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Unire la maggioranza morale degli italiani sotto un unico nome, dietro una sola bandiera. Questo avverrà il 27 marzo a conclusione di un percorso che non è iniziato ieri.
Se leggiamo la storia della repubblica degli ultimi 30 anni vediamo che la spinta all’unità delle forze che hanno a proprio comun denominatore l’idea di libertà è nata prima fra la gente e ha anticipato la politica. Quando i giovani di don Giussani per primi ribadivano la centralità della persona, della società nelle sue mille articolazioni di fronte ad uno statalismo soffocante raccogliendo consensi impensabili nelle scuole della egemonia comunista, quando il Psi di Bettino Craxi raddoppiava i suoi voti in alcune grandi città italiane e sfondava nel referendum sulla scala mobile all’insegna di un confronto duro con un sindacato arcaico, anticipando i temi di una modernizzazione del Paese, quando a Torino i 40.000 di Arisio umiliavano la Cgil in nome della libertà di lavorare e di produrre, ebbene dietro quegli slogan, dietro quelle bandiere si riunivano italiani di varia provenienza, ma con un preciso denominatore culturale e con un chiaro intento politico: la rinascita del nostro Paese dopo anni di immobilismo consociativo tra la Dc di De Mita e il Pci di Berlinguer, gli anni in cui è maturata la principale debolezza del nostro Paese destinata a condizionarne lo sviluppo nei decenni successivi: il debito pubblico più alto al mondo, la vera palla al piede che ci ha regalato la repubblica del centrosinistra, quella della alleanza contro natura tra cattolici e comunisti, in nome di politiche della falsa solidarietà e del parassitario clientelismo, quelle che hanno sfasciato la Pubblica Amministrazione a iniziare dalla scuola, regalando fra l’altro la cultura ai comunisti.
La voglia di affermare i valori della libertà diventa un fiume in piena, soprattutto in certe aree del Paese, all’inizio degli anni Novanta, venendo poi incanalata secondo un disegno nazionale e non meramente localistico nelle due formazioni di Forza Italia e di Alleanza Nazionale, che riunivano distinte storie sotto un unico progetto, perché già allora era unico il progetto, simboleggiato plasticamente da un sostantivo e da un aggettivo: Italia e Nazionale.
Lo straordinario intuito di due grandi leader, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, ha reso possibile il sogno di milioni di italiani.
Quali sono i valori che costituiscono il cemento della nostra unità? Oltre alla libertà, ovviamente.
Io faccio riferimento ai valori che si respirano fra la nostra gente: merito, responsabilità, sicurezza, solidarietà autentica, perché nessuno rimanga indietro e si dia a tutti una opportunità. Valori che riconducono ognuno alla centralità della persona, che è qualcosa di più rispetto al semplice individuo chiuso nel suo gretto egoismo.
Persona è una trama di valori e di relazioni, è un bimbo che nasce da un padre e da una madre, è un uomo e una donna con i propri diritti ed i propri doveri. Ecco “doveri”, un’altra parola che deve sempre caratterizzare l’identità della nostra azione politica e civile.
E’ la risposta più chiara, più immediata e più semplice alla involuzione post-sessantottina che caratterizza la parte maggioritaria della sinistra democratica.
Perché noi siamo liberali, ma non libertari.
Uno dei tratti negativi, dei fattori di crisi della nostra società è la iperfetazione dei diritti nella rottura del rapporto sinallagmatico che dovrebbe sempre legare i diritti ai doveri e che sta alla base del sorgere stesso di una comunità organizzata.
Vi sono infine altre parole forti che appartengono ai valori, alle aspirazioni, alla cultura di quella maggioranza morale di italiani che noi rappresentiamo: sovranità popolare di fronte a tutte le oligarchie, giudiziarie, economiche, culturali; la rivendicazione forte che il potere deriva dai cittadini e per i cittadini è esercitato.
Autorità, quella autorità che ha la stessa radice di autorevolezza e che è il contrario dell’anarchia e della dissoluzione di uno stato.
Per concludere con quello che deve essere il fine ultimo della nostra azione politica: il bene comune, ovvero il bene della nostra nazione e di tutti i suoi cittadini, nella migliore storia di una tradizione politica che nasce ben al di là delle vicende di questi ultimi decenni e affonda piuttosto le sue radici nel pensiero di Rosmini e di Cavour, di Cattaneo e di don Sturzo, di Croce e di Gentile, di Einaudi e di De Gasperi. Ecco il 27, 28, 29 marzo la storia politica italiana torna a conciliare i suoi grandi del passato come tanti affluenti che portano acqua ad un unico fiume, per costruire uniti un futuro di progresso e di civiltà.
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