|
|
| Rassegna stampa |
|
Unità: Mussi da Prodi. Per la ricerca accordo più vicino |
|
|
|
|
martedì 14 novembre 2006 |
|
di Massimo Franchi / Roma – L’Unità I più decisi a battersi per la ricerca nella maggioranza però sono i parlamentari della Rosa nel pugno. «Dato che non si riesce a sbloccare la questione della ricerca, ho chiesto a Dario Franceschini, di riunirci immediatamente e se non si risolve il problema dei tagli noi ci asterremo su tutto in aula - ha minacciato il capogruppo Roberto Villetti -. La ricerca non può essere trattata come una cenerentola, è una questione che fa parte della “mission” della Finanziaria - ha proseguito -. Emma Bonino tra l'altro aveva chiesto su questi temi un collegato entro il 15 novembre del quale non si è più saputo nulla. Prodi credo - conclude - potrà capire che la nostra protesta non è per un nostro ministro ma perché riteniamo che quello che che accade nel Paese, le proteste che ci sono, non possano non trovare espressione in Parlamento». Anche nell’opposizione si alzano voci che appoggiano la protesta del ministro Mussi. Per Giuseppe Valditara di An «una volta tanto il ministro Mussi merita un plauso. Con onestà intellettuale - ha detto - ha fatto chiarezza sulle notizie provenienti dal ministero dell'Economia relative ai vantati nuovi finanziamenti alla ricerca, rivelando che in realtà si trattava di fondi già previsti in finanziaria». |
|
Leggi tutto...
|
|
|
Decleva:”Offesi dal centrosinistra, questa è una taglia”. |
|
|
|
|
sabato 11 novembre 2006 |
|
Gianna Fregonara- Corriere della Sera ROMA - «Magari fossero solo tagli..., qui si tratta di una vera e propria "taglia" sull' Università. Incredibile». Arrabbiati con il ministro Mussi? «Offesi dal decreto Bersani che impone di risparmiare il 20 per cento delle spese. Trattare l' Università in questo modo è odioso, significa avere un' idea sbagliata della nostra istituzione. In più nella Finanziaria non ci sono abbastanza stanziamenti per garantire che tutte le Università possano chiudere i loro bilanci». Il rettore della Statale di Milano Enrico Decleva - e con lui gli altri rettori, «complessivamente siamo di centrosinistra, ce lo rimproverava sempre anche Berlusconi» - aveva riposto qualche speranza nel programma dell' Unione: «L' Università e la ricerca erano tra le priorità...» E invece, è arrivata la doccia fredda dei tagli. «Del tutto inaspettata. Non posso non essere deluso. A questo punto manca il denaro per il quotidiano, per le spese ordinarie». Il ministro Mussi vi ha chiesto di essere pazienti: per ora non si può tornare indietro, niente nuovi stanziamenti in Finanziaria perché c' è da fare il risanamento dei conti, cammino ancora lungo per cercare di modificare la legge Bersani. «Quella del ministro Mussi è stata una risposta interlocutoria: ci ha chiesto di aspettare i risultati del risanamento». Un mese fa aveva messo sul tavolo le sue dimissioni. «A questo punto la questione dei tagli imposti dal decreto Bersani è anche simbolica: non ci meritiamo tutto questo. Nei giorni scorsi sembrava che l' emendamento per modificarla potesse passare, da ieri è di nuovo tutto più difficile». E se non cambia niente, che cosa faranno i rettori d' Italia? «Procediamo per gradi, ma ci riserviamo ogni mossa». Sciopero? Piazza? «Per ora vogliamo tenere alta la pressione per ottenere in Parlamento le modifiche che chiediamo». Altrimenti? «Se non passassero le nostre richieste, ora che l' opposizione ha detto di essere disponibile a collaborare con la maggioranza sul tema dei fondi all' Università, le misure punitive sarebbero una scelta deliberata del governo e non come dice Mussi un errore da riparare». |
|
|
Budapest: quelle ombre sul Pci |
|
|
|
|
sabato 11 novembre 2006 |
|
GIUSEPPE VALDITARA- Il Secolo d'Italia Si è chiusa il 4 novembre, l’anniversario dell’invasione sovietica, la celebrazione dell’insurrezione ungherese contro il regime comunista. In molti a sinistra hanno fatto autocritica, arrivando a una esplicita condanna della repressione voluta dal Cremlino. Ciò è stato positivo anche se in larga misura scontato. Tuttavia non si è avuto il coraggio di cogliere l’occasione per andare fino in fondo. È noto infatti che colui che più insistette nel richiedere e poi nel giustificare la repressione comunista fu Palmiro Togliatti, lo stesso che si sarebbe vantato con l’ambasciatore sovietico del fatto che in Italia dal 1945 al 1948 50mila connazionali erano stati massacrati, nella gran parte senza nemmeno una colpa. Ecco, di fronte a quei 50mila italiani e ai quei 100mila ungheresi massacrati nella rivolta del ’56 vorrei chiedere alla classe politica italiana di sinistra, e in particolare alla classe dirigente dei Ds, un atto di coraggio: la condanna morale di uno stalinista che solo perché costretto dalle circostanze non fece dell’Italia ciò che incitò a fare dell’Ungheria. Si discute in questi giorni di partito democratico e di necessità che a sinistra si rafforzi una politica autenticamente riformista: ma come è possibile una politica riformista, con quale credibilità si può pretendere di interpretarla, se ancora nell’anniversario dei quarant’anni dalla sua morte, Piero Fassino considerava Togliatti una icona intoccabile della sinistra italiana? Certo, come capo del Pci svolse un ruolo di primo piano nella guerra di liberazione e nella Costituente, ma questo non può bastare a riscattarne l’immagine e a farlo considerare un padre della patria. Forse proprio per il fatto di avere una tale ingombrante figura ancorata alle sue radici si spiega una parte dei mali di questo Paese e le difficoltà di una sinistra, incapace di essere credibile di una politica autenticamente riformista di modernizzazione del Paese. |
|
|
L’esame di maturità cambia nuovamente. An cerca di ridurre i danni causati da Fioroni |
|
|
|
|
sabato 11 novembre 2006 |
|
Redazione- Il Secolo d'Italia ROMA. Cambierà nuovamente l’esame di maturità. Il provvedimento voluto dalla maggioranza (e in particolare dal ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni) per abrogare il nuovo esame introdotto con la riforma Moratti è giunto all’esame dell’aula di Palazzo Madama. Al Senato il centrosinistraha respinto le pregiudiziali di costituzionalità avanzate da Lega e Forza Italia riguardo alla discriminazione dei docenti degli istituti non statali che non potrebbero far parte delle commissioni d’esame e da Alleanza Nazionale per la mancanza di copertura per la spesa (le commissioni saranno composte da tre membri esterni e tre membri interni). «E’ la riforma del “vorrei ma non posso”. Una riforma nel suo complesso modesta, inadeguata, provvisoria a causa delle profonde divisioni manifestatesi all'interno della maggioranza», ha osservato Giuseppe Valditara, senatore e responsabile dell’ufficio di An per la scuola e l’università. Una riforma che porta indietro a quella voluta dall’allora ministro Berlinguer e che comporterà una spesa di 150 milioni utilizzabili altrimenti. Infatti è minima la differenza dei promossi con la riforma Berlinguer (commissione esterna) e la riforma Moratti (solo presidente esterno) e allora con 150 milioni si potrebbe rimediare ai tagli introdotti dalla Finanziaria, rilanciare l’edilizia scolastica, valorizzare in maniera più soddisfacente i docenti. «Non si deve perdere l'occasione - ha proseguito Valditara - per fare una riforma che garantisca una valutazione realmente oggettiva, omogenea e fortemente meritocratica degli studenti. Come An avevamo chiesto in particolare una svolta con una terza prova organizzata e gestita da un ente esterno come l’Invalsi. Sarebbe la cartina di tornasole per una scuola non autoreferenziale ma responsabile. In commissione - ha sottolineato - con un nostro emendamento siamo riusciti a definire l’oggetto della maturità, consentendo non solo di valutare la preparazione dei candidati nelle materie dell’ultimo anno ma di accertare il possesso delle basi culturali generali. Adesso - ha concluso Valditara - speriamo che in aula si riesca ad apportare le modifiche necessarie per una riforma seria». |
|
|
«Questa manovra farà chiudere le università» |
|
|
|
|
venerdì 10 novembre 2006 |
|
di Francesca Angeli- Il Giornale Aule gelide perché prive di riscaldamento. Bagni chiusi visto che non ci sono i soldi per pagare le bollette dell’acqua. Niente carta per le fotocopie. Rischia di cominciare così il tramonto degli atenei italiani: dalla privazione degli elementi indispensabili alla vita quotidiana fino ad arrivare alla chiusura per mancanza di fondi. È un quadro fosco quello dipinto dal presidente della Conferenza dei Rettori (Crui), Guido Trombetti, nella sua relazione annuale sullo stato delle università. Il j’accuse è rivolto alla politica dei tagli del governo Prodi. Con questa Finanziaria e con il decreto tagliaspese, denunciano i rettori, «si cancella il futuro dei nostri giovani». E anche il ministro dell’Università, il diessino Fabio Mussi, è costretto ad ammettere non soltanto che «gli enti di ricerca sono a rischio di chiusura» ma pure che il taglio del 20 per cento dei consumi intermedi previsto dalla Finanziaria «è un errore madornale che provoca danni molto pesanti a fronte di vantaggi esigui». Davanti ad una platea di professori e ministri, oltre a Mussi anche Alessandro Bianchi (Trasporti) e Luigi Nicolais (Riforme), Trombetti non esita a bocciare la Finanziaria, insistendo sulla necessità di intervenire. «Si è superata la linea d’ombra ma dopo non c’è il mare calmo di Conrad, c’è il baratro - dice Trombetti -. La legge Bersani è uno schiaffo in faccia agli studenti e ai professori: è punitivo e privo di logica. Gli atenei quest’anno rischiano di non poter pagare gli affitti, le aule, gli strumenti didattici, persino l’acqua. Manca il denaro per il quotidiano». La legge Bersani viene paragonata a una «taglia» per far tornare i soldi nelle casse del Tesoro impedendo così alle università di chiudere i bilanci. Scelte tanto più discutibili da parte di un governo che prima delle elezioni aveva segnalato come parte qualificante del proprio programma il rilancio dell’istruzione e il potenziamento degli atenei, promettendo sostanziosi investimenti nel settore della ricerca. Invece ora il governo prende la direzione contraria.«Sappiamo che i conti del Paese impongono sacrifici ma non ci aspettavamo di vedere aumentare il livello di difficoltà», spiega Trombetti, che poi elenca le cifre del disastro. Col decreto Bersani si tagliano 250 milioni di euro già destinati agli atenei. «Ora il fondo di finanziamento ordinario è praticamente assorbito per intero dagli stipendi del personale - spiega il presidente della Crui -. Se si volesse tornare al punto di partenza di cinque anni fa nel 2001 ci vorrebbe un miliardo di euro in più. Con l’1,1 per cento del Pil destinato alla ricerca siamo molto lontani dall’obbiettivo del 3 per cento dell’Agenda di Lisbona ed ampiamente distaccati da quasi tutti i Paesi europei». Oltretutto i tagli intervengono in una situazione già difficile visto che l’Italia spende per uno studente 7.241 euro contro i 9.135 della Francia e 9.895 della Germania. Mussi ribadisce che questo sarà «un anno magro» ma promette di impegnarsi affinché gli enti di ricerca vengano esclusi dall’articolo 53 della Finanziaria. Nessuna speranza invece per la riduzione del 20 per cento sui consumi intermedi. «Se i tagli all’università restano Mussi deve dimettersi», attacca il senatore di Alleanza Nazionale, Giuseppe Valditara. «Il ministro aveva dichiarato già nel luglio scorso che se non fosse riuscito a togliere l’applicazione del decreto Bersani al suo settore si sarebbe dimesso - ricorda -. Ora l’ultima campanella per lui suonerà al Senato: o si riesce insieme a individuare le risorse adeguate per evitare questa misura dannosa per lo sviluppo del sistema universitario italiano o Mussi deve dimettersi come ha promesso». |
|
|
Università, Valditara: Governo chiarisca sui tagli |
|
|
|
|
giovedì 09 novembre 2006 |
|
(AGI) - Roma, 9 nov. - 'Risulterebbe che non vi sia alcun emendamento del governo che escluda le universita' e gli enti di ricerca dall'applicazione della legge bersani che taglia del 20 % le spese intermedie. Sarebbe ora di fare finalmente chiarezza su un punto cosi' delicato'. Lo afferma il sen. Giuseppe Valditara, responsabile dell'ufficio di Alleanza Nazionale per la scuola e l'universita'. |
|
|
Scuola: Senato, bocciate pregiudiziali a ddl riforma esami di maturità |
|
|
|
|
giovedì 09 novembre 2006 |
|
Roma, 7 nov. - (Adnkronos) - L'assemblea di palazzo Madama ha bocciato le pregiudiziali presentate dall'opposizione, dai senatori Asciutti (Fi), Davico (Lega) e Valditara (An), al disegno di legge che riforma gli esami di maturita'. Le pregiudiziali sono state respinte con 156 voti, a favore hanno votato 141 senatori su 298 presenti. E' iniziata quindi la discussione generale del ddl che proseguira' in questa settimana, tempi permettendo, visto che devono essere approvati due decreti legge. |
|
|
Apc-Scuola/ Fioroni: Per riforma maturità rispetteremo tetto spesa. Non faremo come Cdl che diment |
|
|
|
|
giovedì 09 novembre 2006 |
|
Roma, 7 nov. (Apcom) - "Non si ripeterà mai più, come accaduto in passato, come è successo al precedente Governo, che gli esami di Stato vengano espletati e ci si dimentichi di pagare i docenti". Lo ha detto, intervenendo nell'Aula del Senato, il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni che ha così replicato al senatore di An Valditara che poneva dubbi sulla copertura del ddl di riforma degli esami di maturità. L'esponente del governo ha poi sottolineato che "sarà garantito, nell'ambito del distretto, il criterio della percorrenza di 60 minuti per tutte le nomine e che comunque il tetto massimo di spesa, così come previsto, sarà rispettato. Queste sono le motivazioni che ci inducono a ritenere perfettamente legittimo ciò che abbiamo fatto e che abbiamo improntato anche al criterio di serietà, che noi dobbiamo offrire". |
|
|
Scuola: Fioroni, garantito tetto massimo di spesa per esami di maturità |
|
|
|
|
giovedì 09 novembre 2006 |
|
(ASCA) - Roma, 7 nov - ''Non si ripetera' mai piu', come accaduto in passato, come e' successo al precedente governo, che gli esami di Stato vengano espletati e ci si dimentichi di pagare i docenti''. E' quanto affermato dal ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni intervenuto in Aula nell'ambito dell'esame del ddl di riforma degli esami di maturita' per replicare al senatore An, Giuseppe Valditara che aveva posto una pregiudiziale di costituzionalita per mancata copertura finanziaria del provvedimento. ''Sara' garantito, nell'ambito del distretto il criterio della percorrenza di 60 minuti per tutte le nomine e comunque il tetto massimo di spesa, cosi' come previsto, sara' rispettato'' ha aggiunto il ministro, che ha cosi' motivato le ragioni per le quali il provvedimento e' da ritenersi ''perfettamente legittimo''. |
|
|
Apc-Scuola/ Valditara: è Riforma del vorrei ma non posso .Speriamo di modificare il testo in Aula |
|
|
|
|
giovedì 09 novembre 2006 |
|
Roma, 7 nov. (Apcom) - Quella della maturità "è la riforma del 'vorrei ma non posso'. Una riforma nel suo complesso modesta, inadeguata, provvisoria. Ciò a causa delle profonde divisioni manifestatesi all'interno della maggioranza". Lo afferma in una nota il senatore Giuseppe Valditara di Alleanza Nazionale che, in merito al ddl all'esame dell'Aula spiega: "Non si deve perdere l'occasione per fare una riforma che garantisca una valutazione realmente oggettiva, omogenea e fortemente meritocratica degli studenti". "Come Alleanza Nazionale - prosegue - avevamo chiesto in particolare una svolta con una terza prova organizzata e gestita da un ente esterno come l'Invalsi. Sarebbe la cartina di tornasole per una scuola non autoreferenziale ma responsabile. In commissione con un nostro emendamento siamo riusciti a definire l'oggetto della maturità, consentendo non solo di valutare la preparazione dei candidati nelle materie dell'ultimo anno ma di accertare il possesso delle basi culturali generali". "Adesso - conclude Valditara - speriamo che in aula si riesca ad apportare le modifiche necessarie per una riforma seria". |
|
| | << Inizio < Prec. 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 Pross. > Fine >>
| | Risultati 616 - 630 di 761 |
|
|