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| Rassegna stampa
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Riforme e Libertà per il rilancio dell'economia italiana |
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martedì 17 novembre 2009 |
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Da “Il Giorno – Milano” del 17.11.2009, pag. 7 Prima uscita milanese ieri per l'Associazione Riforme e Libertà, che raccoglie esponenti del Pdl, ex Forza Italia ed ex An. All'Hotel Cavalieri, i senatori Giuseppe Valditara Fabio Mastroberardino e Baldassarri, con l'eurodeputata Cristiana Muscardini hanno illustrato una serie di proposte per il rilancio dell'economia italiana. Fra le indicazioni l'introduzione del quoziente familiare per ridurre le tasse sulla famiglia e della cedolare secca del 20 per cento sugli affitti. |
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“Nessun taglio alla ricerca, presto i fondi” |
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domenica 15 novembre 2009 |
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Da “Il Giorno” del 15.11.2009, pag. 12 «Nessun taglio alla ricerca, il ministero emanerà un decreto che trasferirà l'intera cifra alle università per consentire l'assunzione dei giovani ricercatori». Bastano poche parole al ministro Mariastella Gelmini per mettere a tacere le polemiche sorte in seguito all'annuncio di una presunta sparizione di 80 milioni in Finanziaria sui fondi per la stabilizzazione dei ricercatori universitari. «E' falso - ha detto il ministro -. Forse tutto nasce dal fatto che il presidente della Commissione cultura e scuola del Senato aveva presentato un emendamento per ripristinare un vecchio taglio che era contenuto nella precedente Finanziaria». E sul futuro della ricerca il ministro ha ricordato che «entro dicembre saremo in grado di approvare e selezionare diversi progetti e quindi di distribuire le risorse previste ai ricercatori». E se da un lato l'uscita del ministro incassa il plauso del parlamentare del Pdl Giuseppe Valditara che ha apprezzato «il pronto chiarimento della Gelmini», dall'altro alimenta i sospetti in casa dell'opposizione (…). |
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sabato 14 novembre 2009 |
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FINANZIARIA: VALDITARA (PDL), BENE CHIARIMENTO GELMINI SU FONDI RICERCA Roma, 14 nov. (Adnkronos) - "Esprimo vivo apprezzamento per il pronto chiarimento del ministro Gelmini sulla sorte degli 80 milioni per i ricercatori. I giovani che si dedicano alla ricerca hanno la garanzia che i fondi sono gia' in bilancio". Lo afferma il parlamentare del Pdl Giuseppe Valditara, segretario della commissione Istruzione al Senato.
(Sin/Ct/Adnkronos) 14-NOV-09 14:26 NNNN |
Roma, 14 NOV (Velino) - "Esprimo vivo apprezzamento per il pronto chiarimento del ministro Gelmini sulla sorte degli 80 milioni per i ricercatori. I giovani che si dedicano alla ricerca hanno la garanzia che i fondi sono gia' in bilancio". E' quanto dichiara il parlamentare del Pdl Giuseppe Valditara, segretario commissione Istruzione al Senato. (com/asp) 141515 NOV 09 NNNN |
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La Finanziaria si mette a dieta |
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venerdì 13 novembre 2009 |
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Da “Italia Oggi” del 13.11.2009, pag. 4 Un Vegas pensoso si è presentato ieri pomeriggio in commissione bilancio al senato riaprendo, a sorpresa, i giochi della Finanziaria. Il presidente della V commissione, Antonio Azzollini, era in attesa della relazione della Ragioneria generale dello stato sulla copertura del maxi-emendamento messo a punto nella nottata dal relatore della manovra, Maurizio Saia. Relazione necessaria perché fosse dato il prescritto parere e si potesse procedere con la votazione in aula. E invece... L'arrivo del viceministro dell'economia, Giuseppe Vegas, ha segnato l'inizio di un susseguirsi di modifiche e contromodifiche. Innanzitutto, il governo ha falcidiato tutte le norme mancia che erano arrivate nel maxiemendamento, dai tartufi ai prosciutti doc. Ma è stata rimessa in discussione la stessa Banca del Sud, destinataria di un apposito emendamento di Saia, che tra l’altro i senatori del Pdl in commissione erano già pronti ad emendare prevedendo l'estensione dell'operatività della banca anche per il Lazio (primo firmatario Oreste Tofani) (…). In attesa che governo e relatore trovassero un'intesa definitiva sul maxiemendamento, l'aula procedeva con gli ordini del giorno: sì al piano di prepensionamenti nella scuola, da legare a nuove assunzioni, chiesto a gran voce da Giuseppe Valditara. Il piano dovrebbe trovare spazio in un provvedimento ad hoc, così come le defiscalizzazioni per chi investe in ricerca. Per tutto il resto, la quadratura si avrà oggi. |
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venerdì 13 novembre 2009 |
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Da “Il Foglio” del 13.11.2009, pag. 1 Su quanti e quali uomini può contare Gianfranco Fini in Parlamento e nel Pd1? Domanda di non secondaria importanza, sia nel caso in cui il presidente della Camera intenda continuare lealmente la propria fronda culturale e sarkozysta all'interno del partito di Silvio Berlusconi., sia nel caso più improbabile in cui Fini venga attratto fuori dal Pdl dalle sirene di un nuovo rassemblement dei liberali e moderati non berlusconiani e più rassomigliante a quella destra modernizzatrice, laica ed europea vagheggiata dall'ex leader di Alleanza-nazionale. D'altra parte se Francesco Rutelli ha chiamato il suo movimento "Alleanza per l'Italia", rievocando la svolta che Fini avrebbe voluto imporre ad An prima che la storia e la necessità politica lo spingessero a saltare anche lui con Berlusconi sul predellino, un motivo forse ci sarà. La mappa del potere finiano descrive il cofondatore del Pdl come un uomo molto forte in Parlamento ma un po' sguarnito di truppe all'interno degli organismi direttivi del partito (…) La truppa dei finiani al Senato, animata da Giuseppe Valditara, ordinario di Diritto romano all'Università di Torino, benché inferiore per numero è tuttavia agguerrita. E' dal Senato che è partita la richiesta, rivolta al Pdl berlusconiano, di iniziare un tesseramento del partito; ed è dal gruppo finiano del Senato che sono piovuti gli emendamenti antitremontiani sull'Irap e sugli investimenti nella scuola e nella ricerca universitaria. C'è da scommettere che anche il testo sul processo breve, appena incardinato a Palazzo Madama, sarà oggetto di particolare attenzione da parte dei pretoriani, attenti a che i più falchi tra i berlusconiani non inseriscano quegli emendamenti sulla prescrizione breve che Fini. incontrando Berlusconi, ha escluso categoricamente (…). Non c'è un solo fedelissimo del presidente della Camera pronto a scommettere - persino a microfoni spenti - che Fini sia disposto a lasciare il Pd. Fini ha ricominciato a fare politica sul serio e forse per la prima volta condiziona in modo anche determinante, sostengono gli amici, le scelte del partito e di conseguenza anche della coalizione. "L'operazione è condotta alla luce del sole. Si tratta di imprimere nel Pdl una rotta europea, che trovi ispirazione del conservatorismo dei Cameron e dei Sarkozy", sostiene Giuseppe Valditara. Peraltro l'ex leader di An, come aveva fatto per il precedente, ha curato la prefazione dell'ultimo libro del presidente francese in uscita per l'editore Treves. Ma i numeri e la forza interna di Fini servono a condizionare il partito? 0 come ha sostenuto un ex gran consigliere finiano, Domenico Fisichella, prefigurano una prossima fuoriuscita? "Dimostrano che il Pdl non è un monolite ma una cosa viva", chiosa Valditara. Un finiano purissimo ma anonimo si spiega in termini più prosaici: "Diciamolo con chiarezza. Gianfranco ha ormai deciso di mostrare i muscoli, un po' perché lo dileggiavano e un po' perché non si può fare solo fronda culturale". E Fabio Granata conclude: "Che quasi tutto venga deciso negli incontri a tre Fini-Berlusconi-Bossi dimostra come la forza di Fini sia ormai riconosciuta. Contarsi serve". |
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“Nessuno sconvolgimento, approveremo il decreto” |
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lunedì 09 novembre 2009 |
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Da “Il Messaggero” del 9.11.2009, pag. 10 Intervista al sen. Valditara «Entro il 24 novembre il decreto salva-precari sarà legge perciò non ci saranno sconvolgimenti nelle graduatorie». A sostenerlo è il senatore del Pdl Giuseppe Valditara, membro della Commissione Istruzione di Palazzo Madama, quella che sta vagliando in questi giorni il provvedimento targato Mariastella Gelmini modificato alla Camera con un emendamento della maggioranza che, di fatto, blocca il commissariamento del Miur disposto a ottobre dal Tar del Lazio. «Questa settimana voteremo gli emendamenti. Se ci renderemo conto - spiega - che non ci sono i tempi tecnici per modificare il testo con ulteriori aggiunte allora li ritireremo o li trasformeremo in ordini del giorno perché entro il 24 il provvedimento va approvato o scade». La maggioranza, dunque, è decisa a blindare il dl sui precari. Dunque non ci saranno cambiamenti immediati nelle graduatorie? «Il decreto, grazie agli emendamenti presentati alla Camera, ora tiene conto delle istanze avanzate dai giudici del Tar del Lazio. E’ normale che il ministero dopo la sentenza di ottobre non si sia mosso visto che questa legge che stiamo per approvare, di fatto, mette ordine in tutta la materia. Sarebbe stato assurdo rimettere mano alle graduatorie, sconvolgere gli elenchi, e poi dover ricambiare tutto solo un mese dopo». La questione dei precari, comunque, andrebbe risolta una volta per tutte, non crede? «Questo è vero. E’ il motivo per cui ho avanzato una proposta al governo nei giorni scorsi. Bisogna urgentemente varare un piano pluriennale di assunzioni per assorbire il precariato. Una cosa che si può fare con tutta la gradualità che si vuole, ma che, ribadisco, va messa in campo per risolvere la questione precari». Con quale tempistica andrebbe messo nero su bianco il piano? «Sarebbe opportuno presentarlo entro il prossimo documento di programmazione economica e finanziaria. Dovrà indicare i tempi e i modi in cui si vogliono assorbire gli insegnanti presenti in graduatoria. Fino a quando non ci sarà un piano di assorbimento dei precari sarà difficile approvare una riforma fondamentale per la scuola italiana ovvero quella del reclutamento dei docenti». |
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Finanziaria, maxi emendamento al Senato |
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domenica 08 novembre 2009 |
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Da “Il Mattino” dell’8.11.2009, pag. 15 Fondi per la sicurezza; scorporo delle perdile dalla base imponibile Irap; cedolare secca sugli affitti; Banca del Sud. Sono queste alcune delle misure sulle quali i tecnici di maggioranza e governo stanno lavorando in vista della ripresa dell'esame della Finanziaria in Aula al Senato. Da dopodomani, martedì, inizieranno le votazioni sui 550 emendamenti alla manovra e si capirà quali sono i margini per le novità. In mattinata il relatore, Maurizio Saio, vedrà il governo per capire su quali misure è possibile intervenire e lavorerà poi a un emendamentone onnicomprensivo sui capitoli aperti in base alle indicazioni dell'esecutivo (…). Qualcosa, nel caso fossero reperiti i fondi necessari, potrebbe, arrivare sul fronte della scuola (per i precari o gli incentivi) in base alla riformulazione di emendamenti del Pdl (ex An) Giuseppe Valditara. |
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Atenei, trasparenza e gerontocrazia |
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giovedì 29 ottobre 2009 |
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Da “La Stampa.it” del 29.10.2009 La riforma del ministro Gelmini provoca malcontento fra i ricercatori e i dottorandi Dopo oltre otto mesi di lavoro il governo ha dato il via libera al disegno di legge che riforma l’università. Passerà ancora del tempo prima che possa diventare legge, dovrà esaminarlo prima il Senato poi passerà alla Camera, e non mancheranno le modifiche come hanno chiesto ieri i rettori.
Un lungo lavoro, ancora da completare, insomma. Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, lo sa ma è soddisfatta di quanto ha fatto finora. «E' un provvedimento corposo che vuole affrontare in modo serio e coraggioso i problemi che ci sono nell'università Vogliamo ridare maggiore peso e autorevolezza ad un’istituzione fondamentale del Paese, rendendola protagonista della risposta alla crisi. Non ci possiamo accontentare di un sistema che in alcuni casi è buono mentre in altri casi esistono problemi che sono devastanti».
Accanto a lei c’è Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, insolitamente affettuoso e in vena di apprezzamenti. Chiama la Gelmini per nome, nessun contrasto con «Mariastella», come ripete più volte. «Certo - ammette - la riforma non è venuta fuori subito, ma perchè è un tema molto complicato, di quelli che definiscono una fase, un governo». Inoltre «la strategia del ministro Gelmini è stata di affrontare prima la scuola che presentava emergenze, poi l’università. E in fondo sono solo 18 mesi di governo». Dunque «non ci sono stati ritardi, è stato un lavoro complicato e credo molto equilibrato».
Una valanga di complimenti, con una sola gaffe, quando osa andare oltre il nome, e la chiama Brambilla. Nulla di male, è lo stesso Tremonti a precisare di essere lì solo in veste di «vecchio professore», e a un vecchio professore probabilmente tutto si può perdonare. Soprattutto quando assicura che le risorse arriveranno: «Daremo priorità ai fondi provenienti dal cosiddetto rimpatrio capitali da destinare all’università».
Molti sono i perplessi, anche all’interno del Pdl. Maurizio Gasparri sostiene che «il rettore deve conservare la sua autonomia gestionale», e promette di intervenire in sede parlamentare. Modifiche ce ne saranno ma questo è un primo passo molto importante, sottolinea Giuseppe Valditara, senatore del Pdl. «Con l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del ddl di riforma dell’università si raggiunge oggi una ulteriore e significativa tappa nel percorso di rilancio del sistema italiano. Il provvedimento recepisce gran parte delle più importanti istanze emerse nel dibattito, volte a modernizzare e a rendere più efficienti i nostri Atenei». Luigi Frati, rettore de La Sapienza, spiega che «ci saranno adattamenti migliorativi durante l’iter parlamentare e saranno necessarie risorse adeguate, del resto preannunciate dal ministro Tremonti».
Un capitolo difficile è quello dei ricercatori. «E’ l’aspetto che più mi sta a cuore», sottolinea Mariastella Gelmini. «Occorre che i giovani non restino ricercatori a vita. Per questo abbiamo previsto due contratti triennali al termine dei quali si procede a una loro valutazione ed è poi facoltà dei singoli atenei trasformare i ricercatori in associati. In questo modo si mette fine a un precariato che va avanti da anni e si favorisce il ricambio generazionale».
Ma è proprio sul ricambio generazionale che arrivano le maggiori critiche da dottorandi e ricercatori. «Resta la giungla di contratti assegni di ricerca, contratti a titolo gratuito o oneroso», denuncia Fernando D’Aniello, segretario dell’Adi, Associazione dottorandi italiani. «Al di là delle buone intenzioni mostrate a parole non sono arrivate azioni - lamenta l’Apri, associazione dei precari della ricerca - I docenti universitari potranno continuare ad andare in pensione a 72 anni e in alcuni casi anche a 75». Qualcosa deve essere accaduto, -prosegue l’Apri - «perché in alcune precedenti bozze era stata prevista (adesso sparita) una norma che permetteva alle università di pre-pensionare i professori universitari a 65 anni. Norma già piuttosto ‘generosa’ visto che permetteva e non obbligava le università a pre-pensionare».
Molto critici anche sindacati e opposizione. «La validità dei criteri con cui si prevede di valutare atenei e professori sono tutti da verificare», afferma Ignazio Marino del Pd che si dice preoccupato perché «per la riforma si conti su denaro del tutto ipotetico». Per Manuela Ghizzoni del Pd con l’abolizione dei ricercatori «il governo paga un biglietto di sola andata per l’estero» ai cervelli italiani. E per Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil si tratta di un provvedimento «fortemente centralistico e gerarchico, che marginalizza gli organi elettivi per condensare il potere negli organi di vertice». |
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Finanziaria, l’assalto sarà duro |
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mercoledì 28 ottobre 2009 |
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Da “Italia Oggi” del 28.10.2009, pag. 5 Fa il duro, Giuseppe Vegas. Ieri alla vigilia dell'avvio della discussione della Finanziaria, sono ben tre i faldoni di emendamenti da esaminare in commissione bilancio, e mentre si approvavano le modifiche alla legge di bilancio il Viceminìstro all'economia ha fatto ricorso a una metafora per respingere l'assalto: «I margini di modifica sono stretti, hanno la stessa ampiezza del canale di Corinto, dove passa una barca per volta». E ovviamente parla ai suoi di maggioranza, in particolare ai finiani capeggiati da Mario Baldassarri, il presidente della commissione finanze di Palazzo Madama che ha presentato un pacchetto di emendamenti a sé stante, una vera e propria manovra aggiuntiva a quella del ministro dell'economia, Giulio Tremonti, dal valore 35 miliardi di euro. Risorse recuperate dai tagli alla spesa pubblica, sanità in testa, e ai fondi perduti alle imprese. E destinati prevalentemente alla riduzione, dell'Irap, agli aiuti per le famiglie numerose, a ricerca e università (…). Sotto la lente di ingrandimento dei controlli incrociati stanno passando emendamenti come quello sui prepensionamenti nella scuola, che consentirebbe a costo zero di liberare migliaia di posti di nella scuola da assegnare per nuove assunzioni. La proposta parte da Giuseppe Valditara, senatore del Pdl e sarebbe ben vista dallo stesso responsabile dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. |
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mercoledì 28 ottobre 2009 |
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UNIVERSITA': RIFORMA; VALDITARA (PDL), AVANTI RILANCIO ATENEI (ANSA) - ROMA, 28 OTT - 'Con l'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del ddl di riforma dell'universita' si raggiunge oggi una ulteriore e significativa tappa nel percorso di rilancio del sistema italiano. Il provvedimento recepisce gran parte delle piu' importanti istanze emerse nel dibattito, volte a modernizzare e a rendere piu' efficienti i nostri Atenei'. E' quanto dichiara il parlamentare del Pdl Giuseppe Valditara, segretario della commissione Istruzione al Senato.
UNIVERSITA': VALDITARA (PDL), CON DDL RIFORMA AVANTI NEL RILANCIO DEGLI ATENEI
(Adnkronos) - "Con l'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del ddl di riforma dell'universita' si raggiunge oggi una ulteriore e significativa tappa nel percorso di rilancio del sistema italiano. Il provvedimento recepisce gran parte delle piu' importanti istanze emerse. |
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Scuola, una mano ai precari |
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martedì 27 ottobre 2009 |
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Da “Il Secolo d’Italia” del 27.10.2009, pag. 10 di GIUSEPPE VALDITARA I precari della scuola iscritti nelle graduatorie ad esaurimento, che hanno una aspettativa di essere assunti, sono circa 200.000. Di questi, 130.000 hanno incarichi annuali. Si tratta di numeri abnormi, indegni di un Paese avanzato. Questo fenomeno nasce a seguito di un grave errore di impostazione della politica scolastica dei governi che si sono avvicendati negli ultimi decenni del secolo scorso, che hanno trascurato qualsiasi programmazione degli ingressi, privilegiando soluzioni demagogiche di stampo clientelare ed elettoralistico. E' chiaro che con numeri siffatti diventa problematico avviare qualsiasi seria riforma della formazione e del reclutamento dei docenti, che è senz'altro una delle riforme chiave per rilanciare, in prospettiva, la scuola italiana. Non è poi più accettabile che centinaia di migliaia di persone e dunque di famiglie non abbiano alcuna certezza sul proprio futuro, rischiando di anno in anno di non vedere confermato il proprio lavoro e dunque la fonte di sostentamento per sé e per i propri cari. La scuola italiana è caratterizzata inoltre da una età media dei suoi insegnanti particolarmente avanzata. In un contesto siffatto occorre mettere fra le priorità lo studio di un piano pluriennale che avvii a definitiva soluzione il problema del precariato immaginando di assorbire entro un numero di anni certo i precari iscritti nelle graduatorie ad esaurimento per poter contestualmente avviare nuove forme di selezione, più meritocratiche, dei docenti del futuro. Va poi osservato che la figura dell'insegnante ha subito negli ultimi quarant'anni una forte svalutazione sociale, mentre in parallelo sono cresciute le difficoltà di rapporto con un mondo giovanile profondamente cambiato: l'insegnamento è stato del resto giudicato dagli organismi internazionali fra i lavori più usuranti. Ne è conseguita una crescente demotivazione e stanchezza che caratterizza in particolare una larga fascia di insegnanti anziani. Da queste premesse è scaturita l'idea che sta alla base dell'emendamento che insieme ad altri colleghi ho presentato in Senato al disegno di legge finanziaria per il 2010. L'emendamento riconosce la possibilità di andare in pensione con due anni di anticipo per tutti coloro che abbiano raggiunto quota 93, calcolando cioè la somma fra gli anni di anzianità e quelli di di età anagrafica, partendo dal rapporto 34/59, per finire con quello 36/57, ovvero che abbiano almeno 38 anni di anzianità di servizio. Si calcola che almeno 20.000 docenti approfitteranno di questa opportunità, liberando posti per la assunzione di insegnanti più giovani e garantendo a tutti i precari la continuità nelle supplenze annuali. Queste nuove disponibilità di organico si aggiungeranno, fra l'altro, a quelle rese disponibili dai pensionamenti fisiologici. Il costo per le casse dello Stato di questa operazione è assai modesto, posto che non solo un insegnante anziano costa mediamente 16.000 euro in più di un neoassunto, ma anche perché l'anticipo pensionistico di due anni viene in parte coperto dall'assegno di disoccupazione che lo Stato paga per i precari "annuali" rimasti senza incarico, che è pari a circa 11.000 euro. L'emendamento, se passerà, dovrà essere riproposto anche nei prossimi anni così da contribuire al progressivo svuotamento del1le graduatorie ad esaurimento. Una cosa deve essere certa: è ormai giunto il momento di avviare a soluzione un problema sociale che toglie serenità e motivazione ad un numero rilevante di docenti. Queste persone devono avere certezza del loro futuro dopo tanti anni di duro lavoro e di sacrificio. Oltretutto la serenità di chi è impegnato nel difficile compito di educare e insegnare è fondamentale anche per chi è dall'altra parte della cattedra. Un docente sereno e motivato è garanzia di un insegnamento più efficace e proficuo. |
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