mercoledì 10 marzo 2010
 
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Riforma Gelmini: dibattito con Palù PDF Stampa E-mail
martedì 26 maggio 2009

Da “Il Padova” del 26.5.2009, pag. 28

 

Come cambierà l'assetto organizzativo dell'università dopo l'approvazione delle nor­me allo studio di Palazzo Chigi? Giorgio Palù, in corsa per il ret­torato, ieri ha scelto di porre al centro del suo convegno eletto­rale una domanda impegnativa. Ospiti d'onore, nella sala delle edicole di piazza Capitaniate, il professor Mario Bertolissi e il senatore del Pdl Giuseppe Val­ditara. Al centro del dibattito, alcuni nodi del ddl, ora in fase embrionale, ma atteso in consi­glio dei ministri, come annun­ciato ieri da Valditara, per il prossimo 12 giugno. Nel suo in­tervento introduttivo, Palù ha evidenziato «nella scarsa inter­nazionalizzazione, nella proli­ferazione delle sedi e nel siste­ma di reclutamento dei docenti promossi in sede al 95%» alcuni dei nodi irrisolti del sistema universitario italiano. Nel corso del dibattito, che ha visto la pre­senza in sala di alcuni studenti, si è riflettuto sui rischi per l'au­tonomia delle università con­nessi alla proposta di aprire i cda a membri esterni.

 
Laurea, addio al pezzo di carta PDF Stampa E-mail
giovedì 21 maggio 2009

Da “La Stampa” del 21.5.2009, pag. 23

 

Università commissariate se avranno gravi deficit di bilan­cio e abolizione del valore le­gale della laurea. Il disegno di legge di riforma dell'Universi­tà dopo mesi di modifiche, an­nunci e rinvii è entrato nella fase finale, contiene molte no­vità, alcune ancora destinate a essere modificate nelle prossime settimane, altre or­mai certe. Il ministro del­l'Istruzione, Maria Stella Gelmini, ha assicurato che la ri­forma «è pronta, la presentia­mo dopo il 6 giugno per to­glierla dalle dinamiche della campagna elettorale e discu­terla in Parlamento con un di­battito sereno».

 

La data della presentazio­ne in Consiglio dei ministri dovrebbe essere il 12 giugno, set­te mesi dopo la presentazione delle linee guida della rifor­ma. Fra le novità in arrivo il commissariamento degli ate­nei che non si siano messi in regola con i conti, voluto dal senatore del Pdl Giuseppe Valditara.

 

E poi, l'abolizione del va­lore legale della laurea. Di quest'ultima misura si parla­va già quando Letizia Morat­ti era ministro dell'Istruzio.ne. Significa fare in modo che le lauree non siano più tutte uguali davanti alla legge. E quindi si pongono diver­si problemi: come si garanti­rebbe l'esercizio delle profes­sioni libere, da quella di avvo­cato a quella di medico, oppu­re con che criterio si ammet­terebbero i giovani ai diversi esami di Stato o come si do­vrebbe prevedere la partecipazione ai concorsi. L'idea, in questo caso, potrebbe es­sere quella di assegnare pun­teggi differenti a seconda del «ranking» conquistato dal proprio ateneo. E ancora, co­me potremmo chiedere al­l'Europa il riconoscimento dei titoli conseguiti in Italia? (…)

 
“Professori a contratto ora lavorate gratis” PDF Stampa E-mail
venerdì 15 maggio 2009

Da “La Stampa” del 15.5.2009, pag. 25

 

Non appaiono ancora nelle statistiche ufficiali ma sono sempre di più i volontari in cattedra nelle univer­sità italiane. Non parliamo dei ricercatori mandati a lavorare in nero al posto dei docenti, ma di veri e propri titolari ufficiali dei corsi. Più si riducono i fondi asse­gnati alle università più aumenta il plotone di coloro che accettano di insegnare anche senza vedere un solo euro in cambio. E' uno scambio di favori tra università e docenti e avviene con i professo­ri a contratto, i free-lance degli atenei, come tutti i free-lance abi­tuati a vivere in una giungla dove tutto è possibile.

 

Il mese scorso Lorenzo Massobrio, preside della facoltà di Let­tere dell'Università di Torino ha organizzato una riunione con i 50 professori a contratto della fa­coltà. Ha spiegato che la crisi rende necessario tagliare le spe­se. E quindi, chi vuole lavorare deve farlo gratis. I professori di ruolo non possono avere riduzio­ni di stipendio, ricercatori e asso­ciati nemmeno, e quindi tocca a loro. «Molti mi hanno comunica­to di essere disposti a accogliere la mia richiesta», ha spiegato Massobrio.

 

Lo stesso accade in molti ate­nei italiani. All'Università di Fi­renze o in quella di Siena, ad esempio, alle prese con bilanci in rosso profondo. Oppure all'Uni­versità di Messina dove oltre al danno di lavorare gratis i nuovi docenti devono subire anche la beffa di sapere che c'è chi nel frattempo di stipendi ne prende addirittura due.

 

L'Università, infatti, ha bandi­to nelle scorse settimane concorsi per l'assunzione di undici docenti a contratto, ed era specificato che si trattava di contratti a titolo gratuito, in quanto volti all'arricchimento delle competenze pro­fessionali degli aspiranti. Una de­cisione presa perché docenti di ruolo hanno rinunciato per andare a fare lezione altrove, ovvia­mente pagati.

 

La tentazione di trasformare il più possibile in free-lance i docen­ti è forte in tutt'Italia e le possibili­tà di riuscirci sono ampie perché i potenziali volontari sono più nu­merosi di quelli di ruolo. Nel 2007 i professori ordinari erano 19.625 e gli associati 18.733, molti ma molti di meno dei docenti a contratto che erano 52.051.

 

Ed infatti le università ne ap­profittano. E' stato il senatore Giuseppe Valditara del Pdl a effettuare alcuni calcoli da cui ri­sulta che ad usarne senza troppi scrupoli sono tante: il Politecni­co di Torino (18 studenti per ogni docente a contratto), l'Uni­versità dell'Insubria (15,3), Mila­no Bicocca (18,7), Pavia (14,6), Verona (18,3), Venezia Iuav (16,9), Ferrara (11,5), Siena (18,5). Per non parlare delle università libere dove le percentuali scendono ancora di più. Ad esempio a Bolzano si arriva a 3,5 studenti per ogni docente a contratto, e a Milano Unitel siamo sui 3 studenti, a Roma Europea sui 4,3.

 

Ma che qualcosa non vada negli stipendi percepiti da quest'eserci­to di volontari lo si capisce andando oltre queste cifre, e calcolando quanto spendono queste università per i free-lance a contratto rispetto ai docenti di ruolo.

 

Al Politecnico di Torino, ad esempio, si spende oltre tre volte di più per i docenti di molo che per quelli a contratto visto che si elargi­scono 53.845.276 euro per 875 tra docenti di ruolo e associati e ricer­catori e 2.623.394 euro per 1341 docenti a contratto. Oppure a Bari, dove per ogni docente di ruolo si spendono 60.417 euro e per i docen­ti a contratto 16.618.

Come possibile che accada questo? Basta andare a vedere le tabelle dei contratti di docenza di un'università come quella di Geno­va, facoltà di Giurisprudenza: su 105 contratti stipulati per il 2007/08, quasi uno su tre prevede­va 50 euro di compenso lordo an­nuale. «Tutto in effetti è deciso da una contrattazione fra il precario, lo sponsor, e il dipartimento-facol­tà, e i regolamenti ministeriali e de­gli atenei sono solo gusci vuoti do­ve si può adattare tutto e il contra­rio di tutto», spiega Francesco Cerisoli, presidente dell'Aprit, associazione precari della ricerca ita­liani. «In alcune università i corsi a contratto sono più del 50%, è nor­male che sia così: ogni anno i fondi si riducono e quindi ci sono poche alternative se vuole continuare a mantenere aperti gli insegna­menti», spiega Luigi Valbonesi, una pluriennale esperienza da con­trattista al Politecnico di Milano. «Anche quando si ha la fortuna co­me me di essere pagati siamo gli unici a veder diminuire il nostro stipendio di anno in anno. In ogni caso un bel giochino è raffrontare quanto viene pagato un corso a contratto (il che in una qualche mi­sura ne indica il valore che ad esso viene dato dall'università) con un impegno in termini di ore di lavoro per vedere quanto queste siano pa­gate: i corsi meglio pagati arrivano al prestigioso livello di essere pa­gati quanto viene pagata una colla­boratrice domestica».

 
AGENZIE PDF Stampa E-mail
mercoledì 13 maggio 2009

Valditara (Pdl): Approvazione norme graffitari rappresenta svolta


Roma, 13 MAG (Velino) - "Sono molto soddisfatto dell'approvazione anche alla Camera delle norme, introdotte al Senato con un mio emendamento, che rendono finalmente possibile un'efficace punizione dei 'graffitari', prevedendo la possibilita' concreta di irrogare la pena della reclusione con lo spostamento della competenza dal giudice di pace al giudice ordinario". Lo sostiene il senatore del Pdl, Giuseppe Valditara, che aggiunge: "È stato approvato inoltre il divieto di vendita ai minori di anni 18 delle vernici spray con la previsione di una sanzione amministrativa per chi trasgredisca detto divieto. Si tratta di una svolta che consentira' una piu' efficace difesa del decoro delle nostre citta', del diritto di proprieta' oltre che una tutela dei beni storico-artistici e monumentali che sono il patrimonio piu' autentico della nazione italiana". (com/mat)
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SICUREZZA: VALDITARA, SI' A NORME GRAFFITARI E' SVOLTA


(AGI) - Roma, 13 mag. - "Sono molto soddisfatto dell'approvazione anche alla Camera delle norme, introdotte al Senato con un mio emendamento, che rendono finalmente possibile un'efficace punizione dei "graffitari", prevedendo la possibilita' concreta di irrogare la pena della reclusione con lo spostamento della competenza dal giudice di pace al giudice ordinario. E' stato approvato inoltre il divieto di vendita ai minori di anni 18 delle vernici spray con la previsione di una sanzione amministrativa per chi trasgredisca detto divieto. Si tratta di una svolta che consentira' una piu' efficace difesa del decoro delle nostre citta', del diritto di proprieta' oltre che una tutela dei beni storico-artistici e monumentali che sono il patrimonio piu' autentico della nazione italiana". Lo afferma il senatore del Pdl, Giuseppe Valditara. (AGI)

 
Stop a raccomandati e rettori a vita: parte la rinascita morale degli atenei PDF Stampa E-mail
lunedì 30 marzo 2009

Da “Il Messaggero” del 30.3.2009, pag. 11

 

 

Mai più concorsi loca­li, banditi dai singoli atenei, per posti destinati ai racco­mandati di turno. Il sistema in vigore, che ha prodotto tanti guasti, sarà archiviato. E’ in arrivo il disegno di legge che riforma la governance degli atenei e il sistema di recluta­mento dei ricercatori e dei do­centi. Sarà anche rivista la normativa dell'autonomia univer­sitaria perché «non risponda più a logiche corporative e au­toreferenziali». Il ministro Ma­riastella Gelmini presenterà a Palazzo Chigi il testo prima di Pasqua (…).

 

Come saranno composte le commissioni? Le procedure di selezione saranno affidate a un comitato di settore, uno per ogni ambito scientifico-disciplinare, composto da professo­ri ordinari estratti a sorte da liste di eletti in numero triplo. Il sorteggio tra eletti, però, po­trebbe essere il tallone d'Achil­le dell'intero sistema. Già, perché chi dice che in ogni settore non vengano eletti i soliti noti?

Si spezza, comunque, la lo­gica del bando localistico su singolo posto. Secondo la Gelmini, infatti. «qualunque for­mula che leghi le abilitazioni al fabbisogno degli atenei porta inevitabilmente a privilegiare i "desiderata" delle sedi bandi­trici». «Il disegno di legge del ministro raccoglie ampio con­senso», sostiene il senatore Pdl Giuseppe Valditara, autore di un altro ddl sull'università, si­mile a quello che presenterà il governo. Che aggiunge: «E' su­perato il concorso con il mem­bro interno, che in questi anni, oltre ad avere cancellato ogni forma di mobilità indispensa­bile alla vitalità degli atenei (il 98% di candidati-vincitori ha partecipato a concorsi fatti in casa), ha anche compromesso la possibilità di dare giudizi rigorosi e imparzialì» (…).

 
Università, lista nazionale per i prof PDF Stampa E-mail
mercoledì 25 marzo 2009

Da “Il Corriere della Sera” del 25.3.2009, pag. 23

 

I concorsi univer­sitari banditi dai singoli ate­nei - che finora sono serviti a promuovere candidati inter­ni (98 per cento dei casi) - saranno sostituiti da una sele­zione in due fasi. Per diventa­re ricercatori, associati o ordi­nari si dovrà prima di tutto af­frontare una abilitazione scientifica nazionale, sulla ba­se di requisiti di produzione scientifica preliminarmente indicati; una prova senza vin­coli per il numero dei parteci­panti e che non ha come fine la comparazione. La comuni­tà degli studiosi dovrà solo valutare la caratura scientifi­ca dei partecipanti. L'abilita­zione durerà un certo numero di anni. I singoli atenei re­cluteranno i ricercatori e i professori scegliendo il do­cente di cui hanno bisogno tra quanti sono in possesso dell'abilitazione. Il Consiglio di amministrazione delle uni­versità sarà composto in pre­valenza da persone esterne all'ateneo (finanziatori anche pubblici, imprenditori, ex stu­denti affermati professionalmente). Il rettore diventerà più «autorevole». Non solo perché potrebbe - è un'ipo­tesi - scegliere alcuni com­ponenti del cda, ma perché in quell'organismo (che decide su come vanno utilizzati i fi­nanziamenti) non siederebbe­ro più i colleghi, insomma non ci sarebbero le compo­nenti che lo hanno eletto e che potrebbero esercitare del­le pressioni.

Sono le novità più importanti che un disegno di legge di riforma della governance degli atenei e dei concorsi universitari - il ministro Gelmini potrebbe presentarlo en­tro due mesi - dovrebbe de­finire nei dettagli. Un dise­gno di legge che dovrebbe colpire le logiche corporative e i conflitti di interesse del mondo universitario. Per il momento ci sono solo delle li­nee guida, sulle quali si regi­stra la convergenza del mon­do accademico e dell'opposi­zione. Ieri un primo confron­to con il ministro, con più di 70 rettori, il responsabile Pd dell'educazione, Giuseppe Fioroni, il presidente della Crui Enrico Decleva, il viceca­pogruppo del Pdl al Senato Gaetano Quagliariello e il se­natore del Pdl Giuseppe Valdi­tara. Per Fioroni riforme e ri­sorse possono marciare di pari passo. «Siamo interessati a questo percorso - ha detto - ma ci aspettiamo segnali sia dal prossimo Dpef che dal­la Finanziaria. Diversamente, con i tagli previsti, dal 1° gen­naio 2010 anche le università virtuose saranno costrette a tagliare servizi essenziali». «Non siamo insensibili alle ri­chieste del mondo accademi­co sulle risorse economiche - ha replicato il ministro Gelmini - ma siamo anche con­sapevoli che per rilanciare il sistema universitario alle ri­sorse vanno affiancate le rifor­me. Serve un nuovo patto tra le università, la politica e il Pa­ese che ci faccia guadagnare in credibilità ed efficienza e ci legittimi a chiedere risorse e investimenti». «E emersa un'ampia condivisione delle linee generali sulla proposta avanzata dal Governo e dalla maggioranza», ha dichiarato il senatore del Pdl, Giuseppe Valditara.

 
Studiano un giorno su 3 giorni: fannulloni all’università PDF Stampa E-mail
mercoledì 11 marzo 2009

Da “Libero” dell’11.3.2009. pag. 15

 

 

La necessità di una riforma dell'impianto universitario è una questione di numeri. Forse di uno, in particolare: 26,2. Sono i crediti (Cfu) che l'iscritto medio agli ate­nei italiani consegue in un anno. I crediti sono la misura dell'attività formativa svolta: ogni esame ne assegna un tot fino ai 180 necessa­ri per completare la laurea di pri­mo livello. Quindi, uno studente "in corso" ne totalizza circa 60 l'anno. La media italiana è vicina a un terzo. Fannulloni? Anche. Ma per l'intero sistema il problema maggiore è che l' università non ha a disposizione meccanismi che rendano vantaggioso alzare quei 26,2 crediti medi. In pratica, non conviene che la macchina funzio­ni bene.

 

La cifra esce da un recente rap­porto elaborato su input del sena­tore PdL Giuseppe Valditara dal CNVSU (Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Uni­versitario, www.cnvsu.it): tra iscritti, docenti, bilanci e spese di gestione ne esce una mole di dati aggiornati sulla quale i tecnici chiamati a ridisegnare l'asserto del sistema di istruzione superio­re avranno di che riflettere. Libe­ro, che è venuto in possesso del documento, offre qui una brutale sintesi. Nei nostri 87 atenei ci sono 1.808.665 iscritti a 5.835 corsi di laurea di primo e secondo livello (le cosiddette specialistiche). I do­centi di ruolo sono in tutto 61.925, divisi tra 19.622 ordinari, 18.738 associati e 23.565 ricercatori. Un docente ogni 29 studenti circa. Il numero di studenti "regolari" (iscritti a un numero di anni acca­demici inferiore o uguale a quello previsto dal corso) per docente scende a poco di più 19: in pratica ogni professore o ricercatore ha in carico dieci "fuori corso", senza che questo incida in nessun modo né sui finanziamenti dell'univer­sità, né agevoli di fatto chi ha un piano di studi regolare.

 

 

TRUPPE DI FUORI CORSO

 

L’esercito degli "irregolari” am­monta a una truppa di 748.938 studenti, pari al 41,4% del totale degli iscritti. Pagano le tasse, ov­viamente, e tra questi ci sono de­cine di migliaia di lavoratori il cui percorso non può che essere logi­camente rallentato. Il problema nasce dal fatto che non sono previsti sistemi premiali - né, nei casi contrari, punitivi - per gli atenei più rapidi nell'inserire chi si affida a loro nel mercato del lavoro.

 

Non meno interessante, del malloppo costruito sui dati dei Miur, il capitolo spese. Per i do­centi, tra assunti di ruolo e a con­tratto, gli atenei statali spendono quasi 5 miliardi l'anno. A questi professori sono assegnati 3.929 corsi di laurea (qui si contano quelli attivi e con almeno un iscritto). Di questi, 423 hanno me­no di 15 iscritti. Per non incorrere nell'errore in cui erano cadute an­che autorevolissime firme, vanno però sottratti al dato i corsi in esaurimento, che cioè non hanno più immatricolati e stanno smaltendo i vecchi iscritti in attesa del­la laurea. Ne restano comunque 53, di cui 5 alla Sapienza, altret­tanti alla Cattolica di Milano e 3 per ciascuno degli atenei di Napoli, Palermo, Sassari e Macerata, più altri disseminati in tutta la pe­nisola. Estremamente significati­va la quota di spesa per il persona­le tecnico e amministrativo (con­tabili, inservienti, addetti, tecni­ci), soprattutto se messa in rap­porto con quella assorbita dalle docenze. Questo rapporto è supe­riore al 40%, con alcune punte che inducono a dare ragione a chi equipara alcuni casi alla trasfor­mazione degli atenei in una sorta di ammortizzatori sociali. Fatti salvi casi anomali per motivi tecnici (come l'università Foro Itali­co) o linguistici (le università per stranieri), l'ateneo di Napoli ha speso nel 2008 119 mila 552 euro per il personale tecnico: il 62% della spesa per i docenti di ruolo.

 

Dato che si mantiene superiore al 50% anche negli atenei di Mace­rata, Camerino, Napoli Parthenope, Cassino, Siena e Cagliari. Se le grandi università milanesi contri­buiscono ad abbassare la media, portando il rapporto a circa lo 0,3, questa classifica "virtuosa" è però guidata da un'università del Sud, quella di Catanzaro, che con il 28% stacca di 3 punti la Statale di Milano.

 

Ma il fronte di spesa più sconcertante è quello - ricavato dai conti consuntivi del 2006 - del comparto spese di rappresentan­za, missioni e gettoni degli organi accademici (Senato, Consiglio di amministrazione e di Facoltà).

 

 

A GETTONE CONTINUO

 

Scorrendo le voci che, somma­te, portano agli oltre 35 milioni di uscite, ci si imbatte in casi decisa­mente anomali. L'ateneo di Cata­nia spende in missioni e gettoni la ragguardevole cifra di 2 milioni 274 mila euro: sette volte il Poli­tecnico di Milano. L'università Mediterranea di Reggio Calabria (1.148.210) spende un milione 148mila 210 euro: qualche euro in più di Tor Vergata, che pure ha un po' di iscritti in più. Notevoli, sem­pre paragonati alla dimensione dell'ateneo, i numeri di Chieti-Pe­scara (965.894 euro: più della Bi­cocca di Milano), Salerno (793.809, più del Politecnico di Torino), Università del Salento (776.009: più di Bologna).

 

Curiosità a parte, l'impatto dei dati - raro per completezza e nu­mero di indicatori - è tale da in­durre a più di una considerazione anche per quanto riguarda la ca­pacità degli atenei di intercettare fondi comunitari. Qui alcune uni­versità del Sud mostrane un'in­versione di tendenza rispetto agli sprechi, rivelandosi capaci di in­tercettare risorse preziose ben più di atenei del Nord Italia. Gli atenei di Palermo, Calabria e Catania riescono ad accaparrarsi cifre intor­no ai 5mila euro per docente di ruolo da fondi comunitari. Solo casi come Trieste e Trento riesco­no a fare di meglio, mentre in al­cuni casi come Parma le risorse intercettate sono minime (appe­na 275 euro a docente).

 

 

NUOVI CDA

 

“Sono dati che fanno risaltare la necessità di risorse per il sistema universitario”, commenta il sena­tore Valditara, "mente" dell'in­chiesta del CNSVU che da qual­che giorno è spalancata sul tavolo del ministro Gelmini, “e che evi­denziano come il vero punto criti­co risieda per l'Italia nella carenza dei fondi provenienti dal compar­to privato. La compresenza di sac­che di sprechi e di punte di eccel­lenza mostra come la strada ob­bligata passi per una differenzia­zione nell'indirizzo delle risorse. Il sistema non è allo sfascio, ma se gli atenei non virtuosi si dovessero attenere a una media standard, si risparmierebbero 200-250 milio­ni di euro l'anno”. In questo senso la maggioranza, di intesa col go­verno, sta lavorando a una bozza di ddl da presentare entro aprile che prevede, tra l'altro, l'ingresso di due rappresentanti nei CdA de­gli atenei nominati dai finanziato­ri sopra i 300 mila euro. «Dai dati che stiamo ricevendo abbiamo un ottimo segnale di inizio di risa­namenio: i corsi di laurea attivati l'anno prossimo dovrebbero es­sere tra il 15 e il 20% in meno, il che aiuterà di molto la razionalizzazione. Un altro problema da risolvere è quello della eccessiva parcellizzazione dei crediti: troppi esami spesso piccoli che, soprat­tutto in alcune facoltà, andranno regolati con tetti massimi».

 
AGENZIE PDF Stampa E-mail
giovedì 05 marzo 2009

FISCO: VALDITARA (PDL), PER RILANCIO AFFITTI CEDOLARE 20%

 

(ANSA) - ROMA, 3 MAR - Introdurre un'imposta fissa del 20% sugli affitti: a rilanciare la proposta e' il senatore del Pdl Giuseppe Valditara.


'Una politica della casa che possa favorire un rilancio del settore - afferma Valditara in una nota - passa anche dalla fiscalita' sugli immobili e sugli affitti in particolare. Per questo sarebbe opportuno introdurre, come era stato sostenuto in campagna elettorale dal Pdl, una imposizione fissa del 20% sull'affitto, sul modello della imposizione sulle rendite finanziarie. La crisi del settore immobiliare - spiega il parlamentare del Popolo della Liberta' - rischia di aggravare pesantemente la crisi dell'economia italiana e coinvolge fra l'altro gli investimenti di molti piccoli risparmiatori'.

 

 

CRISI, VALDITARA (PDL): RIMODULARE FISCALITA' PER SETTORE IMMOBILIARE

(9Colonne) Roma, 3 mar - "Una politica della casa che possa favorire un rilancio del settore passa anche dalla fiscalità sugli immobili e sugli affitti in particolare. Per questo sarebbe opportuno introdurre, come era stato sostenuto in campagna elettorale dal Pdl, una imposizione fissa del 20% sull'affitto, sul modello della imposizione sulle rendite finanziarie". È quanto dichiara il senatore del Pdl Giuseppe Valditara. "La crisi del settore immobiliare - spiega il parlamentare del Popolo della libertà - rischia di aggravare pesantemente la crisi dell'economia italiana e coinvolge fra l'altro gli investimenti di molti piccoli risparmiatori. Sono d'altro canto note le difficoltà di molti inquilini di modeste condizioni economiche di fronte al costo degli affitti". "Per combattere poi l'evasione - aggiunge Valditara - si potrebbe inoltre considerare valido il pagamento solo se fatto attraverso versamento bancario o postale, costituendo nel contempo la banca e gli uffici postali sostituti di imposta al fine dell'assolvimento del debito tributario".

 
Gestione degli atenei PDF Stampa E-mail
mercoledì 04 marzo 2009

Da “Il Sole 24-Ore” del 4.1.2009 

di Giuseppe Valditara 

Con riferimento alla lettera del rettore di Trieste Francesco Peroni dal titolo «Università, quali tagli», pubblicata sui Sole 24 Ore del 3 marzo, non comprendo il senso della polemica nei confronti del "dossier Valditara"sugli sprechi del sistema universitario, e delle mie dichiarazioni di commento. Nel dossier compilato dal Cnvsu, sulla base di 14 indicatori da me indicati, compaiono dati assai inquietanti relativi a una gestione del personale e delle risorse da parte di molte università italiane che giustificano ampiamente le mie conclusioni critiche,  raccolte nel precedente articolo pubblicato sul Sole del 26 febbraio. Quanto ai corsi senza nuove immatricolazioni dell'Università di Trieste, essi compaiono nel dossier in una tabella (la I6) che fotografa l'andamento delle iscrizioni e delle immatricolazioni di tutte le università italiane. Non solo: nel mio dossier i corsi a cui fa riferimento il rettore sono correttamente e chiaramente indicati come corsi ad esaurimento. Si può verificarlo consultando direttamente il dossier pubblicato su www.giuseppevalditara.it. La scelta di evidenziare, fra i lauti elementi a disposizione, il dato triestino non è pertanto mia e nemmeno del Cnvsu e giudico dunque stucchevolmente inutili e irricevibili le polemiche del rettore Peroni sulle strategie del Governo. E’ piuttosto un'aurea regola di chi fa ricerca che prima di formulare un giudizio se ne verifichino i presupposti. 

 

 
Nepotismo in Università PDF Stampa E-mail
venerdì 27 febbraio 2009

Da “Libero” del 27.2.2009, pag. 6

 

“Siamo eletti perché abbiamo consenso. Non siamo imposti né ci imponiamo. Più o meno un anno fa rispondeva così Guido Fabiani, rettore dell’Università di “Roma Tre”, a chi sollevava perplessità sul fatto che si candidasse a guidare l’ateneo romano per il quarto anno consecutivo. Lui, del resto, il consenso l’ha sempre avuto, la prima volta nel 1998, l’ultima nell’aprile del 2008, quando con il 62% delle preferenze è stato riconfermato sulla pol­trona più prestigiosa di viale Ostiense. Ci resterà, salvo impre­visti, fino al 2012. Poi, si vedrà. Me­rito della modifica dello statuto dell'ateneo, che nel luglio 2007 ha stabilito che il rettore uscente può candidarsi per ulteriori mandati una volta portato a termine l'inca­rico.

 

Se il record di Carlo Bo, rettore dell'università di Urbino per 54 annidi fila (dal 1947 al 2001), sem­bra difficilmente attaccabile. Fa­biani quantomeno si avvicinerà ai numeri di Fabio Roversi Monaco, rettore dell'università di Bologna dall'anno accademico 1985-86 al 31 ottobre 2000. L'escalation è stata resa possibile dalla conces­sione dell'autonomia alle univer­sità, libere di dotarsi dello statuto, e quindi dei rettori, che vogliono. “Gli atenei hanno la loro autono­mia giuridica, statutaria e didatti­ca,, rivendicava non a caso con orgoglio Fabiani nei giorni in cui accarezzava l'idea del quarto mandato. A viale Ostiense la sua popolarità è sempre stata alta. E non solo per le rielezioni: Fabiani, infatti, ha sposato la sorella di Clio Bittoni, moglie di Giorgio Napoli­tano. E Giulio Napolitano, figlio del Capo dello Stato, è professore ordinario di diritto pubblico alla facoltà di Scienze Politiche.

 

Per prassi, in precedenza, i "magnifici rettori" restavano al vertice degli per due man­dati .consecutivi, di tre o quattro anni ciascuno. Poi, grazie al gioco della modifica degli statuti, i tem­pi di permanenza sulla poltrona più prestigiosa delle università italiane si sono allargati a dismi­sura. Ancora per poco, però, al­meno stando al disegno di legge sulla riforma complessiva della governante degli atenei che Giuseppe Valditara, senatore del Popolo della Liberta, ha depositato a Palazzo Madama. “Dobbiamo introdurre la limitazione dei due mandati, per un massimo di otto anni, per i rettorati”,spiega il re­sponsabile Scuola e Università di Alleanza nazionale. Che aggiun­ge: “Il sistema deve essere risana­to, bisogna evitare che si creino delle vere e proprie oligarchie. Mi auguro che si apra un'ampia di­scussione” (…).

 
 
La laurea per piantare le viti. Un solo iscritto a Conegliano PDF Stampa E-mail
giovedì 26 febbraio 2009

Da “Il Corriere della Sera” del 26.2.2009, pag. 29 

Giuseppe Valditara di An: prima di nuovi finanziamenti, bisogna valutare dove avvengono gli sprechi

 

(…) Nel 2007 gli stu­denti universitari hanno tota­lizzato mediamente 26,2 credi­ti formativi (cfu) a testa. Per laurearsi nei tempi previsti ne occorrono 60. Non è proprio da tutti riuscirci, questo è ve­ro, ma una media così bassa vuol dire che la velocità di av­vicinamento alla laurea è poco più di un terzo di quella richie­sta.

 

A Conegliano è attivo un corso di Scienze e tecnologie viticole. D'accordo, è una cosa legata al territorio, ma come mai c'è un solo iscritto? Ha senso un corso di Ingegneria per l'ambiente a Cremona con un solo studente? A Pesche (Molise) non c'è una scuola su­periore. Vi sono pero 5 corsi di laurea (tre di Biologia, Scienze forestali e Informatica). Come a Borgia, dove la facoltà però è solo una: Farmacia.

Nel 2008 in non pochi ate­nei il personale tecnico-amninistratívo (biblioteche, segre­terie, laboratori) era pari alla metà dei professori. Di cosa hanno più bisogno gli studenti? Nel 2007 per ogni ricercato­re c'erano negli atenei circa due professori quando tutti, proprio tutti, ripetono che c'è un estremo bisogno di giova­ni. Ci sono atenei di media di­mensione che spendono per trasferte e gettoni di presenza il doppio di grandi università. Sono alcuni dei numerosis­simi indicatori che il Comitato nazionale valutazione del siste­ma universitario (Cnvsu) ogni anno ricava dai bilanci degli atenei e che suggeriscono se non un'idea di spreco un'idea di utilizzo non razionale delle risorse. E mettono in evidenza comportamenti e stili molto diversi. Gli indicatori che pre­sentiamo sono proposti da Giuseppe Valditara, responsa­bile università di An, con l'in­tento di sollecitare una strate­gia di meriti e sanzioni. «Ci so­no luci e ombre - dice Valdi­tara -. E’ vero che università e ricerca sono sottofinanziate, ma poiché stiamo parlando di soldi dei cittadini prima di riempire l'otre che perde è op­portuno restaurarlo» (…).

 
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