giovedì 11 marzo 2010
 
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Rassegna stampa
Presentata l’associazione “Riforme e libertà” PDF Stampa E-mail
giovedì 04 marzo 2010

Da “Voghera news” del 4.3.2010

 

Nella sala convegni San Martino Tours di Pavia si è tenuto il primo incontro di presentazione nella provincia di Pavia di “Riforme e Libertà”, l'associazione costituita nell'autunno del 2009, già presente in molte realtà della Lombardia, ed ora anche nell'ambito territoriale pavese (nel capoluogo è già seguita da un gruppo di simpatizzanti, cui se ne affianca uno con sede a Voghera e che vede come referente l'imprenditore Achille Cester, già esponente di An).(...)

 

A tenere “a battesimo” la costola pavese del sodalizio il senatore Giuseppe Valditara.

 

“Il nostro scopo – ha detto il parlamentare – è ripartire dal programma del Popolo delle libertà del 1994, per realizzare ciò che è stato promesso ma che ancora non è stato fatto. In particolare sotto l'aspetto della diminuzione delle tasse e del debito pubblico”.

 

“Dobbiamo avere il coraggio – ha specificato Valditara - di affrontare il tema della riduzione forte e drastica del debito pubblico e nel contempo quello della riduzione delle tasse alle famiglie, introducendo il quoziente famigliare e la cedolare secca sugli affitti”.

 

Parola d'ordine di “Riforme e Libertà” è anche legalità.

 

“Non vogliamo soltanto meno tasse, meno vincoli, più liberalizzazioni – ha detto il senatore vicino all'area finiana del Pdl - ma anche più legalità. Il discorso della 'regola' è importante, lo si vede anche in questi giorni. Crediamo che sia giunto il momento di voltare pagina rispetto ad un sistema che ancora oggi relega l'Italia fra le realtà considerate inefficienti e corrotte. Va perciò introdotto, per gli eletti, il principio della responsabilità, della legalità e della trasparenza. Tutte cose che noi intendiamo portare avanti all'interno del Popolo delle libertà”.

“Il Pdl – ha concluso il senatore Valditara - deve tornare a prendere in mano la moralizzazione della cosa pubblica”.

 
AGENZIE PDF Stampa E-mail
mercoledì 03 marzo 2010

UNIVERSITA': POSSIBILI MODIFICHE AL SENATO, DOMANI AUDIZIONE GELMINI

 

(ASCA) - Roma, 2 mar - La riforma dell'universita' del ministro Mariastella Gelmini si prepara ad accogliere gli emendamenti dell'opposizione. Si e' concluso oggi il dibattito in Commissione Istruzione e domani e' prevista l'audizione del ministro. Il relatore Giuseppe Valditara ha fatto la sua replica conclusiva e, come ha commentato all'ASCA la senatrice del Pd Mariapia Garavaglia, componente della settima commissione, si e' trattato di una ''relazione molto positiva, con molti punti di convergenza soprattutto sull'eccesso nel testo di 'centralismo' e 'dirigismo', quanto piu' lontano dall'autonomia che la Costituzione riconosce all'universita'''.

''Oggi - ha spiegato Garavaglia - il relatore Valditara ha fatto la sua replica in assenza del Governo, non era presente ne' il ministro, ne' il sottosegretario, il che la dice anche sul mancato apprezzamento del lavoro della Commissione''. Nella replica di Valditara sono stati espressi ''molti punti di convergenza tanto che il senatore ha offerto, con sua stessa affermazione, di poter accettare il suggerimento di alcuni emendamenti''.

''Ci aspettiamo che questa dell'universita' - ha spiegato Garavaglia - diventi una vera riforma parlamentare e che il Governo registri i punti di convergenza rafforzandoli, diminuendo se non annullando deleghe interne al ddl e semplificando l'eccesso di rinvio ad ulteriori norme''.

 Il relatore, in sostanza, ha aggiunto la senatrice del Pd, ''ha apprezzato l'idea che valutazione, merito e semplificazione delle procedure sono obiettivi comuni''. In ogni caso, ''domani ci sara' l'audizione del ministro, vedremo che apertura ci dara' e in una settimana presenteremo i nostri emendamenti''.

map/mcc/alf

 

UNIVERSITA'. VALDITARA: E' PRIMO DDL SU CUI PARLAMENTO DECISIVO IL RELATORE: 'ENTRO PRIMI DI APRILE FINIAMO LAVORI COMMISSIONE'.

 

(DIRE) Roma, 3 mar. - Quello di riforma dell'universita' e' il "primo disegno di legge in cui il Parlamento svolge un ruolo decisivo". Lo ha detto il relatore del provvedimento in commissione Istruzione di palazzo Madama, Giuseppe Valditara (Pdl). "Si tratta di un ddl importante- ha spiegato- che da' autonomia ma anche responsabilita' agli atenei, ma che va semplificato in alcuni passaggi per migliorare il complesso delle norme. Il Parlamento puo' svolgere un ruolo decisivo per portare a casa un provvedimento che puo' rilanciare l'universita' italiana".

In particolare bisogna, secondo Valditara, "semplificare le norme sui concorsi per accelerare le procedure di reclutamento dei docenti, garantire un equilibrio di poteri tra un forte Consiglio di amministrazione e un autorevole Senato accademico, valutare i risultati della ricerca e definire in modo preciso gli impegni didattici dei docenti". Con l'opposizione il clima e' di "dialogo". Quanto ai tempi di approvazione, entro il 12 marzo vanno presentati gli emendamenti, il 30 e 31 marzo e l'1 aprile ci saranno le votazioni in commissione, "poi dipendera' dall'aula la calendarizzazione dopo Pasqua".

(Ami/ Dire)

 
In bilico il tetto di 1.500 ore per l’attività dei docenti PDF Stampa E-mail
martedì 02 marzo 2010

Da “Il Sole-24 Ore” del 2.3.2010, pag. 38

 

 

Eliminazione del tetto di 1.500 ore per l'attività dei docen­ti. Semplificazione dei concorsi locali. Più elasticità sulla gover­nance. Sono alcune delle modifi­che al disegno di legge sull'uni­versità che il relatore Giuseppe Valditara (Pdl) proporrà nei prossimi giorni in commissione Istruzione al Senato. Con l'inten­zione, come spiega lo stesso se­natore, di eliminare quegli ecces­si di «prescrittività» e di «dirigi­smo» che ancora lo caratterizza­no. Fermi restando i «meriti im­portanti» che riconosce al prov­vedimento. Uno su tutti: «Coniu­gare finalmente il principio di au­tonomia degli atenei con quello di responsabilità».

Nel riassumere la sua idea sul Ddl, Valditara ricorre al giardinaggio. «E’ come un bel roseto - sottolinea - composto da rose di riconosciuta qualità, che è cresciuto a dismisura e che va dunque potato per evita­re che si trasformi in un bosco inestricabile».

Il primo ramo che potrebbe saltare è la previsione di un tetto annuo di 1.500 ore per l'insegna­mento e la ricerca di professori e ricercatori. Poiché, fa notare il senatore del Pdl, non conta il nu­mero di ore, ma piuttosto «che uno abbia fatto ricerca di quali­tà». Perciò, aggiunge, «bastereb­be prevedere la certificazione dell'attività svolta». Attribuen­do il potere di controllo al consi­glio di amministrazione degli atenei ed eliminando quello del Consiglio universitario naziona­le (Cun), perché «prevedere for­me di giurisdizione domestica sul modello del Csm creerebbe solo una sorta di autotutela».

Sempre nell'ottica di «rende­re più liberale» il provvedimen­to, l'esponente finiano giudica «troppo rigida» la scelta di ri­servare al rettore il ruolo di pre­sidente del cda, suggerendo che siano gli statuti a poter sce­gliere«fra una governance mo­nocratica o duale». Stesso di­scorso per l'impossibilità per i membri del Senato accademi­co di dirigere i dipartimenti: una norma definita «eccessiva­mente prescrittiva».

Altro ambito su cui si concen­trerà l'attività emendativa del re­latore sarà il reclutamento. Del quale Valditara salverebbe: l'in­troduzione dell'abilitazione uni­ca nazionale, la valutazione com­parativa sui titoli da parte di una commissione locale che forma­lizza la proposta di assunzione e l'approvazione della proposta da parte del cda. Evitando dispo­sizioni di dettaglio come quella che chiede di riservare un terzo dei professori di prima e secon­da fascia agli interni e un altro terzo agli•esterni. Dei suoi propo­siti Valditara parlerà oggi in commissione e domani tocche­rà al ministro Mariastella Gelmi­ni dire la sua. Dopodiché, fino al­la settimana prossima, ci sarà spazio per la presentazione de­gli emendamenti.

 
NON CAMBIO IDEA SUL DDL. GELMINI PDF Stampa E-mail
lunedì 22 febbraio 2010

Da “Il Riformista” del 21.2.2010, pag. 13

 

 

di GIUSEPPE VALDITARA

 

Caro direttore, sul “Riformista” di ieri il senatore Mauro Ceruti di­chiara di essere sorpreso di fronte a una mia presunta retro­marcia nel giudizio sul ddl di riforma universitaria rispetto a quanto da me affermato in com­missione. Probabilmente il collega Ceruti ha letto frettolosa­mente il testo delle mie dichia­razioni, in cui espressamente confermavo l'intenzione di pro­cedere ai miglioramenti del ddl in accordo con quanto afferma­to nella mia relazione, fermo re­stando, ovviamente, l'impianto di fondo del testo governativo che è stato peraltro giudicato positivamente da quasi tutta l'opposizione. In particolare è necessario prima di tutto riaf­fermare costantemente il prin­cipio di una autonomia respon­sabile, che in alcuni passaggi del ddl sembra lasciare il passo a interventi dirigisti che rischia­no di limitarne la portata inno­vativa. Aggiungevo di auspica­re che nel dibattito non preval­gano "ragionamenti di tipo po­litico legati alla contingenza elettorale", che potrebbero al­lontanare quella convergenza che si è sin qui delineata in commissione e nel più generale dibattito politico. Ci sono dun­que tutte le condizioni perché questo ddl possa essere il primo della legislatura in cui il Parla­mento ha l'opportunità di svol­gere un ruolo decisivo.

 
Intervista al Sen. Valditara PDF Stampa E-mail
giovedì 18 febbraio 2010

Da “Il Riformista” del 18.2.2010, pag. 9

 

  

Dopo tanti annunci e polemiche si avvicina il tempo del­le scelte per l'università italiana. In questi giorni la commis­sione Pubblica Istruzione sta esaminando il disegno di legge delega sulla governance di ateneo e il riordino del recluta­mento di professori e ricercatori. Per capire quali sono le no­vità che esso introduce, e a quale concezione dell'università si ispira, ne abbiamo parlato con il senatore Giuseppe Valditara, del Pdl, relatore del provvedimento e segretario del­la commissione Pubblica Istruzione.

 

Senatore Valditara, lei è relatore del disegno di leg­ge delega che è in corso d'esame presso la commissione Pubblica Istruzione. Quali sono le novità che esso intro­duce per le nostre università?

 

“Innanzitutto cambia profondamente il governo degli atenei. Oggi vi sono due organi, consiglio di amministra­zione e senato accademico, che svolgono funzioni analoghe, sono espressione di simili corpi elettorali, esprimono una vi­sione tendenzialmente consociativa e autoreferenziale dell'università. Occorreva rafforzare le capacità decisionali di rettore e cda, rendendoli nel contempo maggiormente ido­nei a esprimere più generali istanze di sviluppo dell'ateneo, sganciate dai microinteressi di singole categorie; nel con­tempo si deve però garantire al senato una funzione effica­ce di controllo e di indirizzo. L'attuale meccanismo di reclutamento introdotto nel 1999 da Berlinguer ha inoltre di­mostrato di non essere adeguatamente selettivo: una pre­ventiva selezione nazionale dei candidati, una più merito­cratica formazione delle commissioni giudicatrici, insieme ad una conseguente scelta locale che richieda l'assenso sia del dipartimento sia del cda prima di poter assumere, po­tranno ora migliorare la qualità dei futuri professori. L'in­troduzione di un sistema simile, per qualche aspetto, alla te­nure track anglosassone può stimolare la produttività dei giovani ricercatori”.

 

Nella relazione che accompagna il progetto lei affer­ma che l'autonomia delle università deve essere accom­pagnata dalla responsabilità. Che significa? Non c'è il pe­ricolo che si torni a una concezione centralistica dell'u­niversità?

 

“Per poter rispondere delle scelte fatte occorre essere au­tonomi di deciderle. Responsabilità e centralismo sono in­compatibili”.

 

Lei è primo firmatario di un ddl di iniziativa parla­mentare che anticipa molti dei punti presenti nel ddl go­vernativo. Quali sono i punti critici di quest'ultimo?

 

“In alcuni passaggi risente di un eccesso di dirigismo, ti­pico delle burocrazie ministeriali, vi è qualche singola di­sposizione che non esprime una concezione liberale di uni­versità. Occorre semplificare alcuni passaggi proprio per ga­rantire che autonomia e responsabilità possano andare di pari passo. Inoltre non ci sono incentivi adeguati per premia­re la qualità della didattica e della ricerca. Il fondo per il me­rito non è finanziato”.

 

Di recente si è parlato molto di controlli sui docenti. Crede che siano necessari?

 

“Sono indispensabili i controlli sull'effettivo svolgimen­to dell'attività didattica, che va adeguatamente certificata. A mio avviso va anche eliminata la giurisdizione domesti­ca del Cun per rendere effettive le sanzioni. Sarebbe invece insensato controllare lo svolgimento della attività di ricerca prescrivendo di dedicarvi un certo numero di ore. La ricer­ca va valutata sui risultati non su quante ore si sta seduti in un istituto. Sarebbe come comparare una crosta e un van Go­gh sulla base del tempo che è stato dedicato per dipingerle”.

 

Che atteggiamento si aspetta dall'opposizione? Cre­de che sia possibile un'approvazione bipartisan di que­sto provvedimento?

 

“Il ddl presentato dall'opposizione a giugno ha molti pun­ti in comune con quello presentato dalla maggioranza a feb­braio e ora con quello governativo. Gli interventi degli espo­nenti dell'opposizione esprimono proposte di miglioramen­to del ddl del Governo per alcuni aspetti simili a quelle che ho avanzato nella mia relazione. Se non prevalgono ragio­namenti di tipo politico, legati magari alla contingenza elet­torale, credo che si potrà fare insieme un buon lavoro e li­cenziare un testo ampiamente condiviso”.

 
Nuove regole per restituire credibilità alla politica PDF Stampa E-mail
giovedì 18 febbraio 2010

Da “Il Secolo d’Italia” del 18.2.2010, pag. 4

 

di GIUSEPPE VALDITARA

  

La questione morale è stata sollevata negli ultimi 50 an­ni di storia repubblicana innanzitutto dal Partito comunista. Campione della lotta per la mora­lizzazione fu Enrico Berlinguer, che indubbiamente sul piano degli interessi personali era una perso­na onesta. La mancanza di credi­bilità della battaglia comunista de­rivava tuttavia dal fatto che il Pci, mentre denunciava le malefatte della classe politica socialista e de­mocristiana, intascava, in viola­zione della legge e dei principi di lealtà repubblicana, soldi da una nazione che aveva armi e missili puntati contro l'Italia. Tutto que­sto senza contare che nelle regioni rosse la corruzione aveva preso forme singolari: lavorava per il pubblico solo chi risultava "amico" dei comunisti.

 

I campioni del moralismo, furo­no, negli anni di Tangentopoli, la Lega Nord, con eccessi giustiziali­sti francamente inaccettabili (fa­moso il cappio sollevato dall'ono­revole Orsenigo in Parlamento) e, con maggiore sobrietà, il Movi­mento sociale, che nei decenni precedenti aveva cercato di incar­nare da destra la lotta alla "parti­tocrazia" e al "regime". Quindi la bandiera del moralismo è passata all'Italia dei Valori. Se la coerenza nei comportamenti pubblici e pri­vati di una parte della classe diri­gente di questo partito politico è stata da più parti messa in dubbio, è certa tuttavia la strumentalità della battaglia di quello che appa­re sempre più come un movimen­to poujadista.

 

La situazione italiana si è pe­raltro caratterizzata dal fatto che anche la stessa magistratura ha via via perso autorevolezza im­pantanandosi in devastanti gor­ghi correntizi e lasciandosi infil­trare da una pericolosa politiciz­zazione. Quando autorevoli espo­nenti della magistratura associa­ta arrivavano nella sostanza a teorizzare che il giudice deve de­stabilizzare l'ordine borghese, è chiaro che non ci si poteva aspet­tare da quella magistratura sere­nità di giudizio e imparzialità, ma la continuazione per via giudizia­ria della lotta politica.

 

Le difficoltà che ha incontrato una seria proposta di rinnova­mento morale delle istituzioni e della politica, soprattutto in questi ultimi 50 anni di storia italiana, non impedisce tuttavia di vedere come la questione sia la principale emergenza, prima ancora del de­bito pubblico o delle tasse.

 

 

Credo sia giunto il momento di voltare pagina, senza isteriche e demagogiche lotte alle streghe, con la ferma convinzione che biso­gna uscire da un gorgo che rischia di far precipitare l'Italia in una de­riva sudamericana. Per fare que­sto due condizioni si impongono: una riforma dell'ordinamento giu­diziario che vieti le correnti e ogni attività di connotazione politica di pm e giudici e che introduca il principio di responsabilità trami­te un Csm rinnovato; un codice di autodisciplina della classe politica che riporti legalità e sobrietà al centro dei propri atteggiamenti e delle proprie valutazioni, inizian­do dalla selezione delle candidatu­re e dalle nomine.

 
"Revere. Presentata da Valditara (PdL) un'interrogazione al Ministro Alfano sulle carceri" PDF Stampa E-mail
mercoledì 10 febbraio 2010

Da “La Gazzetta di Mantova” del 10.2.2010, pag. 21

  

Il senatore Giuseppe Valditara (Pdl) ha presentato, su richiesta del sindaco di Revere Gloria Bonini e dell’assessore Piero Zanella, un’interrogazione al ministro della giustizia Alfano riguardo alle carceri. Ecco il testo: «Premesso che lo scorso 13 gennaio 2010, per fronteggiare la cronica condizione di sovraffollamento delle carceri italiane, il Ministro della Giustizia ha dichiarato lo stato di emergenza fino al 31 dicembre 2010 ed ha presentato un documento nel quale descrive le linee-guida del Nuovo piano carceri in detto piano, tra l’altro, il Ministro ha incluso un piano di edilizia carceraria che aumenterà la capienza delle carceri fino a 80 mila unità; considerato che in Italia vi sarebbero alcune strutture penitenziarie ancora inutilizzate e/o incomplete; in particolare a Revere (Mantova) vi sarebbe una struttura che potrebbe ospitare 70 detenuti; i lavori per detta struttura, iniziati negli anni 80, non sarebbero ancora stati portati a termine; chiede al Ministro di sapere se, nel nuovo piano carceri sia previsto il recupero e la messa in opera del carcere di Revere o, in caso negativo, se intenda intervenire al fine di consentire l’ultimazione dei lavori».

 
Arrivano i circoli del Pdl PDF Stampa E-mail
lunedì 08 febbraio 2010

Da “La Prealpina” dell’8.2.2010

 

Anche nell'altomilanese ci si sta organizzando per allestire ai più presto i circoli che fanno capo all'associazione “Riforme e libertà”, con in prima fila l’im­pegno del senatore milanese del Popolo della libertà, Giusep­pe Valditara, studioso di diritto romano e relatore della riforma universitaria, dell'ex onorevole legnanese Mario Masiero, Cristiana Muscardini e altre perso­nalità del centrodestra. “I1 no­stro obiettivo - spiega Valditara - è quello dì essere all'interno dello schieramento di centrodestra da stimolo per la politica nazionale e locale, favorendo la rivoluzione liberale che ispirò il Polo delle Libertà nel 1994, con la riduzione della spesa pubblica, l’abbatimento delle tasse e la semplificazione amministrativa e parimenti la rivoluzione della legalità perché noi crediamo in una grande allean­za per la Repubblica, sul modello della destra repubblicana alla francese, dove il rispetto del­la legge deve sempre prevalere sugli interessi specifici dei singoli”. In questo contesto si vuole prestare grande interes­se al territorio locale: “Al di là deve retoriche vogliamo andare al cuore dei problemi concre­ti con un’attenzione alle infrastrutture e allo sviluppo delle realtà dell'altomilanese, da trop­po tempo in crisi, su cui si deve tornare ad investire con una progettualità complessiva, favorendo il credito alle piccole e medie imprese, liberando l'eco­nomia da lacci e lacciuoli buro­cratici. Questo territorio è strategico non solo per la nostra regione ma per il sistema Paese intero”.

 
“Salva-precari” estesa anche al prossimo anno PDF Stampa E-mail
venerdì 05 febbraio 2010

Da “Il Sole 24 Ore” del 5.2.2010, pag. 17

 

La proroga della «salva-precari» era nell'aria. Un po' perché Cisl e Uil la chiedevano da mesi,un po' perché al Senato era stato approvato nel novem­bre scorso un ordine del giorno in tal senso presentato dal "fi­nìano" Giuseppe Valditara. Fat­to sta che il «contratto di dispo­nibilità» - introdotto in autun­no con il decreto legge 134 per ammortizzare i tagli della ma­novra triennale del 2008 - sta per essere esteso all'anno scola­stico 2010/2°11. A prevederlo è un emendamento dell'esecuti­vo al decreto milleproroghe.

 

«Le disposizioni contenute nell'articolo 1, commi 2, 3 e 4 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 134, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2009, n. 167, pubbli­cata nella Gazzetta Ufficiale n. 274 del 24 novembre 2009, re­stano valide con riferimento all'anno scolastico 2010-2011»: questa la scarna formula della proposta di modifica su cui la commissione Affari costituzio­nali del Senato si pronuncerà a partire da lunedì.

 

In pratica, il governo punta a replicare anche l'anno prossi­mo il "modulo a tre punte" adot­tato per tamponare l'emorragia di cattedre subita da insegnanti e assistenti tecnico-ammini­strativi: precedenza assoluta nelle chiamate dei presidi per chi l'anno precedente ha ottenu­to sei mesi (prima della conver­sione in legge del Dl 134 erano 12, ndr) e stavolta è rimasto a spasso; indennità di disoccupa­zione in via automatica per i pe­riodi di non lavoro, partecipa­zione ai progetti formativi regionali messi in campo nel frat­tempo dalle regioni.

Per dare un'idea delle di­mensioni della platea interes­sata alla proroga bastano i dati sui beneficiari della «salva-precari» diffusi recentemen­te dalla Uil scuola: 16.543 do­centi e 4.529 Ata.

 
“Troppe ore in classe, giusto cambiare” PDF Stampa E-mail
venerdì 05 febbraio 2010

Intervista a Valditara

 

Da “La Discussione” del 5.2.2010, pag. 2

 

«Bene le "nuove" superiori, ma la vera riforma della scuola sarà quella che ri­guarderà il reclutamento e la formazione degli insegnanti. Questo legato anche ad una valu­tazione delle scuole che non sia semplicemen­te statistica». Giuseppe Valditara, senatore Pdl e membro della commissione Istruzione al Se­nato, non ha dubbi sulla validità della riforma Gelmini.

 

Onorevole, il centrosinistra continua però a contestare il numero delle ore in meno di lezione.

 

“Quello che conta è la qualità della didattica e non la quantità. E questo lo insegnano con grande evidenza tutte le statistiche internazio­nali. L’Italia è il paese che ha il maggior nume­ro di ore di lezione e tuttavia il rendimento dei ragazzi non è ai primi posti delle classifi­che internazionali. Nazioni come la Finlandia, che ha le migliori al mondo, per esem­pio, hanno meno ore di lezione che in Italia. Quindi, da questo punto di vista credo che non debba aver timore il governo a dire dirot­tiamo le risorse dalla quantità alla qualità”.

 

Gelmini è sembrata particolarmente entusiasta del provvedimento. Ma cosa ha di così «epocale» questa riforma?

 

“Più che epocale la definirei coraggiosa. Ritengo, infatti, che aver eliminato le sperimentazioni, che ormai duravano da una eternità, aver ridotto gli indirizzi da quella marea che erano in un numero più limitato e aver anche razionalizzato il monte ore, sia una cosa molto positiva. In Italia si studia per troppo tempo, ma la qualità della formazione è mediamente modesta. Le faccio un esempio. In Inghilterra le superiori sono funzionali al percorso universitario e al penultimo anno si studiano solo quattro materie. Così i ragazzi riescono ad avere in genere performance mol­to alte. Da questo punto di vista qualche rifles­sione va fatta”.

 

Mi sta forse dicendo che in Italia si stu­dia troppo?

 

“Diciamo che si studia secondo un percorso scolastico che non è, al passo con i tempi e non è più adeguato. In questo senso io ho chiesto e ottenuto che ci fosse un maggior accordo con il sistema universitario che è indispensabi­le. Così come ho anche chiesto che venga salvaguardata la storia e la geografia nel primo anno del biennio delle su­periori.

 

Purtroppo la scuola ad ogni cambio di gover­no viene "rinfrescata". Pensa che anche que­sta riforma sia destina­ta a subire modifiche al prossimo giro di boa?

 

“No, perché va in una direzione che tutti i centri studi più autorevoli (molto ascoltati an­che dalla sinistra) indicavano. E, anche se i mi­glioramenti sono sempre possibili, credo che su un punto non si potrà più tornare indietro. Gelmini ha, infatti, avuto il coraggio di dire una cosa che per demagogia tutti avevano il ti­more di affermare, ossia che il numero delle ore nella scuola italiana è al di sopra della me­dia Ocse. Da qui anche la decisione di destina­re il 30% dei risparmi realizzati all'aumento degli stipendi degli insegnanti meritevoli”.

 
Così fund raising PDF Stampa E-mail
giovedì 04 febbraio 2010

Da “Il Foglio” del 4.2.2010, pag. 4

 

di Giuseppe Valditara  

 

Già nel III secolo a.C. era represso a Roma il reato di ambitus, che coincideva con il voto di scambio. Si intendeva garantire la effettività della sovranità popolare e della democrazia, salvaguardando la libera formazione della scelta degli elettori contro pressioni di vario genere volte a comprare o condizionare il voto. Si arrivava a ricomprendere nell'ambitus persino l'organizzazione di banchetti destinati ad offrire pasti gratuiti agli elettori.

 

La logica conseguenza di questa disposizione fu la introduzione del voto segreto con cui si voleva proteggere la libertà di espressione della volontà popolare.

 

Il reato di voto di scambio venne introdotto anche nel nostro ordinamento per contrastare fenomeni di compravendita elettorale, particolarmente diffusi, in origine, soprattutto in certe aree del paese. Nella Napoli degli anni Cinquanta si arrivava a regalare la scarpa destra prima del voto e quella sinistra ad elezione avvenuta.

 

In vista delle prossime elezioni regionali qualche considerazione al riguardo merita di essere fatta. Si dice che vi siano numerosi candidati pronti a spendere un milione di euro per la propria campagna elettorale. Non sfugge a qualsiasi persona di buon senso che si tratta di una prospettiva inquietante.

 

Un consigliere regionale guadagna in media 100.000 euro netti all'anno circa, chi non abbia patrimoni personali alle spalle idonei a coprire un simile investimento come pensa di poter ripagare cifre così ingenti? Quando la dichiarazione dei redditi non giustifichi, almeno in parte, spese elettorali così consistenti, vi è da chiedersi da chi e per quali scopi il candidato abbia ricevuto questi finanziamenti. L'art. 5 della legge 43 del 1995 prevede l'obbligo di indicare i finanziatori e dei limiti di spesa. A nessuno sfugge che una campagna elettorale abbia ormai costi rilevanti, e probabilmente i limiti previsti sono troppo bassi. Queste prescrizioni sono state tuttavia costantemente disattese, sarebbe ora di farle rispettare prevedendo la decadenza dalla carica per chi non abbia ottemperato agli obblighi di legge.

In attesa che ciò avvenga è auspicabile che i cittadini votino chi presenta proposte concrete e convincenti e ha maturato nella sua vita una qualche competenza, stando lontani da chi spende "un milione di euro", magari promettendo "onestà e trasparenza".

 
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