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| Rassegna stampa
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“Eretico? No, vede oltre” |
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martedì 22 dicembre 2009 |
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Da “La Discussione” del 22.12.2009, pag. 3 Colloquio con il senatore Giuseppe Valditara Sorride quando gli si chiede conto della sua "fede" in Gianfranco Fini il senatore Giuseppe Valditara, già responsabile Istruzione di Alleanza nazionale. E questo perché «ritengo improprio parlare di una corrente vera e propria, mentre posso sinceramente affermare che io apprezzo molto l'idea di una destra repubblicana, naturale completamento di quella rivoluzione che è stata avviata dal premier, Silvio Berlusconi». E non sono in antitesi le posizioni che vanno esprimendo sempre più spesso i due cofondatori del Pdl, secondo lei? “No, non sono in antitesi. Vede, Fini sta anticipando l'evoluzione naturale dei tempi, andando verso una destra europea. Ciò che dice, a qualcuno può sembrare eretico. E, invece, la sua è una voce che guarda al futuro”. Delle incongruenze ci sono, però. Prendiamo il biotestamento: l'ex leader di An si è impegnato affinché l'imminente dibattito alla Camera si possa svolgere «nel doveroso rispetto del diritto di ogni deputato ad esprimersi secondo coscienza». “Premetto che sul fine vita ho assunto una posizione diversa da ciò che ha affermato il presidente della Camera, appoggiando a Palazzo Madama il testo del senatore Calabrò (che decine di deputati del centrodestra dichiarano di non essere disposti ad approvare senza sostanziali modifiche, ndr). Apprezzo, tuttavia, quella destra, incarnata da Fini, che lascia libertà di scelta sui temi etici. E che apprezza le posizioni controcorrente”. Questo scorcio di lavori parlamentari viene accompagnato da un intenso dibattito sull'opportunità di realizzare riforme condivise. Il solito buon proposito in vista del nuovo anno o è davvero il momento giusto? “Io confido nel fatto che siamo in presenza di un'occasione storica che non va sciupata. Le aperture di D'Alema confermano ciò che sostenevo prima dell'attentato a Berlusconi, a Milano: anche nell'opposizione ci sono importanti esponenti intenzionati a riformare insieme a noi la giustizia e a rivedere la Costituzione. E non si deve intervenire soltanto su singoli aspetti, come nel caso del processo breve, bensì lavorare per garantire una reale e forte autorevolezza della magistratura”. |
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Docenti, lite sulle 40 ore settimanali |
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lunedì 21 dicembre 2009 |
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Da “Il Messaggero” del 21.12.2009, pag. 1 L'iniziale accoglienza bipartisan sulla riforma dell'università rischia di sfaldarsi in Parlamento. La lente d'ingrandimento delle Commissioni fa venire a galla molti punti controversi, che potrebbero rallentare l'iter e renderlo più tortuoso. Lo scontro è sulle 1.500 ore, in pratica 40 settimanali, il tempo con il quale si vuole misurare il lavoro dei docenti, fatto di attività didattica e di ricerca. «Ma questo principio è suscettibile di impugnazione per irragionevolezza», scrive il relatore della legge Giuseppe Valditara Che aggiunge: «La norma rischia di risultare incostituzionale ed è foriera di possibili ricorsi». Ma vediamo che cosa viene contestato. Le 1.500 ore (8 al giorno, per 5 giorni) non prevedono alcuno spazio per le attività "libero-professionali". I prof a tempo determinato, però, non avendo un contratto stabile, rifiutano il vincolo. Secondo punto: nel monte ore è compresa anche l'attività di ricerca. «Ma -sostiene Valditara- è francamente impossibile una quantificazione seria delle ore dedicate alla ricerca. Sarebbero ingenuamente fantasiosi o del tutto arbitrari criteri volti a desumere presuntivamente dalle pubblicazioni effettuate l'impegno annuale profuso in ricerca. Mentre la didattica è quantificata in molti Paesi Ocse, non vi è Paese al mondo che quantifichi la ricerca. Come ben sa chi la pratica, la ricerca si può fare ovunque. Ciò che conta sono i risultati». E lo studio personale, i compiti organizzativi o il tempo trascorso per la preparazione delle lezioni? Finiranno inevitabilmente per avere «una auto-certificazione soggettiva», osserva il senatore. Dunque, sì al giudizio sui risultati, ma non convince il criterio di "misurazione" in ore. «Né possiamo mettere tesserini e tornelli per entrare e uscire dall'università», osserva Vittoria Franco, senatrice del Pd, impegnata in Commissione cultura. Intanto, in qualche università spuntano i primi badge. Mariastella Gemini è però determinata: «E' necessario che ci sia un monitoraggio delle presenze al lavoro dei professori. Gli studenti lo pretendono, ci sono state delle segnalazioni nei confronti di docenti che non vanno a lezione e non ricevono. Questo non può accadere. Forme di controllo sono necessarie, sono pronta a discutere delle modalità, tutelando anche la giusta richiesta di quei professori che fanno ricerca talvolta fuorisede». Ma c'è anche un altro problema. «Le 1.500 ore - scrive il senatore nella relazione illustrata a Palazzo Madama - introducono una disparità di trattamento economico rispetto alla categoria dei docenti delle superiori, anch'essa foriera di ricorsi, dal momento che per ricercatori e professori universitari si richiede un impegno orario pari a quasi due volte e mezzo. Non a caso l'impegno delle 1.500 ore nella bozza iniziale del ddl era qualificato come "figurativo"». Intanto Valditara insiste su un punto: «Dobbiamo ottenere la valutazione dei risultati» fatta dalla comunità scientifica, sulla base di pubblicazioni su riviste accreditate. E il malcostume? L'assenteismo di tanti prof che disertano lezioni e incontri? O gli interessi baronali fuori dalle università per incarichi ben remunerati a danno della didattica? Per il relatore della riforma si può intervenire «con la sospensione dello stipendio e con le sanzioni patrimoniali, fino al licenziamento, togliendo ai prof la possibilità di appellarsi al Consiglio universitario perché gli organi "domestici" finiscono sempre per assolvere» (...). |
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Atenei, controlli sulle ore dei prof.- Gelmini: necessari |
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lunedì 21 dicembre 2009 |
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Da “Il Mattino” del 21.12.2009, pag. 12 L'iniziale accoglienza bipartisan sulla riforma dell'università rischia di sfaldarsi in Parlamento. La lente d'ingrandimento delle Commissioni fa venire a galla molti punti controversi, che potrebbero rallentare l'iter e renderlo più tortuoso. Lo scontro è sulle 1.500 ore, il tempo col quale si vuole misurare il lavoro dei docenti, fatto di didattica e ricerca. «Ma questo principio è suscettibile di impugnazione per irragionevolezza», scrive il relatore della legge Giuseppe Valditara. Che aggiunge: «La norma rischia di risultare incostituzionale ed è foriera di possibili ricorsi». Ma vediamo cosa viene contestato. Le 1.500 ore (8 al giorno, per 5 giorni) non prevedono alcuno spazio per le attività «libero-professionali». I prof a tempo determinato, però, non avendo contratto stabile, rifiutano il vincolo. Secondo: nel monte ore è compresa anche l'attività di ricerca. «Ma - sostiene Valditara - è francamente impossibile una quantificazione seria delle ore dedicate alla ricerca. Sarebbero ingenuamente fantasiosi o arbitrari criteri volti a desumere presuntivamente dalle pubblicazioni effettuate l'impegno annuale profuso in ricerca. Mentre la didattica è quantificata in molti Paesi Ocse, non vi è Paese al mondo che quantifichi la ricerca. Come ben sa chi la pratica, la ricerca si può fare ovunque. Ciò che conta sono i risultati». E lo studio personale, i compiti organizzativi o il tempo per preparare le lezioni? Finiranno inevitabilmente per avere «una auto-certificazione soggettiva», osserva il senatore. Dunque, sì al giudizio sui risultati, ma non convince il criterio di « misurazione» in ore. «Né possiamo mettere tesserini e tornelli per entrare e uscire dall'università», osserva Vittoria Franco, senatrice del Pd, impegnata in Commissione cultura. Ma in qualche università spuntano i primi badge. Mariastella Gelmini è però determinata: «E’ necessario che ci sia un monitoraggio delle presenze al lavoro dei professori. Gli studenti lo pretendono, ci sono state lamentele nei confronti di docenti che non andavano a lezione e non ricevevano. Questo non può accadere. Forme di controllo sono necessarie, sono pronta a discutere delle modalità». La Gelmini dice che «non ha più senso operare in difesa di corporativismi che hanno fatto danni enormi all'università». Altro problema. «Le 1.500 ore - scrive il senatore nella relazione a Palazzo Madama - introducono una disparità di trattamento economico rispetto alla categoria dei docenti delle superiori, anch'essa foriera di ricorsi, dal momento che per ricercatori e professori universitari richiede un impegno orario pari a quasi due volte e mezzo. Non a caso l'impegno delle 1.500 ore nella bozza iniziale del ddl era qualificato come "figurativo”. Valditara insiste: «Dobbiamo ottenere la valutazione dei risultati» fatta dalla comunità scientifica, sulla base di pubblicazioni su riviste accreditate. E il malcostume? L'assenteismo di tanti prof che disertano lezioni e incontri? O gli interessi baronali fuori università? Per il relatore si può intervenire «con sospensione dello stipendio e sanzioni patrimoniali, fino al licenziamento, togliendo ai prof. la possibilità di appellarsi al Consiglio universitario perché gli organi "domestici" finiscono sempre per assolvere». L'altro nodo riguarda la gestione di bonus e prestiti per gli studenti migliori (da restituire in parte dopo la laurea), criticati perché il ministero affida alla Consap Spa le «prove nazionali» di selezione dei meritevoli. I rettori obiettano che questo è un esproprio delle prerogative di «giudizio» dell'università. La Consap non ha competenze specifiche: è nata nel 1993 dall'Ina, con l'obiettivo di svolgere funzioni assicurative pubbliche e gestire fondi di previdenza e di garanzia (per esempio per le vittime della strada e della caccia), nulla a che vedere con prove di merito per studenti universitari. Altre contestazioni dai ricercatori. Rifiutano l'incarico "a tempo". L'introduzione di una sorta di tenure track, che consente alle università, accanto ad altre modalità di reclutamento, di assumere ricercatori a tempo determinato per due trienni, per poi promuoverli ad associati se conseguono l'abilitazione non convince. «Siamo d'accordo sui principi del merito - dicono - ma è inaccettabile la nomina con scadenza». |
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Così Fini richiama a corte i colonnelli di An, ma senza rompere con il Cav. |
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giovedì 17 dicembre 2009 |
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Da “Il Foglio” del 17.12.2009, pag. 1 "Speriamo che Berlusconi esca presto da quel maledetto ospedale e cominci a lavorare. Poi tutto si supera", dice Umberto Bossi in Transatlantico dopo aver votato la fiducia sulla Finanziaria. Il leader della Lega si riferisce al nervosismo che ha attraversato il Pdl in seguito alla censura che Gianfranco Fini ha fatto precipitare sulla fiducia e sulle parole accese pronunciate martedì dal capogruppo Fabrizio Cicchitto intorno alle responsabilità dell'aggressione subita dal premier. Ma l'impressione è che, contro le apparenze, le novità emerse ieri, dall'accordo sulle regionali fino all'offerta di un patto democratico a Pd e Udc, dirigano verso una stabilizzazione più di quanto non evochino il disseppellimento di vecchie obbedienze di partito. Fini ha riunito a pranzo i propri ex colonnelli, anche quelli più distanti come Maurizio Gasparri e Altero Matteoli. Ha chiesto loro di fare un passo indietro delegandogli la facoltà di trattare con Berlusconi. Il patto è stato accettato e il presidente della Camera lo considera un primo passo per quella che ha definito "la ripartenza del Pdl" sulla base di "un rapporto di reciprocità" con il premier. I due si dovrebbero incontrare a breve e non è escluso che Fini avesse preallertato il Cav. delle sue intenzioni. Dice al Foglio il ministro Andrea Ronchi, uno degli uomini più vicini all'ex leader di An: "Fini non è isolato in An. Da oggi si discuterà tutti, in piena libertà, ma sarà poi necessario riunirsi intorno alla sua leadership". Giuseppe Valditara, altro finiano puro, aggiunge: "E’un fatto positivo che garantisce la serietà dell'operazione con la quale si vuole rilanciare il Pdl”. Dai colonnelli arriva un'esortazione: "L'accordo va benissimo, ma Fini rappresenti An in tutte le sue sfaccettature". Non facile. La solidità dell'intesa va valutata nel tempo. D'altra parte quali sono gli strumenti di cui dispone Fini per imporre un vero aut aut? Solo la minaccia di una scissione, sullo schema siciliano, dal gruppo parlamentare. Un'ipotesi che sfiora la fantapolitica, tanto più che l'ex leader di An ha interesse a tenere unito il Pdl e non a dividerlo (…). |
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E’ il momento di dire basta agli “opposti isterismi” |
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martedì 15 dicembre 2009 |
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Da “Il Secolo d’Italia” del 15.12.2009, pag. 4 Adesso che Berlusconi si è trasformato in un'icona sanguinante è il momento della riflessione responsabile. Una fase difficile e complicata, perché sembra prevalere ancora di più quella caotica tendenza a intruppa re il Paese in uno degli opposti estremismi radicalizzati in "opposti isterismi": da una parte chi tende a vedere in quello che è accaduto il culmine di un complotto teso a fomentare odio e avversione verso il premier; dall'altro chi tende a giustificare l'aggressione minimizzandone la gravità e addirittura addossando al presidente del Consiglio la responsabilità di un clima ormai da. settimane sopra le righe, un clima destabilizzante, un'atmosfera in cui sembra difficile recuperare i termini di un dialogo civile e corretto. Ecco allora che il gesto di un folle, sbavatura inaccettabile e ingiustificabile dei comportamenti di una società civile sovreccitata dai contrapposti fanatismi, diventa a suo modo il simbolo di un Paese anormale, precipitato nella mancanza di razionalità. Lo ha notato anche Piero Sansonetti: «Il fatto che l'autore del gesto abbia dei problemi mentali rappresenta un aspetto simbolico quasi letterario: perché tutta l'Italia oggi ha dei problemi mentali» (…). E anche i media, da una e dall'altra parte, non sono senza macchia e senza colpa. Da tempo rileviamo che i toni apocalittici e aggressivi utilizzati dal “Giornale” non fanno bene alla serietà del dibattito politico e anzi alimentano in modo estenuante il muro contro muro. La metafora del derby politico, utilizzata più volte da Gianfranco Fini, non appare neanche più sufficiente a rappresentare il quadro. Qui siamo passati alla rabbia schiumante, alle accuse lanciate senza senso della misura. Un invito implicito a metterci tutti, statuine alla mano, a colpire l'avversario per farlo sanguinare, in nome dell'assoluta vendetta. Non c'è stata solo qualche giorno fa la prima pagina con Berlusconi che stava per azionare una ghigliottina sulla testa di Fini e Napolitano. La prima pagina del “Giornale” di ieri era ancora più chiara nell'esprimere questo sentimento di irrazionale partigianeria Intanto il titolo, "violenza costituzionale” che alludeva alle parole dette da Napolitano: «No agli attacchi violenti alle istituzioni». Che si vuole arrivare a dire? Che chi difende la Costituzione è il vero mandante dell'atto compiuto da Tartaglia? Poi c'è il vicedirettore Alessandro Sallusti che si diffonde in un attacco a tutto campo contro chi ha criticato Berlusconi, inserendo nella partita sia Casini, che aveva parlato di un fronte democratico contro l'emergenza costituita dalla deriva populista di Berlusconi, sia Fini per il colloquio in cui definiva una "bomba" le rivelazioni di Spatuzza. Entrambi, secondo allusti «hanno dato copertura alla campagna di odio della sinistra per mere questioni di potere personale». Ecco, questa è esattamente la mancanza di razionalità di chi, sospinto dall'emotività del momento, si slancia in una personale caccia ai colpevoli non accontentandosi del dato di fatto che Tartaglia è malato di mente ed è stato arrestato e che, per fortuna, la vita del premier non è in pericolo. Una strada su cui Sallusti è volentieri seguito da Daniela Santanchè, che adombra il complotto: «Bisogna smettere di dire che gli attentatori sono tutti pazzi. Voglio chiedere se questo signore si sa cosa ha fatto nell'ultimo mese, chi ha frequentato, a chi ha scritto». In ogni caso le allusioni di Sallusti dimostrano il fatto che i "cattivi maestri" sono sempre pronti a eseguire il loro compito, approfittando di ogni sbandamento. Per questo i senatori del Pdl Valditara e Saro lo accusano di "linciaggio medìatico ne chiedono le dimissioni (…). |
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Fini e Casini sotto schiaffo. Il “Cln” perde i primi pezzi |
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martedì 15 dicembre 2009 |
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Da “Il Riformista” del 15.12.2009, pag. 1 Dopo l'incidente di piazza Duomo, Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini sono sotto schiaffo. L'operazione lanciata nel Pdl è chiara: presentarli definitivamente come complici della peggiore opposizione massimalista, compresa quella che fa apologia della violenza di piazza, togliendo ogni valore di merito al loro dissenso da Silvio Berlusconi. Puri traditori, insomma. E della peggior specie (…). Il terreno della controffensiva berlusconiana era stato già ben preparato dal “Giornale”, che in prima pagina ha esplicitamente indicato tra i «mandanti morali» dell'aggressione al Cavaliere «anche certi politici del centro-destra...» . Fini e Casini, naturalmente, citati per nome e cognome nell'editoriale del vicedirettore Alessandro Sallusti. Il quale, per aver ripetuto ieri l'accusa nel corso di alcuni programmi televisivi. è stato querelato dall'ex presidente della Camera. Ma anche Fini che ieri si è recato in visita al San Raffaele di Milano, era furioso per essere stato additato tra i «mandanti morali». E due senatori del Pdl a lui vicini, Giuseppe Valditara e Ferruccio Saro, in un duro comunicato hanno rimproverato al Giornale di Feltri di aver organizzato un nuovo «linciaggio mediatico», concludendo così lo sfogo: «Non si può che auspicare che l'editore chieda le dimissioni di Sallusti». |
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Intervista al Sen. Valditara |
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martedì 15 dicembre 2009 |
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Da "L'Artigiano" del dicembre 2009
Non c'è da cercare a lungo nell'agenda del senatore Giuseppe Valditara per trovare impegni e scadenze che riguardano da vicino la realtà delle imprese artigiane. L'abbiamo verificato fin da quando ricopriva l'incarico di assessore provinciale all'Istruzione e, successivamente, nel lavoro svolto come parlamentare fino ad arrivare alla preparazione e alla presentazione di una serie di significativi emendamenti alla Legge Finanziaria in sede di approvazione parlamentare. "Si tratta di una proposta complessiva; la definirei una "Finanziaria aggiuntiva" - spiega il senatore Valditara - che abbiamo elaborato con l'obiettivo di stabilizzare e rafforzare le piccole imprese in questo difficile momento di congiuntura negativa. Dopo aver valutato positivamente e sostenuto alcuni interventi del Governo, abbiamo ritenuto che, dopo una fase di contenimento della crisi, sia venuto il momento di rilanciare attraverso una reale riduzione della pressione fiscale e del carico burocratico. Da qui un pacchetto di interventi che partono dall'abolizione dell'IRAP per le aziende sotto i 50 dipendenti, un provvedimento decisivo anche se dovesse essere attuato con una probabile gradualità. Ma non solo questo poiché, tra gli altri, abbiamo presentato emendamenti che riguardano una riduzione di imposte per le famiglie monoreddito, allo scopo di favorire i consumi, e una proposta di alleggerimento fiscale sui contratti di affitto sia per i proprietari che per gli affittuari (cedolare secca). Nella proposta è inserito anche un intervento che mira a defiscalizzare gli investimenti nelle società impegnate nella ricerca e a consentire la deduzione fiscale per i proventi delle medesime"; Si tratta di provvedimenti che, a partire soprattutto dal taglio dell'IRAP, implicano una copertura finanziaria. Come pensa che sia possibile individuarla? "Non c'è dubbio che esistano margini per individuare risorse - spiega il senatore - Ad esempio penso a un taglio di quegli incentivi "a fondo perduto" che hanno sempre più la caratteristica di interventi assistenziali senza futuro e che si dissolvono senza produrre sviluppo. Sarebbe già un bel gruzzolo recuperato ma altre risorse possono arrivare tagliando i non pochi sprechi che si registrano nella spesa sanitaria, ultimamente in continua e non sempre giustificata crescita". Proposte concrete e praticabili quindi, che il senatore Giuseppe Valditara e il suo gruppo di riferimento (ribattezzati dalla stampa "Finiani" perché riconducibili all'attuale presidente della Camera Gianfranco Fini) hanno presentato all'incontro "Rilanciamo l'Italia dell'economia e della politica" tenutosi lo scorso 16 novembre a Milano alla presenza di alcuni senatori e eurodeputati che si riconoscono nell' Associazione Riforme e Libertà.E la scelta di Milano, per il senatore Valditara non è casuale poiché è proprio nel capoluogo si sono materializzate altre sue proposte, a partire dalla richiesta, recepita dal sindaco Letizia Moratti, di avviare un tavolo permanente di confronto tra l'Amministrazione cittadina e le associazioni di categoria. "Devo dire che è stato un buon risultato, ottenuto anche grazie alla fattiva collaborazione con l'Unione Artigiani, con il quale siamo riusciti ad avviare un ambito continuativo di lavoro con proposte mirate proprio allo sviluppo delle imprese artigiane - precisa Giuseppe Valditara. Immaginiamo che intenda riferirsi soprattutto a quella richiesta di maggior attenzione e valorizzazione delle aziende del territorio in materia di appalti di cui ci eravamo occupati anche da queste pagine?
"Infatti. Ho sottolineato l'opportunità di dare maggiori spazi all'imprenditorialità territoriale (non trascurando che a volte può essere motivo di risparmio) e di arrivare, quando possibile, a frazionare gli appalti per quanto riguarda le parti funzionali, sia per ridurre il ricorso ai subappalti, sia per favorire le specificità e avvalersi delle competenze di tante piccole imprese della zona. Queste indicazioni sono state sottoposte all'amministrazione di Milano che le ha riconosciute come linee guida di cui tener conto e le ha fatte proprie come "Atto di indirizzo" in una recente seduta della Giunta". Ma non solo la questione appalti è argomento del tavolo permanente. Ci risulta che a breve si parlerà di "Bottega Scuola", tema caro alla nostra organizzazione…
"E' vero che verranno proposte iniziative per dare nuovo impulso all' avvio al lavoro dei giovani, alla valorizzazione delle loro propensioni verso le professioni artigiane e a un programma di crescita della formazione in azienda - conferma il senatore Valditara, da sempre molto sensibile a queste tematiche. Nel contempo, proprio su sua proposta, il Comune si è impegnato a rivedere il regime delle sanzioni comminate agli impiantisti terzi responsabili della manutenzione degli impianti di riscaldamento, laddove rischia di penalizzare ingiustamente gli artigiani. |
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lunedì 14 dicembre 2009 |
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Apc-Berlusconi/Valditara-Saro:Da Giornale linciaggio mediatico a Fini" Editore chieda dimissioni del vicedirettore"
"Quando in una situazione di forte tensione politica, mentre tutti, a parte qualche isolato esaltato, cercano di riportare il confronto ad un clima di civile dibattito, il vicedirettore del Giornale considera Casini e Fini una sorta di mandanti morali della aggressione a Berlusconi, non si può che auspicare che l'editore ne chieda le dimissioni". Lo chiedono i senatori del Pdl Giuseppe Valditara e Ferruccio Saro, dopo il fondo di oggi in prima pagina sul quotidiano della famiglia Berlusconi a firma del vice direttore Alessandro Sallusti. "Un conto è la critica giornalistica, un altro è la intimidazione e il linciaggio mediatico. In un momento così delicato e pericoloso ci vuole unità - affermano - mentre devastanti insinuazioni fanno solo il gioco di chi punta alla destabilizzazione e al caos".
BERLUSCONI: VALDITARA-SARO(PDL), LINCIAGGIO 'GIORNALE' A FINI 'IN EDITORIALE INTIMIDAZIONI,VICE DIRETTORE DOVREBBE DIMETTERSI'
L'editore de Il Giornale dovrebbe chiedere le dimissioni del vicedirettore Alessandro Sallusti dopo che, nell'editoriale di oggi, accusa il presidente della Camera Gianfranco Fini e il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini di dare 'copertura alla campagna di odio della sinistra'. A chiedere le dimissioni di Sallusti sono due senatori del PdL, Giuseppe Valditara e Ferruccio Saro. 'Quando - affermano i due senatori in un nota - in una situazione di forte tensione politica, mentre tutti, a parte qualche isolato esaltato, cercano di riportare il confronto ad un clima di civile dibattito, il vicedirettore del Giornale considera Casini e Fini una sorta di mandanti morali della aggressione a Berlusconi, non si puo' che auspicare che l'editore ne chieda le dimissioni'. 'Un conto e' la critica giornalistica, un altro e' la intimidazione e il linciaggio mediatico. In un momento cosi' delicato e pericoloso - aggiungono Valditara e Saro - ci vuole unita', devastanti insinuazioni fanno solo il gioco di chi punta alla destabilizzazione e al caos'. (ANSA).
BERLUSCONI: VALDITARA E SARO (PDL), VICE DIRETTORE 'GIORNALE' SI DIMETTA
Roma, 14 dic. (Adnkronos) - "Quando in una situazione di forte tensione politica, mentre tutti, a parte qualche isolato esaltato, cercano di riportare il confronto ad un clima di civile dibattito, il vicedirettore del 'Giornale' considera Casini e FINI una sorta di mandanti morali della aggressione a Berlusconi, non si puo' che auspicare che l'editore ne chieda le dimissioni. Un conto e' la critica giornalistica, un altro e' la intimidazione e il linciaggio mediatico. In un momento cosi' delicato e pericoloso ci vuole unita', devastanti insinuazioni fanno solo il gioco di chi punta alla destabilizzazione e al caos". Lo dichiarano i senatori Pdl Giuseppe Valditara e Ferruccio Saro. |
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domenica 13 dicembre 2009 |
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Berlusconi/ Valditara (Pdl): Solidarietà per vile aggressione Roma, 13 dic. (Apcom) - "Forte solidarietà al presidente Berlusconi per la vile aggressione". Lo esprime in una nota il senatore del Pdl Giuseppe Valditara. "Mentre da parte del premier vi è stato un intervento molto pacato che ha indirizzato il confronto verso un clima di distensione, richiamando più volte l`idea di un confronto più sereno evidentemente c`è - osserva -chi punta allo scontro ed all`esasperazione del clima nel paese. Dobbiamo fare tutti uno sforzo per riportare su un piano di confronto pacato e costruttivo il dibattito politico". Apc-Berlusconi/ Valditara (Pdl): Solidarietà per vile aggressione
Premier fa intervento pacato, ma c'è chi punta esasperazione Roma, 13 dic. (Apcom) - "Forte solidarietà al presidente Berlusconi per la vile aggressione". Lo esprime in una nota il senatore del Pdl Giuseppe Valditara. "Mentre da parte del premier vi è stato un intervento molto pacato che ha indirizzato il confronto verso un clima di distensione, richiamando più volte l`idea di un confronto più sereno evidentemente c`è - osserva - chi punta allo scontro ed all`esasperazione del clima nel paese. Dobbiamo fare tutti uno sforzo per riportare su un piano di confronto pacato e costruttivo il dibattito politico". Red/Bac |
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Lettera aperta al Cav. di un senatore finiano |
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sabato 12 dicembre 2009 |
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Da “Il Foglio” del 12.12.2009, pag. 4 di GIUSEPPE VALDITARA Caro presidente, sono un senatore "finiano" che ha simpatia e stima nei tuoi confronti. Sono "finiano" perché mi piace quell'idea di destra repubblicana che il presidente della Camera, Gianfranco Fini, rappresenta e che ritengo sia la naturale evoluzione e il necessario completamento di quel modello di destra liberale che tu per la prima volta già nel 1994 hai introdotto in Italia. Come ti ho detto in un recente incontro ritengo sinceramente che l'Italia abbia bisogno di alcune riforme in tema di giustizia perché un premier democraticamente eletto, per la durata della carica, deve poter governare senza essere distratto da vicende giudiziarie e perché credo che non sia bene che chi rappresenta il vertice dell'esecutivo possa essere messo sul banco degli imputati in un'aula di tribunale. Già i romani lo sostenevano e molti ordinamenti moderni hanno seguito quell'esempio. Ritengo anche che i magistrati debbano essere responsabili: la separazione dei poteri non può significare l'esistenza di una sorta di giurisdizione domestica per giudici e pm che garantisca una sostanziale impunità disciplinare. Così come ritengo che avesse ragione Filangieri. quando scriveva che la libertà muore quando il giudice si trasforma in legislatore. La Corte costituzionale non può dunque rappresentare una sorta di terza camera che finisca con l'indebolire la sovranità del Parlamento. In questo senso penso si possa aumentare la percentuale di giudici nominati da organi espressione diretta o indiretta della sovranità popolare. Ricordo per esempio che nella cosiddetta devolution si coinvolgevano anche le regioni nella scelta di una parte dei giudici costituzionali. Ritengo infine che un vero processo accusatorio debba presupporre una separazione delle carriere fra pm e giudici e che un processo, in uno stato di diritto, non possa durare in eterno, pur nella salvaguardia delle esigenze di sicurezza dei cittadini. Queste affermazioni sono condivise anche da alcuni esponenti dell'opposizione, sono in ogni caso senz'altro legittime e penso che debbano finalmente, dopo tanto parlarne, essere tradotte in proposte concrete su cui avviare un serio dibattito parlamentare. Credo tuttavia anche che sarebbe un errore se dovessero prevalere coloro che spingono per una resa dei conti, che auspicano scontri frontali, che invocano soluzioni di tipo ordalico, che concepiscono l'opposizione come un nemico, che auspicano un'estensione della polemica che coinvolga anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e che tracimi verso uno scontro fra poteri dello stato. Sono stato candidato da Gianfranco Fini ed eletto grazie alla fiducia degli italiani nel progetto politico del Popolo della libertà che tu, insieme con Gianfranco, hai mirabilmente rappresentato. Appoggerò lealmente un percorso riformatore quale quello delineato, mi auguro che ciò possa avvenire abbassando da ogni parte i toni, in uno spirito di civile confronto e nella considerazione del più alto interesse della Repubblica. Penso che una equilibrata soluzione dei problemi sul tappeto sia a portata di mano, credo che essa dipenda in primo luogo da te. |
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Pronti allo sciopero degli immigrati |
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giovedì 10 dicembre 2009 |
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Da “Il Clandestino” del 10.12.2009, pag. 5 Uno sciopero degli immigrati sul modello della iniziativa '24 ore senza di noi' lanciata dalle comunità immigrate in Francia dove l'hanno chiamata '24 heures sans nous`. Emma Bonino, vicepresidente del Senato, radicale ed ex Ministro, lancia - parlando con il Clandestino - la proposta di una mobilitazione sul tema dell'immigrazione. "Dipende - spiega - da quanto si riesce a pubblicizzarla e da come le comunità di immigrati riusciranno ad organizzarsi (…). Sulla mobilitazione, poi, la vicepresidente del Senato, sottolinea di "aver saputo da alcune persone della comunità degli immigrati che, tempo fa, avrebbero fatto la proposta di uno sciopero di 24 ore ai sindacati ma che pare soltanto l’Ugl avesse detto subito di sì. Manca - aggiunge - nelle politiche verso l’immigrazione il buon senso: come si può pensare di legalizzare le badanti e di rimandare a casa i mariti che fanno altri lavori?". Qui, la Bonino, cita un disegno di legge, l'1666, presentato in luglio al Senato e firmato da diversi parlamentari dei due schieramenti (tra gli altri Ghedini, Valditara, la Finocchiaro, Baldassari, Ichino e la Poli Bortone) dove si chiede la "regolarizzazione del lavoro di cittadini stranieri non comunitari, richiedenti un nullaosta di lavoro". Il titolo del primo articolo è lapalissiano: "Dichiarazione di emersione di lavoro irregolare". E per capirlo non c'è bisogno di scomodare l'angoscia de "Lo straniero" di Albert Camus: "Oggi la mamma è morta". Speriamo di no: che diamine, in Italia teniamo tutti famiglia. |
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