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| Rassegna stampa
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Riforma Gelmini: dibattito con Palù |
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martedì 26 maggio 2009 |
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Da “Il Padova” del 26.5.2009, pag. 28
Come cambierà l'assetto organizzativo dell'università dopo l'approvazione delle norme allo studio di Palazzo Chigi? Giorgio Palù, in corsa per il rettorato, ieri ha scelto di porre al centro del suo convegno elettorale una domanda impegnativa. Ospiti d'onore, nella sala delle edicole di piazza Capitaniate, il professor Mario Bertolissi e il senatore del Pdl Giuseppe Valditara. Al centro del dibattito, alcuni nodi del ddl, ora in fase embrionale, ma atteso in consiglio dei ministri, come annunciato ieri da Valditara, per il prossimo 12 giugno. Nel suo intervento introduttivo, Palù ha evidenziato «nella scarsa internazionalizzazione, nella proliferazione delle sedi e nel sistema di reclutamento dei docenti promossi in sede al 95%» alcuni dei nodi irrisolti del sistema universitario italiano. Nel corso del dibattito, che ha visto la presenza in sala di alcuni studenti, si è riflettuto sui rischi per l'autonomia delle università connessi alla proposta di aprire i cda a membri esterni. |
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Laurea, addio al pezzo di carta |
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giovedì 21 maggio 2009 |
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Da “La Stampa” del 21.5.2009, pag. 23 Università commissariate se avranno gravi deficit di bilancio e abolizione del valore legale della laurea. Il disegno di legge di riforma dell'Università dopo mesi di modifiche, annunci e rinvii è entrato nella fase finale, contiene molte novità, alcune ancora destinate a essere modificate nelle prossime settimane, altre ormai certe. Il ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini, ha assicurato che la riforma «è pronta, la presentiamo dopo il 6 giugno per toglierla dalle dinamiche della campagna elettorale e discuterla in Parlamento con un dibattito sereno». La data della presentazione in Consiglio dei ministri dovrebbe essere il 12 giugno, sette mesi dopo la presentazione delle linee guida della riforma. Fra le novità in arrivo il commissariamento degli atenei che non si siano messi in regola con i conti, voluto dal senatore del Pdl Giuseppe Valditara. E poi, l'abolizione del valore legale della laurea. Di quest'ultima misura si parlava già quando Letizia Moratti era ministro dell'Istruzio.ne. Significa fare in modo che le lauree non siano più tutte uguali davanti alla legge. E quindi si pongono diversi problemi: come si garantirebbe l'esercizio delle professioni libere, da quella di avvocato a quella di medico, oppure con che criterio si ammetterebbero i giovani ai diversi esami di Stato o come si dovrebbe prevedere la partecipazione ai concorsi. L'idea, in questo caso, potrebbe essere quella di assegnare punteggi differenti a seconda del «ranking» conquistato dal proprio ateneo. E ancora, come potremmo chiedere all'Europa il riconoscimento dei titoli conseguiti in Italia? (…) |
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“Professori a contratto ora lavorate gratis” |
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venerdì 15 maggio 2009 |
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Da “La Stampa” del 15.5.2009, pag. 25 Non appaiono ancora nelle statistiche ufficiali ma sono sempre di più i volontari in cattedra nelle università italiane. Non parliamo dei ricercatori mandati a lavorare in nero al posto dei docenti, ma di veri e propri titolari ufficiali dei corsi. Più si riducono i fondi assegnati alle università più aumenta il plotone di coloro che accettano di insegnare anche senza vedere un solo euro in cambio. E' uno scambio di favori tra università e docenti e avviene con i professori a contratto, i free-lance degli atenei, come tutti i free-lance abituati a vivere in una giungla dove tutto è possibile. Il mese scorso Lorenzo Massobrio, preside della facoltà di Lettere dell'Università di Torino ha organizzato una riunione con i 50 professori a contratto della facoltà. Ha spiegato che la crisi rende necessario tagliare le spese. E quindi, chi vuole lavorare deve farlo gratis. I professori di ruolo non possono avere riduzioni di stipendio, ricercatori e associati nemmeno, e quindi tocca a loro. «Molti mi hanno comunicato di essere disposti a accogliere la mia richiesta», ha spiegato Massobrio. Lo stesso accade in molti atenei italiani. All'Università di Firenze o in quella di Siena, ad esempio, alle prese con bilanci in rosso profondo. Oppure all'Università di Messina dove oltre al danno di lavorare gratis i nuovi docenti devono subire anche la beffa di sapere che c'è chi nel frattempo di stipendi ne prende addirittura due. L'Università, infatti, ha bandito nelle scorse settimane concorsi per l'assunzione di undici docenti a contratto, ed era specificato che si trattava di contratti a titolo gratuito, in quanto volti all'arricchimento delle competenze professionali degli aspiranti. Una decisione presa perché docenti di ruolo hanno rinunciato per andare a fare lezione altrove, ovviamente pagati. La tentazione di trasformare il più possibile in free-lance i docenti è forte in tutt'Italia e le possibilità di riuscirci sono ampie perché i potenziali volontari sono più numerosi di quelli di ruolo. Nel 2007 i professori ordinari erano 19.625 e gli associati 18.733, molti ma molti di meno dei docenti a contratto che erano 52.051. Ed infatti le università ne approfittano. E' stato il senatore Giuseppe Valditara del Pdl a effettuare alcuni calcoli da cui risulta che ad usarne senza troppi scrupoli sono tante: il Politecnico di Torino (18 studenti per ogni docente a contratto), l'Università dell'Insubria (15,3), Milano Bicocca (18,7), Pavia (14,6), Verona (18,3), Venezia Iuav (16,9), Ferrara (11,5), Siena (18,5). Per non parlare delle università libere dove le percentuali scendono ancora di più. Ad esempio a Bolzano si arriva a 3,5 studenti per ogni docente a contratto, e a Milano Unitel siamo sui 3 studenti, a Roma Europea sui 4,3. Ma che qualcosa non vada negli stipendi percepiti da quest'esercito di volontari lo si capisce andando oltre queste cifre, e calcolando quanto spendono queste università per i free-lance a contratto rispetto ai docenti di ruolo. Al Politecnico di Torino, ad esempio, si spende oltre tre volte di più per i docenti di molo che per quelli a contratto visto che si elargiscono 53.845.276 euro per 875 tra docenti di ruolo e associati e ricercatori e 2.623.394 euro per 1341 docenti a contratto. Oppure a Bari, dove per ogni docente di ruolo si spendono 60.417 euro e per i docenti a contratto 16.618. Come possibile che accada questo? Basta andare a vedere le tabelle dei contratti di docenza di un'università come quella di Genova, facoltà di Giurisprudenza: su 105 contratti stipulati per il 2007/08, quasi uno su tre prevedeva 50 euro di compenso lordo annuale. «Tutto in effetti è deciso da una contrattazione fra il precario, lo sponsor, e il dipartimento-facoltà, e i regolamenti ministeriali e degli atenei sono solo gusci vuoti dove si può adattare tutto e il contrario di tutto», spiega Francesco Cerisoli, presidente dell'Aprit, associazione precari della ricerca italiani. «In alcune università i corsi a contratto sono più del 50%, è normale che sia così: ogni anno i fondi si riducono e quindi ci sono poche alternative se vuole continuare a mantenere aperti gli insegnamenti», spiega Luigi Valbonesi, una pluriennale esperienza da contrattista al Politecnico di Milano. «Anche quando si ha la fortuna come me di essere pagati siamo gli unici a veder diminuire il nostro stipendio di anno in anno. In ogni caso un bel giochino è raffrontare quanto viene pagato un corso a contratto (il che in una qualche misura ne indica il valore che ad esso viene dato dall'università) con un impegno in termini di ore di lavoro per vedere quanto queste siano pagate: i corsi meglio pagati arrivano al prestigioso livello di essere pagati quanto viene pagata una collaboratrice domestica». |
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mercoledì 13 maggio 2009 |
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Valditara (Pdl): Approvazione norme graffitari rappresenta svolta Roma, 13 MAG (Velino) - "Sono molto soddisfatto dell'approvazione anche alla Camera delle norme, introdotte al Senato con un mio emendamento, che rendono finalmente possibile un'efficace punizione dei 'graffitari', prevedendo la possibilita' concreta di irrogare la pena della reclusione con lo spostamento della competenza dal giudice di pace al giudice ordinario". Lo sostiene il senatore del Pdl, Giuseppe Valditara, che aggiunge: "È stato approvato inoltre il divieto di vendita ai minori di anni 18 delle vernici spray con la previsione di una sanzione amministrativa per chi trasgredisca detto divieto. Si tratta di una svolta che consentira' una piu' efficace difesa del decoro delle nostre citta', del diritto di proprieta' oltre che una tutela dei beni storico-artistici e monumentali che sono il patrimonio piu' autentico della nazione italiana". (com/mat) 131815 MAG 09 NNNN
SICUREZZA: VALDITARA, SI' A NORME GRAFFITARI E' SVOLTA
(AGI) - Roma, 13 mag. - "Sono molto soddisfatto dell'approvazione anche alla Camera delle norme, introdotte al Senato con un mio emendamento, che rendono finalmente possibile un'efficace punizione dei "graffitari", prevedendo la possibilita' concreta di irrogare la pena della reclusione con lo spostamento della competenza dal giudice di pace al giudice ordinario. E' stato approvato inoltre il divieto di vendita ai minori di anni 18 delle vernici spray con la previsione di una sanzione amministrativa per chi trasgredisca detto divieto. Si tratta di una svolta che consentira' una piu' efficace difesa del decoro delle nostre citta', del diritto di proprieta' oltre che una tutela dei beni storico-artistici e monumentali che sono il patrimonio piu' autentico della nazione italiana". Lo afferma il senatore del Pdl, Giuseppe Valditara. (AGI) |
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Stop a raccomandati e rettori a vita: parte la rinascita morale degli atenei |
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lunedì 30 marzo 2009 |
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Da “Il Messaggero” del 30.3.2009, pag. 11 Mai più concorsi locali, banditi dai singoli atenei, per posti destinati ai raccomandati di turno. Il sistema in vigore, che ha prodotto tanti guasti, sarà archiviato. E’ in arrivo il disegno di legge che riforma la governance degli atenei e il sistema di reclutamento dei ricercatori e dei docenti. Sarà anche rivista la normativa dell'autonomia universitaria perché «non risponda più a logiche corporative e autoreferenziali». Il ministro Mariastella Gelmini presenterà a Palazzo Chigi il testo prima di Pasqua (…). Come saranno composte le commissioni? Le procedure di selezione saranno affidate a un comitato di settore, uno per ogni ambito scientifico-disciplinare, composto da professori ordinari estratti a sorte da liste di eletti in numero triplo. Il sorteggio tra eletti, però, potrebbe essere il tallone d'Achille dell'intero sistema. Già, perché chi dice che in ogni settore non vengano eletti i soliti noti? Si spezza, comunque, la logica del bando localistico su singolo posto. Secondo la Gelmini, infatti. «qualunque formula che leghi le abilitazioni al fabbisogno degli atenei porta inevitabilmente a privilegiare i "desiderata" delle sedi banditrici». «Il disegno di legge del ministro raccoglie ampio consenso», sostiene il senatore Pdl Giuseppe Valditara, autore di un altro ddl sull'università, simile a quello che presenterà il governo. Che aggiunge: «E' superato il concorso con il membro interno, che in questi anni, oltre ad avere cancellato ogni forma di mobilità indispensabile alla vitalità degli atenei (il 98% di candidati-vincitori ha partecipato a concorsi fatti in casa), ha anche compromesso la possibilità di dare giudizi rigorosi e imparzialì» (…). |
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Università, lista nazionale per i prof |
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mercoledì 25 marzo 2009 |
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Da “Il Corriere della Sera” del 25.3.2009, pag. 23 I concorsi universitari banditi dai singoli atenei - che finora sono serviti a promuovere candidati interni (98 per cento dei casi) - saranno sostituiti da una selezione in due fasi. Per diventare ricercatori, associati o ordinari si dovrà prima di tutto affrontare una abilitazione scientifica nazionale, sulla base di requisiti di produzione scientifica preliminarmente indicati; una prova senza vincoli per il numero dei partecipanti e che non ha come fine la comparazione. La comunità degli studiosi dovrà solo valutare la caratura scientifica dei partecipanti. L'abilitazione durerà un certo numero di anni. I singoli atenei recluteranno i ricercatori e i professori scegliendo il docente di cui hanno bisogno tra quanti sono in possesso dell'abilitazione. Il Consiglio di amministrazione delle università sarà composto in prevalenza da persone esterne all'ateneo (finanziatori anche pubblici, imprenditori, ex studenti affermati professionalmente). Il rettore diventerà più «autorevole». Non solo perché potrebbe - è un'ipotesi - scegliere alcuni componenti del cda, ma perché in quell'organismo (che decide su come vanno utilizzati i finanziamenti) non siederebbero più i colleghi, insomma non ci sarebbero le componenti che lo hanno eletto e che potrebbero esercitare delle pressioni.
Sono le novità più importanti che un disegno di legge di riforma della governance degli atenei e dei concorsi universitari - il ministro Gelmini potrebbe presentarlo entro due mesi - dovrebbe definire nei dettagli. Un disegno di legge che dovrebbe colpire le logiche corporative e i conflitti di interesse del mondo universitario. Per il momento ci sono solo delle linee guida, sulle quali si registra la convergenza del mondo accademico e dell'opposizione. Ieri un primo confronto con il ministro, con più di 70 rettori, il responsabile Pd dell'educazione, Giuseppe Fioroni, il presidente della Crui Enrico Decleva, il vicecapogruppo del Pdl al Senato Gaetano Quagliariello e il senatore del Pdl Giuseppe Valditara. Per Fioroni riforme e risorse possono marciare di pari passo. «Siamo interessati a questo percorso - ha detto - ma ci aspettiamo segnali sia dal prossimo Dpef che dalla Finanziaria. Diversamente, con i tagli previsti, dal 1° gennaio 2010 anche le università virtuose saranno costrette a tagliare servizi essenziali». «Non siamo insensibili alle richieste del mondo accademico sulle risorse economiche - ha replicato il ministro Gelmini - ma siamo anche consapevoli che per rilanciare il sistema universitario alle risorse vanno affiancate le riforme. Serve un nuovo patto tra le università, la politica e il Paese che ci faccia guadagnare in credibilità ed efficienza e ci legittimi a chiedere risorse e investimenti». «E emersa un'ampia condivisione delle linee generali sulla proposta avanzata dal Governo e dalla maggioranza», ha dichiarato il senatore del Pdl, Giuseppe Valditara. |
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Studiano un giorno su 3 giorni: fannulloni all’università |
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mercoledì 11 marzo 2009 |
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Da “Libero” dell’11.3.2009. pag. 15 La necessità di una riforma dell'impianto universitario è una questione di numeri. Forse di uno, in particolare: 26,2. Sono i crediti (Cfu) che l'iscritto medio agli atenei italiani consegue in un anno. I crediti sono la misura dell'attività formativa svolta: ogni esame ne assegna un tot fino ai 180 necessari per completare la laurea di primo livello. Quindi, uno studente "in corso" ne totalizza circa 60 l'anno. La media italiana è vicina a un terzo. Fannulloni? Anche. Ma per l'intero sistema il problema maggiore è che l' università non ha a disposizione meccanismi che rendano vantaggioso alzare quei 26,2 crediti medi. In pratica, non conviene che la macchina funzioni bene. La cifra esce da un recente rapporto elaborato su input del senatore PdL Giuseppe Valditara dal CNVSU (Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario, www.cnvsu.it): tra iscritti, docenti, bilanci e spese di gestione ne esce una mole di dati aggiornati sulla quale i tecnici chiamati a ridisegnare l'asserto del sistema di istruzione superiore avranno di che riflettere. Libero, che è venuto in possesso del documento, offre qui una brutale sintesi. Nei nostri 87 atenei ci sono 1.808.665 iscritti a 5.835 corsi di laurea di primo e secondo livello (le cosiddette specialistiche). I docenti di ruolo sono in tutto 61.925, divisi tra 19.622 ordinari, 18.738 associati e 23.565 ricercatori. Un docente ogni 29 studenti circa. Il numero di studenti "regolari" (iscritti a un numero di anni accademici inferiore o uguale a quello previsto dal corso) per docente scende a poco di più 19: in pratica ogni professore o ricercatore ha in carico dieci "fuori corso", senza che questo incida in nessun modo né sui finanziamenti dell'università, né agevoli di fatto chi ha un piano di studi regolare. TRUPPE DI FUORI CORSO L’esercito degli "irregolari” ammonta a una truppa di 748.938 studenti, pari al 41,4% del totale degli iscritti. Pagano le tasse, ovviamente, e tra questi ci sono decine di migliaia di lavoratori il cui percorso non può che essere logicamente rallentato. Il problema nasce dal fatto che non sono previsti sistemi premiali - né, nei casi contrari, punitivi - per gli atenei più rapidi nell'inserire chi si affida a loro nel mercato del lavoro. Non meno interessante, del malloppo costruito sui dati dei Miur, il capitolo spese. Per i docenti, tra assunti di ruolo e a contratto, gli atenei statali spendono quasi 5 miliardi l'anno. A questi professori sono assegnati 3.929 corsi di laurea (qui si contano quelli attivi e con almeno un iscritto). Di questi, 423 hanno meno di 15 iscritti. Per non incorrere nell'errore in cui erano cadute anche autorevolissime firme, vanno però sottratti al dato i corsi in esaurimento, che cioè non hanno più immatricolati e stanno smaltendo i vecchi iscritti in attesa della laurea. Ne restano comunque 53, di cui 5 alla Sapienza, altrettanti alla Cattolica di Milano e 3 per ciascuno degli atenei di Napoli, Palermo, Sassari e Macerata, più altri disseminati in tutta la penisola. Estremamente significativa la quota di spesa per il personale tecnico e amministrativo (contabili, inservienti, addetti, tecnici), soprattutto se messa in rapporto con quella assorbita dalle docenze. Questo rapporto è superiore al 40%, con alcune punte che inducono a dare ragione a chi equipara alcuni casi alla trasformazione degli atenei in una sorta di ammortizzatori sociali. Fatti salvi casi anomali per motivi tecnici (come l'università Foro Italico) o linguistici (le università per stranieri), l'ateneo di Napoli ha speso nel 2008 119 mila 552 euro per il personale tecnico: il 62% della spesa per i docenti di ruolo. Dato che si mantiene superiore al 50% anche negli atenei di Macerata, Camerino, Napoli Parthenope, Cassino, Siena e Cagliari. Se le grandi università milanesi contribuiscono ad abbassare la media, portando il rapporto a circa lo 0,3, questa classifica "virtuosa" è però guidata da un'università del Sud, quella di Catanzaro, che con il 28% stacca di 3 punti la Statale di Milano. Ma il fronte di spesa più sconcertante è quello - ricavato dai conti consuntivi del 2006 - del comparto spese di rappresentanza, missioni e gettoni degli organi accademici (Senato, Consiglio di amministrazione e di Facoltà). A GETTONE CONTINUO Scorrendo le voci che, sommate, portano agli oltre 35 milioni di uscite, ci si imbatte in casi decisamente anomali. L'ateneo di Catania spende in missioni e gettoni la ragguardevole cifra di 2 milioni 274 mila euro: sette volte il Politecnico di Milano. L'università Mediterranea di Reggio Calabria (1.148.210) spende un milione 148mila 210 euro: qualche euro in più di Tor Vergata, che pure ha un po' di iscritti in più. Notevoli, sempre paragonati alla dimensione dell'ateneo, i numeri di Chieti-Pescara (965.894 euro: più della Bicocca di Milano), Salerno (793.809, più del Politecnico di Torino), Università del Salento (776.009: più di Bologna). Curiosità a parte, l'impatto dei dati - raro per completezza e numero di indicatori - è tale da indurre a più di una considerazione anche per quanto riguarda la capacità degli atenei di intercettare fondi comunitari. Qui alcune università del Sud mostrane un'inversione di tendenza rispetto agli sprechi, rivelandosi capaci di intercettare risorse preziose ben più di atenei del Nord Italia. Gli atenei di Palermo, Calabria e Catania riescono ad accaparrarsi cifre intorno ai 5mila euro per docente di ruolo da fondi comunitari. Solo casi come Trieste e Trento riescono a fare di meglio, mentre in alcuni casi come Parma le risorse intercettate sono minime (appena 275 euro a docente). NUOVI CDA “Sono dati che fanno risaltare la necessità di risorse per il sistema universitario”, commenta il senatore Valditara, "mente" dell'inchiesta del CNSVU che da qualche giorno è spalancata sul tavolo del ministro Gelmini, “e che evidenziano come il vero punto critico risieda per l'Italia nella carenza dei fondi provenienti dal comparto privato. La compresenza di sacche di sprechi e di punte di eccellenza mostra come la strada obbligata passi per una differenziazione nell'indirizzo delle risorse. Il sistema non è allo sfascio, ma se gli atenei non virtuosi si dovessero attenere a una media standard, si risparmierebbero 200-250 milioni di euro l'anno”. In questo senso la maggioranza, di intesa col governo, sta lavorando a una bozza di ddl da presentare entro aprile che prevede, tra l'altro, l'ingresso di due rappresentanti nei CdA degli atenei nominati dai finanziatori sopra i 300 mila euro. «Dai dati che stiamo ricevendo abbiamo un ottimo segnale di inizio di risanamenio: i corsi di laurea attivati l'anno prossimo dovrebbero essere tra il 15 e il 20% in meno, il che aiuterà di molto la razionalizzazione. Un altro problema da risolvere è quello della eccessiva parcellizzazione dei crediti: troppi esami spesso piccoli che, soprattutto in alcune facoltà, andranno regolati con tetti massimi». |
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giovedì 05 marzo 2009 |
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FISCO: VALDITARA (PDL), PER RILANCIO AFFITTI CEDOLARE 20%
(ANSA) - ROMA, 3 MAR - Introdurre un'imposta fissa del 20% sugli affitti: a rilanciare la proposta e' il senatore del Pdl Giuseppe Valditara. 'Una politica della casa che possa favorire un rilancio del settore - afferma Valditara in una nota - passa anche dalla fiscalita' sugli immobili e sugli affitti in particolare. Per questo sarebbe opportuno introdurre, come era stato sostenuto in campagna elettorale dal Pdl, una imposizione fissa del 20% sull'affitto, sul modello della imposizione sulle rendite finanziarie. La crisi del settore immobiliare - spiega il parlamentare del Popolo della Liberta' - rischia di aggravare pesantemente la crisi dell'economia italiana e coinvolge fra l'altro gli investimenti di molti piccoli risparmiatori'.
CRISI, VALDITARA (PDL): RIMODULARE FISCALITA' PER SETTORE IMMOBILIARE (9Colonne) Roma, 3 mar - "Una politica della casa che possa favorire un rilancio del settore passa anche dalla fiscalità sugli immobili e sugli affitti in particolare. Per questo sarebbe opportuno introdurre, come era stato sostenuto in campagna elettorale dal Pdl, una imposizione fissa del 20% sull'affitto, sul modello della imposizione sulle rendite finanziarie". È quanto dichiara il senatore del Pdl Giuseppe Valditara. "La crisi del settore immobiliare - spiega il parlamentare del Popolo della libertà - rischia di aggravare pesantemente la crisi dell'economia italiana e coinvolge fra l'altro gli investimenti di molti piccoli risparmiatori. Sono d'altro canto note le difficoltà di molti inquilini di modeste condizioni economiche di fronte al costo degli affitti". "Per combattere poi l'evasione - aggiunge Valditara - si potrebbe inoltre considerare valido il pagamento solo se fatto attraverso versamento bancario o postale, costituendo nel contempo la banca e gli uffici postali sostituti di imposta al fine dell'assolvimento del debito tributario". |
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mercoledì 04 marzo 2009 |
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Da “Il Sole 24-Ore” del 4.1.2009 di Giuseppe Valditara Con riferimento alla lettera del rettore di Trieste Francesco Peroni dal titolo «Università, quali tagli», pubblicata sui Sole 24 Ore del 3 marzo, non comprendo il senso della polemica nei confronti del "dossier Valditara"sugli sprechi del sistema universitario, e delle mie dichiarazioni di commento. Nel dossier compilato dal Cnvsu, sulla base di 14 indicatori da me indicati, compaiono dati assai inquietanti relativi a una gestione del personale e delle risorse da parte di molte università italiane che giustificano ampiamente le mie conclusioni critiche, raccolte nel precedente articolo pubblicato sul Sole del 26 febbraio. Quanto ai corsi senza nuove immatricolazioni dell'Università di Trieste, essi compaiono nel dossier in una tabella (la I6) che fotografa l'andamento delle iscrizioni e delle immatricolazioni di tutte le università italiane. Non solo: nel mio dossier i corsi a cui fa riferimento il rettore sono correttamente e chiaramente indicati come corsi ad esaurimento. Si può verificarlo consultando direttamente il dossier pubblicato su www.giuseppevalditara.it. La scelta di evidenziare, fra i lauti elementi a disposizione, il dato triestino non è pertanto mia e nemmeno del Cnvsu e giudico dunque stucchevolmente inutili e irricevibili le polemiche del rettore Peroni sulle strategie del Governo. E’ piuttosto un'aurea regola di chi fa ricerca che prima di formulare un giudizio se ne verifichino i presupposti. |
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venerdì 27 febbraio 2009 |
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Da “Libero” del 27.2.2009, pag. 6 “Siamo eletti perché abbiamo consenso. Non siamo imposti né ci imponiamo. Più o meno un anno fa rispondeva così Guido Fabiani, rettore dell’Università di “Roma Tre”, a chi sollevava perplessità sul fatto che si candidasse a guidare l’ateneo romano per il quarto anno consecutivo. Lui, del resto, il consenso l’ha sempre avuto, la prima volta nel 1998, l’ultima nell’aprile del 2008, quando con il 62% delle preferenze è stato riconfermato sulla poltrona più prestigiosa di viale Ostiense. Ci resterà, salvo imprevisti, fino al 2012. Poi, si vedrà. Merito della modifica dello statuto dell'ateneo, che nel luglio 2007 ha stabilito che il rettore uscente può candidarsi per ulteriori mandati una volta portato a termine l'incarico. Se il record di Carlo Bo, rettore dell'università di Urbino per 54 annidi fila (dal 1947 al 2001), sembra difficilmente attaccabile. Fabiani quantomeno si avvicinerà ai numeri di Fabio Roversi Monaco, rettore dell'università di Bologna dall'anno accademico 1985-86 al 31 ottobre 2000. L'escalation è stata resa possibile dalla concessione dell'autonomia alle università, libere di dotarsi dello statuto, e quindi dei rettori, che vogliono. “Gli atenei hanno la loro autonomia giuridica, statutaria e didattica,, rivendicava non a caso con orgoglio Fabiani nei giorni in cui accarezzava l'idea del quarto mandato. A viale Ostiense la sua popolarità è sempre stata alta. E non solo per le rielezioni: Fabiani, infatti, ha sposato la sorella di Clio Bittoni, moglie di Giorgio Napolitano. E Giulio Napolitano, figlio del Capo dello Stato, è professore ordinario di diritto pubblico alla facoltà di Scienze Politiche. Per prassi, in precedenza, i "magnifici rettori" restavano al vertice degli per due mandati .consecutivi, di tre o quattro anni ciascuno. Poi, grazie al gioco della modifica degli statuti, i tempi di permanenza sulla poltrona più prestigiosa delle università italiane si sono allargati a dismisura. Ancora per poco, però, almeno stando al disegno di legge sulla riforma complessiva della governante degli atenei che Giuseppe Valditara, senatore del Popolo della Liberta, ha depositato a Palazzo Madama. “Dobbiamo introdurre la limitazione dei due mandati, per un massimo di otto anni, per i rettorati”,spiega il responsabile Scuola e Università di Alleanza nazionale. Che aggiunge: “Il sistema deve essere risanato, bisogna evitare che si creino delle vere e proprie oligarchie. Mi auguro che si apra un'ampia discussione” (…). |
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La laurea per piantare le viti. Un solo iscritto a Conegliano |
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giovedì 26 febbraio 2009 |
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Da “Il Corriere della Sera” del 26.2.2009, pag. 29 Giuseppe Valditara di An: prima di nuovi finanziamenti, bisogna valutare dove avvengono gli sprechi (…) Nel 2007 gli studenti universitari hanno totalizzato mediamente 26,2 crediti formativi (cfu) a testa. Per laurearsi nei tempi previsti ne occorrono 60. Non è proprio da tutti riuscirci, questo è vero, ma una media così bassa vuol dire che la velocità di avvicinamento alla laurea è poco più di un terzo di quella richiesta. A Conegliano è attivo un corso di Scienze e tecnologie viticole. D'accordo, è una cosa legata al territorio, ma come mai c'è un solo iscritto? Ha senso un corso di Ingegneria per l'ambiente a Cremona con un solo studente? A Pesche (Molise) non c'è una scuola superiore. Vi sono pero 5 corsi di laurea (tre di Biologia, Scienze forestali e Informatica). Come a Borgia, dove la facoltà però è solo una: Farmacia. Nel 2008 in non pochi atenei il personale tecnico-amninistratívo (biblioteche, segreterie, laboratori) era pari alla metà dei professori. Di cosa hanno più bisogno gli studenti? Nel 2007 per ogni ricercatore c'erano negli atenei circa due professori quando tutti, proprio tutti, ripetono che c'è un estremo bisogno di giovani. Ci sono atenei di media dimensione che spendono per trasferte e gettoni di presenza il doppio di grandi università. Sono alcuni dei numerosissimi indicatori che il Comitato nazionale valutazione del sistema universitario (Cnvsu) ogni anno ricava dai bilanci degli atenei e che suggeriscono se non un'idea di spreco un'idea di utilizzo non razionale delle risorse. E mettono in evidenza comportamenti e stili molto diversi. Gli indicatori che presentiamo sono proposti da Giuseppe Valditara, responsabile università di An, con l'intento di sollecitare una strategia di meriti e sanzioni. «Ci sono luci e ombre - dice Valditara -. E’ vero che università e ricerca sono sottofinanziate, ma poiché stiamo parlando di soldi dei cittadini prima di riempire l'otre che perde è opportuno restaurarlo» (…). |
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