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| Rassegna stampa
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"Revere. Presentata da Valditara (PdL) un'interrogazione al Ministro Alfano sulle carceri" |
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mercoledì 10 febbraio 2010 |
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Da “La Gazzetta di Mantova” del 10.2.2010, pag. 21 Il senatore Giuseppe Valditara (Pdl) ha presentato, su richiesta del sindaco di Revere Gloria Bonini e dell’assessore Piero Zanella, un’interrogazione al ministro della giustizia Alfano riguardo alle carceri. Ecco il testo: «Premesso che lo scorso 13 gennaio 2010, per fronteggiare la cronica condizione di sovraffollamento delle carceri italiane, il Ministro della Giustizia ha dichiarato lo stato di emergenza fino al 31 dicembre 2010 ed ha presentato un documento nel quale descrive le linee-guida del Nuovo piano carceri in detto piano, tra l’altro, il Ministro ha incluso un piano di edilizia carceraria che aumenterà la capienza delle carceri fino a 80 mila unità; considerato che in Italia vi sarebbero alcune strutture penitenziarie ancora inutilizzate e/o incomplete; in particolare a Revere (Mantova) vi sarebbe una struttura che potrebbe ospitare 70 detenuti; i lavori per detta struttura, iniziati negli anni 80, non sarebbero ancora stati portati a termine; chiede al Ministro di sapere se, nel nuovo piano carceri sia previsto il recupero e la messa in opera del carcere di Revere o, in caso negativo, se intenda intervenire al fine di consentire l’ultimazione dei lavori». |
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Arrivano i circoli del Pdl |
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lunedì 08 febbraio 2010 |
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Da “La Prealpina” dell’8.2.2010 Anche nell'altomilanese ci si sta organizzando per allestire ai più presto i circoli che fanno capo all'associazione “Riforme e libertà”, con in prima fila l’impegno del senatore milanese del Popolo della libertà, Giuseppe Valditara, studioso di diritto romano e relatore della riforma universitaria, dell'ex onorevole legnanese Mario Masiero, Cristiana Muscardini e altre personalità del centrodestra. “I1 nostro obiettivo - spiega Valditara - è quello dì essere all'interno dello schieramento di centrodestra da stimolo per la politica nazionale e locale, favorendo la rivoluzione liberale che ispirò il Polo delle Libertà nel 1994, con la riduzione della spesa pubblica, l’abbatimento delle tasse e la semplificazione amministrativa e parimenti la rivoluzione della legalità perché noi crediamo in una grande alleanza per la Repubblica, sul modello della destra repubblicana alla francese, dove il rispetto della legge deve sempre prevalere sugli interessi specifici dei singoli”. In questo contesto si vuole prestare grande interesse al territorio locale: “Al di là deve retoriche vogliamo andare al cuore dei problemi concreti con un’attenzione alle infrastrutture e allo sviluppo delle realtà dell'altomilanese, da troppo tempo in crisi, su cui si deve tornare ad investire con una progettualità complessiva, favorendo il credito alle piccole e medie imprese, liberando l'economia da lacci e lacciuoli burocratici. Questo territorio è strategico non solo per la nostra regione ma per il sistema Paese intero”. |
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“Salva-precari” estesa anche al prossimo anno |
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venerdì 05 febbraio 2010 |
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Da “Il Sole 24 Ore” del 5.2.2010, pag. 17 La proroga della «salva-precari» era nell'aria. Un po' perché Cisl e Uil la chiedevano da mesi,un po' perché al Senato era stato approvato nel novembre scorso un ordine del giorno in tal senso presentato dal "finìano" Giuseppe Valditara. Fatto sta che il «contratto di disponibilità» - introdotto in autunno con il decreto legge 134 per ammortizzare i tagli della manovra triennale del 2008 - sta per essere esteso all'anno scolastico 2010/2°11. A prevederlo è un emendamento dell'esecutivo al decreto milleproroghe. «Le disposizioni contenute nell'articolo 1, commi 2, 3 e 4 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 134, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2009, n. 167, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 274 del 24 novembre 2009, restano valide con riferimento all'anno scolastico 2010-2011»: questa la scarna formula della proposta di modifica su cui la commissione Affari costituzionali del Senato si pronuncerà a partire da lunedì. In pratica, il governo punta a replicare anche l'anno prossimo il "modulo a tre punte" adottato per tamponare l'emorragia di cattedre subita da insegnanti e assistenti tecnico-amministrativi: precedenza assoluta nelle chiamate dei presidi per chi l'anno precedente ha ottenuto sei mesi (prima della conversione in legge del Dl 134 erano 12, ndr) e stavolta è rimasto a spasso; indennità di disoccupazione in via automatica per i periodi di non lavoro, partecipazione ai progetti formativi regionali messi in campo nel frattempo dalle regioni. Per dare un'idea delle dimensioni della platea interessata alla proroga bastano i dati sui beneficiari della «salva-precari» diffusi recentemente dalla Uil scuola: 16.543 docenti e 4.529 Ata. |
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“Troppe ore in classe, giusto cambiare” |
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venerdì 05 febbraio 2010 |
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Intervista a Valditara Da “La Discussione” del 5.2.2010, pag. 2 «Bene le "nuove" superiori, ma la vera riforma della scuola sarà quella che riguarderà il reclutamento e la formazione degli insegnanti. Questo legato anche ad una valutazione delle scuole che non sia semplicemente statistica». Giuseppe Valditara, senatore Pdl e membro della commissione Istruzione al Senato, non ha dubbi sulla validità della riforma Gelmini. Onorevole, il centrosinistra continua però a contestare il numero delle ore in meno di lezione. “Quello che conta è la qualità della didattica e non la quantità. E questo lo insegnano con grande evidenza tutte le statistiche internazionali. L’Italia è il paese che ha il maggior numero di ore di lezione e tuttavia il rendimento dei ragazzi non è ai primi posti delle classifiche internazionali. Nazioni come la Finlandia, che ha le migliori al mondo, per esempio, hanno meno ore di lezione che in Italia. Quindi, da questo punto di vista credo che non debba aver timore il governo a dire dirottiamo le risorse dalla quantità alla qualità”. Gelmini è sembrata particolarmente entusiasta del provvedimento. Ma cosa ha di così «epocale» questa riforma? “Più che epocale la definirei coraggiosa. Ritengo, infatti, che aver eliminato le sperimentazioni, che ormai duravano da una eternità, aver ridotto gli indirizzi da quella marea che erano in un numero più limitato e aver anche razionalizzato il monte ore, sia una cosa molto positiva. In Italia si studia per troppo tempo, ma la qualità della formazione è mediamente modesta. Le faccio un esempio. In Inghilterra le superiori sono funzionali al percorso universitario e al penultimo anno si studiano solo quattro materie. Così i ragazzi riescono ad avere in genere performance molto alte. Da questo punto di vista qualche riflessione va fatta”. Mi sta forse dicendo che in Italia si studia troppo? “Diciamo che si studia secondo un percorso scolastico che non è, al passo con i tempi e non è più adeguato. In questo senso io ho chiesto e ottenuto che ci fosse un maggior accordo con il sistema universitario che è indispensabile. Così come ho anche chiesto che venga salvaguardata la storia e la geografia nel primo anno del biennio delle superiori. Purtroppo la scuola ad ogni cambio di governo viene "rinfrescata". Pensa che anche questa riforma sia destinata a subire modifiche al prossimo giro di boa? “No, perché va in una direzione che tutti i centri studi più autorevoli (molto ascoltati anche dalla sinistra) indicavano. E, anche se i miglioramenti sono sempre possibili, credo che su un punto non si potrà più tornare indietro. Gelmini ha, infatti, avuto il coraggio di dire una cosa che per demagogia tutti avevano il timore di affermare, ossia che il numero delle ore nella scuola italiana è al di sopra della media Ocse. Da qui anche la decisione di destinare il 30% dei risparmi realizzati all'aumento degli stipendi degli insegnanti meritevoli”. |
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giovedì 04 febbraio 2010 |
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Da “Il Foglio” del 4.2.2010, pag. 4 di Giuseppe Valditara Già nel III secolo a.C. era represso a Roma il reato di ambitus, che coincideva con il voto di scambio. Si intendeva garantire la effettività della sovranità popolare e della democrazia, salvaguardando la libera formazione della scelta degli elettori contro pressioni di vario genere volte a comprare o condizionare il voto. Si arrivava a ricomprendere nell'ambitus persino l'organizzazione di banchetti destinati ad offrire pasti gratuiti agli elettori. La logica conseguenza di questa disposizione fu la introduzione del voto segreto con cui si voleva proteggere la libertà di espressione della volontà popolare. Il reato di voto di scambio venne introdotto anche nel nostro ordinamento per contrastare fenomeni di compravendita elettorale, particolarmente diffusi, in origine, soprattutto in certe aree del paese. Nella Napoli degli anni Cinquanta si arrivava a regalare la scarpa destra prima del voto e quella sinistra ad elezione avvenuta. In vista delle prossime elezioni regionali qualche considerazione al riguardo merita di essere fatta. Si dice che vi siano numerosi candidati pronti a spendere un milione di euro per la propria campagna elettorale. Non sfugge a qualsiasi persona di buon senso che si tratta di una prospettiva inquietante. Un consigliere regionale guadagna in media 100.000 euro netti all'anno circa, chi non abbia patrimoni personali alle spalle idonei a coprire un simile investimento come pensa di poter ripagare cifre così ingenti? Quando la dichiarazione dei redditi non giustifichi, almeno in parte, spese elettorali così consistenti, vi è da chiedersi da chi e per quali scopi il candidato abbia ricevuto questi finanziamenti. L'art. 5 della legge 43 del 1995 prevede l'obbligo di indicare i finanziatori e dei limiti di spesa. A nessuno sfugge che una campagna elettorale abbia ormai costi rilevanti, e probabilmente i limiti previsti sono troppo bassi. Queste prescrizioni sono state tuttavia costantemente disattese, sarebbe ora di farle rispettare prevedendo la decadenza dalla carica per chi non abbia ottemperato agli obblighi di legge. In attesa che ciò avvenga è auspicabile che i cittadini votino chi presenta proposte concrete e convincenti e ha maturato nella sua vita una qualche competenza, stando lontani da chi spende "un milione di euro", magari promettendo "onestà e trasparenza". |
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mercoledì 03 febbraio 2010 |
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UNIVERSITA': VALDITARA (PDL), DOMANI AL VIA DISCUSSIONE IN COMMISSIONE Roma, 3 feb. (Adnkronos) - "Si sono concluse oggi le audizioni sul ddl Universita'. Domani, secondo l'iter programmato, si aprira' la discussione generale sul provvedimento in commissione Istruzione al Senato". Lo afferma il relatore del ddl di riforma del sistema universitario, Giuseppe Valditara.
UNIVERSITA': DOMANI AL VIA DISCUSSIONE DDL IN COMMISSIONE (ANSA) - ROMA, 3 FEB - Domani parte in commissione Istruzione al Senato la discussione sul ddl di riforma dell'universita'. Lo rende noto il relatore del provvedimento, Giuseppe Valditara. Si sono, infatti, concluse oggi le audizioni sul ddl di riforma del sistema universitario. |
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Brunetta: «Senza risparmi, stop a nuove assunzioni» |
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mercoledì 03 febbraio 2010 |
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Da “Il Sole 24 Ore.com” del 3.2.2010 «Noi concentriamo la flessibilità sui figli, l'articolo 18 garantisce i padri che sono ipergarantiti». Lo ha detto il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, a proposito delle polemiche sui cosiddetti bamboccioni durante la registrazione della trasmissione Porta a Porta che verrà trasmessa in serata.
Tutto questo nel giorno in cui da Palazzo Vidoni è arrivata una circolare, la n. 6/2009, , pubblicata, martedì 2 febbraio, sulla Gazzetta Ufficiale, che sancisce lo stop alle assunzioni di nuovo personale, fino a quando non siano ottenuti i risparmi di spesa previsti. Che ammontano a 415 milioni di euro, a decorrere dal 2009. La circolare fa chiarezza su modi e tempi di applicazione dello stop al turn over, in vigore, dal 1° luglio scorso, per enti e amministrazioni pubbliche soggette a riordino, trasformazione, soppressione, ai sensi della Finanziaria 2008. Il blocco, ricorda la nota, vale, anche, per le assunzioni già autorizzate (Dpcm o Dpr) e riguarda tutte le tipologie di contratto, dal tempo determinato, al rapporto fisso.
Il giro di vite non risparmia, nemmeno, i ministeri vigilanti, inclusa la presidenza del Consiglio dei ministri. Anzi, secondo il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, intervenuto oggi al Question time alla Camera, sarebbe proprio una loro «discutibile, ma purtroppo, insindacabile resistenza al cambiamento», la causa principale che non ha consentito il raggiungimento dei risultati sperati in termini di riduzione del numero di tali enti. Nonostante ciò, ha proseguito il ministro, si è riuscito, comunque, «a procedere alla loro razionalizzazione attraverso 35 regolamenti di riordino, che ha comportato l'eliminazione di 480 componenti di organi collegiali, una razionalizzazione degli organi stessi, e una contrazione della spesa strutturale delle amministrazioni vigilanti con un risparmio complessivo e certo per il 2009, pari ai previsti 415 milioni».
Dati, però, sottolinea la nota di Palazzo Vidoni, che dovranno, ora, essere certificati da via XX Settembre, altrimenti niente sblocco del turn over. Ma sono previste delle eccezioni. Come, per esempio, per le categorie protette, o per particolari settori, tipo forze armate, magistrati, personale diplomatico, agenti doganali, università, Agenzia italiana del farmaco. E fuori dal blocco, un po' a sorpresa, pure, il comparto Scuola, già, comunque, alle prese, con la maxi cura dimagrante prevista dalla manovra estiva 2008, che ha imposto a viale Trastevere una sforbiciata di circa il 7% della spesa, pari a circa 7,3 miliardi, che arriverà dall'eliminazione di ben 135mila posti, di cui quasi 90mila cattedre, a danno soprattutto dei precari.
Anche se, per loro si era accesa una piccola speranza, grazie alla riproposizione, da parte del senatore Giuseppe Valditara (Pdl), stavolta come emendamento al milleproroghe (attualmente all'esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato), della disposizione che avrebbe consentito, attraverso una sorta di scivolo biennale, il pensionamento anticipato di circa 20mila insegnanti e personale Ata di ruolo, a tutto vantaggio del personale supplente. L'emendamento, però, come annunciato al Sole24Ore.com, dallo stesso proponente, non ha superato, ieri sera, il vaglio di ammissibilità della commissione per «non omogeneità alla materia del decreto». Tutto rimandato, quindi, al «prossimo provvedimento utile», che dovrà, comunque, essere approvato entro aprile, per non complicare l'inizio delle attività di programmazione degli organici per l'anno scolastico 2010-2011.
Per quanto riguarda, invece, lo "sblocco" del turn over per amministrazioni ed enti vigilati, la Funzione Pubblica ricorda che oltre ai risparmi previsti, dovranno seguire, anche, «i conseguenti adempimenti sul piano organizzativo». La circolare ricorda come le comunicazioni sulle economie conseguite dovevano arrivare entro il 30 novembre scorso, mentre era fissato al 31 ottobre il termine di adozione dei provvedimenti di riordino. Arriva, quindi, un sollecito «a sbrigarsi» per le amministrazione ritardatarie, con un avvertimento molto chiaro per gli enti che non hanno adempiuto alla riduzione degli assetti organizzativi: «non potranno comunque assumere personale neppure dopo il riordino e il raggiungimento degli obiettivi di risparmio». |
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Il milleproroghe torna all’origine |
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mercoledì 03 febbraio 2010 |
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Da “Italia Oggi” del 3.2.2010, pag. 24 Falcidiati gli emendamenti al milleproroghe. Non ci sarà nessuna riapertura del condono edilizio, né alcuna estensione del piano casa. Le proposte di modifica (la prima a firma dei senatori Carlo Sarro e Vincenzo Nespoli del Pdl, la seconda a firma del relatore Lucio Malan) sono state dichiarate inammissibili in commissione affari costituzionali del senato che in totale ha cassato oltre 300 dei 650 emendamenti presentati. Come annunciato dal presiden te della commissione, Carlo Vizzini, sono stati espunti tutti gli emendamenti non omogenei alla materia e privi dei requisiti di necessità e urgenza (…). In questo modo dovrebbe essere scongiurato il rischio che il tradizionale decreto di fine anno in materia di proroga di termini (dl. n. 194/2009) venga snaturato e trasformato in un decreto omnibus. È finito nel cestino anche l'emendamento a firma di Giuseppe Valditara (Pdl) che puntava ad anticipare di due anni la pensione dei docenti e del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario della scuola. La novità, se fosse andata in porto, avrebbe interessato circa 20 mila insegnanti attorno ai sessant'anni di anzianità e vicina ai 35-36 anni di contributi (…). |
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Scuola, avanti con la riforma. A settembre partono le prime superiori |
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giovedì 28 gennaio 2010 |
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Da “Il Messaggero” del 28.1.2010, pag. 10 “La riforma si applichi solo a partire dalle prime classi e non dal biennio”, si dovrà andare a regime con gradualità, questa l'unica vera condizione posta dal Senato che ieri ha dato parere favorevole al riordino dei licei, solo l'opposizione ha votato contro. E la possibile riduzione della storia e della geografia? “Queste materie non sono in pericolo, il quadro orario non è stato toccato”, dicono i senatori della maggioranza che con il sì di ieri hanno definitivamente licenziato la riforma. Riforma che, per volere del governo, ha utilizzato la "scorciatoia" del regolamento ministeriale evitando il disegno di legge. I tre testi (inviati dal ministro Gelmini alle Camere) hanno perciò ricevuto solo il voto della Commissione istruzione e non dell'aula. Sicché dopo l’ok della Camera, quello di ieri è stato l'ultimo “passaggio” parlamentare. Ora la palla torna in Consiglio dei ministri, per un'ultima veloce ratifica, dal momento che entro il 26 marzo scadono i termini, per le iscrizioni e le fave devono sapere che cosa scegliere per i loro figli. Comunque, perché la riforma diventi legge dello Stato Palazzo Chigi tra un mese emanerà un decreto (...). «Nessuna riduzione per le discipline umanistiche al classico - afferma il senatore Giuseppe Valditara - Sarà fondamentale anche l'alternanza scuola-lavoro e, per quello che mi riguarda, il raccordo tra scuola e università, riprendendo il meglio della riforma Moratti. Ho suggerito che per chi proviene dall’Istruzione professionale ci sia un corso integrativo prima dell'esame di maturità e quindi dell'iscrizione all'università» (…). |
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Riordino dei licei, mercoledì il parere del Senato |
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sabato 23 gennaio 2010 |
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Da “La Discussione” del 23.1.2010, pag. 5 Dallo stop alle sperimentazioni alla riduzione delle ore di lezione fino all'istituzione di dipartimenti e comitati scientifici aperti ad esperti del mondo del lavoro per monitorare la riforma. I tre regolamenti per il riordino delle scuole superiori targati Gelmini, dopo il via il libera in commissione Cultura della Camera, sono in queste ore all'esame dell'altro ramo del Parlamento. Il parere della commissione Istruzione di Palazzo Madama «dovrebbe arrivare già mercoledì», come annuncia alla Discussione Giuseppe Valditara. Il senatore del Pdl mette in evidenza quelli che sono gli aspetti positivi di tali regolamenti, ma anche quelli che, a suo avviso, «andrebbero rivisti». «Il punto centrale - ha spiegato - è, senza dubbio, la riduzione del quadro orario». Meno ore di lezione che l'esponente del Popolo della libertà condivide in pieno. «Il motivo è molto semplice: il sistema italiano è quello che in Europa ha più ore di lezione, ma con un rendimento modesto». Il senatore milanese, però, non è d'accordo con chi in maniera semplicistica parla di una riforma modulata su esigenze di cassa e non formative: «È fuori discussione che ci sia un'esigenza di risparmiare, ma, in questo caso, non c'è nessun taglio all'istruzione. Si tratta solo di orientare le risorse sulla qualità piuttosto che sulla quantità. Non a caso in quasi tutti i Paesi Ocse le ore di lezione sono in numero minore rispetto al sistema italiano ed i risultati migliori». Puntare alla qualità, tuttavia, significa anche «riformare il reclutamento degli insegnanti e il loro reddito. Solo con una riforma della valutazione, infatti, il sistema sarà veramente completo». Nella sua relazione al Senato, l'esponente del centrodestra ha messo in chiaro anche quelli che considera dei limiti da superare. Innanzitutto «bisognerebbe regionalizzare, lì dove è possibile, l'istruzione professionale: pieno consenso alla semplificazione degli indirizzi, pieno consenso allo stop delle sperimentazioni, ma attenzione a non statalizzare la formazione professionale». In Lombardia ad esempio «c'è una formazione professionale di alto livello - ha spiegato - e questa dovrebbe essere gestita dalla Regione». In pratica, si tratta di riprendere «il doppio canale della Moratti». Ma Valditara cita la riforma dell'ex ministro dell'Istruzione (durante il precedente governo Berlusconi, ndr) anche sollevando un'altra questione: «Non ci può essere un passaggio diretto dalle scuole tecniche alle università. Occorrerebbe far decollare un sistema tecnico-professionale superiore, sul modello tedesco, che non è un'università, ma una specializzazione». Su questi due aspetti, in particolare, il parlamentare ripone le sue speranze, auspicando «che siano accolti mercoledì nel parere della Commissione». Nel corso della sua analisi non si dimentica delle materie umanistiche: «Dobbiamo fare attenzione a non marginalizzarle. Non si può snaturare la funzione propria di un liceo che è quella di incoraggiare le sensibilità e aprire le menti. Non certo favorire competenze tecniche». La novità dei "comitati scientifici" e dei "dipartimenti", infine, piace al senatore: «Far entrare il mondo dell'impresa nei consigli di gestione è positivo perché agevolerà il confronto tra il mondo scolastico e quello lavorativo. Tutto sta a comprendere - ha concluso - che la scuola non è autoreferenziale. Non è in funzione dei docenti, ma degli studenti che, dopo gli studi, si interfacceranno con il lavoro». |
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“Nessun tetto a scuola per i nati in Italia” |
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lunedì 11 gennaio 2010 |
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Da “Il Corriere della Sera” dell’11.1.2010, pag. 8 Per gli studenti stranieri nati in Italia non vale il tetto del 30 per cento. Chi è venuto al mondo nel nostro Paese ed ha appreso nelle nostre scuole a leggere, scrivere e far di conto è, sotto il profilo didattico, uguale ai figli dei cittadini italiani. Per il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini intervenuto a «Mezz'ora su Rai3», nella percentuale che ha sollevato tante polemiche non vi è un intento ideologico ma solo buon senso. La precisazione ha piacevolmente sorpreso l'opposizione (…). «Nei fatti è la conferma che quello che dice Fini (possibilità per i nati in Italia di ottenere la cittadinanza dopo le elementari, ndr) è una cosa giusta - dichiara Giuseppe Valditara, senatore vicino al presidente della Camera -. E' una presa di distanza da qualsiasi posizione razzista, una misura che solo una persona priva di buon senso non appoggerebbe» (…). |
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