mercoledì 10 marzo 2010
 
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La Sapienza di Roma- Discorso ai Ricercatori PDF Stampa E-mail
sabato 15 marzo 2008

1) Precariato e università: risposte ad un problema numericamente grave.

 Le università sono l'unico corpo dello stato in cui non sono avvenute le stabilizzazioni del personale precario. Quali politiche per l'immissione in ruolo di un numero congruo di ricercatori a tempo indeterminato, coerente quantomeno con il libro verde sulla ricerca del luglio 2007 redatto da Tommaso Padoa Schioppa? 

 

Il sen. Valditara concorda sulla necessità di intervenire per aumentare in modo significativo il numero dei ricercatori italiani. Contesta il fatto che il piano del governo prevedesse una prima tranche di bandi per soli 1000 ricercatori (i famosi 20 milioni di euro), sensibilmente inferiore alle medie degli anni passati. Ritiene che tale incremento debba essere perseguito mediante maggiori investimenti pubblici, nonché mediante una gestione più virtuosa delle risorse già disponibili. In particolar modo, soprattutto per quanto riguarda le università con gravi problemi di bilancio, ritiene necessario provvedere ad un piano pluriennale concordato di rientro finanziario in modo da garantire uno sviluppo sano e competitivo di tutte le università italiane.  

 

2) Piramide, cilindro o botte? L'onda dei sessantenni e la questione generazionale nell'università italiana.

 

Poichè dal 2005 ad oggi il numero di reclutamenti a T.I. è stato sistematicamente ridimensionato, si va verso una riduzione in valore assoluto del personale universitario. Le risorse disponibili inoltre vengono spese in modo "distorto". Le norme concorsuali (Berlinguer) favoriscono concorsi a cattedra localistici rispetto sia ai reclutamenti che alle mobilità tra atenei. Come si intende rispondere al depauperamento delle risorse umane e delle competenze che questo ridimensionamento comporta? Un passo avanti sarebbe la separazione nel budget degli Atenei delle risorse da impegnare per gli avanzamenti da quelle per il reclutamento: unità di conto distinte per i due tipi di concorsi.

  Il sen. Valditara ritiene che quella presentata alla fine della domanda sia una proposta senz’altro praticabile, in qualche modo coerente con la logica da lui sostenuta che alcuni stanziamenti statali debbano essere vincolati a ben precisi capitoli di spesa. Afferma che il suo famoso emendamento contenuto nell’ultima finanziaria e relativo all’aumento delle borse di dottorato va in questa direzione, poiché il relativo finanziamento (ancora non distribuito dal ministero agli atenei) non entrerà nel Fondo di Finanziamento Ordinario degli atenei stessi, ma dovrà obbligatoriamente essere utilizzato per le borse. Questo impedirà dunque che la relativa somma possa essere surrettiziamente destinata a finalità diverse. Ritiene inoltre che tale aumento potrà avere positivi effetti a cascata sulle retribuzioni di assegnisti e post-doc in generale, in quanto queste dovranno necessariamente essere in qualche modo rapportate alle borse di dottorato. Ritiene inoltre che anche la retribuzione dei ricercatori a tempo indeterminato dovrà essere proporzionalmente aumentata per rendere più appetibile una professione che comporta costi economici, sacrifici personali e una aleatorietà notevole. Per i professori associati ed ordinari ritiene debba essere applicato il modello tedesco, vale a dire una determinazione legislativa della retribuzione con tuttavia la possibilità di incrementarla mediante contratti individuali, fermo restando ovviamente il rapporto previsto dalla legge fra spese per il personale ed FFO.  Condivide inoltre la denuncia del fenomeno di riduzione complessiva delle risorse umane in atto nel sistema universitario italiano e, ribadendo quanto detto discutendo del punto 1, ritiene importante favorire l’ingresso di giovani nell’organico degli atenei. Ribadisce l’idea di vincolare all’assunzione di ricercatori una parte del finanziamento statale agli atenei. Sostiene che debba essere in parallelo perseguita anche una politica di forte sburocratizzazione, per consentire una più rapida assegnazione delle risorse, anche con riguardo ai finanziamenti alla ricerca.  

 

3) Il pasticciaccio brutto di piazzale Kennedy.

 Il Milleproroghe ha definitivamente bloccato le nuove procedure di reclutamento ordinario a partire dalla sua entrata in vigore fino al nuovo regolamento “Mussi”. Come superare l'attuale situazione emergenziale? Si intende proseguire nell'emanazione ed attuazione del regolamento “Mussi”, ripristinare le attuali regole concorsuali, introdurre un altro regolamento o semplicemente attendere la scomparsa dei ricercatori a T.I. nel 2013?  Il sen. Valditara ritiene particolarmente grave il blocco di fatto del reclutamento prodotto dalla versione del milleproroghe appena approvata dal Parlamento. Per questo motivo, uno dei primi impegni del prossimo ministro dovrà essere proprio il superamento di tale emergenza. La posizione sul nuovo regolamento dei concorsi da ricercatore è di totale disapprovazione, sia nel metodo che nel merito. Denuncia peraltro di aver a suo tempo rilevato in Parlamento gli stessi rilievi poi sollevati dalla Corte dei Conti. Nel metodo ritiene che nella gerarchia delle fonti di diritto un regolamento ministeriale non possa abrogare una legge esistente. Nel merito ritiene le procedure previste eccessivamente farraginose e foriere di ricorsi a non finire; è altresì perplesso, nel contesto dato, sull’utilizzo di referee stranieri, che difficilmente accetterebbero di gravarsi di un simile compito in cambio di compensi irrisori; ritiene illegittima la previsione dell’anonimato dei valutatori, che reputa in contraddizione con il principio di trasparenza. Inoltre non ritiene che questo regolamento offra realmente maggiori garanzie di equità dei concorsi. I “baronati” universitari agiscono senz’altro meglio nell’ombra ben sapendo chi devono proteggere. Il sen. Valditara pensa che il futuro governo debba proseguire la strada dell’idoneità nazionale seguita da selezione locale per i concorsi da associato ed ordinario (migliorando al riguardo i meccanismi già previsti dalla legge Moratti); i concorsi da ricercatore devono restare invece locali. Esplicitamente interrogato sul punto della  scomparsa dei ricercatori a T.I. nel 2013, ritiene che la figura del ricercatore a tempo indeterminato debba comunque continuare ad essere prevista, ritiene al riguardo che la legge Moratti sia stata troppo rigida nel prevedere l’abolizione della possibilità di bandire concorsi per ricercatore a tempo indeterminato, ancorché a partire dal 2013. Sarebbe piuttosto auspicabile concentrare in una unica figura giuridica definita dalla legge, che garantisca fra l’altro una adeguata copertura assicurativa, la molteplicità di figure dai contorni giuridici incerti e dalla inesistente protezione previdenziale che oggi caratterizzano le posizioni a tempo determinato. Valorizzando l’autonomia delle università si potrebbe dunque configurare la possibilità di scelta da parte delle singole facoltà fra il ricorso a ricercatori a contratto ovvero bandi di concorso per  assunzioni a tempo indeterminato. Per evitare un aggravio aggiuntivo per le università la legge dovrebbe anche prevedere per i ricercatori a contratto un particolare regime fiscale. Il futuro governo dovrebbe in qualche modo intervenire.  

 

4) Precariato e università: salario e contratti. Esclusi dalla legge Biagi, esclusi dalla Finanziaria 2008. La richiesta di fare ordine e riconoscere diritti: solo ricercatori a T.D.?

Le retribuzioni del personale precario della ricerca sono molto modeste, significativamente inferiori alle medie del G7 e praticamente immobili dal 2002. Inoltre le università possono assumere personale a termine per attività di ricerca ricorrendo tipologie contrattuali molto diverse. Da diverse parti giunge la richiesta di ricondurre tutto all'unica forma del ricercatore a tempo determinato, più rispettosa dei diritti fondamentali (maternità, ferie, malattia, adeguata contribuzione previdenziale) emanando contestualmente un regolamento unico nazionale.  Il sen. Valditara insiste più volte sull’opportunità di aumentare le retribuzioni dei ricercatori, precari e non, ricollegando questo discorso al suo emendamento sulle borse di dottorato. Ritiene che tali aumenti siano indispensabile per affrontare la concorrenza dei centri di ricerca stranieri e dell’impiego privato. La cosiddetta fuga dei cervelli si combatte solo rendendo più appetibile la carriera universitaria.  

 

5) Modello di Università: il finanziamento alla ricerca.

 Il finanziamento alla ricerca è inferiore alle medie europee ed avviene attraverso il fondo unico per la ricerca che emana di anno in anno i bandi prin, firb e fisr. I fondi sono scritti ogni anno nella finanziaria e questo ha prodotto grandi oscillazioni nei trasferimenti pubblici per la ricerca di anno in anno. Le procedure di selezione soffrono di questa oscillazione respingendo negli anni difficili anche progetti validi che negli anni migliori sarebbero finanziati. Si intende continuare con le procedure attuali o procedere verso la creazione di un'agenzia con costante dotazione finanziaria? Vi sono stati alcuni timidi segnali verso l'ampliamento della platea dei proponenti includendovi anche i titolari di contratti a termine (precari), si intende universalizzare questa prassi? I precari potenzialmente titolari di progetto di ricerca e budget non sarebbero più “personale passivamente intento a sperare nel rinnovo del proprio contratto” ma si potrebbero trasformare in motori di innovazione.  Il sen. Valditara osserva che gli investimenti pubblici italiani nella ricerca scientifica sono solo leggermente inferiori alle medie europee, siamo tuttavia agli ultimi posti per investimenti privati. Poiché dunque questo gap potrà essere colmato solo in molti anni, è essenziale che un incremento del finanziamento pubblico riconduca l’investimento complessivo a livelli “europei”. Innanzitutto andrà perseguita una politica che Valditara ha riassunto con lo slogan “nessuna tassa sulla ricerca”: non solo dunque deducibilità fiscale sempre maggiore degli utili reinvestiti nella ricerca, ma anche, per esempio, abolizione dell’Irap per le università. Più in generale è auspicabile che il prossimo governo attui una politica di aumento degli investimenti nel sistema universitario. Questa dovrà essere accompagnata dall’avvio di un efficace sistema di valutazione dei risultati raggiunti da ciascun ateneo. Al riguardo il regolamento istitutivo dell’Anvur grava l’Agenzia di un numero eccessivo di compiti quando invece essa dovrà concentrarsi sulla valutazione della qualità della ricerca svolta dai singoli centri. I finanziamenti statali dovranno essere dunque sempre più legati alla valutazione della produttività scientifica e della didattica. E’ pure importante che alcune università sull’orlo del dissesto finanziario sviluppino una politica più virtuosa in particolare con riguardo al rapporto spese per il personale/FFO. Approva l’idea di concedere ai ricercatori precari la possibilità di accedere al finanziamento di propri progetti di ricerca, condividendo l’analisi dei possibili benefici descritti nell’illustrazione della domanda. Esplicitamente interrogato sul rischio che la situazione di dissesto di diversi atenei possa addirittura portare alla loro chiusura, risponde che non esiste l’eventualità che università statali possano essere chiuse, ritiene anzi demagogica una proposta di chiusura di università avanzata da altre forze politiche, che fa il paio con la proposta di creare 100 campus, ma più realisticamente ritiene che i bilanci delle strutture con maggiori problemi economici dovranno essere sistemati intraprendendo iniziative concordate di razionalizzazione che prevedano fra l’altro la riduzione di corsi di laurea, soprattutto di quelli aperti in sedi distaccate che siano frutto di logiche irrazionali e clientelari.
 
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