pd Nicola Rossi e Vittoria Franco), del governo (Gelmini, ma anche il collega Giulio Tremonti) dell'accademia (diversi rettori e responsabili di organismi di consulenza del ministero dell'Università).

 

Scopo dell'operazione, cercare la convergenza di vedute del mondo politico e universitario sul testo (un dise­gno di legge) che il ministro presenterà in Parlamento il prossimo autunno. Un rinvio deciso per motivi di opportuni­tà: le Camere ora vanno verso la chiusura e i lavori sono con­gestionati.

 

Seduti uno accanto all'altra Tremonti e Gelmini hanno ascoltato le istanze dell'univer­sità. I rettori hanno chiesto, soprattutto, sicurezze sui fon­di: nel 2010 scatterà un taglio da 700 milioni di euro che preoccupa gli ermellini. Anche i senatori di maggioranza han­no chiesto un ripensamento.

 

La presenza di Tremonti si è rivelata non casuale. Prima il ministro, poi un suo 'fiducia­rio' Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro, hanno of­ferto rassicurazioni. Tremonti ha ricordato il valore indiscus­so dell'università italiana che ha «caratteristiche straordina­rie non superate in Europa e non superabili». Il ministro ha poi spiegato che le riforme non possono che "essere graduali". L’ “esegesi” delle parole di Tremonti è arrivata poco dopo per bocca di Vittorio Grilli: «Il ministero - ha assicurato il dg- pensa che si debbano investire importanti risorse su universi­tà e ricerca. Ma vanno accom­pagnate alle riforme». Un ac­cordo sotterraneo tra i due di­casteri (Tesoro-Università) ci sarebbe già, secondo fonti poli­tiche: si parla di oltre 400 milio­ni che l'Economia sarebbe pronta a recuperare per rasse­gnarli all'Università. «Ma fin­ché non vediamo qualcosa di scritto non crediamo» è il com­mento a margine del semina­rio di Enrico Decleva, presi­dente della Conferenza dei ret­tori che, comunque, apre alla riforma.

 

La legge: gli atenei potran­no fondersi per evitare sprechi e migliorare il sistema, ma i bilanci dovranno essere più trasparenti e i settori scientifi­co disciplinari saranno ridotti (da 370 alla metà) per evitare micro-aree di docenti. Le uni­versità dovranno avere un co­dice etico per le assunzioni in relazione, soprattutto, alla pre­senza di parenti nelle stesse facoltà o dipartimenti. I rettori potranno rimanere in carica al massimo otto anni. Cda e Sena­ti Accademici dovranno divi­dersi meglio i compiti e ridurre i loro membri aumentando, però, le rappresentanze di stu­denti. «Bisogna avere coraggio - ha affermato il ministro Gelmini - di cambiare l'Universi­tà, non difendendo lo status quo ma premiando i giovani meritevoli». Il ministro ha fat­to appello al Parlamento invi­tandolo a ragionare "con sere­nità" sul ddl.

Zero tasse per chi non ha soldi: non far pagare la retta universitaria a chi non ne ha i mezzi. Il ministri Tremonti ha detto di vedere "con favore" questo modello. L'idea non è contenuta nel ddl Gelmini ma anche il ministro si è detto "favorevole" a questo. Non è escluso, insomma, che in un prossimo provvedimento si possa arrivare a questa novità. Intanto arrivano i primi sì. Per il senatore Gasparri «non si può pensare che tutti possono pagare». Il senatore del Pdl Giuseppe Valditara commen­ta "oggi una tassazione univer­sitaria generalmente molto bassa fa pagare la formazione dei ricchi a tutti i contribuenti anche agli operai". Tremonti è favorevole a ridistribuire il ca­rico sui "più ricchi".

 
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