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Hotel Cavalieri, Milano Intervento di GIUSEPPE VALDITARA Ogni società si regge, si sviluppa e prospera se vi è a suo fondamento un patto etico, una morale che indichi ciò che è bene e ciò che è male. E' per questo che presso ogni popolo fin dall'origine della storia umana è esistita una religione, che è servita in primo luogo per ancorare a un elemento soprannaturale l'esigenza di un ordine etico. Ma anche nelle società laiche vi è una sorta di religione civile alla cui stregua giudicare i comportamenti dei singoli e che si regge su qualcosa di più alto di una semplice precettistica del lecito e dell'illecito, ma va a dare un giudizio di valore sui comportamenti umani. Negli Usa rubare, non pagare le tasse, mentire, ingannare è peccato a prescindere dal fatto che si creda o meno in una fede. Bill Clinton venne messo alla berlina per l'affaire Lewinsky non per aver compiuto certi atti sessuali, ma per aver mentito.
Non diversamente in Gran Bretagna o in Germania un ministro che abbia tradito la fiducia dei suoi concittadini sente spontaneo l'obbligo di dimettersi. Insomma esiste una etica della buona fede nelle società solide e non disgregate. Se noi osserviamo attentamente la società italiana ci renderemo conto che è una società sostanzialmente amorale. C'è un passo dell'evangelista Marco dove si legge: "dal di dentro dell'uomo escono le intenzioni cattive:...furti, omicidi, cupidigie, malvagità, inganno, invidia, calunnia, superbia, stoltezza". Del resto già nell'idea romana di dolo, che sta alla base del diritto penale, vi è l'intenzione malvagia, si punisce più duramente un certo comportamento perchè è espressione di malvagità. Ecco: dove sta oggi in Italia la condanna morale per esempio della cupidigia o dell'invidia che stanno poi alla base per esempio della repressione del furto, ma anche più semplicemente quanto conta ancora la distinzione tra uomo di buona fede e uomo di mala fede? Basta guardare alla politica per capire che questa distinzione non ha più molto valore. In Italia più che in altri Paesi occidentali si è rinnegata l'esistenza di un patto etico fra cittadini. Le cause sono molte, culturali e politiche. Il ruolo della cultura comunista per cui l'etica è solo una sovrastruttura della struttura economica e il fine giustifica i mezzi, la sostanziale amoralità o immoralità della classe dirigente a partire dagli anni '60, le suggestioni di un certo libertarismo sessantottesco (che aveva il suo perno nel celebre slogan vietato vietare, da cui il no a qualsiasi forma di "repressione"), più semplicemente l'affermarsi di una connivenza diffusa, di una tolleranza interessata espressione di una mentalità familistica, arretrata, frutto di una storia nazionale in cui non sempre lo stato e il senso di appartenenza ad una comunità avevano avuto lo stesso grado di adesione in ogni contrada del nostro Paese; si potrebbe discutere a lungo. Al posto di una etica condivisa si è puntato sulla società del politically correct, e qui in verità siamo stati in buona compagnia, seguendo pedissequamente quanto già altrove sperimentato; in particolare si sono messi al centro di tutto i diritti umani, diritti umani che laddove individuati correttamente sono sacrosanti. Essi non possono tuttavia costituire una nuova religione laica, una nuova morale sociale perchè i diritti sono l'opposto dei doveri e una morale presuppone dei doveri collettivi, non solo a carico di realtà istituzionali. Vi è anzi nella superfetazione dei diritti, senza una forte, correlativa sottolineatura dei doveri, che si è fatta in Italia negli ultimi decenni, un'idea di assenza di limiti che presuppone un egoismo narcisistico e infantile. E' vero, si è costituita un'etica della solidarietà, ma essa appare costruita semplicemente come la garanzia di alcuni diritti sociali non come la consapevolezza del rispetto e dell'aiuto verso l'altro. Si è dunque rinnegata la nostra costituzione che proprio nella sua parte prima intitola "Dei diritti e dei doveri dei cittadini", vedendo dunque una forte correlazione fra i primi ed i secondi. Una società senza una morale condivisa non ha futuro. Vi è poi un'altra riflessione. Secondo i principi liberali la mia libertà ha termine dove comincia quella altrui. La libertà va sempre coniugata con responsabilità, non è in altre parole sinonimo di libertarismo o anarchia. Lo stato ha infatti, sempre secondo questa visione, la funzione principale di garantire la sicurezza dei cittadini e la ordinata convivenza dei consociati. E' nell'ambito di una società ordinata che è possibile la promozione di ogni persona. I limiti alle libertà individuali sono necessari in primo luogo per proteggere i più deboli dall'arbitrio dei più forti.Tutto ciò presuppone dunque che accanto alla garanzia dei diritti vi sia la certezza dei doveri. Nella società primigenia, quando una comunità politica si costituisce, i doveri sono rispettati spontaneamente perchè vi è un forte spirito di coesione fra i consociati, che sono portati a credere nella "missione" che stanno realizzando. Basteranno dunque le regole morali, che sono fortemente sentite in una società i cui membri hanno scelto di stare insieme, condividendo ideali e valori. Queste regole morali verranno poi sublimate in precetti giuridici perchè sia sempre chiaro il confine del lecito e dell'illecito, perchè la società diventa vieppiù complessa e occorre tradurre i principi etici in regole certe e infine perchè occorre dare fondamento alla punizione dei devianti. Mano a mano che cala quella tensione etica, diventa anzi essenziale la regola giuridica che presuppone un precetto ed una sanzione.Se la regola viene disattesa e la sanzione non viene irrogata la società entra in crisi, nasce l'anarchia, il caos. Alla fine saranno proprio le libertà individuali ad essere calpestate, perchè la libertà dell'altro non sarà più sentita come un limite alla mia libertà e vi sarà il predominio del più forte.Oggi in Italia vi è un malinteso senso della libertà che implica una accentuazione dei diritti senza una correlativa comune coscienza dei doveri. Ciò discende da quella caduta del senso etico a cui accennavo, caraterizzata da egoismo diffuso, libertarismo, relativismo, materialismo. Ne consegue un sempre minore rispetto delle regole giuridiche a cui non segue più la sanzione.Facciamo degli esempi:il dovere dei genitori di educare i propri figli;il dovere dei figli verso i genitori anziani (l'abbandono);il senso del limite, che comporta il dovere del rispetto verso chi sa di più, verso chi ha più esperienza, verso l'autorità;il senso del rispetto e della responsabilità che comporta il dovere del servizio: l'insegnante, il pubblico impiegato;il dovere di pagare le tasse;il dovere del lavoratore di fare bene il proprio lavoro;l'adesione ad un complesso di valori (l'integrazione) prima della concessione della cittadinanza;la capacità del sacrificio come mezzo per arrivare alla pienezza della propria posizione e alla realizzazione delle proprie aspirazioni. Si impone una ulteriore riflessione: non vi è più l'idea di virtù. E' accettato qualsiasi comportamento, è accettato chiunque a prescindere da ciò che fa. Si è confusa l'idea di opportunità e di società aperta con quella che non si dà più un giudizio sulle azioni umane in base a criteri di virtù.E' l'idea stessa di devianza che è stata messa in discussione.Correlativamente le regole non sono più difese con la applicazione di sanzioni ai devianti: sovente non si controllano i biglietti sui treni, sui bus a Roma non mi è mai capitato di incontrare dei controllori, si consente ad alcune comunità nomadi di violare impunemente le leggi, le ricorrenti sanatorie legittimano la clandestinità degli immigrati, scioperi selvaggi con blocchi del traffico non vengono mai sanzionate,le famiglie che scendono per strada a difendere ladri e scippatori hanno la garanzia dell'impunità, rave party selvaggi possono bloccare tranquillamente una intera città (è successo quest'estate a Pavia), l'occupazione delle scuole è diventato ormai uno stanco rito,privo di alcuna conseguenza, organizzazioni criminali possono tranquillamente sfruttare minori a fini di mendicità, i graffitari sono giustificati e possono impunemente danneggiare, talvolta in modo irreparabile, il nostro patrimonio pubblico e privato, i teppisti degli stadi sono tollerati e perfino difesi anche quando mettono a rischio l'incolumità di spettatori e forze dell'ordine, i furti sono ormai nella sostanza impuniti, le violenze dei centri sociali sono accettate come ineluttabili e via a seguire, fra piccole e grandi violazioni non sanzionate. Vi è un concetto innaturale di tolleranza che sta a significare acquiescenza nei confronti delle altrui prepotenze. Parallelamente non vi è più certezza della pena: ne sono un esempio leggi come la Gozzini o la Simeone, l'indulto etc.La magistratura anzichè essere la bocca della legge la aggira, la mette in discussione, la applica secondo visioni molto soggettive, "politiche". Questo sistema deve finire, ripensando in primo luogo ad un nuovo patto di cittadinanza che accomuni la grande maggioranza degli italiani, al di là degli schieramenti, consapevoli che la unanimità dei consociati sarà sempre impossibile da realizzare e che un patto di questo tipo dovrà riguardare all'inizio, data la frammentazione del nostro panorama culturale e della nostra società, una trama minima di valori essenziali, probabilmente incominciando da quello che sta scritto nel nostro passato e che è stato da Roma al Novecento il fondamento del nostro ordinamento giuridico: la buona fede, il rispetto e la buona disposizione (la benevolenza) verso l'altro, la percezione del bene comune, la responsabilità individuale: su questi valori si può costruire una carta dei doveri, chi li nega sta fuori. E iniziamo con una proposta concreta che si inserisce nel dibattio di questi giorni: esiste un dovere di lealtà verso lo stato e la comunità nazionale. Occorre recuperare la centralità del concetto di sicurezza nazionale che non può soccombere pur di fronte a certi diritti individuali. Si preveda la revoca della cittadinanza per chi se la intenda con organizzazioni terroristiche straniere che hanno per finalità quella di mettere a rischio la pace e la sicurezza dell'Italia.Occorre dunque il recupero di un senso etico che qualifichi il nostro vivere e che sia pilastro indubitabile su cui costruire la nostra società come è d'altro canto nella natura stessa della nostra storia e della nostra civiltà. |