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Finanziaria: Valditara (An) condividiamo preoccupazioni dei rettori |
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sabato 16 dicembre 2006 |
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Roma, 12 dic.(Adnkronos) -''Condividiamo le preoccupazioni espresse dalla Conferenza dei Rettori delle Universita' Italiane per la finanziaria''. Lo afferma il senatore di An Giuseppe Valditara, responsabile dell'ufficio del partito per la scuola e l'universita'. ''Alleanza Nazionale - ricorda- aveva proposto una serie di emendamenti idonei a reperire risorse sufficienti per eliminare l'applicazione della legge Bersani, per integrare adeguatamente il fondo di finanziamento ordinario e per prevedere un fondo per le universita' che avessero risultati di eccellenza. Si tratta di emendamenti per reperire risorse fresche sia con misure di carattere strutturale''. |
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I precari della Scuola in piazza contro i tagli della Finanziaria |
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venerdì 15 dicembre 2006 |
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Redazione- Il Tempo 8-12-06 LA SCUOLA è scesa in piazza contro il Governo. «No alla Finanziaria ammazza precari». Con questo slogan si sono riuniti alcuni militanti dei Cobas (Comitati di base della scuola) per manifestare contro i tagli previsti dalla manovra. Alla protesta, indetta da Cobas, Confsal e Gilda, ha replicato il ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni. «Oggi non può esserci nessuna rivendicazione sindacale che non metta al primo punto lo sforzo dei docenti all'interno della scuola contro la violenza e il bullismo». Il ministro ha aggiunto che «le rivendicazioni sono sempre degne di grande attenzione, soprattutto in un comparto come quello della scuola». «La finanziaria della scuola - ha aggiunto il ministro - ha dato tante risposte di certezze per il precariato, l'edilizia scolastica, la scuola aperta, l'obbligo di istruzione». La violenza e il bullismo, ha spiegato Fioroni, danno della scuola «un’immagine, pur essendo una parte infinitesimale, che rischia di far apparire la scuola nè seria nè autorevole». «Nel 2007 nessun giovane inizierà il calvario della speranza», ha detto Fioroni, a proposito del problema del precariato nella scuola e dell'emendamento in Finanziaria che prevede l'assunzione per 150 mila precari, aggiungendo che «è falso dire che siamo chiamati alla più grossa sanatoria dei parcheggiatori dei nostri figli». «I precari - ha sottolineato il ministro - sono professionisti con le carte in regola, che lavorano quotidianamente nelle scuole da 7, 8 o 10 anni. Porsi la domanda se hanno o meno la capacità di insegnare è un pò tardivo, si tratta ora di riconoscere dei diritti». Questo problema, ha aggiunto, è «stato risolto con la Finanziaria, con la chiusura delle graduatorie permanenti e la trasformazione in esaurimento di coloro che erano entrati all'interno dei meccanismi delle graduatorie, dando così stabilità a chi insegna da anni». Lo Snals-Confsal, intanto, ha espresso soddisfazione per la larga adesione dei lavoratori della conoscenza, dalla scuola all’università, allo sciopero generale proclamato ieri contro la Legge Finanziaria 2007. «Il governo Prodi dovrà prendere atto degli esiti della protesta - si legge in una nota diffusa dal sindacato - registrando il diffuso disagio dei lavoratori e il forte dissenso a una Finanziaria che non risolve le questioni prioritarie del rinnovo del contratto e del precariato e opera insostenibili tagli alla spesa per scuola, afam (alta formazione artistica e musicale), università e pubblica amministrazione scolastica». «Proclamando lo sciopero generale abbiamo interpretato il malcontento dei lavoratori della conoscenza, per una Finanziaria che penalizza fortemente il settore - ha dichiarato il segretario generale vicario Snals-Confsal, Marco Paolo Nigi -. Non ci fermeremo finchè non saranno conseguiti gli obiettivi prioritari della vertenza, in particolare un equo contratto di lavoro e la stabilità del personale». Alla protesta hanno partecipato tutti i sindacati autonomi del pubblico e del privato, che hanno giudicato «penalizzante per i lavoratori dipendenti e i pensionati, socialmente iniqua per i tagli di spesa dei servizi pubblici primari e insostenibile per il pesante aumento del prelievo fiscale complessivo». «Questa finanziaria che taglia 120 milioni di euro in tre anni alle scuole e complessivamente opera tagli per 3 miliardi e 200 milioni di euro per tre anni all'istruzione è una clamorosa smentita delle promesse elettorali dell'Unione», ha affermato il senatore di An Giuseppe Valditara a proposito della manifestazione. «Anche il piano di assunzione dei precari - ha aggiunto - non appare credibile nella sua concreta fattibilità. Persino l’innalzamento dell’obbligo scolastico è un clamoroso inganno perchè non ci sono soldi per finanziarlo. È dunque comprensibile che il mondo della scuola sia sceso in sciopero». «Diamo il nostro appoggio e la nostra solidarietà - conclude - a tutti quei sindacati che si sono schierati contro le dannose politiche scolastiche del governo Prodi». |
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Corriere: La protesta dei rettori: atenei chiusi ai ministri |
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venerdì 15 dicembre 2006 |
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ROMA — Vietato invitare i membri del governo a presenziare alle inaugurazioni dell'anno accademico, alle celebrazioni di illustri studiosi, alle lauree ad honorem e a tutte le più significative cerimonie organizzate dagli atenei. Ministri e sottosegretari, anche se colleghi, potranno accomodarsi in platea, non al tavolo delle autorità accademiche. L'inclusione di ministri in carica in un elenco di persone sgradite, con Fabio Mussi inevitabilmente al primo posto, è stata decisa dall'assemblea dei rettori (Crui). I RETTORI — È la risposta alla Finanziaria che «minaccia la sopravvivenza» dei 75 atenei del Paese. In un clima molto acceso, quasi di rivolta nei confronti dell'esecutivo — si è parlato di sciopero fiscale, di dimissioni in massa, di azioni legali —, i rettori hanno espresso un giudizio di durissima condanna nei confronti della manovra. Un governo che punisce l'università, che crea difficoltà insormontabili nella vita quotidiana degli atenei, hanno decretato i rettori, non è più il benvenuto nelle nostre aule. Si tratta di una sorta di espulsione da un mondo, quello universitario, che si aspettava dal governo di centrosinistra una valorizzazione e che quasi non riesce a credere alle cifre della Finanziaria. «Eravamo coscienti del momento difficile — ha dichiarato il presidente dell'assemblea, Guido Trombetti, rettore della "Federico II" di Napoli —, avevamo chiesto di fare sacrifici ma di avere garantita la sopravvivenza. Invece così non si garantisce nulla. Soprattutto non si garantisce il diritto allo studio degli studenti, protetto dalla Costituzione, perché sono diminuiti anche i fondi per le borse di studio. Per questi motivi l'università — che resta un luogo aperto a tutti — non inviterà i membri di questo governo». I TAGLI — Anche nel 2007 il decreto Bersani imporrà agli atenei tagli alle spese riguardanti la gestione ordinaria: affitti, utenze, pulizie, riscaldamento, abbonamento alle riviste e via dicendo. Le somme dovranno essere ridotte del 20 per cento rispetto alle previsioni. Secondo i rettori i tagli si aggirano sui 200 milioni di euro. Il fondo di finanziamento ordinario, che serve per pagare gli stipendi — ma non gli aumenti automatici che sono a carico delle singole università e ammontano a circa 150 milioni di euro l'anno —, è cresciuto di poche decine di milioni. La protesta dei rettori, mai così dura, punta ad evitare il collasso degli atenei che nei prossimi mesi potrebbero non avere i soldi per pagare l'affitto, gli abbonamenti alle riviste e le bollette della luce. L'obiettivo è liberare l'università dal peso del decreto Bersani prima che si concluda l'iter della Finanziaria. Nessun commento da parte del ministro Fabio Mussi, che ha minacciato le dimissioni se saranno confermati i tagli all'università apparsi nella prima stesura della manovra. Il silenzio del ministro rivela forse un estremo tentativo per trovare una soluzione. I COMMENTI — La decisione dei rettori fa discutere maggioranza e opposizione. Giuseppe Valditara, An: «Per l'università è arrivata la clamorosa presa in giro. Paradossalmente la cosa più negativa è che non si intravede un'evoluzione positiva dato che si prevedono tagli ancora maggiori — oltre 200 milioni di euro — per il 2008». Andrea Ranieri, Ds, riconosce che «nella Finanziaria non si è tenuto conto delle difficoltà in cui versano le università italiane». «Una soluzione — ha proposto l'esponente Ds — potrebbe venire dal prossimo varo dell'Agenzia di valutazione, se riusciremo a dotarla delle risorse necessarie per assegnare finanziamenti agli atenei, premiando il merito delle strutture, dei docenti e degli studenti». Matteo Renzi, della Margherita, punta il dito su un'apparente contraddizione dei docenti universitari. «Trovo esagerata ed ingiusta l'inaudita forma di protesta decisa dalla Conferenza dei rettori — ha dichiarato Renzi —. Se davvero si hanno a cuore le sorti dell'università, perché puntare il dito soltanto sull'esecutivo? Perché non andare a guardare, per esempio, cosa fanno e cosa hanno fatto alla Camera o al Senato i docenti e i rettori universitari una volta divenuti parlamentari?». |
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Finanziaria: Valditara "Governo delude su università '. Approvare emendamenti An per risorse |
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mercoledì 06 dicembre 2006 |
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(Ansa 5 dicembre 06) "Prendiamo atto che il governo ancora una volta ha dimostrato di non considerare prioritario il tema dell'Università e della Ricerca, non presentando emendamenti che consentano di integrare il fondo di finanziamento ordinario delle Università e che eliminino i tagli apportati dalla legge Bersani alle spese intermedie dell'Università" . Lo dichiara il sen. Giuseppe Valditara, responsabile scuola e università di Alleanza Nazionale "Come Alleanza nazionale abbiamo presentato degli emendamenti - sottolinea - volti a reperire risorse adeguate prevedendo un fondo di solidarietà a carico delle Fondazioni bancarie e contemplando altresì l'adeguamento dell'imposizione sulle cooperative che svolgono l'attività non mutualistica, parificando tendenzialmente a quelle delle altre imprese. Con questi e altri emendamenti presentati - osserva Valditara - si possono trovare risorse più che sufficenti per rimediare alle carenze di finanziamento dell'Università italiana. Spetta adesso al governo scegliere. |
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Ricerca: Valditara (AN), sugli enti ci hanno dato ragione |
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martedì 05 dicembre 2006 |
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Roma, 1 dic. - (Adnkronos) - ''Sulla riforma degli enti di ricerca ci hanno dato ragione. Ha vinto la linea di Alleanza Nazionale, espressa in Aula e in Commissione Istruzione in un confronto con il ministro Mussi. Verranno dunque abrogati gli infami e anticosituzionali commi 143 e seguenti del decreto fiscale e non verra' inserita in finanziaria una delega di riforma degli enti, come invece avevano prospettato nei giorni scorsi maggioranza e governo''. Cosi' Giuseppe Valditara, responsabile di Alleanza Nazionale per la scuola e l'universita', commenta la presentazione del ddl delega da parte del governo.''Si apre a questo punto, con la presentazione del ddl governativo, la possibilita' di un dibattito nelle sedi parlamentari al quale Alleanza Nazionale non manchera' di fornire il suo contributo propositivo''. |
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Scuola: Valditara, precari potranno essere assunti |
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martedì 05 dicembre 2006 |
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(ANSA) - ROMA, 30 nov - Dopo l' accordo raggiunto in commissione Istruzione al Senato fra opposizione e maggioranza, ''150 mila precari che la Finanziaria escludeva dalle assunzioni potrebbero riavere una speranza concreta di non essere esclusi dal mondo della scuola''. Lo afferma il senatore di Alleanza nazionale Giuseppe Valditara. ''Su proposta dell' opposizione, e in particolare di Alleanza Nazionale, e' stato approvato all' unanimita' - informa il parlamentare - un parere che chiede la modifica della Finanziaria e la trasformazione delle graduatorie permanenti in graduatorie a esaurimento''. L' opposizione, primo firmatario Valditara, ha gia' depositato un emendamento che consentira' ai precari esclusi dalla Finanziaria di essere assunti. (ANSA). |
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Finanziaria: Matteoli, battaglia per università e ricerca |
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martedì 05 dicembre 2006 |
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(AGI) - Roma, 29 nov. - "Consideriamo l'Universita' e laRicerca prioritari per il futuro del Paese e il suo sviluppo econtinueremo a batterci in Commissione ed in Aula per garantireai due comparti risorse adeguate che il governo invece hatagliato drasticamente". Lo ha dichiarato il presidente dei senatori di An, Altero Matteoli, al termine dell'incontro conil presidente e il segretario della Crui (Conferenza dei rettori), professori Trombetti e Mancini. All'incontro hapartecipato anche il senatore Giuseppe Valditara, responsabile Universita' e Ricerca di An, che ha sottolineato come "con la finanziaria uscita dalla Camera metta a rischio persino il pagamento degli stipendi del personale dell'Universita' e della Ricerca scientifica e penalizzi fortemente anche gli studenti che vedranno ridotte le attivita' di laboratorio". "Ci auguriamo - ha concluso Matteoli - che governo e maggioranza non siano sordi alle richieste della Crui che An sosterra' anche con emendamenti specifici che garantiscano risorse e mezzi ai due comparti". |
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Ma gli atenei siano vere comunità |
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martedì 05 dicembre 2006 |
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Rossano Salini- Il Riformista, 4-1- 2006 Autonomia e responsabilità:questi i cardini concettuali intorno ai quali costruire una nuova immagine del nostro sistema universitario. Giuseppe Valditara, senatore di alleanza Nazionale e ordinario di Istituzioni di diritto romano all’Università di Torino, pensa ad una università efficiente e competitiva, ma che sappia anche rinsaldare le proprie radici culturali. Quelle radici riaffermate recentemente da Benedetto XVI nel discorso tenuto a Ratisbona:” Un discorso che ha dato centralità alla ragione e l’università è il luogo della ragione per eccellenza, il luogo di quella speculazione che porta a raggiungere la verità delle cose”. E inoltre l’università è una “comunità, dove gli studenti dovrebbero poter giudicare la didattica dei docenti, la qualità della ricerca nel suo complesso. Una comunità dove c’è una partecipazione forte, un’autonomia forte e dove c’è merito e responsabilità. Questa è appunto l’universitas”. Ripensare l’università significa però scontrarsi con una forte resistenza e con l’interesse, proprio di gran parte dei sistemi pubblici, a lasciare tutto com’è . Il punto è allora rendere tutti consapevoli di un interesse maggiore, insito in un cambiamento della situazione nel senso dell’efficienza e della competitività. “Quale può essere l’interesse di ogni singola università a chiamare i professori migliori, anzicchè gli amici degli amici o persone che siano espressione di gruppi di potere?”, si chiede concretamente il senatore Valditara. La risposta è altrettanto pragmatica:” Il fatto che professori di livello attraggono più studenti, più finanziamenti da parte dello Stato e anche da parte delle imprese, facendo ricerche che possono stimolare brevetti”. Lo stesso “interesse” vale per docenti e studenti. “Quale può essere l’interesse dei professori a dare il meglio di sé invece che impiegare le proprie energie altrove ? Ci deve essere la possibilità di pagarli di più, e quindi di fare contratti individuali all’interno delle università coi professori che più e meglio si impegnano in didattica e in ricerca. Quale può essere infine l’interesse degli studenti a scegliere le università migliori non quelle in cui si arriva più velocemente al titolo di studio? Il fatto di poter fare scelte consapevoli”. Per fare questo è “necessaria la trasparenza nei risultati ottenuti dagli atenei:penso ad esempio ad un’anagrafe che certifichi le pubblicazioni scientifiche, i brevetti, le interazioni con i laureati in quella università che si sono inseriti nel mondo del lavoro”. In questo insieme di interessi virtuosi dati da un’università più competitiva ci sono anche le imprese, “che devono avere non soltanto il supporto, in materia di sviluppo e innovazione, di strutture di eccellenza; non soltanto la possibilità di entrare a far parte, pur in quota minoritaria, delle decisioni di fondo che ispirano ciascuna università, ma anche la possibilità di defiscalizzare gli investimenti fatti per sostenere programmi universitari di ricerca”. Quindi ci deve essere “un’autonomia forte, con una capacità delle università di intercettare anche fondi dal privato”. A tal proposito, per entrare anche nel tema della governance, “sarebbe importante inserire all’interno dei consigli d’amministrazione delle università rappresentanti di quei finanziatori privati che fortemente sostengono la ricerca, così come sarebbe opportuno inserire quegli ex studenti che si siano laureati brillantemente e che siano andati ricoprire posizioni di grande prestigio e di grande successo professionale”. Per rilanciare l’università bisogna poi creare un sistema di finanziamento che permetta una sorta di “competitività solidale” tra gli atenei: a tal proposito Valditara ha presentato un disegno di legge organico (Ddl n.1058), che prevede l’articolazione del sistema di finanziamento in tre fondi:” Un primo fondo di finanziamento ordinario, che deve essere reimpostato sulla base di criteri meritocratici: le risorse cioè andrebbero distribuite alle singole università innanzitutto sulla base di una valutazione della qualità della ricerca della qualità della didattica”. Come garantire però l’affidabilità delle valutazioni ? “Le agenzie di valutazione (che richiamano Civr o Cnvsu o Anvur è indifferente) sono la premessa fondamentale; poi altri criteri dovrebbero essere la capacità di attrazione degli studenti stranieri, la capacità di relazionarsi con il mondo dell’impresa, la capacità di attrarre fondi comunitari. Allora responsabilizziamo subito le università e vincoliamo i trasferimenti sulla base della capacità di quella università di generare efficienza”. |
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La legge Moratti tutela la persona |
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martedì 05 dicembre 2006 |
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Giuseppe Valditara- Il Sole 24 Ore, 23-11-2006 L’articolo 68 della Finanziaria introduce l’obbligo scolastico fino a 16 anni. Si tratta di una surrettizia riforma della legge 53, la c.d. legge Moratti, che aveva fissato in 18 anni l’obbligo formativo, differenziando tuttavia, a partire dai 14 anni il percorso nei due canali dei licei e della istruzione e formazione professionale. Ritengo che si sia di fronte ad un grave passo indietro. Intanto lo strumento adottato, una legge finanziaria, non appare adeguato: su un tema così delicato, dalle enormi conseguenze sulla struttura della scuola italiana, si impedisce la discussione in Parlamento, si blinda la riforma. Si vara poi un provvedimento che comporterà un costo aggiuntivo pari a quasi 600 milioni di euro l’anno, per oltre 14.000 docenti in più, senza la previsione di risorse adeguate, il che presuppone il rischio di un progressivo caos nel regime della nostra scuola superiore.Ma il difetto più grave ritengo sia di ordine culturale. Con la legge 53 si era deciso di sottolineare la centralità della persona nel processo educativo. Ciò significa adattare il percorso formativo ai talenti di ogni singolo allievo, valorizzando le diverse abilità e propensioni. Vi sono giovani che hanno straordinarie propensioni alla creatività e alla manualità che ben possono essere esaltate in scuole professionali di qualità e che invece rischiano di perdersi in un sistema di istruzione che privilegi la cultura generale. Non è un caso che la forte dispersione scolastica, che ancora nel 2001 riguardava 300.000 ragazzi, sia stata efficacemente contrastata con l’avvio sperimentale di corsi di formazione professionale, che da una parte venivano incontro alle aspirazioni dei giovani, dall’altra a quelle del tessuto produttivo. Basti fare l’esempio lombardo dove la nuova formazione professionale ha visto un incremento del 40% di iscrizioni, mentre i vecchi istituti tecnici hanno registrato un calo di consenso. Senza considerare poi il successo del sistema duale nelle province autonome di Trento e Bolzano. Esso consente fra l’altro di anticipare e approfondire una preparazione qualificata e specifica di quegli studenti versati nella manualità. Si privilegia invece nel progetto del Governo un’idea egualitaria di scuola, tendenzialmente massificante e incapace di valorizzare le diversità. Per rispondere a quanti sostenevano che la legge 53 attuerebbe una sorta di discriminazione sociale, voglio citare le parole di Dahrendorf secondo cui «la scuola è alla base della equità e della giustizia sociale laddove sia la scuola delle opportunità, opportunità che permettono alle persone di sfruttare al meglio i talenti individuali». E non a caso, a prescindere dall’esempio tedesco, dove la scelta avviene addirittura a 10 anni, proprio la sinistra francese nella persona del sottosegretario Melençon, lanciò qualche anno fa l’idea di abbassare la opzione fra licei e formazione professionale a 14 anni, nel presupposto che in una società realmente progressista un giovane già a 15 anni deve poter avere, qualora lo voglia, una concreta prospettiva lavorativa. Salva sempre la possibilità di rientrare nel percorso liceale laddove si scoprano altre propensioni, come infatti la legge 53 appositamente prevede. Il centrosinistra rischia dunque di far perdere due anni a quei giovani che potrebbero essere invece il pilastro di una parte creativa, e assai richiesta, del nostro sistema produttivo, sacrificando i loro talenti e le loro opportunità in nome di una scelta ideologica. |
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Prodi non ha una strategia per lo sviluppo |
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sabato 02 dicembre 2006 |
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Giuseppe Valditara; Il Giorno 30-11-2006 Il governo prodi non ha un progetto strategico di sviluppo del Paese. C’è un condizionamento di natura ideologica che spinge a guardare al mondo dell’impresa come a un nemico. E’ un governo che considera il risparmio una rendita. Chi guadagna più di 40 mila euro è ricco che deve piangere; artigiani e commercianti sono considerati principalmente come un simbolo dell’evasione. Tutto è raccontato in questa Finanziaria attraverso l’evidente accanimento fiscale contro piccole imprese e lavoratori autonomi (l’innalzamento del carico fiscale, l’aumento molto forte dei contributi previdenziali, la tassa sulle successioni, studi di settore) la mancanza di risorse destinate alla ricerca per Pmi, la inesistenza di riforme strutturali, penso alla Pubblica amministrazione, la mancanza di risorse per le infrastrutture( soprattutto in Lombardi). Non vi è nulla contro le lungaggini burocratiche, semmai si accentuano i controlli, nulla per combattere la lentezza della giustizia civile, per lo sviluppo della formazione. Si cancellano le cose buone fatte dalla Riforma Moratti in tema di formazione professionale e di collegamento scuola e mondo del lavoro. |
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Meno bocciati per risparmiare, così la scuola non insegna |
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sabato 02 dicembre 2006 |
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Giuseppe Valditara- Corriere della sera La Finanziaria contiene una norma di risparmio piuttosto curiosa, credo che sia un caso esemplare di gestione poco trasparente della finanza pubblica. Si prevede infatti un risparmio di 130 milioni di euro in tre anni sul presupposto di una diminuzione delle bocciature del 10%. Al di là di questo mi pare tutta la politica in materia di scuola caratterizzata da preoccupante velleitarismo. Si prevede, sempre in Finanziaria, l'innalzamento dell'obbligo scolastico fino a 16 anni, il cui costo si aggira peraltro attorno ai 500 milioni di euro: peccato che per questa e numerose altre iniziative si stanzino solo 220 milioni. Altro motivo di confusione si ha con riguardo ai programmi scolastici: il ministro ha dato alle scuole libertà di scegliere fra i programmi Berlinguer e quelli Moratti. Il che significa, per esempio, che certi bambini studieranno la storia moderna in seconda media e altri in quarta elementare. Il portfolio: abolito, anzi no, si potrà utilizzare ancora in eventuale sostituzione delle vecchie schede di valutazione. E la valutazione dei risultati delle scuole? Se sarà solo a campione, come afferma il ministro, non servirà a nulla, si sprecheranno solo dei soldi. Alle scuole si tagliano risorse importanti: parafrasando uno slogan coniato contro la Moratti verrebbe da dire che adesso si dovranno portare da casa non più solo i gessetti, ma anche i banchi. Si tagliano pure fondi alla ricerca. Ma allora era proprio necessario da un Ministero farne due, uno per la scuola e l'altro per l'università, con conseguente raddoppio di certe spese? E infine: il ministro si preoccupa giustamente del bullismo nelle scuole. Forse la prima iniziativa sarebbe quella di riscrivere la carta dei diritti degli studenti voluta da Berlinguer, mettendo al primo posto una nuova carta dei doveri, dando ai docenti gli strumenti e le condizioni per farli rispettare. Il caso del giorno: Meno bocciati per risparmiare Così la scuola non insegna di Giangiacomo Schiavi Corriere della sera Gentile senatore, a scuola la confusione regna sempre sovrana dai programmi alle pagelle, e le buone intenzioni di chi si trova nello scomodo ruolo di ministro (a prescindere dall’orientamento politico) non bastano a dare tranquillità alle famiglie che in questi giorni sono alle prese con la scelta dei figli per le superiori o le medie. Lei aggiunge se era proprio necessario da un ministero farne due, uno per la scuola e l'altro per l'università, con conseguente raddoppio di certe spese, ed è facile rispondere che da anni è tutto un fare e un disfare, in quanto per la scuola da un governo all’altro cambiano direttive e linee guida, si vara la carta dei diritti degli studenti ma non quella dei doveri, aumentano le spese per libri di testo (spesso inutilizzati), si tagliano materie utili e se ne aggiungono di inutili. C’è molta attenzione alle sigle (un preside mi ha detto che resteranno inutilizzate le vecchie pagelle perché l’intestazione del ministero è cambiata, non èpiù Istruzione, Università e Ricerca, e anche questo è spreco) e la burocrazia sta diventando paralizzante (ma questo portfolio serve o non serve?), insomma, si arriva persino al paradosso di bocciare di meno perché si risparmia sul budget (ahinoi), cosa che nessun insegnante di buon senso potrebbe mai accettare. La scuola pubblica è sotto attacco, è evidente, perché queste contraddizioni si ripercuotono su tutti e mettono in crisi professori e studenti: ci sono troppi programmi vuoti di metodo e di saperi fondamentali, come ha ricordato su queste pagine un’insegnante appassionata, la nostra scuola l’abbiamo via via svuotata di sostanza e inzeppata di saperi accessori e spesso inutili. Rinunciare a bocciare, dopo la soppressione degli esami di riparazione, non è un principio di equità, appiattisce ogni merito e abitua una generazione che già non sa soffrire ad avere comunque tutto. A scuola si impara a leggere, scrivere e far di conto, ma si scopre anche l’impegno, la capacità di affrontare le difficoltà e a superarle. C’è di che essere delusi, noi come genitori che forse stiamo troppo alla finestra e non abbiamo utilizzato fino in fondo quello strumento che sono i parlamentini scolastici (la percentuale dei votanti è sempre molto bassa) e adesso ci confondiamo tra riforma, mezza riforma e controriforma. Un pedagogista, Giuseppe Bertagna, pedagogista, ci ricorda che «l’unica ricchezza strategica su cui l’Italia può contare per il futuro è il contributo di intelligenza, socialità e creatività dei giovani ». E noi parliamo di risparmi, bocciando di meno? Giangiacomo Schiavi |
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