venerdì 30 luglio 2010
 
Home arrow Rassegna stampa
 
Rassegna stampa
Lettera al Direttore PDF Stampa E-mail
martedì 24 novembre 2009

Da “Il Foglio” del 24.11.2009, pag. 2 

Immunità per le cariche di governo e separazione degli ordini delle toghe sono alle origini della nostra civiltà

di GIUSEPPE VALDITARA  

La Repubblica romana si fondava su alcuni valori fortemente sentiti: la libertas, che coincideva con l'idea di autogoverno e che diede poi vita all'affermazione della sovranità popolare; la maiestas del popolo, che si traduceva nella altissima dignità della Repubblica; la auctoritas dei magistrati, alla cui base era il prestigio della carica.

 

I magistrati avevano il compito di dare voce e volontà allo stato, in essi si impersonava lo stato. Da questo complesso di principi traeva spunto una regola che non fu mai disattesa: i magistrati maggiori, quelli cioè a cui spettava dettare l'indirizzo politico della res publica, quelli dotati del potere sovrano, non potevano essere citati in giudizio, processati o arrestati fino al termine della carica. Come chiariscono le fonti, siffatto principio era funzionale alla difesa della alta dignità della istituzione e dunque della stessa maestà del popolo. Il magistrato, all'inizio delle sue funzioni, giurava inoltre di curare gli interessi della Repubblica: è implicita l'idea che dovesse anche essere messo in condizione di poter curare efficacemente e autorevolmente gli affari dello stato.

 

Non è un caso che non si trattasse di una immunità generalizzata a tutte le cariche pubbliche: i magistrati minori, quelli che avevano compiti meramente esecutivi, i magistrati municipali, non avevano siffatta forma di tutela. Ad essi non era legata la dignità, la autorevolezza e la stabilità dello stato, non avendo un potere sovrano e non esprimendo l'indirizzo politico della Repubblica. Inoltre, una volta uscito dalla carica, il magistrato poteva essere perseguito liberamente. Non è un caso che Cesare abbia sempre cercato di farsi rieleggere al consolato per evitare di essere processato. D'altro canto, difficilmente vi sarebbe stato un interesse strumentale a perseguire un soggetto che non svolgesse più un alto ruolo politico.

 

Va aggiunto che per i casi in cui si ritenesse che i magistrati avessero tradito gli impegni presi con gli elettori, si affermò una tendenza a legittimare con voto popolare la loro destituzione: nella odierna democrazia rappresentativa equivarrebbe a un voto di sfiducia.

 

Si era creato dunque un sistema equilibrato imperniato sul primato della volontà popolare e sulla centralità del principio democratico. Vi era una sola eccezione in cui il magistrato, come chiunque altro, poteva essere sottoposto a giudizio: qualora avesse attentato alla Costituzione, ovvero il caso in cui avesse tentato di instaurare un regime di tipo monarchico. Era un caso di "parricidium patriae", un caso in cui il magistrato non poteva più considerarsi incarnazione dello stato, e rappresentante del popolo romano. E’ questo anche l'unico caso in cui già in età repubblicana il rito processuale previsto per reprimere siffatti reati era di tipo inquisitorio: la gravità del crimine era tale che si legittimava una deroga al principio accusatorio. Proprio per difendere la libertà e la sovranità del popolo, durante la Repubblica fu invero sempre tenuto nettamente separato l'esercizio delle funzioni accusatorie da quelle giudicanti. Il processo criminale romano di età repubblicana fu sempre di tipo accusatorio. A promuovere l'accusa poteva essere un magistrato ovvero direttamente un privato cittadino, ma il giudice era normalmente il popolo ovvero una giuria in qualche modo rappresentativa. Sarà poi nell'impero, con la trasformazione del cittadino in suddito e con la assoluta preminenza dell'interesse repressivo dell'imperatore rispetto a qualsiasi altro interesse e valore, che si diffonderà un sistema processuale di tipo inquisitorio, in cui cioè non vi sarà separazione fra l'organo deputato a promuovere l'accusa e a formulare la sentenza. Proprio nel Dominato i magistrati e i funzionari potranno essere del resto liberamente processati, eventualmente destituiti e puniti, perché ogni loro mancanza era innanzitutto una offesa al dominus et deus, l'imperatore. Immunità processuale per le cariche di governo e separazione degli ordini requirenti e giudicanti vennero considerate pilastri di una autentica democrazia fin dalle origini della nostra civiltà.

 
Così non durano PDF Stampa E-mail
martedì 24 novembre 2009

Da “Il Riformista” del 24.11.2009, pag. 1 

 

E ora parte l'assalto alla Finan­ziaria. Per colpire Tremonti. Gli emendamenti sono pronti e pure la strategia per farli passare alla Camera. Sono quelli della contro-Finanziaria targata Baldassarri.

Ormai la miccia ha preso fuo­co, nonostante il premier abbia provato a sdrammatizzare lo scontro nel governo parlando ai cronisti da Doha, durante la sua visita in Qatar: «Una dialettica che meglio sarebbe che fosse solo interna. Ma nulla di preoccu­pante». Fatto sta, che il durissi­mo j'accuse di Renato Brunetta a Giulio Tremonti ha avuto, ap­punto, l'effetto di una miccia, forse anche a prescindere dalle intenzioni. E in un clima da re­sa dei conti finale, più fonti par­lamentari raccontano di un Tremonti furioso al punto, secondo la Velina rossa di Pasquale Lau­rito, da chiedere le dimissioni di Brunetta (…).

 

Punto di partenza sono gli emendamenti che i senatori Andrea Augello e Giuseppe Valditara hanno presentato al Senato sulla base della contro-finanziaria scritta da Baldas­sarri. Tre i principali. Uno, ri­volto alle imprese, che prevede un progressivo abbattimento dell'Irap. Un altro, per le fami­glie, che agisca sull'Irpef. E un terzo che fissi un tetto del 20 per cento - e non del 23 come oggi - sugli affitti, in modo da far emergere il nero. Tremonti li ha rispediti al mittente senza troppe perifrasi. E al Senato, quando si è votato su parere contrario del governo, il grup­po dei dissidenti - ventisei tra ex An e ex Fi - si è astenuto, in modo da non mandare sotto l'esecutivo evitando, al contem­po, di votare con l'opposizione. È stata una manifestazione di un forte disagio, al punto che il capogruppo Gasparri e il suo vice Quagliariello hanno deci­so di astenersi per coprire il dis­senso.

 

Ebbene in queste settimane in molti hanno lavorato per ri­presentare gli stessi emenda­menti alla Camera, dove la Fi­nanziaria arriva tra due giorni. I tempi sono stretti, visto che il testo approderà in Aula il 4 di­cembre. E che il termine per la presentazione per gli emenda­menti è fissato a venerdì. Ma la fronda è partita, e i tre emenda­menti sono nero su bianco: «Bisogna evitare - spiega un fi­niano di stretta osservanza - che la commissione sia costret­ta a esaminare un migliaio di emendamenti inutili girando a vuoto per poi trovarsi di fronte al maxiemendamento del go­verno negoziato da Tremonti con la Lega con le nostre ri­chieste fuori». Per evitare que­sto rischio i finiani (dialoganti) Silvano Moffa e Marcello De Angelis hanno svolto il ruolo di pontieri col gruppo del Senato recependo le linee guida di Bal­dassarri. Confidando nella co­pertura di Berlusconi: nell'in­contro di qualche giorno fa con Augello e Valditara, a margine del ragionamento sulla giusti­zia il premier ha dato un via libera alle misure su Irpef e Irap perché «contenute nel pro­gramma di governo» (…).
 
Il Senato approva il decreto sui precari. Ora è legge PDF Stampa E-mail
giovedì 19 novembre 2009

Da “Il Giornale” del 19.11.2009, pag. 17

 

 

Via libera definitivo dal Senato al decreto sui precari della scuo­la. Il testo, approvato con 137 sì di Pdl e Lega, 113 no di Pd e Idv e sette astenuti di Udc e Svp, è leg­ge, visto che non ha subito modi­fiche rispetto all'esame della Ca­mera. La maggioranza, infatti, ha blindato il testo che scadeva il 23 novembre, ma è stato ap­provato un ordine del giorno del senatore Giuseppe Valdita­ra (Pdl) che impegna il governo «a varare un piano pluriennale per la progressiva stabilizzazio­ne del personale precario della scuola italiana entro l'approva­zione del prossimo Dpef. Secon­do la nuova legge, i precari della scuola che l'anno scorso aveva­no un contratto annuale e rima­sti quest'anno disoccupati avranno la precedenza assolu­ta a prescindere dall'inserimen­to nelle graduatorie di istituto per le supplenze brevi per le as­senze temporanee dei titolari. Accede alle supplenze anche chi, attraverso graduatorie di istituto, ha maturato lo scorso anno, almeno sei mesi di sup-plenza. I precari che percepiscono la disoccupazione possono essere impiegati percependo una indennità in progetti «di ca­rattere straordinario» che pos­sono durare fino a 8 mesi e che le scuole possono promuovere, in collaborazione con le regioni (che li finanziano). Non è esclu­so che i contratti di supplenza dei precari si possano trasfor­mare in contratti a tempo inde­terminato ma questo accadrà solo nel caso, di immissione in ruolo.

 
Dl precari, sì del Senato. E’ legge PDF Stampa E-mail
giovedì 19 novembre 2009

Da “L’Avvenire” del 19.11.2009, pag. 9

 

 

Il Senato con 137 sì, 113 no e sette astenuti ha approvato ieri il decreto sui precari nel testo pervenuto dalla Camera, bocciando .gli emendamenti presentati dall' opposizione. Il decreto di un solo articolo, che reca disposizioni urgenti per garantire la continuità del servizio scolastico per l'anno 2009 - 2010, è definitivamente convertito in legge. Hanno votato a favore Pdl e Lega, contro Pd e Idv, i quali hanno contestato il fatto che questo provvedimento sia stato definito «salva precari», ritenendo i suoi effetti del tutto opposti, mentre l’Udc e la Svp si sono astenuti. Soddisfazione è stata espressa dal ministro Gelmini, che parla «di un segnale importante» in vista del «regolare svolgimento dell'anno sco­lastico» e della continuità didattica.

 
E Silvio convoca i senatori finiani PDF Stampa E-mail
giovedì 19 novembre 2009

Da “Il Tempo” del 19.11.2009, pag. 1

 

 

Una girandola di incon­tri, dalle dieci di mar­tedì sera fino a notte fon­da. Tutti a palazzo Grazioli, tutti convocati da Berlu­sconi per comprendere la situazione reale nel Pdl dopo il putiferio scatenato dalla minaccia del presidente del Senato Rena­to Schifani di andare a ele­zioni anticipate. E da quelle riunioni, una volta avute ampie rassicurazioni sulla fedeltà dei parlamentari, è scaturita la dichiarazione di ieri mattina del premier: di voto anticipato non se ne parla.

 

Martedì sera Berlusconi è preoccupato, vuole capire fino a che punto si può fida­re della maggioranza a pa­lazzo Madama, fino a che punto vuole arrivare Gianfranco Fini, fino a che pun­to resterà leale. Anche per­ché il Cavaliere non condivi­de la «bordata» di Renato Schifani. Quella «accelera­zione», di cui comunque è stato informato, spiegano i suoi collaboratori, è stata una decisione presa dai «fal­chi», dal presidente del Se­nato e dal capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri. Una esternazione per forzare chi negli ultimi tempi ha contestato la mancanza di collegialità nel partito. Ma il presidente del Consiglio non la condivide. È per que­sto che chiama quelli che considera gli uomini più vi­cini a Fini al Senato. A Pa­lazzo Grazioli arrivano, alle dieci di sera, prima Andrea Augello e Giuseppe Valenti­no, poi Giuseppe Saro e Ro­mano Comincioli. Si fa ve­dere anche uno dei coordi­natori, Sandro Bondi, gli al­tri due Ignazio La Russa e Denis Verdini il pre­mier li contatta telefonica­mente.

 

Ma è dal gruppetto ristret­to, ristrettissimo, dei dissi­denti che riceve la rassicura­zione che voleva, che lo por­terà il giorno dopo a spiega­re che non c'è l'ipotesi di andare a elezioni anticipa­te, smentendo Schifani e i «falchi» Augello, Saro, Val­ditara gli ribadiscono che non ci sono complotti, non c'è alcuna volontà di aprire spaccature dentro il PdL An­zi, gli spiegano che il loro impegno è proprio quelle di ricucire le due posizioni, le due anime del partito, quella degli ex di An e degli ex di Forza Italia  Gli sottoli­neano che non ci sono i «finiani» ma c'è un pezzo di Pdl ,cioè la gran parte di Alleanza Nazionale, di cui si può fidare. Non per niente ieri, il giorno dopo la riu­nione a palazzo Grazioli, quattro senatori del gruppo dei «dissidenti» - Andrea Augello, Mario Baldassarri, Ferruccio Saro e Giuseppe Valditara - affidano a un comunicato la loro soddisfa­zione: «Il comunicato pe­rentorio, con cui Silvio Berlusconi ha messo fine alle polemiche e agli incessanti annunci di imminenti quan­to paradossali elezioni anti­cipate, costituisce la più evi­dente smentita rispetto alle grida, non sempre compo­ste, di chi tende a confonde­re il confronto interno con un'ordalia. Degno di nota è, in particolare, l'apprezza­mento verso una leale dia­lettica interna che accentua le capacità ideative del par­tito». E ancora: «Esprimiamo la nostra soddisfazione consapevoli che esistono tutte le condizioni per volta­re pagina, proseguire con passo sicuro l'esperienza di Governo, realizzare il pro­gramma sottoscritto con gli elettori e completare la co­struzione organizzativa del partito».

Ma martedí sera a palaz­zo Grazioli Berlusconi rice­ve anche un'altra assicura­zione che gli fa tirare un sospiro di sollievo: il ddl sul­la giustizia proseguirà il suo esame al Senato senza stra­volgimenti. Il presidente della commissione giustizia Filippo Berselli e il relatore, Giuseppe Valentino, fanno parte proprio di quel grup­po che i «falchi» continua­no a considerare dissidenti. Ma da loro non arriveranno sgambetti: dal testo verrà tolta la parte sul reato di immigrazione (voluta dalla Lega) e ci sarà qualche ag­giustamento sulla parte at­tuativa. Ma niente di più. Dopo averli ascoltati, poco dopo le undici, Berlusconi convoca a palazzo Grazioli anche i capigruppo a palaz­zo Madama, Maurizio Ga­sparri e Gaetano Quaglia­riello. Ma a quel punto il premier sa già quello che dirà il giorno dopo: di ele­zioni anticipate non se ne parli più.

 
Tregua sulla giustizia, il premier riceve gli ambasciatori finiani PDF Stampa E-mail
giovedì 19 novembre 2009

Da “Il Corriere della Sera” del 19.11.2009, pag. 2

  

La parte dell'incontro che a Berlusconi è piaciuta di più è stato forse quel richiamo spiritoso del senatore Valditara, di stretta os­servanza finiana, ad alcune consue­tudini repubblicane dell'antica Ro­ma: «Nemmeno allora i consoli po­tevano essere processati, per non ledere l'immagine della città e noi la pensiamo ancora allo stesso mo­do, non ha motivo di credere il con­trario...».

Forse non poteva esserci imma­gine migliore per siglare, anche se solo per interposte persone, una sorta di tregua. Ma l'incontro riservato che si è svolto due sere fa a Pa­lazzo Grazioli, poche ore dopo la di­chiarazione sul voto anticipato da parte di Schifani, indubbiamente a questo è servito.

Tre senatori che provengono da An, molto legati a Fini, che hanno già creato non poche fibrillazioni al Pdl sulla legge finanziaria, incon­trano, con l'avallo del presidente della Camera, a Palazzo Grazioli, il presidente del Consiglio. Alla pre­senza di Sandro Bondi, Ferruccio Saro e Romano Comincioli, due se­natori (ex azzurri) che invece al Ca­valiere danno del tu e risolvono molti problemi.

Nel dopocena Giuseppe Valdita­ra, Giuseppe Valentino e Andrea Augello vestono la parte dei pontie­ri e assicurano al Cavaliere che non esiste una mancanza di lealtà, nei suoi confronti, da parte del co-fon­datore del Pdl. E che tutto il grup­po del Senato è pronto a emendare al meglio il testo sul processo bre­ve, sfrondarlo degli elementi di in­costituzionalità, accompagnarlo quanto prima con un nuovo lodo Alfano con legge costituzionale.

Berlusconi sembra abbia gradi­to. Nel merito e nel metodo. Dopo aver ribadito che non ne può più di occuparsi di avvocati e processi anche «un'ora prima» di dover in­contrare Obama, che non è più pos­sibile che nel partito la ricchezza di un dibattito interno possa essere scambiata da qualcuno per libertà di dire e fare qualsiasi cosa, augu­randosi che le assicurazioni reci­proche possano servire a migliora­re e dissipare per sempre i sospetti che Fini stia giocando un partita tutta sua, che il Cavaliere ritiene ab­bia poco a che fare, quantomeno, con la correttezza istituzionale.

Con il presidente della Camera nelle ultime ore tiene i rapporti Gianni Letta: due pomeriggi fa nel­le telefonata fra i due si è misurata la gravità del momento. E forse l'in­contro della sera a Palazzo Grazioli è stato il frutto di una consapevo­lezza reciproca: si era andati trop­po vicini a un punto di non ritor­no.

Nel salutare i senatori Berlusco­ni li ha ringraziati ed espresso un auspicio che chi ha ascoltato ha in­teso come un messaggio: «So che siete persone perbene e ragionevo­li, spero anche che tutti capiscano che il momento politico non preve­de più ricreazioni...».

 
Tra i finiani isolati i falchi: avanti con il processo breve PDF Stampa E-mail
giovedì 19 novembre 2009

Da “Il Mattino” del 19.11.2009, pag. 5

 

 

Dopo tanto nervosismo all'interno del Pdl, le acque sembrano placarsi. Tant'è che la commissione Giustizia del Senato ha incardinato il ddl sul processo breve. Relatore sarà il senatore del Pdl, ex An, Giuseppe Valentino. E anche il vice capogruppo alla Camera, Italo Bocchino, smorza le polemí- che dei giorni scorsi sulle "ghedinate» assicurando che «di sicuro quel testo verrà votato». Merito di Berlusconi che, stanco delle continue fibrillazioni, non solo tronca le polemiche sul voto anticipato. Non solo smentisce le frizioni politiche con Fini. Nella notte, stufo delle liti interne, ascolta i «pontieri», da Gianni Letta, a Giulio Tremonti, a Ignazio La Russa, e contatta personalmente, scavalcando i rituali dei gruppi parlamentari, i senatori dei quali è noto il disagio. Con loro discute, promette, smussa i contrasti. Creando non poco malumore nei vertici del gruppo. Ma si sa che il premier quando vuole giocare la carta della mediazione lo fa in prima persona. Con buonapace dei «falchi» che stavano scatenando la guerra totale con i finiani.

 

La nota del Cavaliere e i colloqui con i «dissidenti» sortiscono l'effetto di distendere gli animi. Almeno per ora. Per i senatori del Pdl Augello, Baldassarrri, Valditara e Saro, «le parole del premier costituiscono la più evidente smentita rispetto alle grida di chi tende a confondere il confronto interno con un'ordalia». E anche il coordinatore del partito, La Russa, gettta acqua sul fuoco: «Fini non vuole far cadere il governo e non pensa a qualcosa di diverso dal Pdl». Ma dice di «non capire» la sortita di Schifani e ammonisce: «In questi momenti ci vogliono nervi saldi ed idee chiare» (…)..

 
Via libera alla “salva-precari”: più supplenze e stop ai ricorsi PDF Stampa E-mail
giovedì 19 novembre 2009

Da “Il Sole 24 Ore” del 19.11.2009, pag. 19

 

 

Via libera definitivo alla "salva-precari". Con 137 voti a favore, 113 contrari e 7 astenuti, l'aula di Palazzo Madama ha convertito in legge il decreto che introduce una corsia prefe­renziale nelle supplenze di isti­tuto per gli insegnanti e gli assi­stenti tecnico-amministrativi rimasti senza cattedra e blocca l'inserimento coattivo "a petti­ne" (cioè in base al punteggio ef­fettivo) anziché in "coda" (os­sia dopo tutti gli altri) dei docen­ti che hanno vinto il ricorso am­ministrativo contro il ministe­ro dell’Istruzione.

 

Come ampiamente previsto il testo è uscito dal Senato con la stessa veste confezionata a Montecitorio durante il primo passaggio parlamentare. Tra la soddisfazione del ministro Ma­riastella Gelmini, che ha parla­to di «un segnale importante perché i provvedimenti presi sono finalizzati a garantire il re­golare svolgimento dell'anno scolastico e ad assicurare la con­tinuità didattica», e le proteste di Pd e Idv che si sono visti re­spingere tutti gli emendamenti, oltre che le pregiudiziali di co­stituzionalità.

 

Del resto una qualsiasi modifi­ca avrebbe reso necessario il ri­torno del provvedimento alla Camera per la terza lettura. E non ci sarebbe stato tempo visto che il scadeva il 23 novembre. Unica novità di giornata l’appro­vazione dell'ordine del giorno presentato da Giuseppe Valdita­ra (Pdl), che impegna il governo «a varare un piano pluriennale per la progressiva stabilizzazio­ne del personale precario della scuola italiana entro l'approva­zione del prossimo Dpef» (…).

 
Un sondaggio frena Silvio: senza Gianfranco si perde PDF Stampa E-mail
giovedì 19 novembre 2009

Da “Il Messaggero” del 19.11.2009, pag. 3

 

 

«I problemi non sono tutti risolti, ma il governo andrà avanti» diceva ieri sera Umberto Bossi. Il Senatùr è ormai per Silvio Berlusconi l'alleato più fidato, ma anche lui, l'altra sera, gli ha consigliato di evitare la guerra con Gianfranco Fini e di rinunciare alla minaccia di elezioni anticipate. Per ristabilire una tregua si sono subito messi al lavoro anche Gianni Letta, Paolo Bonaiuti, Raffaele Fitto e il vicecapogruppo al Senato Gaetano Quagliariello. Non è un caso che sia stata una delegazione di senatori finiani (Valditara, Augello, Valentino, Saro) ad andare, subito dopo l'ultimatum lanciato da Renato Schifani, in. avanscoperta a Palazzo Grazioli per assicurare Berlusconi che non ci saranno sgambetti al ddl sul processo breve, naturalmente alle condizioni concordate con Fini (cioè senza tagli ai termini di prescrizione e senza accanimenti contro gli immigrati). (…)

 
Silvio frena sul voto e incontra gli ambasciatori di Gianfranco PDF Stampa E-mail
giovedì 19 novembre 2009

Da “Libero” del 19.11.2009, pag. 2

 

 

«Ma vi pare: io che devo incontrare Ba­rack Obama finisco per trascorrere le mie gior­nate con gli avvocati a studiare le carte dei pro­cessi». L'atteso chiarimento tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini tarda ancora ad arrivare. Nel frattempo, però, il presidente del Consiglio riceve una delegazione di senatori ex An e i rap­porti, dentro al Popolo della Libertà, dal freezer passano al frigo. È capitato martedì, quando un gruppo di descamisados finiani – Andrea Augel­lo, Giuseppe Valditara, Giuseppe Valentino -, accompagnati dal capogruppo Maurizio Ga­sparri e dagli azzurri Romano Comincioli e Fer­ruccio Saro (promotore del vertice), ha varcato l'uscio di Palazzo Grazioli per far visita al pre­mier. Incontro definito «franco», «simpatico», «fecondo». Il presidente del Consiglio ha rico­nosciuto ai senatori il merito di «aver dato un contributo costruttivo sulla Finanziaria», libe­randoli dal marchio di "guastatori". Ovvio, s'è parlato pure di giustizia. Uno dei presenti, il se­natore Valentino, è il relatore del disegno di leg­ge sul processo breve. A Palazzo Madama il te­sto finirà per essere votato così com'è, ma rima­ne una questione aperta: l'immigrazione clan­destina va o meno esclusa dai reati per cui val­gono i procedimenti sprint? È il nodo su cui ancora si sta discutendo. Gli ex An hanno comun­que giurato lealtà al capo del governo: «Nessu­no vuole vederlo sul banco degli imputati». Ai tempi dell’antica Roma - è stata la citazione sto­rica di uno dei presenti - processare un console significava discreditare tutta la città: Berlusconi ha apprezzato la metafora. Fini? A quanto emerge, era «al corrente» dell'appuntamento e «lo ha autorizzato». Tra i due, però, rimane ten­sione, anche se Silvio minimizza: «Con Gian­franco è tutto chiarito, l'ho già visto». Sarà. Per certo, le cose vanno un po' meglio dopo il co­municato diramato in mattinata da Palazzo Chigi. «Mai pensato alle elezioni anticipate», as­sicura Berlusconi, il quale rubrica le divisioni dentro al Pdl, come «dialettica interna» che fa bene al partitone, perché «accentua le capacità ideative». Il governo «ha la fiducia di oltre il 60 per cento degli italiani», per cui «completeremo le riforme di cui l'Italia ha bisogno». Si va a ter­mine legislatura, il resto sono solo «contorsioni della politica». I senatori finiani, quelli della sera prima, plaudono alla nouvelle vague berlusco­niana: «Il confronto interno non è un'ordalia», affermano in una nota Augello, Baldassarri, Val­ditara e Saro. In privato poi si prendono un pic­colo pezzetto di merito per la metamorfosi del Cavaliere. In realtà, dietro la nota berlusconia­na ci sarebbe il lavoro di persuasione dell'ala moderata, in particolare le teste di Gianni Letta e Paolo Bonaiuti, ma anche altre considerazio­ni. Anzitutto i sondaggi: l'esecutivo sta pagando l'eccessiva litigiosità della maggioranza. E non solo. «In gennaio», ha confidato Silvio ai suoi, «arriverà la ripresa economica e, dopo tante dif­ficoltà, adesso voglio metterci la faccia». Insom­ma, andare avanti conviene (…).

 
AGENZIE PDF Stampa E-mail
mercoledì 18 novembre 2009

DL PRECARI: VALDITARA, OK GOVERNO PIANO PLURIENNALE ASSUNZIONI

(AGI) - Roma, 18 nov. - "E' di grande importanza politica l'impegno assunto formalmente dal governo oggi in Aula al Senato, con l'approvazione di un mio ordine del giorno, di predisporre nel prossimo Dpef un piano pluriennale che proceda alla graduale stabilizzazione del personale precario della scuola italiana. Un atto che dimostra che si inizia a fare sul serio per risolvere progressivamente un problema che abbiamo ereditato da decenni di malgoverno della scuola italiana". E' quanto ha dichiarato Giuseppe Valditara, parlamentare del Pdl e segretario in commissione Istruzione al Senato.
 
 
SCUOLA: DL PRECARI; SENATO, VOTO FINALE IN SERATA

(ANSA) - ROMA, 18 NOV - Il decreto legge sui precari nella scuola, che e' all'esame del Senato in seconda lettura, potrebbe essere approvato in via definitiva in serata. In mattinata a Palazzo Madama, dopo la discussione generale e' cominciato l'esame degli emendamenti presentati dall'opposizione. Il provvedimento e' stato blindato dalla maggioranza per evitare il rischio della decadenza fissata per il 23 novembre. Finora tutti gli emendamenti presentanti dal Pd, Idv e Udc sono stati respinti. Se si procede cosi' senza alcuna modifica, il decreto gia' approvato dalla Camera il 21 ottobre, diventera' legge. Il Senato ha approvato un ordine del giorno, primo firmatario Giuseppe Valditara (Pdl) che impegna il governo a varare un piano pluriennale per la progressiva stabilizzazione del personale precario della scuola entro l'approvazione del prossimo Dpef.(ANSA).

 
SCUOLA: OK SENATO ODG PDL PER IMPEGNO GOVERNO SU PIANO ASSUNZIONI PRECARI

(ASCA) - Roma, 18 nov - L'Aula del Senato, nell'ambito dell'esame del decreto sui precari della scuola, ha approvato un ordine del giorno primo firmatario il senatore Pdl Giuseppe Valditara, in cui si impegna il governo a varare un piano pluriennale per la progressiva stabilizzazione del personale precario della scuola entro l'approvazione del prossimo Dpef.
'E' di grande importanza politica l'impegno assunto formalmente dal governo oggi in Aula al Senato, con l'approvazione di un mio ordine del giorno, di predisporre nel prossimo Dpef un piano pluriennale che proceda alla graduale stabilizzazione del personale precario della scuola italiana - commenta il senatore Valditara -. Un atto che dimostra che si inizia a fare sul serio per risolvere progressivamente un problema che abbiamo ereditato da decenni di malgoverno della scuola italiana'.


SCUOLA. DL PRECARI, SÌ A ODG PER PIANO STABILIZZAZIONE PROF

(DIRE) Roma, 18 nov. - Il Senato ha detto si' ad un ordine del giorno, primo firmatario il Pdl Giuseppe Valditara, che impegna il governo "a varare un piano pluriennale per la progressiva stabilizzazione del personale precario della scuola italiana entro l'approvazione del prossimo Dpef".

  

GOVERNO: SENATORI PDL, AL VOTO? BENE PREMIER, ANDARE AVANTI

 

(ANSA) - ROMA, 18 NOV - 'Il comunicato perentorio, con cui il  Presidente, Silvio Berlusconi, ha messo fine alle polemiche e agli  incessanti annunci di imminenti quanto paradossali elezioni anticipate, costituisce la piu' evidente smentita rispetto alle grida, non sempre  composte, di chi tende a confondere il confronto interno con un'ordalia. Degno di nota e', in particolare, l'apprezzamento verso una leale dialettica interna che accentua le capacita' ideative del  partito'. E' quanto dichiarano i senatori del Pdl, Andrea Augello, Mario Baldassarri, Ferruccio Saro e Giuseppe Valditara in una nota congiunta in cui sottolineano come stanno 'silenziosamente lavorando  per offrire anche il nostro modesto contributo per ricreare un clima di  fiducia e coesione nel Pdl'.  'Esprimiamo la nostra soddisfazione - scrivono i quattro senatori del  Pdl - consapevoli che esistono tutte le condizioni per voltare pagina,  proseguire con passo sicuro l'esperienza di Governo, realizzare il programma
sottoscritto con gli elettori e completare la costruzione organizzativa del partiti'.  

 

Apc-Governo/ Senatori 'finiani' Pdl: Proseguire esperienza

(Apcom) - "Il comunicato perentorio, con cui il Presidente, Silvio Berlusconi, ha messo fine alle polemiche e agli incessanti annunci di imminenti quanto paradossali elezioni anticipate, costituisce la più  evidente smentita rispetto alle grida, non sempre composte, di chi tende a confondere il confronto interno con un'ordalia. Degno di nota  è, in particolare, l`apprezzamento verso una leale dialettica interna che accentua le capacità ideative del partito". E' quanto dichiarano in  una nota i senatori del Pdl, Andrea Augello, Mario Baldassarri,  Ferruccio Saro e Giuseppe Valditara. "Abbiamo silenziosamente lavorato in queste ore - continuano i senatori - per offrire anche il nostro modesto contributo per ricreare  un clima di fiducia e coesione nel Pdl. Esprimiamo la nostra soddisfazione consapevoli che esistono tutte le condizioni per voltare pagina, proseguire con passo sicuro l`esperienza di Governo, realizzare il programma sottoscritto con gli elettori e completare la costruzione organizzativa del partito".

 


PDL. SENATORI PDL: PREMIER CHIUDE POLEMICHE VOTO ANTICIPATO

 

(DIRE) Roma, 18 nov. - "Il comunicato perentorio, con cui il presidente, Silvio Berlusconi, ha messo fine alle polemiche e agli incessanti annunci di imminenti quanto paradossali elezioni anticipate, costituisce la piu' evidente smentita rispetto alle grida, non sempre composte, di chi tende a confondere il confronto interno con un'ordalia. Degno di nota e', in particolare, l'apprezzamento verso una  leale dialettica interna che accentua le capacita' ideative del  partito". E' quanto dichiarano i senatori del Pdl, Andrea Augello, Mario Baldassarri, Ferruccio Saro e Giuseppe Valditara. "Abbiamo silenziosamente lavorato in queste ore – continuano i  senatori - per offrire anche il nostro modesto contributo per ricreare  un clima di fiducia e coesione nel Pdl. Esprimiamo la nostra soddisfazione consapevoli che esistono tutte le condizioni per voltare pagina, proseguire con passo sicuro l'esperienza di Governo, realizzare il programma sottoscritto con gli elettori e completare la costruzione  organizzativa del partito".

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>

Risultati 136 - 150 di 757
   
 
© 2010 Giuseppe Valditara
Joomla! è un software libero realizzato sotto licenza GNU/GPL..