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| Rassegna stampa
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La chiamano riforma, sono tagli. Il Senato vota, atenei in rivolta |
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venerdì 23 luglio 2010 |
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Da “L’Unità” del 23.7.2010, pag. 4 Paese reale paese legale, nel paese reale 26.000 ricercatori coprono, assolvendo un compito che non compete loro, il 30% degli insegnamenti universitari. In quello legale si discute una riforma del ministro Gelmini, ieri in Aula al Senato, che afferma alcuni principi condivisi e li nega subito dopo: autonomia e responsabilità, diritto allo studio, una percentuale di almeno il 7 per cento dei fondi assegnati sulla base di un principio valutativo naufragano sotto i colpi d’ascia di Tremonti. Per far partire una riforma ci vorrebbe una dote, invece la manovra prevede il taglio di un miliardo e 300 milioni per il 2011. Il risultato è che la fascia più debole ma anche più essenziale al funzionamento degli atenei è in rivolta, soprattutto nelle sedi più qualificate, da Bologna a Firenze, a Pisa, a Modena-Reggio Emilia. E l’inizio del prossimo anno accademico a rischio. Una corsa contro il tempo: il ministro vorrebbe il voto in Senato prima della chiusura estiva, per essere pronta al passaggio alla Camera in autunno. Per i ricercatori c'è ìl danno e la beffa. Non si potrà fare i ricercatori per più di sei anni. È una misura - sostiene il ministro - che dovrebbe aprire ai giovani, senza chance d’ingresso, «non tutta la ricerca - sostiene Maria Stella Gelmini - deve concludersi con la carriera universitaria». Bel discorso virtuale, nel paese reale i ricercatori sono fra i 40 e i 50, sostituiscono i prof nella docenza da anni e da decenni. È il cane che si morde la coda da un quarantennio nella storia dell'università italiana. La beffa viene dalla manovra che blocca gli scatti di anzianità: è una imposta progressiva al contrario che dura per l'eternità: oltre il 37 per cento di decurtazione per i giovani, intorno al 6 % per chi è a fine carriera. Di qui lo slogan della "Rete 29 aprile" che raccoglie la maggioranza dei ricercatori: «Tremonti tassaci», una tassa non è per sempre ma per l'emergenza. Lo stesso relatore di maggioranza Giuseppe Valditara chiede che gli scatti, «già restituiti ai magistrati, siano ripristinati per gli universitari» (…). |
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Riforma università a fine anno |
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venerdì 23 luglio 2010 |
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Da “Il Sole 24 Ore” del 23.7.2010, pag. 27 È sbarcato ieri in aula al Senato il Ddl di riforma degli atenei italiani, con quasi due mesi di ritardo dalla chiusura dei lavori in commissione. Il testo, accompagnato da ben 437 emendamenti, di cui un centinaio presentati dalla maggioranza, si preannuncia "blindato". Palazzo Madama dovrebbe accogliere solo le richieste di modifica che hanno ottenuto l'ok da parte del governo, vale a dire circa una trentina, anticipate dal Sole24ore.com lo scorso 20 luglio. Il relatore del provvedimento e professore universitario, Giuseppe Valditara (Pdl), si è mostrato fiducioso di chiudere l'esame del Ddl entro mercoledì della prossima settimana, o al massimo, prima della pausa estiva. La palla passerà poi a Montecitorio, che dovrebbe licenziare definitivamente la riforma Gelmini tra novembre e dicembre. Pochissime le possibilità di chiudere prima, come ammette Valditara, considerato come, in quel periodo, ha spiegato, «la Camera sarà probabilmente impegnata nell'esame della finanziaria d'autunno, che, come è accaduto con la manovra estiva, monopolizzerà i lavori del parlamento». Per Valditara il Senato si appresta a votare «una riforma di alto profilo», e probabilmente, «la più importante di questa legislatura nel settore dell'istruzione e della ricerca». Giudizio diametralmente opposto per il capogruppo Pd in commissione cultura a Palazzo Madama, Antonio Rusconi che ha parlato, invece, di «pessima riforma», partita peraltro con il piede sbagliato, vale a dire «senza risorse economiche sufficienti». Rusconi ha ricordato infatti come la manovra di Tremonti, al giro di boa definitivo alla Camera, abbia confermato la cura dimagrante di 1,3 miliardi di euro al fondo di funzionamento degli atenei, tagliando di fatto le ali a qualsiasi tentativo di modifica del settore. Un punto che registra malumori anche all'interno della maggioranza e rilanciato dallo stesso Valditara, che nella relazione illustrativa del Ddl Gelmini in Senato ha chiesto al governo di assicurare «risorse adeguate». Altrimenti, ha detto, «non si potranno fare assunzioni personale e i ricercatori non avranno adeguate prospettive di carriera». Senza dimenticare, ha aggiunto, come dal prossimo anno accademico è attesa una riduzione del 20% dei corsi di laurea. Una volta approvata, la riforma produrrà un radicale cambiamento nelle università italiane, dove attualmente lavorano circa 40mila professori e 25mila ricercatori. Oltre al test obbligatorio di lingua straniera per i ricercatori, le nuove norme impongono agli ordinari a tempo indeterminato di svolgere attività lavorativa per almeno 1.500 ore nell'anno solare, di cui 350 ore di didattica. Sul fronte del reclutamento, arriva l'obbligo per gli atenei di stanziare i fondi necessari per sbloccare i concorsi per associato. I ricercatori, poi, avranno tutti un contratto a tempo determinato: tre anni rinnovabili di altri tre. Entro questo termine dovranno, però, conseguire l'abilitazione scientifica per diventare associati, altrimenti si finisce fuori. Restano, invece, "a esaurimento" i ricercatori di ruolo. Per Carmen Mariano, 34 anni, da due anni ricercatrice a tempo indeterminato alla Sapienza, «si blocca qualsiasi progressione meritocratica, con un danno in busta paga, pensione e buonuscita». Dal 2016 il dottorato diventerà requisito per accedere ai contratti di ricerca. Mentre salta il cosiddetto “biennio Amato” che consentiva il fuori ruolo ai docenti universitari. E dopo vari annunci e smentite si fissa un punto fermo: la pensione arriverà per tutti a 70 anni. |
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Per i ricercatori universitari test d’inglese obbligatorio |
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venerdì 23 luglio 2010 |
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Da “Il Corriere della Sera” del 23.7.2010, pag. 6 Un esame obbligatorio di lingua straniera, non necessariamente l'inglese, per chi vuole diventare ricercatore. Sarà questa una delle modifiche alla riforma dell'università introdotte dall'Aula del Senato che comincia oggi l’esame del disegno di legge. La proposta è contenuta in uno degli emendamenti del relatore Giuseppe Valditara, Pdl. «Non è pensabile - spiega il senatore - che un ricercatore non debba conoscere almeno una lingua straniera. Anche per questo il principale difetto delle università italiane è la scarsa internazionalizzazione». Oggi, per chi sale il primo gradino della carriera universitaria, l'esame di lingua non è obbligatorio: in alcuni casi è previsto, in altri no. Il test d'inglese o francese sarebbe una novità, forse non l'unica. Tra i 396 emendamenti alla riforma, che cambia il sistema di governo degli atenei, uno in particolare farà discutere. Arriva dal Pd e propone di estendere a tutti i liberi professionisti il principio dell'intra moenia, oggi valido solo per i medici. In sostanza il professore di diritto che fa anche l'avvocato o il commercialista dovrebbe girare all'università una percentuale di quello che incassa con il suo studio. L'emendamento non fissa la percentuale e dice che devono essere le singole università a decidere se seguire questa strada oppure no. Ma sarebbe una piccola rivoluzione. Si discuterà di nuovo dell'età pensionabile dei professori ordinari. Il partito democratico ripresenterà l'emendamento che abbassa il tetto da 70 a 65 anni, in linea con gli altri Paesi europei. La proposta era stata già bocciata tre mesi fa in commissione, con il parere negativo del governo. Ma dopo l'apertura del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini - che su questo punto si è detta «personalmente favorevole», ipotizzando anche un proprio emendamento - non sono da escludere novità. Quando aveva criticato il tentativo di allungare la carriera dei docenti il ministro aveva fatto l'esempio della Sapienza di Roma, con i professori senior che arrivano a 75 anni: «Altro non sono - spiega il rettore Luigi Frati - che professori pensionati titolare di fondi per la ricerca che non vogliamo regalare a qualche università privata. Negli ultimi tre anni la Sapienza ha perso 500 professori e fatto prendere servizio a 300 ricercatori». Il nodo è proprio questo. I soldi risparmiati con l’abbassamento dell'età pensionabile dovrebbero servire ad assumere giovani. «Come Pd - dice Marco Meloni, responsabile università - proponiamo un piano di reclutamento che nei prossimi 6/8 anni permetta l'ingresso di almeno 15 mila professori, da trovare anche tra gli attuali precari». In attesa dei fondi e della Finanziaria per i futuri ricercatori una garanzia in più potrebbe arrivare da due emendamenti simili presentati dal relatore Valditara e dal Pd. La riforma prevede due contratti di tre anni ciascuno. Alla firma del secondo, l'università dovrebbe già accantonare i fondi che servirebbero per assumere il ricercatore in caso di abilitazione da professore associato. |
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Il Senato accelera sulla riforma Gelmini |
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venerdì 23 luglio 2010 |
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Da “Finanza Mercati” del 23.7.2010, pag. 16 Il Senato ha avviato ieri l’esame del ddl Gelmini di riforma dell'Università con l'intervento del relatore Giuseppe Valditara (Pdl). L'obiettivo, apertamente dichiarato dal ministro, è che l'aula approvi «un provvedimento di impronta riformista», che potrebbe essere votato «sicuramente prima della pausa estiva». Gli emendamenti presentati al ddl sono in tutto 438. Di questi circa 80 sono stati presentati dalla maggioranza. Nella relazione presentata in aula, Valditara ha spiegato che i principi ispiratori di questa riforma sono «responsabilità e merito» e ha sottolineato come questa riforma arriva in Senato dopo un «ampio confronto che si è svolto in commissione con un livello di dibattito molto alto, come si conviene per una riforma così significativa». Il ddl non ha mancato di suscitare polemiche. In particolare, secondo l'Unione degli universitari, l’incontro previsto per oggi tra il ministro e alcuni rappresentanti degli studenti sarebbe poco significativo, in quanto la rappresentativa (parte di Azione universitaria) , non esprimerebbe tutte le posizioni del mondo studentesco sulla riforma, in particolare quelle in contrasto. |
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Università, sprint sulla riforma: si cerca l’accordo sui ricercatori |
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venerdì 23 luglio 2010 |
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Da “Il Messaggero” del 23.7.2010, pag. 15 La riforma dell'università tenta lo sprint al Senato. Ieri, dopo due mesi di stallo (il disegno di legge ha avuto il sì in commissione lo scorso 19 maggio), il testo targato Mariastella Gelmini ha fatto il suo ingresso in aula, dopo aver fatto spazio al ddl intercettazioni, al decreto sugli enti lirici, alla manovra economica. Il ministro vuole il sì a palazzo Madama prima della pausa estiva. Il relatore, il pidiellino Giuseppe Valditara, è sicuro che per «mercoledì prossimo» la partita sarà chiusa. In commissione il provvedimento ha già subito importanti modifiche: è stato istituito un fondo per il merito dei docenti, si è deciso che il Senato Accademico potrà sfiduciare il rettore, è stato eliminato l'obbligo per i professori di certificare l’attività di ricerca, ma sono state inasprite le regole di certificazione della didattica, sono stati indicate le modalità per assegnare gli scatti stipendiali in base alla produttività, è arrivata la regola, nei concorsi à ricercatore, di fare una prova di lingue. Ma ci sono ancora alcuni nodi da sciogliere. Innanzitutto bisognerà garantire una carriera ai ricercatori a tempo indeterminato (oltre 26.000) che minacciano di non insegnare più da settembre poiché il ddl non offre loro spiragli per diventare docenti, mentre istituisce la nuova figura del ricercatore a contratto. Gli atenei meritevoli, invece, chiedono maggiore autonomia in materia di assunzioni e organizzazione interna. Infine bisognerà per far sì che ci siano i fondi affinché le nuove leve della ricerca dopo i due contratti a termine previsti dalla legge Gelmini, possano realmente essere assunte e non finiscano per strada per mancanza di soldi. L'università sta col fiato sospeso. Alla politica l'onere di trovare soluzioni, soprattutto per i ricercatori, visto che è a rischio la partenza dei corsi a causa della loro protesta. Pd e Pdl si giocano la faccia in questa partita, per questo hanno presentato emendamenti che offrono soluzioni ad hoc. Il relatore Valditara chiede che i contratti a tempo determinato, di ricerca previsti dalla riforma, dopo il primo triennio, possano essere rinnovati per altri tre anni solo se ci sono i soldi e le prospettive per poter garantire a chi è bravo l'assunzione come docente. Altrimenti meglio fermarsi prima. Un altro emendamento prevede che «nei primi sei anni dall'approvazione della legge le università, con possibilità di cofinanziamento da parte del ministero, debbano stanziare risorse ad hoc per poter bandire posti da associato e favorire l’inserimento degli attuali ricercatori a tempo indeterminato». II Pd chiede «un piano progressivo di assunzione dei ricercatori a tempo indeterminato attuali. Per un certo numero di anni devono essere garantiti, oltre ai posti normalmente banditi -spiega il senatore Antonio Rusconi - anche ulteriori posti cofinanziati dal ministero per 100 milioni all’anno per assumere nuovi associati ». Il ministro si augura che la riforma esca «rafforzata» dal Senato e che venga approvata «prima della pausa estiva». Per Gelmini il testo in discussione «è un provvedimento forte, frutto di una grande concertazione». |
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Università, arriva la rivoluzione Gelmini |
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venerdì 23 luglio 2010 |
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Da “Il Secolo XIX” del 23.7.2010, pag. 5 Il decreto legge che potrebbe rivoluzionare l'università italiana è arrivato in Senato. La riforma, elaborata dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, è stata illustrata ieri in Aula dal relatore di maggioranza Giuseppe Valditara (Pdl). Presentati complessivamente 438 emendamenti, 80 dei quali sono del centro-destra. L'obiettivo, ha spiegato il ministro, è ottenere il via libera di Palazzo Madama entro l'estate per poi riprendere la discussione alla Camera nel prossimo settembre. Si tratta, comunque, di una proposta di riforma che potrebbe cambiare radicalmente la struttura dell'università italiana con interventi che colpiscono sia la sfera della didattica che quella organizzativa. Attualmente nella galassia universitaria italiana lavorano 59490 persone, tra cui 36566 professori e 22924 ricercatori. Gli iscritti, invece, sono 1799041. Innanzitutto la riforma fissa a due il numero dei mandati per i Rettori in tutte le università. Complessivamente, quindi, un Rettore potrà restare in carica al massimo per otto anni. Se il rettore, che sarà eletto tra i professori ordinari, non ha amministrato in modo adeguato l'ateneo, può essere sfiduciato dal Senato accademico con una maggioranza dei 3/4. La riforma Gelmini, poi, prevede un cambiamento radicale per l'assunzione di nuovi professori. Per il reclutamento, infatti, si introduce l'abilitazione scientifica nazionale a lista aperta, con commissioni estratte a sorte all'interno di liste di professori di prima fascia la cui produzione scientifica sia stata valutata positivamente dall'Anvur (Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca, ente pubblico vigilato dal ministero dell'Istruzione). Le successive assunzioni, poi, saranno gestite dalle università locali che però dovranno attingere esclusivamente dalla lista nazionale. Cambierà, inoltre, anche l'età per andare in pensione che passerà obbligatoriamente a 70 anni. Con la riforma, inoltre, i professori a tempo pieno sono tenuti a svolgere attività lavorativa per almeno 1500 ore annue, di cui 350 destinate alla didattica. Per docenti e ricercatori, inoltre, è previsto un test di valutazione ogni tre anni. Se i risultati saranno negativi, non ci sarà alcuno scatto di stipendio. Non saranno più a tempo indeterminato, invece, i ricercatori che avranno un primo contratto di durata triennale che poi potrà essere rinnovato una sola volta per altri 3 anni (modello "tenure track"). Entro questo termine, poi, dovranno conseguire l'abilitazione scientifica per diventare professori associati, altrimenti sono "tagliati fuori". In questo caso, però, l'attività di ricerca sarà riconosciuta come titolo preferenziale per entrare nella pubblica amministrazione. Ogni ricercatore, inoltre, prima di ottenere la qualifica dovrà superare obbligatoriamente un esame di lingua straniera. Novità in vista anche per gli studenti, con l'introduzione di un fondo per il merito destinato a promuovere l'eccellenza fra gli studenti. Indipendentemente dal reddito. Il fondo farà capo al ministero ma, ai finanziamenti, potranno contribuire anche le Regioni o i singoli privati. Verrà introdotta, inoltre, anche una netta separazione tra Cda e Senato accademico. I Consigli di amministrazione dovranno avere un minimo di 3 componenti esterni, per lo più del mondo delle imprese. Il Cda, inoltre, adotterà in via esclusiva tutte le decisioni più significative riguardanti la propria università: dall’approvazione del piano triennale di sviluppo alla decisione definitiva in materia di apertura o chiusura di sedi e di corsi di studio, fino all'ultima parola in materia di assunzioni del personale docente e all'adozione di provvedimenti disciplinari su professori e ricercatori. Il Senato accademico, invece, svolgerà una funzione di proposta, di stimolo e di controllo: dei suoi pareri è obbligato a tener conto il rettore per l'elaborazione del piano triennale di sviluppo. Previsto inoltre il parere obbligatorio del Senato sul bilancio di previsione e sul conto consuntivo. Prima ancora che approdasse in aula, però, la riforma Gelmini ha già suscitato notevoli polemiche in tutta Italia con proteste variegate che, in questi giorni, si stanno svolgendo in diversi atenei. Tra le manifestazioni più originali, anche lezioni all'aperto e sedute di laurea in piazza. «La riforma Gelmini non è certo un'opportunità storica - spiega il sentore del Pd Mauro Ceruti - purtroppo il governo ha deluso tutti, a partire dagli atenei che saranno privati dell’autonomia necessaria per l'assunzione della responsabilità dei loro progetti. Il merito resterà una parola vuota». |
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Università, il ddl tenta lo sprint |
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giovedì 22 luglio 2010 |
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Da “Italia Oggi” del 22.7.2010, pag. 26 La riforma dell'università tenta l'accelerata prima della pausa estiva. L'intenzione del governo è infatti quella di accaparrarsi la fiducia dei senatori di Palazzo Madama già la prossima settimana. Dopo l'approvazione, circa due mesi fa, della commissione istruzione del Senato, il disegno di legge è infatti da oggi in Aula dove s'inizierà la discussione dei circa 300 emendamenti presentati da maggioranza e opposizione. Ma secondo il relatore al provvedimento Giuseppe Valditara (Pdl) non ci sono dubbi, il testo sarà licenziato già mercoledì 28 luglio e in ogni caso prima della chiusura estiva dei lavori parlamentari. Un'accelerata certamente non gradita alle frange di protesta diffuse in quasi tutti gli atenei italiani che non accennano a placarsi. Sono circa una decina gli emendamenti presentati dal relatore che hanno ricevuto l’ok da parte del Governo e che puntano soprattutto a semplificare alcuni adempimenti amministrativi degli atenei, dalle chiamate dei docenti, alla maggiore flessibilità sull’organizzazione del lavoro interno. Quest'ultima possibilità, però, sottolinea Valditara, viene limitata ai soli atenei virtuosi e servirà, comunque, il via libera di piazzale Kennedy. In sostanza l'obiettivo è quello di valorizzare l'autonomia statutaria dei singoli atenei prevedendo che possano scegliere da sé come organizzare alcuni aspetti della governance e si dà la possibilità per il ministero, in relazione alla particolare qualità dei risultati raggiunti dai singoli atenei, di stipulare accordi di programma con cui consentire a quelli particolarmente meritevoli di sperimentare modelli innovativi in tema di organizzazione, reclutamento, stato giuridico. Diverse novità poi, precisa il senatore del Pdl, sulla questione ricercatori. La prima prevede l'obbligo per gli atenei di stanziare risorse ad hoc per i concorsi da associato e dare così sbocchi nuovi ai ricercatori e una successiva impone agli atenei di accantonare le risorse per i ricercatori a contratto. Questi soldi, ha spiegato Valditara, serviranno per garantire il secondo rinnovo dei contratti triennali. E mentre la riforma ha ripreso il suo cammino la protesta delle diverse fasce della docenza monta ogni giorno di più. Il Comitato del 29 aprile, nato da un gruppo di ricercatori per seguire la riforma, fa sapere, numeri alla mano, che la percentuale dei ricercatori che ha dichiarato l'indisponibilità alla didattica per il prossimo anno accademico cresce ogni giorno. Se infatti solo tre settimane fa lo sciopero dalla cattedra riguardava circa 7 mila ricercatori sul totale di 29 università, ora il numero è salito ad oltre 9 mila (i ricercatori in tutta Italia sono 20 mila) e coinvolgerà 39 atenei diversi. Per ora solo intenzioni che se venissero attuate porterebbero alla paralisi della didattica in molti atenei d'Italia, fino alla scomparsa di numerosi corsi di laurea. |
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lunedì 19 luglio 2010 |
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MAFIA: VALDITARA, COMMEMORARE BORSELLINO PER RESPINGERE INFILTRAZIONI
(ASCA) - Roma, 19 lug - ''La magistratura e' il baluardo della legalita' repubblicana. Commemorare a Milano il sacrificio di Paolo Borsellino significa respingere con nettezza i tentativi di infiltrazione delle varie mafie nel tessuto sociale lombardo. Significa piu' in generale dire no sia ad una magistratura ideologizzata e prevenuta sia ad una magistratura opaca, o accondiscendente, da porto delle nebbie. Ad una magistratura indipendente e coraggiosa deve corrispondere una politica trasparente e onesta. Fuori dalla politica gli affaristi, i contigui ed i collusi con la criminalita' organizzata''. Lo ha affermato il senatore del Pdl Giuseppe Valditara, che insieme agli altre tre coordinatori regionali lombardi di Generazione Italia (Cristiana Muscardini, Benedetto Della Vedova, Gian Paolo Landi di Chiavenna) deporranno alle 15.30 in tribunale a Milano una corona d'alloro in onore di Paolo Borsellino.
FALCONE E BORSELLINO, 'FINIANI' LOMBARDI DEPONGONO CORONA ALLORO AL TRIBUNALE
(OMNIMILANO) Milano, 19 lug - Giampaolo Landi di Chiavenna, Cristiana Moscardini, Benedetto Della Vedova e Giuseppe Valditara, oggi pomeriggio, in occasione del diciottesimo anniversario della morte di Paolo Borsellino nella strage di via D'Amelio, hanno deposto una corona d'alloro davanti alla stele del Tribunale di Milano eretta "alla memoria di tutti coloro che hanno perso la vita in difesa della legalità repubblicana. Nel ricordo di Emilio Alessandrini e Guido Galli". La cerimonia dedicata alla memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino si è svolta alla presenza delle massime autorità della magistratura milanese- Livia Pomodoro, presidente del Tribunale di Milano; Edmondo Bruti Liberati, procuratore capo della Repubblica di Milano, Armando Spataro, procuratore nazionale antimafia- e Manfredi Palmeri, presidente del Consiglio comunale di Milano. I coordinatori regionali di Generazione Italia Lombardia, Landi di Chiavenna, Muscardini, Della Vedova e Valditara spiegano: "abbiamo deciso di organizzare, di concerto con le autorità, una celebrazione di valore etico e politico per esprimere pubblicamente l'importanza della lotta alle mafie, a maggior ragione in una congiuntura delicatissima per il Paese, in cui avvertiamo con particolare urgenza l'importanza di una difesa alta ed intransigente della legalità. Non si possono togliere alla magistratura inquirente gli strumenti d'indagine indispensabili a contrastare la criminalità, alle forze dell'ordine vanno garantite le provvidenze necessarie. A tutti i tutori dell'ordine ed ai garanti dello Stato di diritto vanno restituiti dignità, motivazioni e protezioni istituzionali. Il Paese ha, dunque, bisogno più che mai di una politica capace di intenzioni trasparenti e di azioni autorevoli ispirate al vantaggio comune". "Si facciano dunque da parte - concludono i coordinatori finiani - tutti i politici compromessi e si restituisca dignità e meritocrazia ad una classe dirigente pulita, non asservita ai comitati di affari, vocata al servizio dello Stato e della Repubblica".
BORSELLINO: SPATARO, OGGI DIFENDEREBBE AUTONOMIA MAGISTRATI (ANSA) - MILANO, 19 LUG - Spataro e' poi tornato sull'argomento durante una cerimonia a Palazzo di Giustizia ribadendo che oggi Falcone e Borsellino ''sarebbero in prima linea per difendere gli importanti strumenti di indagine che rischiano di essere indeboliti''. Il procuratore aggiunto di Milano ha cosi' fatto un implicito riferimento al ddl sulle intercettazioni in discussione in Parlamento. I rappresentanti di Generazione Italia Lombardia, fondazione che tra i suoi 'padri' ha il presidente della Camera Gianfranco Fini, e i magistrati milanesi hanno deposto una corona d'alloro con su scritto 'in nome della legalita' contro ogni mafia' alla memoria di Borsellino, proprio sotto la stele che ricorda, nel tribunale milanese, i giudici Emilio Alessandrini e Guido Galli vittime del terrorismo 'rosso'. Erano presenti il presidente del Tribunale Livia Pomodoro, il procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, l'assessore alla Salute del Comune di Milano, Giampaolo Landi di Chiavenna, i parlamentari Cristiana Muscardini, Giuseppe Valditara e Benedetto Della Vedova. Spataro ha voluto sottolineare che ''Falcone e Borsellino oggi sarebbero in prima linea per battersi per l'indipendenza della magistratura, che non puo' conformare la sua azione a una linea politica. Un principio fondamentale che, a volte, viene messo in discussione''. (ANSA). |
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Pdl: i paletti di Fini per il disgelo |
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domenica 18 luglio 2010 |
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Da “Il Sole 24 Ore” del 18.7.2010, pag. 14 Silvio Berlusconi domani sera sarà sul Duomo per ricevere il premio Grande Milano, dove poi ascolterà Charles Aznavour. Gianfranco Fini nelle stesse ore sarà invece a Palermo per partecipare alla cerimonia di commemorazione della strage di, via D'Amelio dove rimasero uccisi Paolo Borsellino e i cinque uomini della sua scorta. I millecinquecento chilometri che li separano ben fotografano la distanza tra il premier e il presidente della Camera. Il redde rationem tra i due cofondatori del Pdl si avvicina. Il Cavaliere si prepara a riorganizzare il Pdl. Lo farà nella seconda metà di agosto. Nel castello di Tor Crescenza dove saranno chiamati esponenti del partito. Quale Pdl uscirà dalla dimora della principessa Borghese è ancora presto per dirlo. Berlusconi deve infatti prima decidere se incontrare o meno Gianfranco Fini. L'ipotesi che i due cofondatori del Pdl si vedano alla vigilia della fine dei lavori parlamentari per la pausa estiva (quindi entro la prima settimana di agosto) è attualmente la più accreditata. «Una riappacificazione è doverosa e necessaria», auspicava ieri il finiano Adolfo Urso, viceministro dello Sviluppo economico. Anche perché al momento a Berlusconi non è riuscita l’operazione di allargare la maggioranza per disarmare la pattuglia che fa capo al presidente della Camera. Ci aveva provato con i centristi, ma la Lega gli ha fatto capire che se non se ne parla e poi anche Casini non sembra affatto intenzionato a vestire i panni della stampella. Così obtorto collo si è rassegnato a tentare l'accordo con Fini. Certo molto dipenderà dall'esito della partita sulle intercettazioni su cui i prossimi giorni saranno decisivi. Fini non è intenzionato a mollare e Berlusconi ne è consapevole. Difficile pensare che il Cavaliere voglia andare allo scontro, rischiando peraltro di vedersi negare la promulgazione della legge dal Quirinale. Potrebbe quindi accettare buona parte delle richieste finiane oppure prendere tempo. Se si arriverà a una soluzione condivisa la tavola per l'incontro tra i due potrà essere apparecchiata. Fini quello che chiede è noto. L'ex leader di An vuole avere voce nel partito e quindi sulle scelte politiche, che si tratti di posizioni rispetto a questo o quell'argomento o'di poltrone. La bandiera della legalità sventolata dal presidente della Camera non verrà ammainata. L'esplosione del caso P3 che ha portato alle dimissioni dal governo di Cosentino e al coinvolgimento di uno dei tre coordinatori del Pdl, Denis Verdini (peraltro già alle prese con l'inchiesta sugli appalti), nonché del sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo, è una miccia che sta bruciando sempre più velocemente. Anche perché il pressing non è solo finiano. Di dimissioni di Verdini ne parlano in molti dentro il Pdl e soprattutto tra gli ex Fi. Il primo obiettivo del Cavaliere ora è proprio quello di rimettere ordine tra suoi fedelissimi: il duo Frattini-Gelmini, promotori della fondazione Liberamente e che assieme ad altri berlusconiani doc come Mara Carfagna o Mario Valducci sponsorizzano il radicale rinnovamento dell’attuale vertice del partito, ovvero l'azzeramento del triunvirato; la squadra Alfano-Schifani-Cicchitto-Quagliariello che invece propende per una soluzione morbida e soprattutto per non minare l'unità con gli ex colonnelli di An, a partire da Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri. «Con Fini si deve trattare ma non possiamo subire diktat, questo significa che non possiamo ferire chi ha rinunciato al proprio passato e si è comportato finora in modo leale, sarebbe la fine», dice un ex azzurro schieratosi con l'ala meno propensa all'accordo con il presidente della Camera. «Noi non chiediamo poltrone –replica il finiano Giuseppe Valditara - la legalità è un valore per il Pdl che deve essere difeso e quindi chi ha usato la politica per fare affari o peggio». |
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Salvi gli scatti per gli insegnanti |
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domenica 18 luglio 2010 |
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Da “Il Sole 24 Ore” del 18.7.2010, pag. 6 Salvi gli scatti d'anzianità, per insegnanti e personale scolastico, che saranno "recuperati" utilizzando i risparmi previsti dai tagli agli organici inaugurati nel 2008. Niente da fare invece per gli aumenti in busta paga, legati al merito, dei docenti universitari, che, per ora, restano "congelati". Se ne riparlerà, forse, con la finanziaria di autunno, ha rilanciato, battagliero, Giuseppe Valditara, senatore Pdl e relatore del ddl di riforma degli atenei, attualmente fermo in Senato. La manovra estiva da 49 miliardi, blindata dal Governo con la fiducia, che dovrà essere approvata dalla Camera entro fine luglio, ha confermato in parte le aperture fatte alla scuola qualche settimana fa dal ministro Tremonti. Gli aumenti stipendiali per tutte le 255mila persone (stima Flc-Cgil) che sarebbero dovute scattare di fascia nei prossimi 3 anni ci saranno. Arriveranno però di anno in anno, attraverso un decreto firmato da Viale Trastevere ed Economia, che dovrà prima verificare l'entità dei risparmi conseguiti. I primi incontri con i sindacati partiranno già dalla prossima settimana. Per la senatrice Pd ed ex vice ministro dell'Istruzione Mariangela Bastico «l'esecutivo compromette la sua politica sul merito, visto che quelle risorse (il 30% delle economie realizzate fino al 2012, pari a circa 2,3 miliardi) servivano proprio per valorizzare il personale scolastico». Del resto, il recupero, a livello economico, degli scatti, non salva neppure la carriera, che rimarrà "congelata" per tre anni. Vale a dire che il gradone stipendiale successivo arriverà con tre anni di ritardo, con ripercussioni negative su pensione e buonuscita. A differenza, invece, dell'Erario, che, secondo le stime del Tesoro, per effetto dello slittamento del passaggio nella classe stipendiale successiva, guadagnerà circa 18,7 miliardi, fino al 2047. |
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Valditara: “Via dai partiti chi usa il voto organizzato della criminalità organizzata” |
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venerdì 16 luglio 2010 |
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Da “Il Giorno” del 16.7.2010, pag. 16 Alla luce di ciò che sta emergendo credo che l'onorevole Giancarlo Abelli debba fare un passo indietro, magari due». Non usa perifrasi il senatore del Pdl Giuseppe Valditara valutando quel che risulta dall'inchiesta sulla 'ndrangheta a Milano e i suoi rapporti con la politica. «Se vi siano reati lo stabiliranno le indagini, e mi auguro che non vi siano stati. Ma ciò non toglie che l'attività politica sia incompatibile con qualsiasi contiguità con la criminalità. Insomma, non è tollerabile che qualcuno venga eletto con il voto organizzato della criminalità organizzata». Valditara è coordinatore per la Lombardia di Generazione Italia, la corrente finiana del Pdl. Già nel novembre dell'anno scorso, con la parlamentare europea Cristiana Muscardini avevano chiesto al Pdl di «vigilare, perché è in atto una pesante infiltrazione delle mafie nell'economia lombarda in vista di Expo 2015». Senatore, intende dire che il sistema lombardo è inquinato? «Credo di no. Proprio per questo è urgente fare subito pulizia e metterlo al riparo dai casi isolati appena emergono». Qualcuno vi accusa di giustizialismo... «Giustizialismo significa condannare prima che i reati siano accertati. Io non dico affatto questo. Ma basta ciò che si legge sui giornali, se gli atti ufficiali lo confermeranno, per dire che chi è associato a certi personaggi non può ricoprire cariche in un partito, Pdl o Pd che sia. Questo vale per Abelli, ma anche per Denis Verdini e per Nicola Cosentino» Nell’indagine sulla cosiddetta P3 sarebbe coinvolto anche Formigoni. Per lui vale lo stesso ragionamento? «No, sono contesti molto diversi e non mi risulta che Formigoni abbia mai avuto rapporti diretti con personaggi legati alla criminalità organizzata». La questione morale sarà la vostra bandiera? «E’ molto di più. Stiamo assistendo a tutti i livelli, e non solo in Lombardia, a un degrado che fa paura; come se dopo Tangentopoli l'opinione pubblica si fosse rassegnata al malaffare. Destra e sinistra devono reagire a questa deriva. Noi lo faremo lunedì alle 15,30 commemorando il giudice Borsellino al Tribunale di Milano» |
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