venerdì 30 luglio 2010
 
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Rassegna stampa
"Revere. Presentata da Valditara (PdL) un'interrogazione al Ministro Alfano sulle carceri" PDF Stampa E-mail
mercoledì 10 febbraio 2010

Da “La Gazzetta di Mantova” del 10.2.2010, pag. 21

  

Il senatore Giuseppe Valditara (Pdl) ha presentato, su richiesta del sindaco di Revere Gloria Bonini e dell’assessore Piero Zanella, un’interrogazione al ministro della giustizia Alfano riguardo alle carceri. Ecco il testo: «Premesso che lo scorso 13 gennaio 2010, per fronteggiare la cronica condizione di sovraffollamento delle carceri italiane, il Ministro della Giustizia ha dichiarato lo stato di emergenza fino al 31 dicembre 2010 ed ha presentato un documento nel quale descrive le linee-guida del Nuovo piano carceri in detto piano, tra l’altro, il Ministro ha incluso un piano di edilizia carceraria che aumenterà la capienza delle carceri fino a 80 mila unità; considerato che in Italia vi sarebbero alcune strutture penitenziarie ancora inutilizzate e/o incomplete; in particolare a Revere (Mantova) vi sarebbe una struttura che potrebbe ospitare 70 detenuti; i lavori per detta struttura, iniziati negli anni 80, non sarebbero ancora stati portati a termine; chiede al Ministro di sapere se, nel nuovo piano carceri sia previsto il recupero e la messa in opera del carcere di Revere o, in caso negativo, se intenda intervenire al fine di consentire l’ultimazione dei lavori».

 
Arrivano i circoli del Pdl PDF Stampa E-mail
lunedì 08 febbraio 2010

Da “La Prealpina” dell’8.2.2010

 

Anche nell'altomilanese ci si sta organizzando per allestire ai più presto i circoli che fanno capo all'associazione “Riforme e libertà”, con in prima fila l’im­pegno del senatore milanese del Popolo della libertà, Giusep­pe Valditara, studioso di diritto romano e relatore della riforma universitaria, dell'ex onorevole legnanese Mario Masiero, Cristiana Muscardini e altre perso­nalità del centrodestra. “I1 no­stro obiettivo - spiega Valditara - è quello dì essere all'interno dello schieramento di centrodestra da stimolo per la politica nazionale e locale, favorendo la rivoluzione liberale che ispirò il Polo delle Libertà nel 1994, con la riduzione della spesa pubblica, l’abbatimento delle tasse e la semplificazione amministrativa e parimenti la rivoluzione della legalità perché noi crediamo in una grande allean­za per la Repubblica, sul modello della destra repubblicana alla francese, dove il rispetto del­la legge deve sempre prevalere sugli interessi specifici dei singoli”. In questo contesto si vuole prestare grande interes­se al territorio locale: “Al di là deve retoriche vogliamo andare al cuore dei problemi concre­ti con un’attenzione alle infrastrutture e allo sviluppo delle realtà dell'altomilanese, da trop­po tempo in crisi, su cui si deve tornare ad investire con una progettualità complessiva, favorendo il credito alle piccole e medie imprese, liberando l'eco­nomia da lacci e lacciuoli buro­cratici. Questo territorio è strategico non solo per la nostra regione ma per il sistema Paese intero”.

 
“Salva-precari” estesa anche al prossimo anno PDF Stampa E-mail
venerdì 05 febbraio 2010

Da “Il Sole 24 Ore” del 5.2.2010, pag. 17

 

La proroga della «salva-precari» era nell'aria. Un po' perché Cisl e Uil la chiedevano da mesi,un po' perché al Senato era stato approvato nel novem­bre scorso un ordine del giorno in tal senso presentato dal "fi­nìano" Giuseppe Valditara. Fat­to sta che il «contratto di dispo­nibilità» - introdotto in autun­no con il decreto legge 134 per ammortizzare i tagli della ma­novra triennale del 2008 - sta per essere esteso all'anno scola­stico 2010/2°11. A prevederlo è un emendamento dell'esecuti­vo al decreto milleproroghe.

 

«Le disposizioni contenute nell'articolo 1, commi 2, 3 e 4 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 134, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2009, n. 167, pubbli­cata nella Gazzetta Ufficiale n. 274 del 24 novembre 2009, re­stano valide con riferimento all'anno scolastico 2010-2011»: questa la scarna formula della proposta di modifica su cui la commissione Affari costituzio­nali del Senato si pronuncerà a partire da lunedì.

 

In pratica, il governo punta a replicare anche l'anno prossi­mo il "modulo a tre punte" adot­tato per tamponare l'emorragia di cattedre subita da insegnanti e assistenti tecnico-ammini­strativi: precedenza assoluta nelle chiamate dei presidi per chi l'anno precedente ha ottenu­to sei mesi (prima della conver­sione in legge del Dl 134 erano 12, ndr) e stavolta è rimasto a spasso; indennità di disoccupa­zione in via automatica per i pe­riodi di non lavoro, partecipa­zione ai progetti formativi regionali messi in campo nel frat­tempo dalle regioni.

Per dare un'idea delle di­mensioni della platea interes­sata alla proroga bastano i dati sui beneficiari della «salva-precari» diffusi recentemen­te dalla Uil scuola: 16.543 do­centi e 4.529 Ata.

 
“Troppe ore in classe, giusto cambiare” PDF Stampa E-mail
venerdì 05 febbraio 2010

Intervista a Valditara

 

Da “La Discussione” del 5.2.2010, pag. 2

 

«Bene le "nuove" superiori, ma la vera riforma della scuola sarà quella che ri­guarderà il reclutamento e la formazione degli insegnanti. Questo legato anche ad una valu­tazione delle scuole che non sia semplicemen­te statistica». Giuseppe Valditara, senatore Pdl e membro della commissione Istruzione al Se­nato, non ha dubbi sulla validità della riforma Gelmini.

 

Onorevole, il centrosinistra continua però a contestare il numero delle ore in meno di lezione.

 

“Quello che conta è la qualità della didattica e non la quantità. E questo lo insegnano con grande evidenza tutte le statistiche internazio­nali. L’Italia è il paese che ha il maggior nume­ro di ore di lezione e tuttavia il rendimento dei ragazzi non è ai primi posti delle classifi­che internazionali. Nazioni come la Finlandia, che ha le migliori al mondo, per esem­pio, hanno meno ore di lezione che in Italia. Quindi, da questo punto di vista credo che non debba aver timore il governo a dire dirot­tiamo le risorse dalla quantità alla qualità”.

 

Gelmini è sembrata particolarmente entusiasta del provvedimento. Ma cosa ha di così «epocale» questa riforma?

 

“Più che epocale la definirei coraggiosa. Ritengo, infatti, che aver eliminato le sperimentazioni, che ormai duravano da una eternità, aver ridotto gli indirizzi da quella marea che erano in un numero più limitato e aver anche razionalizzato il monte ore, sia una cosa molto positiva. In Italia si studia per troppo tempo, ma la qualità della formazione è mediamente modesta. Le faccio un esempio. In Inghilterra le superiori sono funzionali al percorso universitario e al penultimo anno si studiano solo quattro materie. Così i ragazzi riescono ad avere in genere performance mol­to alte. Da questo punto di vista qualche rifles­sione va fatta”.

 

Mi sta forse dicendo che in Italia si stu­dia troppo?

 

“Diciamo che si studia secondo un percorso scolastico che non è, al passo con i tempi e non è più adeguato. In questo senso io ho chiesto e ottenuto che ci fosse un maggior accordo con il sistema universitario che è indispensabi­le. Così come ho anche chiesto che venga salvaguardata la storia e la geografia nel primo anno del biennio delle su­periori.

 

Purtroppo la scuola ad ogni cambio di gover­no viene "rinfrescata". Pensa che anche que­sta riforma sia destina­ta a subire modifiche al prossimo giro di boa?

 

“No, perché va in una direzione che tutti i centri studi più autorevoli (molto ascoltati an­che dalla sinistra) indicavano. E, anche se i mi­glioramenti sono sempre possibili, credo che su un punto non si potrà più tornare indietro. Gelmini ha, infatti, avuto il coraggio di dire una cosa che per demagogia tutti avevano il ti­more di affermare, ossia che il numero delle ore nella scuola italiana è al di sopra della me­dia Ocse. Da qui anche la decisione di destina­re il 30% dei risparmi realizzati all'aumento degli stipendi degli insegnanti meritevoli”.

 
Così fund raising PDF Stampa E-mail
giovedì 04 febbraio 2010

Da “Il Foglio” del 4.2.2010, pag. 4

 

di Giuseppe Valditara  

 

Già nel III secolo a.C. era represso a Roma il reato di ambitus, che coincideva con il voto di scambio. Si intendeva garantire la effettività della sovranità popolare e della democrazia, salvaguardando la libera formazione della scelta degli elettori contro pressioni di vario genere volte a comprare o condizionare il voto. Si arrivava a ricomprendere nell'ambitus persino l'organizzazione di banchetti destinati ad offrire pasti gratuiti agli elettori.

 

La logica conseguenza di questa disposizione fu la introduzione del voto segreto con cui si voleva proteggere la libertà di espressione della volontà popolare.

 

Il reato di voto di scambio venne introdotto anche nel nostro ordinamento per contrastare fenomeni di compravendita elettorale, particolarmente diffusi, in origine, soprattutto in certe aree del paese. Nella Napoli degli anni Cinquanta si arrivava a regalare la scarpa destra prima del voto e quella sinistra ad elezione avvenuta.

 

In vista delle prossime elezioni regionali qualche considerazione al riguardo merita di essere fatta. Si dice che vi siano numerosi candidati pronti a spendere un milione di euro per la propria campagna elettorale. Non sfugge a qualsiasi persona di buon senso che si tratta di una prospettiva inquietante.

 

Un consigliere regionale guadagna in media 100.000 euro netti all'anno circa, chi non abbia patrimoni personali alle spalle idonei a coprire un simile investimento come pensa di poter ripagare cifre così ingenti? Quando la dichiarazione dei redditi non giustifichi, almeno in parte, spese elettorali così consistenti, vi è da chiedersi da chi e per quali scopi il candidato abbia ricevuto questi finanziamenti. L'art. 5 della legge 43 del 1995 prevede l'obbligo di indicare i finanziatori e dei limiti di spesa. A nessuno sfugge che una campagna elettorale abbia ormai costi rilevanti, e probabilmente i limiti previsti sono troppo bassi. Queste prescrizioni sono state tuttavia costantemente disattese, sarebbe ora di farle rispettare prevedendo la decadenza dalla carica per chi non abbia ottemperato agli obblighi di legge.

In attesa che ciò avvenga è auspicabile che i cittadini votino chi presenta proposte concrete e convincenti e ha maturato nella sua vita una qualche competenza, stando lontani da chi spende "un milione di euro", magari promettendo "onestà e trasparenza".

 
AGENZIE PDF Stampa E-mail
mercoledì 03 febbraio 2010

UNIVERSITA': VALDITARA (PDL), DOMANI AL VIA DISCUSSIONE IN COMMISSIONE
 
Roma, 3 feb. (Adnkronos) - "Si sono concluse oggi le audizioni sul ddl Universita'. Domani, secondo l'iter programmato, si aprira' la discussione generale sul provvedimento in commissione Istruzione al Senato". Lo afferma il relatore del ddl di riforma del sistema universitario, Giuseppe Valditara.
 

UNIVERSITA': DOMANI AL VIA DISCUSSIONE DDL IN COMMISSIONE
 
(ANSA) - ROMA, 3 FEB - Domani parte in commissione Istruzione al Senato la discussione sul ddl di riforma dell'universita'. Lo rende noto il relatore del provvedimento, Giuseppe Valditara. Si sono, infatti, concluse oggi le audizioni sul ddl di riforma del sistema universitario.

 
Brunetta: «Senza risparmi, stop a nuove assunzioni» PDF Stampa E-mail
mercoledì 03 febbraio 2010

Da “Il Sole 24 Ore.com” del 3.2.2010

 

«Noi concentriamo la flessibilità sui figli, l'articolo 18 garantisce i padri che sono ipergarantiti». Lo ha detto il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, a proposito delle polemiche sui cosiddetti bamboccioni durante la registrazione della trasmissione Porta a Porta che verrà trasmessa in serata.

Tutto questo nel giorno in cui da Palazzo Vidoni è arrivata una circolare, la n. 6/2009, , pubblicata, martedì 2 febbraio, sulla Gazzetta Ufficiale, che sancisce lo stop alle assunzioni di nuovo personale, fino a quando non siano ottenuti i risparmi di spesa previsti. Che ammontano a 415 milioni di euro, a decorrere dal 2009. La circolare fa chiarezza su modi e tempi di applicazione dello stop al turn over, in vigore, dal 1° luglio scorso, per enti e amministrazioni pubbliche soggette a riordino, trasformazione, soppressione, ai sensi della Finanziaria 2008. Il blocco, ricorda la nota, vale, anche, per le assunzioni già autorizzate (Dpcm o Dpr) e riguarda tutte le tipologie di contratto, dal tempo determinato, al rapporto fisso.

Il giro di vite non risparmia, nemmeno, i ministeri vigilanti, inclusa la presidenza del Consiglio dei ministri. Anzi, secondo il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, intervenuto oggi al Question time alla Camera, sarebbe proprio una loro «discutibile, ma purtroppo, insindacabile resistenza al cambiamento», la causa principale che non ha consentito il raggiungimento dei risultati sperati in termini di riduzione del numero di tali enti. Nonostante ciò, ha proseguito il ministro, si è riuscito, comunque, «a procedere alla loro razionalizzazione attraverso 35 regolamenti di riordino, che ha comportato l'eliminazione di 480 componenti di organi collegiali, una razionalizzazione degli organi stessi, e una contrazione della spesa strutturale delle amministrazioni vigilanti con un risparmio complessivo e certo per il 2009, pari ai previsti 415 milioni».

Dati, però, sottolinea la nota di Palazzo Vidoni, che dovranno, ora, essere certificati da via XX Settembre, altrimenti niente sblocco del turn over. Ma sono previste delle eccezioni. Come, per esempio, per le categorie protette, o per particolari settori, tipo forze armate, magistrati, personale diplomatico, agenti doganali, università, Agenzia italiana del farmaco. E fuori dal blocco, un po' a sorpresa, pure, il comparto Scuola, già, comunque, alle prese, con la maxi cura dimagrante prevista dalla manovra estiva 2008, che ha imposto a viale Trastevere una sforbiciata di circa il 7% della spesa, pari a circa 7,3 miliardi, che arriverà dall'eliminazione di ben 135mila posti, di cui quasi 90mila cattedre, a danno soprattutto dei precari.

Anche se, per loro si era accesa una piccola speranza, grazie alla riproposizione, da parte del senatore Giuseppe Valditara (Pdl), stavolta come emendamento al milleproroghe (attualmente all'esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato), della disposizione che avrebbe consentito, attraverso una sorta di scivolo biennale, il pensionamento anticipato di circa 20mila insegnanti e personale Ata di ruolo, a tutto vantaggio del personale supplente. L'emendamento, però, come annunciato al Sole24Ore.com, dallo stesso proponente, non ha superato, ieri sera, il vaglio di ammissibilità della commissione per «non omogeneità alla materia del decreto». Tutto rimandato, quindi, al «prossimo provvedimento utile», che dovrà, comunque, essere approvato entro aprile, per non complicare l'inizio delle attività di programmazione degli organici per l'anno scolastico 2010-2011.

Per quanto riguarda, invece, lo "sblocco" del turn over per amministrazioni ed enti vigilati, la Funzione Pubblica ricorda che oltre ai risparmi previsti, dovranno seguire, anche, «i conseguenti adempimenti sul piano organizzativo». La circolare ricorda come le comunicazioni sulle economie conseguite dovevano arrivare entro il 30 novembre scorso, mentre era fissato al 31 ottobre il termine di adozione dei provvedimenti di riordino. Arriva, quindi, un sollecito «a sbrigarsi» per le amministrazione ritardatarie, con un avvertimento molto chiaro per gli enti che non hanno adempiuto alla riduzione degli assetti organizzativi: «non potranno comunque assumere personale neppure dopo il riordino e il raggiungimento degli obiettivi di risparmio».

 
Il milleproroghe torna all’origine PDF Stampa E-mail
mercoledì 03 febbraio 2010

Da “Italia Oggi” del 3.2.2010, pag. 24

  

Falcidiati gli emendamenti al milleproroghe. Non ci sarà nessuna riapertura del condono edilizio, né alcuna estensione del piano casa. Le proposte di modifica (la prima a firma dei senatori Carlo Sarro e Vincenzo Nespoli del Pdl, la seconda a firma del relatore Lucio Malan) sono state dichiarate inammissibili in commissione af­fari costituzionali del senato che in totale ha cassato oltre 300 dei 650 emendamenti presentati. Come annunciato dal presiden te della commissione, Carlo Vizzini,  sono stati espunti tutti gli emendamenti non omogenei alla materia e privi dei requisiti di ne­cessità e urgenza (…).

 

In questo modo dovrebbe essere scongiurato il rischio che il tradizionale decreto di fine anno in materia di proroga di termini (dl. n. 194/2009) venga snatura­to e trasformato in un decreto omnibus. È finito nel cestino anche l'emendamento a firma di Giuseppe Valditara (Pdl) che puntava ad anticipare di due anni la pensione dei docenti e del personale amministrativo, tecni­co ed ausiliario della scuola. La novità, se fosse andata in porto, avrebbe interessato circa 20 mila insegnanti attorno ai sessant'an­ni di anzianità e vicina ai 35-36 anni di contributi (…).

 
Scuola, avanti con la riforma. A settembre partono le prime superiori PDF Stampa E-mail
giovedì 28 gennaio 2010

Da “Il Messaggero” del 28.1.2010, pag. 10

 

 

“La riforma si appli­chi solo a partire dalle prime classi e non dal biennio”, si dovrà andare a regime con gradualità, questa l'unica vera condizione posta dal Senato che ieri ha dato parere favore­vole al riordino dei licei, solo l'opposi­zione ha vota­to contro. E la possibile ridu­zione della storia e della geografia? “Queste ma­terie non sono in perico­lo, il quadro orario non è stato tocca­to”, dicono i senatori della maggioranza che con il sì di ieri hanno definitivamente licenziato la riforma. Riforma che, per volere del gover­no, ha utilizzato la "scorciatoia" del regolamento ministeria­le evitando il disegno di legge.

 

I tre testi (inviati dal mini­stro Gelmini alle Camere) han­no perciò ricevuto solo il voto della Commissione istruzione e non dell'aula. Sicché dopo l’ok della Camera, quello di ieri è stato l'ultimo “passag­gio” parlamentare. Ora la pal­la torna in Consiglio dei mini­stri, per un'ultima veloce ratifi­ca, dal momento che entro il 26 marzo scadono i termini, per le iscrizioni e le fave devono sapere che cosa sceglie­re per i loro figli. Comunque, perché la riforma diventi legge dello Stato Palazzo Chigi tra un mese emanerà un decreto (...).

 

«Nessuna riduzione per le discipline umanistiche al clas­sico - afferma il senatore Giuseppe Valditara - Sarà fonda­mentale anche l'alternanza scuola-lavoro e, per quello che mi riguarda, il raccordo tra scuola e università, riprenden­do il meglio della riforma Moratti. Ho suggerito che per chi proviene dall’Istruzione pro­fessionale ci sia un corso inte­grativo prima dell'esame di maturità e quindi dell'iscrizio­ne all'università» (…).

 
Riordino dei licei, mercoledì il parere del Senato PDF Stampa E-mail
sabato 23 gennaio 2010

Da “La Discussione” del 23.1.2010, pag. 5

 

 

 

Dallo stop alle sperimentazioni alla riduzione delle ore di lezione fino all'istituzione di di­partimenti e comitati scientifici aperti ad esperti del mondo del la­voro per monitorare la riforma. I tre regolamenti per il riordino del­le scuole superiori targati Gelmini, dopo il via il libera in commissione Cultura della Camera, sono in que­ste ore all'esame dell'altro ramo del Parlamento. Il parere della commis­sione Istruzione di Palazzo Mada­ma «dovrebbe arrivare già mercole­dì», come annuncia alla Discussio­ne Giuseppe Valditara. Il senatore del Pdl mette in evidenza quelli che sono gli aspetti positivi di tali rego­lamenti, ma anche quelli che, a suo avviso, «andrebbero rivisti». «Il punto centrale - ha spiegato - è, senza dubbio, la riduzione del qua­dro orario». Meno ore di lezione che l'esponente del Popolo della li­bertà condivide in pieno. «Il moti­vo è molto semplice: il sistema ita­liano è quello che in Europa ha più ore di lezione, ma con un rendi­mento modesto».

Il senatore milanese, però, non è d'accordo con chi in maniera sem­plicistica parla di una riforma mo­dulata su esigenze di cassa e non formative: «È fuori discussione che ci sia un'esigenza di risparmiare, ma, in questo caso, non c'è nessun taglio all'istruzione. Si tratta solo di orientare le risorse sulla qualità piuttosto che sulla quantità. Non a caso in quasi tutti i Paesi Ocse le ore di lezione sono in numero mi­nore rispetto al sistema italiano ed i risultati migliori». Puntare al­la qualità, tuttavia, significa anche «riformare il reclutamento degli in­segnanti e il loro reddito. Solo con una riforma della valutazione, in­fatti, il sistema sarà veramente com­pleto». Nella sua relazione al Sena­to, l'esponente del centrodestra ha messo in chiaro anche quelli che  considera dei limiti da superare. In­nanzitutto «bisognerebbe regiona­lizzare, lì dove è possibile, l'istru­zione professionale: pieno consen­so alla semplificazione degli indi­rizzi, pieno consenso allo stop del­le sperimentazioni, ma attenzione a non statalizzare la formazione professionale». In Lombardia ad esempio «c'è una formazione pro­fessionale di alto livello - ha spiega­to - e questa dovrebbe essere gesti­ta dalla Regione». In pratica, si tratta di riprendere «il doppio canale della Moratti». Ma Valditara cita la riforma dell'ex ministro dell'Istru­zione (durante il precedente gover­no Berlusconi, ndr) anche sollevan­do un'altra questione: «Non ci può essere un passaggio diretto dalle scuole tecniche alle università. Oc­correrebbe far decollare un sistema tecnico-professionale superiore, sul modello tedesco, che non è un'uni­versità, ma una specializzazione». Su questi due aspetti, in particola­re, il parlamentare ripone le sue speranze, auspicando «che siano accolti mercoledì nel parere della Commissione». Nel corso della sua analisi non si dimentica delle materie umanistiche: «Dobbiamo fare attenzione a non marginaliz­zarle. Non si può snaturare la fun­zione propria di un liceo che è quella di incoraggiare le sensibili­tà e aprire le menti. Non certo fa­vorire competenze tecniche». La novità dei "comitati scientifici" e dei "dipartimenti", infine, piace al senatore: «Far entrare il mondo dell'impresa nei consigli di gestio­ne è positivo perché agevolerà il confronto tra il mondo scolastico e quello lavorativo. Tutto sta a comprendere - ha concluso - che la scuola non è autoreferenziale. Non è in funzione dei docenti, ma degli studenti che, dopo gli studi, si interfacceranno con il la­voro».

 
“Nessun tetto a scuola per i nati in Italia” PDF Stampa E-mail
lunedì 11 gennaio 2010

Da “Il Corriere della Sera” dell’11.1.2010, pag. 8

  

Per gli studenti stranieri nati in Italia non vale il tetto del 30 per cento. Chi è venuto al mondo nel nostro Paese ed ha appreso nelle nostre scuole a leggere, scrivere e far di conto è, sotto il profilo di­dattico, uguale ai figli dei citta­dini italiani. Per il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini intervenuto a «Mezz'ora su Rai3», nella percentuale che ha sollevato tante polemiche non vi è un intento ideologico ma solo buon senso. La precisa­zione ha piacevolmente sorpre­so l'opposizione (…).

 

«Nei fatti è la conferma che quello che dice Fini (possibilità per i nati in Ita­lia di ottenere la cittadinanza dopo le elementari, ndr) è una cosa giusta - dichiara Giusep­pe Valditara, senatore vicino al presidente della Camera -. E' una presa di distanza da qualsi­asi posizione razzista, una mi­sura che solo una persona pri­va di buon senso non appogge­rebbe» (…).

 
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