venerdì 30 luglio 2010
 
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Rassegna stampa
La chiamano riforma, sono tagli. Il Senato vota, atenei in rivolta PDF Stampa E-mail
venerdì 23 luglio 2010

Da “L’Unità” del 23.7.2010, pag. 4

 

Paese reale paese legale, nel paese reale 26.000 ricercatori coprono, as­solvendo un compito che non com­pete loro, il 30% degli insegnamenti universitari. In quello legale si discu­te una riforma del ministro Gelmini, ieri in Aula al Senato, che afferma alcuni principi condivisi e li nega su­bito dopo: autonomia e responsabi­lità, diritto allo studio, una percen­tuale di almeno il 7 per cento dei fon­di assegnati sulla base di un princi­pio valutativo naufragano sotto i col­pi d’ascia di Tremonti. Per far parti­re una riforma ci vorrebbe una dote, invece la manovra prevede il taglio di un miliardo e 300 milioni per il 2011. Il risultato è che la fascia più debole ma anche più essenziale al fun­zionamento degli atenei è in rivolta, soprattutto nelle sedi più qualificate, da Bologna a Firenze, a Pisa, a Modena-Reggio Emilia. E l’inizio del prossi­mo anno accademico a rischio. Una corsa contro il tempo: il ministro vor­rebbe il voto in Senato prima della chiusura estiva, per essere pronta al passaggio alla Camera in autunno.

Per i ricercatori c'è ìl danno e la beffa. Non si potrà fare i ricercatori per più di sei anni. È una misura - sostie­ne il ministro - che dovrebbe aprire ai giovani, senza chance d’ingresso, «non tutta la ricerca - sostiene Maria Stella Gelmini - deve concludersi con la carriera universitaria». Bel discorso virtuale, nel paese reale i ricercato­ri sono fra i 40 e i 50, sostituiscono i prof nella docenza da anni e da decen­ni. È il cane che si morde la coda da un quarantennio nella storia dell'uni­versità italiana. La beffa viene dalla manovra che blocca gli scatti di anzia­nità: è una imposta progressiva al con­trario che dura per l'eternità: oltre il 37 per cento di decurtazione per i giovani, intorno al 6 % per chi è a fine carriera. Di qui lo slogan della "Rete 29 aprile" che raccoglie la maggioran­za dei ricercatori: «Tremonti tassaci», una tassa non è per sempre ma per l'emergenza. Lo stesso relatore di maggioranza Giuseppe Valditara chiede che gli scatti, «già restituiti ai magistrati, siano ripristinati per gli universitari» (…).

 
Riforma università a fine anno PDF Stampa E-mail
venerdì 23 luglio 2010

Da “Il Sole 24 Ore” del 23.7.2010, pag. 27

 

È sbarcato ieri in aula al Se­nato il Ddl di riforma degli ate­nei italiani, con quasi due mesi di ritardo dalla chiusura dei la­vori in commissione.

Il testo, accompagnato da ben 437 emendamenti, di cui un centinaio presentati dalla mag­gioranza, si preannuncia "blin­dato". Palazzo Madama dovreb­be accogliere solo le richieste di modifica che hanno ottenuto l'ok da parte del governo, vale a dire circa una trentina, anticipa­te dal Sole24ore.com lo scorso 20 luglio.

Il relatore del provvedimen­to e professore universitario, Giuseppe Valditara (Pdl), si è mostrato fiducioso di chiudere l'esame del Ddl entro mercole­dì  della prossima settimana, o al massimo, prima della pausa esti­va. La palla passerà poi a Monte­citorio, che dovrebbe licenzia­re definitivamente la riforma Gelmini tra novembre e dicem­bre. Pochissime le possibilità di chiudere prima, come ammette Valditara, considerato come, in quel periodo, ha spiegato, «la Camera sarà probabilmente im­pegnata nell'esame della finan­ziaria d'autunno, che, come è ac­caduto con la manovra estiva, monopolizzerà i lavori del parlamento». Per Valditara il Sena­to si appresta a votare «una ri­forma di alto profilo», e probabilmente, «la più importante di questa legislatura nel settore dell'istruzione e della ricerca». Giudizio diametralmente oppo­sto per il capogruppo Pd in commissione cultura a Palazzo Ma­dama, Antonio Rusconi che ha parlato, invece, di «pessima riforma», partita peraltro con il piede sbagliato, vale a dire «sen­za risorse economiche suffi­cienti». Rusconi ha ricordato in­fatti come la manovra di Tremonti, al giro di boa definitivo alla Camera, abbia confermato la cura dimagrante di 1,3 miliar­di di euro al fondo di funziona­mento degli atenei, tagliando di fatto le ali a qualsiasi tentati­vo di modifica del settore.

Un punto che registra malu­mori anche all'interno della maggioranza e rilanciato dallo stesso Valditara, che nella rela­zione illustrativa del Ddl Gelmi­ni in Senato ha chiesto al gover­no di assicurare «risorse ade­guate». Altrimenti, ha detto, «non si potranno fare assunzio­ni personale e i ricercatori non avranno adeguate prospet­tive di carriera». Senza dimenti­care, ha aggiunto, come dal prossimo anno accademico è at­tesa una riduzione del 20% dei corsi di laurea.

Una volta approvata, la rifor­ma produrrà un radicale cam­biamento nelle università italia­ne, dove attualmente lavorano circa 40mila professori e 25mila ricercatori.

Oltre al test obbligatorio di lingua straniera per i ricercato­ri, le nuove norme impongono agli ordinari a tempo indetermi­nato di svolgere attività lavora­tiva per almeno 1.500 ore nell'anno solare, di cui 350 ore di didattica. Sul fronte del reclu­tamento, arriva l'obbligo per gli atenei di stanziare i fondi neces­sari per sbloccare i concorsi per associato. I ricercatori, poi, avranno tutti un contratto a tempo determinato: tre anni rin­novabili di altri tre. Entro que­sto termine dovranno, però, conseguire l'abilitazione scien­tifica per diventare associati, al­trimenti si finisce fuori. Resta­no, invece, "a esaurimento" i ri­cercatori di ruolo. Per Carmen Mariano, 34 anni, da due anni ri­cercatrice a tempo indetermi­nato alla Sapienza, «si blocca qualsiasi progressione merito­cratica, con un danno in busta paga, pensione e buonuscita».

Dal 2016 il dottorato diventerà requisito per accedere ai con­tratti di ricerca. Mentre salta il cosiddetto “biennio Amato” che consentiva il fuori ruolo ai docenti universitari. E dopo va­ri annunci e smentite si fissa un punto fermo: la pensione arrive­rà per tutti a 70 anni.

 
Per i ricercatori universitari test d’inglese obbligatorio PDF Stampa E-mail
venerdì 23 luglio 2010

Da “Il Corriere della Sera” del 23.7.2010, pag. 6

 

Un esame obbliga­torio di lingua straniera, non necessariamente l'inglese, per chi vuole diventare ricercato­re. Sarà questa una delle modi­fiche alla riforma dell'università introdotte dall'Aula del Senato che comincia oggi l’esame del disegno di legge. La proposta è contenuta in uno degli emendamenti del relato­re Giuseppe Valditara, Pdl. «Non è pensabile - spiega il senatore - che un ricercatore non debba conoscere almeno una lingua straniera. Anche per questo il principale difetto delle università italiane è la scarsa internazionalizzazio­ne». Oggi, per chi sale il primo gradino della carriera universi­taria, l'esame di lingua non è obbligatorio: in alcuni casi è previsto, in altri no. Il test d'in­glese o francese sarebbe una novità, forse non l'unica.

Tra i 396 emendamenti alla riforma, che cambia il sistema di governo degli atenei, uno in particolare farà discutere. Arri­va dal Pd e propone di estendere a tutti i liberi professionisti il principio dell'intra moenia, oggi valido solo per i medici. In sostanza il professore di di­ritto che fa anche l'avvocato o il commercialista dovrebbe gi­rare all'università una percen­tuale di quello che incassa con il suo studio. L'emendamento non fissa la percentuale e dice che devono essere le singole università a decidere se segui­re questa strada oppure no. Ma sarebbe una piccola rivoluzione. Si discuterà di nuovo dell'età pensionabile dei pro­fessori ordinari. Il partito democratico ripresenterà l'emen­damento che abbassa il tetto da 70 a 65 anni, in linea con gli altri Paesi europei. La proposta era stata già bocciata tre mesi fa in commissione, con il parere negativo del governo. Ma dopo l'apertura del mini­stro dell'Istruzione Mariastella Gelmini - che su questo pun­to si è detta «personalmente favorevole», ipotizzando an­che un proprio emendamento - non sono da escludere novi­tà. Quando aveva criticato il tentativo di allungare la carrie­ra dei docenti il ministro ave­va fatto l'esempio della Sapien­za di Roma, con i professori senior che arrivano a 75 anni: «Altro non sono - spiega il rettore Luigi Frati - che pro­fessori pensionati titolare di fondi per la ricerca che non vo­gliamo regalare a qualche uni­versità privata. Negli ultimi tre anni la Sapienza ha perso 500 professori e fatto prende­re servizio a 300 ricercatori».

Il nodo è proprio questo. I soldi risparmiati con l’abbassa­mento dell'età pensionabile dovrebbero servire ad assume­re giovani. «Come Pd - dice Marco Meloni, responsabile università - proponiamo un piano di reclutamento che nei prossimi 6/8 anni permetta l'ingresso di almeno 15 mila professori, da trovare anche tra gli attuali precari». In atte­sa dei fondi e della Finanziaria per i futuri ricercatori una ga­ranzia in più potrebbe arrivare da due emendamenti simili presentati dal relatore Valdita­ra e dal Pd. La riforma prevede due contratti di tre anni ciascu­no. Alla firma del secondo, l'università dovrebbe già ac­cantonare i fondi che servireb­bero per assumere il ricercato­re in caso di abilitazione da professore associato.

 
Il Senato accelera sulla riforma Gelmini PDF Stampa E-mail
venerdì 23 luglio 2010

Da “Finanza Mercati” del 23.7.2010, pag. 16

 

Il Senato ha avviato ieri l’esame del ddl Gelmini di riforma dell'Università con l'intervento del relatore Giuseppe Valditara (Pdl). L'obiettivo, apertamente dichiarato dal ministro, è che l'aula appro­vi «un provvedimento di impronta riformista», che potrebbe essere votato «sicuramente prima della pausa estiva». Gli emendamenti presentati al ddl sono in tutto 438. Di questi circa 80 sono stati pre­sentati dalla maggioranza. Nella relazione presentata in aula, Valditara ha spiegato che i principi ispiratori di questa riforma sono «responsabilità e merito» e ha sottolineato come questa riforma arriva in Senato dopo un «ampio confronto che si è svolto in commissione con un livello di dibattito molto alto, come si conviene per una riforma così significativa». Il ddl non ha mancato di suscitare polemiche. In particolare, secondo l'Unione degli universitari, l’incontro previsto per oggi tra il ministro e alcuni rappresentanti degli studenti sarebbe poco significativo, in quanto la rappresentativa (parte di Azione universitaria) , non esprimerebbe tutte le  posizioni del mondo studentesco sulla riforma, in particolare quelle in contrasto.

 
Università, sprint sulla riforma: si cerca l’accordo sui ricercatori PDF Stampa E-mail
venerdì 23 luglio 2010

Da “Il Messaggero” del 23.7.2010, pag. 15

 

La riforma dell'univer­sità tenta lo sprint al Senato. Ieri, dopo due mesi di stallo (il disegno di legge ha avuto il sì in commissione lo scorso 19 mag­gio), il testo targato Mariastella Gelmini ha fatto il suo ingresso in aula, dopo aver fatto spazio al ddl intercettazioni, al decreto sugli enti lirici, alla manovra economica. Il ministro vuole il sì a palazzo Madama prima della pausa estiva. Il relatore, il pidiellino Giuseppe Valditara, è sicuro che per «mercoledì pros­simo» la partita sarà chiusa.

In commissione il provvedi­mento ha già subito importanti modifiche: è stato istituito un fondo per il merito dei docenti, si è deciso che il Senato Accademico potrà sfiduciare il rettore, è stato eliminato l'obbligo per i professori di certificare l’attività di ricerca, ma sono state inasprite le regole di certificazione della didattica, sono stati indicate le modalità per assegnare gli scatti stipendiali in base alla produttivi­tà, è arrivata la regola, nei concorsi à ricercatore, di fare una prova di lingue. Ma ci sono ancora alcuni nodi da sciogliere. Innanzitutto bisognerà ga­rantire una carriera ai ricercato­ri a tempo indeterminato (oltre 26.000) che minacciano di non insegnare più da settembre poi­ché il ddl non offre loro spiragli per diventare docenti, mentre istituisce la nuova figura del ricercatore a contratto. Gli ate­nei meritevoli, invece, chiedo­no maggiore autonomia in ma­teria di assunzioni e organizza­zione interna. Infine bisognerà per far sì che ci siano i fondi affinché le nuove leve della ricerca dopo i due contratti a termine previsti dalla legge Gelmini, possano realmente essere assunte e non finiscano per stra­da per mancanza di soldi.

L'universi­tà sta col fiato sospeso. Alla politica l'one­re di trovare soluzioni, so­prattutto per i ricercatori, vi­sto che è a ri­schio la partenza dei cor­si a causa del­la loro prote­sta. Pd e Pdl si giocano la fac­cia in questa partita, per questo hanno presentato emendamenti che offrono soluzioni ad hoc. Il relatore Valditara chiede che i contratti a tempo determinato, di ricerca previsti dalla riforma, dopo il primo triennio, possano essere rinnovati per altri tre anni solo se ci sono i soldi e le prospettive per poter garantire a chi è bravo l'assunzione come docente. Al­trimenti meglio fermarsi pri­ma. Un altro emendamento pre­vede che «nei primi sei anni dall'approvazione della legge le università, con possibilità di co­finanziamento da parte del mi­nistero, debbano stanziare risor­se ad hoc per poter bandire posti da associato e favorire l’inserimento degli attuali ricer­catori a tempo indeterminato». II Pd chiede «un piano progressi­vo di assunzione dei ricercatori a tempo indeterminato attuali. Per un certo numero di anni devono essere garantiti, oltre ai posti normalmente banditi -spiega il senatore Antonio Ru­sconi - anche ulteriori posti cofi­nanziati dal ministero per 100 milioni all’anno per assumere nuovi associati ». Il ministro si augura che la riforma esca «raf­forzata» dal Senato e che venga approvata «prima della pausa estiva». Per Gelmini il testo in discussione «è un provvedimen­to forte, frutto di una grande concertazione».

 
Università, arriva la rivoluzione Gelmini PDF Stampa E-mail
venerdì 23 luglio 2010

Da “Il Secolo XIX” del 23.7.2010, pag. 5

 

Il decreto legge che potrebbe rivoluzionare l'università italiana è arrivato in Senato. La riforma, elabo­rata dal ministro dell'Istruzione Ma­riastella Gelmini, è stata illustrata ie­ri in Aula dal relatore di maggioranza Giuseppe Valditara (Pdl). Presentati complessivamente 438 emenda­menti, 80 dei quali sono del centro-destra. L'obiettivo, ha spiegato il mi­nistro, è ottenere il via libera di Pa­lazzo Madama entro l'estate per poi riprendere la discussione alla Came­ra nel prossimo settembre. Si tratta, comunque, di una proposta di rifor­ma che potrebbe cambiare radical­mente la struttura dell'università italiana con interventi che colpisco­no sia la sfera della didattica che quella organizzativa. Attualmente nella galassia universitaria italiana lavorano 59490 persone, tra cui 36566 professori e 22924 ricercato­ri. Gli iscritti, invece, sono 1799041.

Innanzitutto la riforma fissa a due il numero dei mandati per i Rettori in tutte le università. Complessiva­mente, quindi, un Rettore potrà re­stare in carica al massimo per otto anni. Se il rettore, che sarà eletto tra i professori ordinari, non ha ammini­strato in modo adeguato l'ateneo, può essere sfiduciato dal Senato ac­cademico con una maggioranza dei 3/4.

La riforma Gelmini, poi, prevede un cambiamento radicale per l'assunzione di nuovi professori. Per il reclutamento, infatti, si intro­duce l'abilitazio­ne scientifica na­zionale a lista aperta, con com­missioni estratte a sorte all'inter­no di liste di pro­fessori di prima fascia la cui pro­duzione scientifica sia stata valutata positivamente dall'Anvur (Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universita­rio e della ricerca, ente pubblico vigi­lato dal ministero dell'Istruzione). Le successive assunzioni, poi, saran­no gestite dalle università locali che però dovranno attingere esclusiva­mente dalla lista nazionale. Cambie­rà, inoltre, anche l'età per andare in pensione che passerà obbligatoriamente a 70 anni. Con la riforma, inol­tre, i professori a tempo pieno sono tenuti a svolgere attività lavorativa per almeno 1500 ore annue, di cui 350 destinate alla didattica. Per do­centi e ricercatori, inoltre, è previsto un test di valutazione ogni tre anni. Se i risultati saranno negativi, non ci sarà alcuno scatto di stipendio.

Non saranno più a tempo indeter­minato, invece, i ricercatori che avranno un primo contratto di dura­ta triennale che poi potrà essere rin­novato una sola volta per altri 3 anni (modello "tenure track"). Entro que­sto termine, poi, dovranno consegui­re l'abilitazione scientifica per di­ventare professori associati, altri­menti sono "tagliati fuori". In questo caso, però, l'attività di ricerca sarà ri­conosciuta come titolo preferenziale per entrare nella pubblica ammini­strazione. Ogni ricercatore, inoltre, prima di ottenere la qualifica dovrà superare obbligatoriamente un esa­me di lingua straniera.

Novità in vista anche per gli stu­denti, con l'introduzione di un fondo per il merito destinato a promuovere l'eccellenza fra gli studenti. Indipen­dentemente dal reddito. Il fondo farà capo al ministero ma, ai finanzia­menti, potranno contribuire anche le Regioni o i singoli privati.

Verrà introdotta, inoltre, anche una netta separazione tra Cda e Se­nato accademico. I Consigli di ammi­nistrazione dovranno avere un minimo di 3 componenti esterni, per lo più del mondo delle imprese. Il Cda, inoltre, adotterà in via esclusiva tutte le decisioni più significative ri­guardanti la propria università: dal­l’approvazione del piano triennale di sviluppo alla decisione definitiva in materia di apertura o chiusura di sedi e di corsi di studio, fino all'ultima pa­rola in materia di assunzioni del per­sonale docente e all'adozione di provvedimenti disciplinari su pro­fessori e ricercatori. Il Senato acca­demico, invece, svolgerà una funzio­ne di proposta, di stimolo e di con­trollo: dei suoi pareri è obbligato a te­ner conto il rettore per l'elaborazione del piano triennale di sviluppo. Previsto inoltre il parere obbligatorio del Senato sul bilancio di previsione e sul conto consuntivo.

Prima ancora che approdasse in aula, però, la riforma Gelmini ha già suscitato notevoli polemiche in tutta Italia con proteste variegate che, in questi giorni, si stanno svolgendo in diversi atenei. Tra le manifestazioni più originali, anche lezioni all'aperto e sedute di laurea in piazza. «La rifor­ma Gelmini non è certo un'opportu­nità storica - spiega il sentore del Pd Mauro Ceruti - purtroppo il governo ha deluso tutti, a partire dagli atenei che saranno privati dell’autonomia necessaria per l'assunzione della re­sponsabilità dei loro progetti. Il me­rito resterà una parola vuota».

 
Università, il ddl tenta lo sprint PDF Stampa E-mail
giovedì 22 luglio 2010

Da “Italia Oggi” del 22.7.2010, pag. 26

 

La riforma dell'univer­sità tenta l'accelerata prima della pausa estiva. L'intenzione del governo è infatti quella di accaparrarsi la fiducia dei se­natori di Palazzo Madama già la prossima settimana. Dopo l'approvazione, circa due mesi fa, della commissione istru­zione del Senato, il disegno di legge è infatti da oggi in Aula dove s'inizierà la discussione dei circa 300 emendamenti presentati da maggioranza e opposizione. Ma secondo il relatore al provvedimento Giuseppe Valditara (Pdl) non ci sono dubbi, il testo sarà li­cenziato già mercoledì 28 luglio e in ogni caso prima della chiusura estiva dei lavori parlamentari. Un'ac­celerata certamente non gradita alle frange di protesta diffuse in quasi tutti gli atenei italiani che non accennano a placarsi.

Sono circa una decina gli emendamenti presentati dal relatore che hanno ricevuto l’ok da parte del Governo e che puntano soprattutto a semplificare alcu­ni adempimenti amministrativi degli atenei, dalle chiamate dei docenti, alla maggiore fles­sibilità sull’organizzazione del lavoro interno. Quest'ultima possibilità, però, sottolinea Valditara, viene limitata ai soli atenei virtuosi e servirà, comunque, il via libera di piazzale Kennedy. In sostanza l'obiettivo è quello di valorizzare l'autonomia statutaria dei singoli atenei prevedendo che possano scegliere da sé come organizzare alcuni aspetti della gover­nance e si dà la possibilità per il ministero, in relazione alla particolare qualità dei risultati raggiun­ti dai singoli atenei, di stipu­lare accordi di programma con cui consentire a quelli particolarmente meritevoli di sperimentare modelli in­novativi in tema di organiz­zazione, reclutamento, stato giuridico. Diverse novità poi, precisa il senatore del Pdl, sulla questione ricercatori. La prima prevede l'obbligo per gli atenei di stanziare risorse ad hoc per i concorsi da associato e dare così sboc­chi nuovi ai ricercatori e una successiva impone agli atenei di accantonare le risorse per i ricercatori a contratto. Que­sti soldi, ha spiegato Valditara, serviranno per garantire il secondo rinnovo dei contratti triennali.

E mentre la riforma ha ripreso il suo cammino la protesta delle diverse fasce della docenza monta ogni giorno di più. Il Comitato del 29 aprile, nato da un gruppo di ricercatori per seguire la riforma, fa sapere, numeri alla mano, che la percentuale dei ricercatori che ha dichia­rato l'indisponibilità alla didattica per il prossimo anno accademico cresce ogni giorno. Se infatti solo tre settimane fa lo sciopero dalla cattedra riguardava circa 7 mila ricercatori sul totale di 29 università, ora il numero è salito ad oltre 9 mila (i ricercatori in tutta Italia sono 20 mila) e coinvol­gerà 39 atenei diversi. Per ora solo intenzioni che se venissero attuate porterebbero alla paralisi della didattica in molti atenei d'Italia, fino alla scomparsa di numerosi corsi di laurea.

 
AGENZIE PDF Stampa E-mail
lunedì 19 luglio 2010

MAFIA: VALDITARA, COMMEMORARE BORSELLINO PER RESPINGERE INFILTRAZIONI

(ASCA) - Roma, 19 lug - ''La magistratura e' il baluardo della legalita' repubblicana. Commemorare a Milano il sacrificio di Paolo Borsellino significa respingere con nettezza i tentativi di infiltrazione delle varie mafie nel tessuto sociale lombardo. Significa piu' in generale dire no sia ad una magistratura ideologizzata e prevenuta sia ad una magistratura opaca, o accondiscendente, da porto delle nebbie. Ad una magistratura indipendente e coraggiosa deve corrispondere una politica trasparente e onesta. Fuori dalla politica gli affaristi, i contigui ed i collusi con la criminalita' organizzata''. Lo ha affermato il senatore del Pdl Giuseppe Valditara, che insieme agli altre tre coordinatori regionali lombardi di Generazione Italia (Cristiana Muscardini, Benedetto Della Vedova, Gian Paolo Landi di Chiavenna) deporranno alle 15.30 in tribunale a Milano una corona d'alloro in onore di Paolo Borsellino.


FALCONE E BORSELLINO, 'FINIANI' LOMBARDI DEPONGONO CORONA ALLORO AL TRIBUNALE

(OMNIMILANO) Milano, 19 lug - Giampaolo Landi di Chiavenna, Cristiana Moscardini, Benedetto Della Vedova e Giuseppe Valditara, oggi pomeriggio, in occasione del diciottesimo anniversario della morte di Paolo Borsellino nella strage di via D'Amelio, hanno deposto una corona d'alloro davanti alla stele del Tribunale di Milano eretta "alla memoria di tutti coloro che hanno perso la vita in difesa della legalità repubblicana. Nel ricordo di Emilio Alessandrini e Guido Galli". La cerimonia dedicata alla memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino si è svolta alla presenza delle massime autorità della magistratura milanese- Livia Pomodoro, presidente del Tribunale di Milano; Edmondo Bruti Liberati, procuratore capo della Repubblica di Milano, Armando Spataro, procuratore nazionale antimafia- e Manfredi Palmeri, presidente del Consiglio comunale di Milano. I coordinatori regionali di Generazione Italia Lombardia, Landi di Chiavenna, Muscardini, Della Vedova e Valditara spiegano: "abbiamo deciso di organizzare, di concerto con le autorità, una celebrazione di valore etico e politico per esprimere pubblicamente l'importanza della lotta alle mafie, a maggior ragione in una congiuntura delicatissima per il Paese, in cui avvertiamo con particolare urgenza l'importanza di una difesa alta ed intransigente della legalità. Non si possono togliere alla magistratura inquirente gli strumenti d'indagine indispensabili a contrastare la criminalità, alle forze dell'ordine vanno garantite le provvidenze necessarie. A tutti i tutori dell'ordine ed ai garanti dello Stato di diritto vanno restituiti dignità, motivazioni e protezioni istituzionali. Il Paese ha, dunque, bisogno più che mai di una politica capace di intenzioni trasparenti e di azioni autorevoli ispirate al vantaggio comune". "Si facciano dunque da parte - concludono i coordinatori finiani - tutti i politici compromessi e si restituisca dignità e meritocrazia ad una classe dirigente pulita, non asservita ai comitati di affari, vocata al servizio dello Stato e della Repubblica".


BORSELLINO: SPATARO, OGGI DIFENDEREBBE AUTONOMIA MAGISTRATI


(ANSA) - MILANO, 19 LUG - Spataro e' poi tornato sull'argomento durante una cerimonia a Palazzo di Giustizia ribadendo che oggi Falcone e Borsellino ''sarebbero in prima linea per difendere gli importanti strumenti di indagine che rischiano di essere indeboliti''. Il procuratore aggiunto di Milano ha cosi' fatto un implicito riferimento al ddl sulle intercettazioni in discussione in Parlamento.
I rappresentanti di Generazione Italia Lombardia, fondazione che tra i suoi 'padri' ha il presidente della Camera Gianfranco Fini, e i magistrati milanesi hanno deposto una corona d'alloro con su scritto 'in nome della legalita' contro ogni mafia' alla memoria di Borsellino, proprio sotto la stele che ricorda, nel tribunale milanese, i giudici Emilio Alessandrini e Guido Galli vittime del terrorismo 'rosso'. Erano presenti il presidente del Tribunale Livia Pomodoro, il procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, l'assessore alla Salute del Comune di Milano, Giampaolo Landi di Chiavenna, i parlamentari Cristiana Muscardini, Giuseppe Valditara e Benedetto Della Vedova.
Spataro ha voluto sottolineare che ''Falcone e Borsellino oggi sarebbero in prima linea per battersi per l'indipendenza della magistratura, che non puo' conformare la sua azione a una linea politica. Un principio fondamentale che, a volte, viene messo in discussione''. (ANSA).

 
Pdl: i paletti di Fini per il disgelo PDF Stampa E-mail
domenica 18 luglio 2010

Da “Il Sole 24 Ore” del 18.7.2010, pag. 14

 

Silvio Berlusconi domani se­ra sarà sul Duomo per ricevere il premio Grande Milano, dove poi ascolterà Charles Aznavour. Gianfranco Fini nelle stesse ore sarà invece a Palermo per parte­cipare alla cerimonia di comme­morazione della strage di, via D'Amelio dove rimasero uccisi Paolo Borsellino e i cinque uomi­ni della sua scorta. I millecinquecento chilometri che li separano ben fotografano la distanza tra il premier e il presidente della Ca­mera. Il redde rationem tra i due cofondatori del Pdl si avvicina.  Il Cavaliere si prepara a riorganizzare il Pdl. Lo farà nella seconda metà di agosto. Nel castello di Tor Crescenza dove saranno chiamati esponenti del partito. Quale Pdl uscirà dalla di­mora della principessa Borghese è ancora presto per dirlo. Berlusconi deve infatti prima decide­re se incontrare o meno Gian­franco Fini.

L'ipotesi che i due cofonda­tori del Pdl si vedano alla vigilia della fine dei lavori parlamenta­ri per la pausa estiva (quindi en­tro la prima settimana di ago­sto) è attualmente la più accredi­tata. «Una riappacificazione è doverosa e necessaria», auspica­va ieri il finiano Adolfo Urso, vi­ceministro dello Sviluppo eco­nomico. Anche perché al mo­mento a Berlusconi non è riuscita l’operazione di allargare la maggioranza per disarmare la pattuglia che fa capo al presiden­te della Camera. Ci aveva prova­to con i centristi, ma la Lega gli ha fatto capire che se non se ne parla e poi anche Casini non sembra affatto intenzionato a vestire i panni della stampella. Così obtorto collo si è rassegna­to a tentare l'accordo con Fini.

Certo molto dipenderà dall'esito della partita sulle inter­cettazioni su cui i prossimi gior­ni saranno decisivi. Fini non è in­tenzionato a mollare e Berlusconi ne è consapevole. Difficile pensa­re che il Cavaliere voglia andare allo scontro, rischiando peraltro di vedersi negare la promulgazio­ne della legge dal Quirinale. Po­trebbe quindi accettare buona parte delle richieste finiane op­pure prendere tempo. Se si arriverà a una soluzione condivisa la tavola per l'incontro tra i due po­trà essere apparecchiata.

Fini quello che chiede è noto. L'ex leader di An vuole avere vo­ce nel partito e quindi sulle scel­te politiche, che si tratti di posi­zioni rispetto a questo o quell'ar­gomento o'di poltrone. La ban­diera della legalità sventolata dal presidente della Camera non verrà ammainata. L'esplosione del caso P3 che ha portato alle di­missioni dal governo di Cosenti­no e al coinvolgimento di uno dei tre coordinatori del Pdl, De­nis Verdini (peraltro già alle pre­se con l'inchiesta sugli appalti), nonché del sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo, è una miccia che sta bruciando sem­pre più velocemente. Anche per­ché il pressing non è solo finia­no. Di dimissioni di Verdini ne parlano in molti dentro il Pdl e soprattutto tra gli ex Fi.

Il primo obiettivo del Cavalie­re ora è proprio quello di rimette­re ordine tra suoi fedelissimi: il duo Frattini-Gelmini, promotori della fondazione Liberamente e che assieme ad altri berlusconia­ni doc come Mara Carfagna o Ma­rio Valducci sponsorizzano il ra­dicale rinnovamento dell’attuale vertice del partito, ovvero l'az­zeramento del triunvirato; la squadra Alfano-Schifani-Cic­chitto-Quagliariello che invece propende per una soluzione mor­bida e soprattutto per non mina­re l'unità con gli ex colonnelli di An, a partire da Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri. «Con Fini si deve trattare ma non possiamo subire diktat, questo significa che non possiamo ferire chi ha ri­nunciato al proprio passato e si è comportato finora in modo lea­le, sarebbe la fine», dice un ex az­zurro schieratosi con l'ala meno propensa all'accordo con il presi­dente della Camera. «Noi non chiediamo poltrone –replica il fi­niano Giuseppe Valditara  - la le­galità è un valore per il Pdl che deve essere difeso e quindi chi ha usato la politica per fare affari o peggio».

 
Salvi gli scatti per gli insegnanti PDF Stampa E-mail
domenica 18 luglio 2010

Da “Il Sole 24 Ore” del 18.7.2010, pag. 6

 

Salvi gli scatti d'anzianità, per insegnanti e personale sco­lastico, che saranno "recupera­ti" utilizzando i risparmi previ­sti dai tagli agli organici inaugu­rati nel 2008. Niente da fare in­vece per gli aumenti in busta paga, legati al merito, dei do­centi universitari, che, per ora, restano "congelati". Se ne ripar­lerà, forse, con la finanziaria di autunno, ha rilanciato, battagliero, Giuseppe Valditara, senatore Pdl e relatore del ddl di riforma degli atenei, attual­mente fermo in Senato.

La manovra estiva da 49 mi­liardi, blindata dal Governo con la fiducia, che dovrà essere approvata dalla Camera entro fine luglio, ha confermato in parte le aperture fatte alla scuo­la qualche settimana fa dal mi­nistro Tremonti. Gli aumenti stipendiali per tutte le 255mila persone (stima Flc-Cgil) che sa­rebbero dovute scattare di fa­scia nei prossimi 3 anni ci saranno. Arriveranno però di anno in anno, attraverso un decreto firmato da Viale Trastevere ed Economia, che dovrà prima ve­rificare l'entità dei risparmi conseguiti. I primi incontri con i sindacati partiranno già dalla prossima settimana.

Per la senatrice Pd ed ex vi­ce ministro dell'Istruzione Ma­riangela Bastico «l'esecutivo compromette la sua politica sul merito, visto che quelle ri­sorse (il 30% delle economie realizzate fino al 2012, pari a circa 2,3 miliardi) servivano proprio per valorizzare il per­sonale scolastico». Del resto, il recupero, a livello economi­co, degli scatti, non salva nep­pure la carriera, che rimarrà "congelata" per tre anni. Vale a dire che il gradone stipendia­le successivo arriverà con tre anni di ritardo, con ripercus­sioni negative su pensione e buonuscita. A differenza, inve­ce, dell'Erario, che, secondo le stime del Tesoro, per effetto dello slittamento del passag­gio nella classe stipendiale suc­cessiva, guadagnerà circa 18,7 miliardi, fino al 2047.

 
Valditara: “Via dai partiti chi usa il voto organizzato della criminalità organizzata” PDF Stampa E-mail
venerdì 16 luglio 2010

Da “Il Giorno” del 16.7.2010, pag. 16

 

Alla luce di ciò che sta emergendo credo che l'onorevo­le Giancarlo Abelli debba fare un passo indietro, magari due». Non usa perifrasi il senatore del Pdl Giuseppe Valdita­ra valutando quel che risulta dall'inchiesta sulla 'ndrangheta a Milano e i suoi rapporti con la politica. «Se vi siano reati lo stabiliranno le indagini, e mi auguro che non vi siano stati. Ma ciò non toglie che l'attività politica sia incom­patibile con qualsiasi contiguità con la criminalità. Insom­ma, non è tollerabile che qualcuno venga eletto con il voto organizzato della criminalità organizzata». Valditara è coordinatore per la Lombardia di Generazione Italia, la corrente finiana del Pdl. Già nel novembre dell'anno scorso, con la parlamentare europea Cristiana Muscardini avevano chiesto al Pdl di «vigilare, perché è in atto una pesante infiltrazione delle mafie nell'economia lombarda in vista di Expo 2015».

 

Senatore, intende dire che il sistema lombardo è inqui­nato?

 

«Credo di no. Proprio per questo è urgente fare subito pulizia e metterlo al riparo dai casi isolati appena emergono».

 

Qualcuno vi accusa di giustizialismo...

 

«Giustizialismo significa condannare prima che i reati siano accertati. Io non dico affatto questo. Ma basta ciò che si legge sui giornali, se gli atti ufficiali lo confermeranno, per dire che chi è associato a certi personaggi non può ricoprire cariche in un partito, Pdl o Pd che sia. Questo vale per Abelli, ma anche per Denis Verdini e per Nicola Cosentino»

 

Nell’indagine sulla cosiddetta P3 sarebbe coinvolto anche Formigoni. Per lui vale lo stesso ragionamento?

 

«No, sono contesti molto diversi e non mi risulta che Formi­goni abbia mai avuto rapporti diretti con personaggi legati alla criminalità organizzata».

 

La questione morale sarà la vostra bandiera?

«E’ molto di più. Stiamo assistendo a tutti i livelli, e non solo in Lombardia, a un degrado che fa paura; come se dopo Tan­gentopoli l'opinione pubblica si fosse rassegnata al malaffare. Destra e sinistra devono reagire a questa deriva. Noi lo fare­mo lunedì alle 15,30 commemorando il giudice Borsellino al Tribunale di Milano»

 
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