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| Rassegna stampa
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martedì 24 novembre 2009 |
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Da “Il Foglio” del 24.11.2009, pag. 2 Immunità per le cariche di governo e separazione degli ordini delle toghe sono alle origini della nostra civiltà
di GIUSEPPE VALDITARA La Repubblica romana si fondava su alcuni valori fortemente sentiti: la libertas, che coincideva con l'idea di autogoverno e che diede poi vita all'affermazione della sovranità popolare; la maiestas del popolo, che si traduceva nella altissima dignità della Repubblica; la auctoritas dei magistrati, alla cui base era il prestigio della carica. I magistrati avevano il compito di dare voce e volontà allo stato, in essi si impersonava lo stato. Da questo complesso di principi traeva spunto una regola che non fu mai disattesa: i magistrati maggiori, quelli cioè a cui spettava dettare l'indirizzo politico della res publica, quelli dotati del potere sovrano, non potevano essere citati in giudizio, processati o arrestati fino al termine della carica. Come chiariscono le fonti, siffatto principio era funzionale alla difesa della alta dignità della istituzione e dunque della stessa maestà del popolo. Il magistrato, all'inizio delle sue funzioni, giurava inoltre di curare gli interessi della Repubblica: è implicita l'idea che dovesse anche essere messo in condizione di poter curare efficacemente e autorevolmente gli affari dello stato. Non è un caso che non si trattasse di una immunità generalizzata a tutte le cariche pubbliche: i magistrati minori, quelli che avevano compiti meramente esecutivi, i magistrati municipali, non avevano siffatta forma di tutela. Ad essi non era legata la dignità, la autorevolezza e la stabilità dello stato, non avendo un potere sovrano e non esprimendo l'indirizzo politico della Repubblica. Inoltre, una volta uscito dalla carica, il magistrato poteva essere perseguito liberamente. Non è un caso che Cesare abbia sempre cercato di farsi rieleggere al consolato per evitare di essere processato. D'altro canto, difficilmente vi sarebbe stato un interesse strumentale a perseguire un soggetto che non svolgesse più un alto ruolo politico. Va aggiunto che per i casi in cui si ritenesse che i magistrati avessero tradito gli impegni presi con gli elettori, si affermò una tendenza a legittimare con voto popolare la loro destituzione: nella odierna democrazia rappresentativa equivarrebbe a un voto di sfiducia. Si era creato dunque un sistema equilibrato imperniato sul primato della volontà popolare e sulla centralità del principio democratico. Vi era una sola eccezione in cui il magistrato, come chiunque altro, poteva essere sottoposto a giudizio: qualora avesse attentato alla Costituzione, ovvero il caso in cui avesse tentato di instaurare un regime di tipo monarchico. Era un caso di "parricidium patriae", un caso in cui il magistrato non poteva più considerarsi incarnazione dello stato, e rappresentante del popolo romano. E’ questo anche l'unico caso in cui già in età repubblicana il rito processuale previsto per reprimere siffatti reati era di tipo inquisitorio: la gravità del crimine era tale che si legittimava una deroga al principio accusatorio. Proprio per difendere la libertà e la sovranità del popolo, durante la Repubblica fu invero sempre tenuto nettamente separato l'esercizio delle funzioni accusatorie da quelle giudicanti. Il processo criminale romano di età repubblicana fu sempre di tipo accusatorio. A promuovere l'accusa poteva essere un magistrato ovvero direttamente un privato cittadino, ma il giudice era normalmente il popolo ovvero una giuria in qualche modo rappresentativa. Sarà poi nell'impero, con la trasformazione del cittadino in suddito e con la assoluta preminenza dell'interesse repressivo dell'imperatore rispetto a qualsiasi altro interesse e valore, che si diffonderà un sistema processuale di tipo inquisitorio, in cui cioè non vi sarà separazione fra l'organo deputato a promuovere l'accusa e a formulare la sentenza. Proprio nel Dominato i magistrati e i funzionari potranno essere del resto liberamente processati, eventualmente destituiti e puniti, perché ogni loro mancanza era innanzitutto una offesa al dominus et deus, l'imperatore. Immunità processuale per le cariche di governo e separazione degli ordini requirenti e giudicanti vennero considerate pilastri di una autentica democrazia fin dalle origini della nostra civiltà. |
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martedì 24 novembre 2009 |
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Da “Il Riformista” del 24.11.2009, pag. 1 E ora parte l'assalto alla Finanziaria. Per colpire Tremonti. Gli emendamenti sono pronti e pure la strategia per farli passare alla Camera. Sono quelli della contro-Finanziaria targata Baldassarri. Ormai la miccia ha preso fuoco, nonostante il premier abbia provato a sdrammatizzare lo scontro nel governo parlando ai cronisti da Doha, durante la sua visita in Qatar: «Una dialettica che meglio sarebbe che fosse solo interna. Ma nulla di preoccupante». Fatto sta, che il durissimo j'accuse di Renato Brunetta a Giulio Tremonti ha avuto, appunto, l'effetto di una miccia, forse anche a prescindere dalle intenzioni. E in un clima da resa dei conti finale, più fonti parlamentari raccontano di un Tremonti furioso al punto, secondo la Velina rossa di Pasquale Laurito, da chiedere le dimissioni di Brunetta (…). Punto di partenza sono gli emendamenti che i senatori Andrea Augello e Giuseppe Valditara hanno presentato al Senato sulla base della contro-finanziaria scritta da Baldassarri. Tre i principali. Uno, rivolto alle imprese, che prevede un progressivo abbattimento dell'Irap. Un altro, per le famiglie, che agisca sull'Irpef. E un terzo che fissi un tetto del 20 per cento - e non del 23 come oggi - sugli affitti, in modo da far emergere il nero. Tremonti li ha rispediti al mittente senza troppe perifrasi. E al Senato, quando si è votato su parere contrario del governo, il gruppo dei dissidenti - ventisei tra ex An e ex Fi - si è astenuto, in modo da non mandare sotto l'esecutivo evitando, al contempo, di votare con l'opposizione. È stata una manifestazione di un forte disagio, al punto che il capogruppo Gasparri e il suo vice Quagliariello hanno deciso di astenersi per coprire il dissenso. Ebbene in queste settimane in molti hanno lavorato per ripresentare gli stessi emendamenti alla Camera, dove la Finanziaria arriva tra due giorni. I tempi sono stretti, visto che il testo approderà in Aula il 4 dicembre. E che il termine per la presentazione per gli emendamenti è fissato a venerdì. Ma la fronda è partita, e i tre emendamenti sono nero su bianco: «Bisogna evitare - spiega un finiano di stretta osservanza - che la commissione sia costretta a esaminare un migliaio di emendamenti inutili girando a vuoto per poi trovarsi di fronte al maxiemendamento del governo negoziato da Tremonti con la Lega con le nostre richieste fuori». Per evitare questo rischio i finiani (dialoganti) Silvano Moffa e Marcello De Angelis hanno svolto il ruolo di pontieri col gruppo del Senato recependo le linee guida di Baldassarri. Confidando nella copertura di Berlusconi: nell'incontro di qualche giorno fa con Augello e Valditara, a margine del ragionamento sulla giustizia il premier ha dato un via libera alle misure su Irpef e Irap perché «contenute nel programma di governo» (…). |
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Il Senato approva il decreto sui precari. Ora è legge |
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giovedì 19 novembre 2009 |
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Da “Il Giornale” del 19.11.2009, pag. 17 Via libera definitivo dal Senato al decreto sui precari della scuola. Il testo, approvato con 137 sì di Pdl e Lega, 113 no di Pd e Idv e sette astenuti di Udc e Svp, è legge, visto che non ha subito modifiche rispetto all'esame della Camera. La maggioranza, infatti, ha blindato il testo che scadeva il 23 novembre, ma è stato approvato un ordine del giorno del senatore Giuseppe Valditara (Pdl) che impegna il governo «a varare un piano pluriennale per la progressiva stabilizzazione del personale precario della scuola italiana entro l'approvazione del prossimo Dpef. Secondo la nuova legge, i precari della scuola che l'anno scorso avevano un contratto annuale e rimasti quest'anno disoccupati avranno la precedenza assoluta a prescindere dall'inserimento nelle graduatorie di istituto per le supplenze brevi per le assenze temporanee dei titolari. Accede alle supplenze anche chi, attraverso graduatorie di istituto, ha maturato lo scorso anno, almeno sei mesi di sup-plenza. I precari che percepiscono la disoccupazione possono essere impiegati percependo una indennità in progetti «di carattere straordinario» che possono durare fino a 8 mesi e che le scuole possono promuovere, in collaborazione con le regioni (che li finanziano). Non è escluso che i contratti di supplenza dei precari si possano trasformare in contratti a tempo indeterminato ma questo accadrà solo nel caso, di immissione in ruolo. |
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Dl precari, sì del Senato. E’ legge |
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giovedì 19 novembre 2009 |
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Da “L’Avvenire” del 19.11.2009, pag. 9 Il Senato con 137 sì, 113 no e sette astenuti ha approvato ieri il decreto sui precari nel testo pervenuto dalla Camera, bocciando .gli emendamenti presentati dall' opposizione. Il decreto di un solo articolo, che reca disposizioni urgenti per garantire la continuità del servizio scolastico per l'anno 2009 - 2010, è definitivamente convertito in legge. Hanno votato a favore Pdl e Lega, contro Pd e Idv, i quali hanno contestato il fatto che questo provvedimento sia stato definito «salva precari», ritenendo i suoi effetti del tutto opposti, mentre l’Udc e la Svp si sono astenuti. Soddisfazione è stata espressa dal ministro Gelmini, che parla «di un segnale importante» in vista del «regolare svolgimento dell'anno scolastico» e della continuità didattica. |
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E Silvio convoca i senatori finiani |
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giovedì 19 novembre 2009 |
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Da “Il Tempo” del 19.11.2009, pag. 1 Una girandola di incontri, dalle dieci di martedì sera fino a notte fonda. Tutti a palazzo Grazioli, tutti convocati da Berlusconi per comprendere la situazione reale nel Pdl dopo il putiferio scatenato dalla minaccia del presidente del Senato Renato Schifani di andare a elezioni anticipate. E da quelle riunioni, una volta avute ampie rassicurazioni sulla fedeltà dei parlamentari, è scaturita la dichiarazione di ieri mattina del premier: di voto anticipato non se ne parla. Martedì sera Berlusconi è preoccupato, vuole capire fino a che punto si può fidare della maggioranza a palazzo Madama, fino a che punto vuole arrivare Gianfranco Fini, fino a che punto resterà leale. Anche perché il Cavaliere non condivide la «bordata» di Renato Schifani. Quella «accelerazione», di cui comunque è stato informato, spiegano i suoi collaboratori, è stata una decisione presa dai «falchi», dal presidente del Senato e dal capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri. Una esternazione per forzare chi negli ultimi tempi ha contestato la mancanza di collegialità nel partito. Ma il presidente del Consiglio non la condivide. È per questo che chiama quelli che considera gli uomini più vicini a Fini al Senato. A Palazzo Grazioli arrivano, alle dieci di sera, prima Andrea Augello e Giuseppe Valentino, poi Giuseppe Saro e Romano Comincioli. Si fa vedere anche uno dei coordinatori, Sandro Bondi, gli altri due Ignazio La Russa e Denis Verdini il premier li contatta telefonicamente. Ma è dal gruppetto ristretto, ristrettissimo, dei dissidenti che riceve la rassicurazione che voleva, che lo porterà il giorno dopo a spiegare che non c'è l'ipotesi di andare a elezioni anticipate, smentendo Schifani e i «falchi» Augello, Saro, Valditara gli ribadiscono che non ci sono complotti, non c'è alcuna volontà di aprire spaccature dentro il PdL Anzi, gli spiegano che il loro impegno è proprio quelle di ricucire le due posizioni, le due anime del partito, quella degli ex di An e degli ex di Forza Italia Gli sottolineano che non ci sono i «finiani» ma c'è un pezzo di Pdl ,cioè la gran parte di Alleanza Nazionale, di cui si può fidare. Non per niente ieri, il giorno dopo la riunione a palazzo Grazioli, quattro senatori del gruppo dei «dissidenti» - Andrea Augello, Mario Baldassarri, Ferruccio Saro e Giuseppe Valditara - affidano a un comunicato la loro soddisfazione: «Il comunicato perentorio, con cui Silvio Berlusconi ha messo fine alle polemiche e agli incessanti annunci di imminenti quanto paradossali elezioni anticipate, costituisce la più evidente smentita rispetto alle grida, non sempre composte, di chi tende a confondere il confronto interno con un'ordalia. Degno di nota è, in particolare, l'apprezzamento verso una leale dialettica interna che accentua le capacità ideative del partito». E ancora: «Esprimiamo la nostra soddisfazione consapevoli che esistono tutte le condizioni per voltare pagina, proseguire con passo sicuro l'esperienza di Governo, realizzare il programma sottoscritto con gli elettori e completare la costruzione organizzativa del partito». Ma martedí sera a palazzo Grazioli Berlusconi riceve anche un'altra assicurazione che gli fa tirare un sospiro di sollievo: il ddl sulla giustizia proseguirà il suo esame al Senato senza stravolgimenti. Il presidente della commissione giustizia Filippo Berselli e il relatore, Giuseppe Valentino, fanno parte proprio di quel gruppo che i «falchi» continuano a considerare dissidenti. Ma da loro non arriveranno sgambetti: dal testo verrà tolta la parte sul reato di immigrazione (voluta dalla Lega) e ci sarà qualche aggiustamento sulla parte attuativa. Ma niente di più. Dopo averli ascoltati, poco dopo le undici, Berlusconi convoca a palazzo Grazioli anche i capigruppo a palazzo Madama, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello. Ma a quel punto il premier sa già quello che dirà il giorno dopo: di elezioni anticipate non se ne parli più. |
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Tregua sulla giustizia, il premier riceve gli ambasciatori finiani |
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giovedì 19 novembre 2009 |
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Da “Il Corriere della Sera” del 19.11.2009, pag. 2 La parte dell'incontro che a Berlusconi è piaciuta di più è stato forse quel richiamo spiritoso del senatore Valditara, di stretta osservanza finiana, ad alcune consuetudini repubblicane dell'antica Roma: «Nemmeno allora i consoli potevano essere processati, per non ledere l'immagine della città e noi la pensiamo ancora allo stesso modo, non ha motivo di credere il contrario...». Forse non poteva esserci immagine migliore per siglare, anche se solo per interposte persone, una sorta di tregua. Ma l'incontro riservato che si è svolto due sere fa a Palazzo Grazioli, poche ore dopo la dichiarazione sul voto anticipato da parte di Schifani, indubbiamente a questo è servito. Tre senatori che provengono da An, molto legati a Fini, che hanno già creato non poche fibrillazioni al Pdl sulla legge finanziaria, incontrano, con l'avallo del presidente della Camera, a Palazzo Grazioli, il presidente del Consiglio. Alla presenza di Sandro Bondi, Ferruccio Saro e Romano Comincioli, due senatori (ex azzurri) che invece al Cavaliere danno del tu e risolvono molti problemi. Nel dopocena Giuseppe Valditara, Giuseppe Valentino e Andrea Augello vestono la parte dei pontieri e assicurano al Cavaliere che non esiste una mancanza di lealtà, nei suoi confronti, da parte del co-fondatore del Pdl. E che tutto il gruppo del Senato è pronto a emendare al meglio il testo sul processo breve, sfrondarlo degli elementi di incostituzionalità, accompagnarlo quanto prima con un nuovo lodo Alfano con legge costituzionale. Berlusconi sembra abbia gradito. Nel merito e nel metodo. Dopo aver ribadito che non ne può più di occuparsi di avvocati e processi anche «un'ora prima» di dover incontrare Obama, che non è più possibile che nel partito la ricchezza di un dibattito interno possa essere scambiata da qualcuno per libertà di dire e fare qualsiasi cosa, augurandosi che le assicurazioni reciproche possano servire a migliorare e dissipare per sempre i sospetti che Fini stia giocando un partita tutta sua, che il Cavaliere ritiene abbia poco a che fare, quantomeno, con la correttezza istituzionale. Con il presidente della Camera nelle ultime ore tiene i rapporti Gianni Letta: due pomeriggi fa nelle telefonata fra i due si è misurata la gravità del momento. E forse l'incontro della sera a Palazzo Grazioli è stato il frutto di una consapevolezza reciproca: si era andati troppo vicini a un punto di non ritorno. Nel salutare i senatori Berlusconi li ha ringraziati ed espresso un auspicio che chi ha ascoltato ha inteso come un messaggio: «So che siete persone perbene e ragionevoli, spero anche che tutti capiscano che il momento politico non prevede più ricreazioni...». |
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Tra i finiani isolati i falchi: avanti con il processo breve |
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giovedì 19 novembre 2009 |
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Da “Il Mattino” del 19.11.2009, pag. 5 Dopo tanto nervosismo all'interno del Pdl, le acque sembrano placarsi. Tant'è che la commissione Giustizia del Senato ha incardinato il ddl sul processo breve. Relatore sarà il senatore del Pdl, ex An, Giuseppe Valentino. E anche il vice capogruppo alla Camera, Italo Bocchino, smorza le polemí- che dei giorni scorsi sulle "ghedinate» assicurando che «di sicuro quel testo verrà votato». Merito di Berlusconi che, stanco delle continue fibrillazioni, non solo tronca le polemiche sul voto anticipato. Non solo smentisce le frizioni politiche con Fini. Nella notte, stufo delle liti interne, ascolta i «pontieri», da Gianni Letta, a Giulio Tremonti, a Ignazio La Russa, e contatta personalmente, scavalcando i rituali dei gruppi parlamentari, i senatori dei quali è noto il disagio. Con loro discute, promette, smussa i contrasti. Creando non poco malumore nei vertici del gruppo. Ma si sa che il premier quando vuole giocare la carta della mediazione lo fa in prima persona. Con buonapace dei «falchi» che stavano scatenando la guerra totale con i finiani. La nota del Cavaliere e i colloqui con i «dissidenti» sortiscono l'effetto di distendere gli animi. Almeno per ora. Per i senatori del Pdl Augello, Baldassarrri, Valditara e Saro, «le parole del premier costituiscono la più evidente smentita rispetto alle grida di chi tende a confondere il confronto interno con un'ordalia». E anche il coordinatore del partito, La Russa, gettta acqua sul fuoco: «Fini non vuole far cadere il governo e non pensa a qualcosa di diverso dal Pdl». Ma dice di «non capire» la sortita di Schifani e ammonisce: «In questi momenti ci vogliono nervi saldi ed idee chiare» (…).. |
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Via libera alla “salva-precari”: più supplenze e stop ai ricorsi |
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giovedì 19 novembre 2009 |
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Da “Il Sole 24 Ore” del 19.11.2009, pag. 19 Via libera definitivo alla "salva-precari". Con 137 voti a favore, 113 contrari e 7 astenuti, l'aula di Palazzo Madama ha convertito in legge il decreto che introduce una corsia preferenziale nelle supplenze di istituto per gli insegnanti e gli assistenti tecnico-amministrativi rimasti senza cattedra e blocca l'inserimento coattivo "a pettine" (cioè in base al punteggio effettivo) anziché in "coda" (ossia dopo tutti gli altri) dei docenti che hanno vinto il ricorso amministrativo contro il ministero dell’Istruzione. Come ampiamente previsto il testo è uscito dal Senato con la stessa veste confezionata a Montecitorio durante il primo passaggio parlamentare. Tra la soddisfazione del ministro Mariastella Gelmini, che ha parlato di «un segnale importante perché i provvedimenti presi sono finalizzati a garantire il regolare svolgimento dell'anno scolastico e ad assicurare la continuità didattica», e le proteste di Pd e Idv che si sono visti respingere tutti gli emendamenti, oltre che le pregiudiziali di costituzionalità. Del resto una qualsiasi modifica avrebbe reso necessario il ritorno del provvedimento alla Camera per la terza lettura. E non ci sarebbe stato tempo visto che il scadeva il 23 novembre. Unica novità di giornata l’approvazione dell'ordine del giorno presentato da Giuseppe Valditara (Pdl), che impegna il governo «a varare un piano pluriennale per la progressiva stabilizzazione del personale precario della scuola italiana entro l'approvazione del prossimo Dpef» (…). |
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Un sondaggio frena Silvio: senza Gianfranco si perde |
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giovedì 19 novembre 2009 |
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Da “Il Messaggero” del 19.11.2009, pag. 3 «I problemi non sono tutti risolti, ma il governo andrà avanti» diceva ieri sera Umberto Bossi. Il Senatùr è ormai per Silvio Berlusconi l'alleato più fidato, ma anche lui, l'altra sera, gli ha consigliato di evitare la guerra con Gianfranco Fini e di rinunciare alla minaccia di elezioni anticipate. Per ristabilire una tregua si sono subito messi al lavoro anche Gianni Letta, Paolo Bonaiuti, Raffaele Fitto e il vicecapogruppo al Senato Gaetano Quagliariello. Non è un caso che sia stata una delegazione di senatori finiani (Valditara, Augello, Valentino, Saro) ad andare, subito dopo l'ultimatum lanciato da Renato Schifani, in. avanscoperta a Palazzo Grazioli per assicurare Berlusconi che non ci saranno sgambetti al ddl sul processo breve, naturalmente alle condizioni concordate con Fini (cioè senza tagli ai termini di prescrizione e senza accanimenti contro gli immigrati). (…) |
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Silvio frena sul voto e incontra gli ambasciatori di Gianfranco |
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giovedì 19 novembre 2009 |
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Da “Libero” del 19.11.2009, pag. 2 «Ma vi pare: io che devo incontrare Barack Obama finisco per trascorrere le mie giornate con gli avvocati a studiare le carte dei processi». L'atteso chiarimento tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini tarda ancora ad arrivare. Nel frattempo, però, il presidente del Consiglio riceve una delegazione di senatori ex An e i rapporti, dentro al Popolo della Libertà, dal freezer passano al frigo. È capitato martedì, quando un gruppo di descamisados finiani – Andrea Augello, Giuseppe Valditara, Giuseppe Valentino -, accompagnati dal capogruppo Maurizio Gasparri e dagli azzurri Romano Comincioli e Ferruccio Saro (promotore del vertice), ha varcato l'uscio di Palazzo Grazioli per far visita al premier. Incontro definito «franco», «simpatico», «fecondo». Il presidente del Consiglio ha riconosciuto ai senatori il merito di «aver dato un contributo costruttivo sulla Finanziaria», liberandoli dal marchio di "guastatori". Ovvio, s'è parlato pure di giustizia. Uno dei presenti, il senatore Valentino, è il relatore del disegno di legge sul processo breve. A Palazzo Madama il testo finirà per essere votato così com'è, ma rimane una questione aperta: l'immigrazione clandestina va o meno esclusa dai reati per cui valgono i procedimenti sprint? È il nodo su cui ancora si sta discutendo. Gli ex An hanno comunque giurato lealtà al capo del governo: «Nessuno vuole vederlo sul banco degli imputati». Ai tempi dell’antica Roma - è stata la citazione storica di uno dei presenti - processare un console significava discreditare tutta la città: Berlusconi ha apprezzato la metafora. Fini? A quanto emerge, era «al corrente» dell'appuntamento e «lo ha autorizzato». Tra i due, però, rimane tensione, anche se Silvio minimizza: «Con Gianfranco è tutto chiarito, l'ho già visto». Sarà. Per certo, le cose vanno un po' meglio dopo il comunicato diramato in mattinata da Palazzo Chigi. «Mai pensato alle elezioni anticipate», assicura Berlusconi, il quale rubrica le divisioni dentro al Pdl, come «dialettica interna» che fa bene al partitone, perché «accentua le capacità ideative». Il governo «ha la fiducia di oltre il 60 per cento degli italiani», per cui «completeremo le riforme di cui l'Italia ha bisogno». Si va a termine legislatura, il resto sono solo «contorsioni della politica». I senatori finiani, quelli della sera prima, plaudono alla nouvelle vague berlusconiana: «Il confronto interno non è un'ordalia», affermano in una nota Augello, Baldassarri, Valditara e Saro. In privato poi si prendono un piccolo pezzetto di merito per la metamorfosi del Cavaliere. In realtà, dietro la nota berlusconiana ci sarebbe il lavoro di persuasione dell'ala moderata, in particolare le teste di Gianni Letta e Paolo Bonaiuti, ma anche altre considerazioni. Anzitutto i sondaggi: l'esecutivo sta pagando l'eccessiva litigiosità della maggioranza. E non solo. «In gennaio», ha confidato Silvio ai suoi, «arriverà la ripresa economica e, dopo tante difficoltà, adesso voglio metterci la faccia». Insomma, andare avanti conviene (…). |
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mercoledì 18 novembre 2009 |
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DL PRECARI: VALDITARA, OK GOVERNO PIANO PLURIENNALE ASSUNZIONI
(AGI) - Roma, 18 nov. - "E' di grande importanza politica l'impegno assunto formalmente dal governo oggi in Aula al Senato, con l'approvazione di un mio ordine del giorno, di predisporre nel prossimo Dpef un piano pluriennale che proceda alla graduale stabilizzazione del personale precario della scuola italiana. Un atto che dimostra che si inizia a fare sul serio per risolvere progressivamente un problema che abbiamo ereditato da decenni di malgoverno della scuola italiana". E' quanto ha dichiarato Giuseppe Valditara, parlamentare del Pdl e segretario in commissione Istruzione al Senato. SCUOLA: DL PRECARI; SENATO, VOTO FINALE IN SERATA
(ANSA) - ROMA, 18 NOV - Il decreto legge sui precari nella scuola, che e' all'esame del Senato in seconda lettura, potrebbe essere approvato in via definitiva in serata. In mattinata a Palazzo Madama, dopo la discussione generale e' cominciato l'esame degli emendamenti presentati dall'opposizione. Il provvedimento e' stato blindato dalla maggioranza per evitare il rischio della decadenza fissata per il 23 novembre. Finora tutti gli emendamenti presentanti dal Pd, Idv e Udc sono stati respinti. Se si procede cosi' senza alcuna modifica, il decreto gia' approvato dalla Camera il 21 ottobre, diventera' legge. Il Senato ha approvato un ordine del giorno, primo firmatario Giuseppe Valditara (Pdl) che impegna il governo a varare un piano pluriennale per la progressiva stabilizzazione del personale precario della scuola entro l'approvazione del prossimo Dpef.(ANSA).
SCUOLA: OK SENATO ODG PDL PER IMPEGNO GOVERNO SU PIANO ASSUNZIONI PRECARI
(ASCA) - Roma, 18 nov - L'Aula del Senato, nell'ambito dell'esame del decreto sui precari della scuola, ha approvato un ordine del giorno primo firmatario il senatore Pdl Giuseppe Valditara, in cui si impegna il governo a varare un piano pluriennale per la progressiva stabilizzazione del personale precario della scuola entro l'approvazione del prossimo Dpef. 'E' di grande importanza politica l'impegno assunto formalmente dal governo oggi in Aula al Senato, con l'approvazione di un mio ordine del giorno, di predisporre nel prossimo Dpef un piano pluriennale che proceda alla graduale stabilizzazione del personale precario della scuola italiana - commenta il senatore Valditara -. Un atto che dimostra che si inizia a fare sul serio per risolvere progressivamente un problema che abbiamo ereditato da decenni di malgoverno della scuola italiana'.
SCUOLA. DL PRECARI, SÌ A ODG PER PIANO STABILIZZAZIONE PROF
(DIRE) Roma, 18 nov. - Il Senato ha detto si' ad un ordine del giorno, primo firmatario il Pdl Giuseppe Valditara, che impegna il governo "a varare un piano pluriennale per la progressiva stabilizzazione del personale precario della scuola italiana entro l'approvazione del prossimo Dpef". GOVERNO: SENATORI PDL, AL VOTO? BENE PREMIER, ANDARE AVANTI (ANSA) - ROMA, 18 NOV - 'Il comunicato perentorio, con cui il Presidente, Silvio Berlusconi, ha messo fine alle polemiche e agli incessanti annunci di imminenti quanto paradossali elezioni anticipate, costituisce la piu' evidente smentita rispetto alle grida, non sempre composte, di chi tende a confondere il confronto interno con un'ordalia. Degno di nota e', in particolare, l'apprezzamento verso una leale dialettica interna che accentua le capacita' ideative del partito'. E' quanto dichiarano i senatori del Pdl, Andrea Augello, Mario Baldassarri, Ferruccio Saro e Giuseppe Valditara in una nota congiunta in cui sottolineano come stanno 'silenziosamente lavorando per offrire anche il nostro modesto contributo per ricreare un clima di fiducia e coesione nel Pdl'. 'Esprimiamo la nostra soddisfazione - scrivono i quattro senatori del Pdl - consapevoli che esistono tutte le condizioni per voltare pagina, proseguire con passo sicuro l'esperienza di Governo, realizzare il programma sottoscritto con gli elettori e completare la costruzione organizzativa del partiti'.
Apc-Governo/ Senatori 'finiani' Pdl: Proseguire esperienza
(Apcom) - "Il comunicato perentorio, con cui il Presidente, Silvio Berlusconi, ha messo fine alle polemiche e agli incessanti annunci di imminenti quanto paradossali elezioni anticipate, costituisce la più evidente smentita rispetto alle grida, non sempre composte, di chi tende a confondere il confronto interno con un'ordalia. Degno di nota è, in particolare, l`apprezzamento verso una leale dialettica interna che accentua le capacità ideative del partito". E' quanto dichiarano in una nota i senatori del Pdl, Andrea Augello, Mario Baldassarri, Ferruccio Saro e Giuseppe Valditara. "Abbiamo silenziosamente lavorato in queste ore - continuano i senatori - per offrire anche il nostro modesto contributo per ricreare un clima di fiducia e coesione nel Pdl. Esprimiamo la nostra soddisfazione consapevoli che esistono tutte le condizioni per voltare pagina, proseguire con passo sicuro l`esperienza di Governo, realizzare il programma sottoscritto con gli elettori e completare la costruzione organizzativa del partito".
PDL. SENATORI PDL: PREMIER CHIUDE POLEMICHE VOTO ANTICIPATO (DIRE) Roma, 18 nov. - "Il comunicato perentorio, con cui il presidente, Silvio Berlusconi, ha messo fine alle polemiche e agli incessanti annunci di imminenti quanto paradossali elezioni anticipate, costituisce la piu' evidente smentita rispetto alle grida, non sempre composte, di chi tende a confondere il confronto interno con un'ordalia. Degno di nota e', in particolare, l'apprezzamento verso una leale dialettica interna che accentua le capacita' ideative del partito". E' quanto dichiarano i senatori del Pdl, Andrea Augello, Mario Baldassarri, Ferruccio Saro e Giuseppe Valditara. "Abbiamo silenziosamente lavorato in queste ore – continuano i senatori - per offrire anche il nostro modesto contributo per ricreare un clima di fiducia e coesione nel Pdl. Esprimiamo la nostra soddisfazione consapevoli che esistono tutte le condizioni per voltare pagina, proseguire con passo sicuro l'esperienza di Governo, realizzare il programma sottoscritto con gli elettori e completare la costruzione organizzativa del partito". |
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