giovedì 11 marzo 2010
 
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giovedì 10 settembre 2009

FINI: VALDITARA, LUNGIMIRANTE INTERVENTO, SIA VALUTATO DA PDL


 

(ANSA) - ROMA, 10 SET - '' Apprezzamento per il coraggioso e lungimirante intervento del presidente della Camera, onorevole Gianfranco Fini, alla convention di Gubbio''. Lo ha dichiarato il senatore Pdl Giuseppe Valditara, che ha aggiunto: '' Auspico ora che gli stimoli lanciati vengano considerati con la dovuta attenzione dalla classe dirigente del partito''. (ANSA).

 
Lettera del sen. Valditara al "Foglio" PDF Stampa E-mail
martedì 08 settembre 2009

Da “Il Foglio” dell’ 8.9.2009, pag. 4

 

Al direttore - Mi raccontava qualche tempo fa Gianfranco Fini che in Algeria Bouteflika, ad­ditando i resti delle vestigia romane, ricordava come Roma avesse rappresentato un esempio di integrazione. Persino il leader libico Gheddafi ebbe a menzionare con ammirazione la figura dell'imperatore romano Settimio Severo, origi­nario del Nord Africa. Prima del cristianesimo, Roma, coni suoi valori e il suo diritto, è stata un esempio di universalismo. E fu universale perché una delle sue caratteristiche fu l'apertu­ra. Già nell'origine Roma nasce plurale, dall'u­nione fra i latini di Romolo e le donne sabine; la mitologia risaliva all'incontro fra i troiani di Enea e la autoctona Lavinia. Le sue istituzioni, su base ternaria, riflettono la fusione dei tre po­poli che ne costituiscono l'essenza: latini, sabini, etruschi. A Roma la cittadinanza si dava a chiunque la meritasse, da dovunque venisse, qualunque fosse il suo credo. Se c'era un 1imite alla cittadinanza, era meritocratico. A differenza del mondo greco, la cultura romana è per­meabile, ha la capacità di metabolizzare, facendoli propri, miti, idee, stili di vita, modelli archi­tettonici, parole straniere. Il vocabolario di Ro­ma è ricco di parole straniere destinate a essere sentite come romane. Come la parola persona. Persino le divinità straniere sono accolte. Se nei primi secoli del principato ciò non avvenne con il Cristianesimo, fu perché ì cristiani, riconoscen­do un unico Dio, si rifiutavano di sacrificare al genio dell'imperatore; nella libera Repubblica Cristo sarebbe stato aggiunto al Pantheon pa­gano. Con Costantino il cristianesimo finirà can l'essere il cemento ideologico dell'Impero. Nel I secolo d. C. l'imperatore Claudio, perorando la concessione della cittadinanza ai maggiorenti delle Gallie, sottolineava come Roma fosse stata sempre aperta agli stranieri e grazie a questa sua politica avrebbe raggiunto il massimo della potenza. Questa capacità di integrare fece sì che interi popoli, dalla Britannia al Nord Africa, as­sorbissero la lingua, il diritto e la cultura latine e affermassero: civis Romanus sum. E' sintoma­tico del successo di questo modello il fatto che nel II secolo d. C. tutti gli imperatori fossero nati fuo­ri dalla penisola. Scrive Cicerone che "duraum civitatum civis noster esse nemo potest”: o si è ro­mani o si è stranieri, a metà del guado non si po­teva stare. Roma era universalista, non stempe­rava però la sua identità in una visione mondiali sta. Se si era romani si condividevano i valori unificanti la civitas, quella etica civica che è stata il fondamento stesso, prima ancora del cristianesimo, della civiltà occidentale. A iniziare dalla bona fides, dall'aequitas e dal culto della liber­tas. Valori che sarebbe oggi essenziale difendere e rilanciare per saper offrire un modello di civiltà capace di attrarre e di integrare.

 
Intervento su La 7 del sen. Valditara PDF Stampa E-mail
martedì 08 settembre 2009

LINK VIDEO

 

http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=omnibuslife&video=30475

 
Umberto cambi priorità o finirà come l’Msi PDF Stampa E-mail
giovedì 20 agosto 2009

Da “Libero” del 19.8.2009, pag. 9

  

di  GIUSEPPE VALDITARA

  

L'indignazione che hanno sollevato le proposte leghiste in tema di insegnamento nelle scuole dei dialetti è una reazione esagerata. Di per sé la valorizzazione delle culture locali non è un male, serve a sviluppare un attaccamento al territorio in una nazione come l'Italia la cui identità è proprio caratterizzata dalla diversità nella unità. Del resto in Baviera il dialetto è orgogliosamente vissuto come un momento della identità regionale anche dai ministri del Land, il galiziano in Spagna è tutelato dalla legge. Solo chi ha una mentalità pervicacemente centralista si può scandalizzare. Personalmente mi scandalizza di più sentir parlare di richieste di distribuzione di soldi a pioggia per il Mezzogiorno. Il punto è un altro: una questione dialettale aveva senso porla negli anni '50 del secolo scorso, oggi il dialetto è una lingua morta tranne che in poche vallate alpine. I problemi del Nord sono ben più importanti della rivitalizzazione di lingue morte.


Esiste nel nostro Paese una questione settentrionale che tocca in particolare il futuro delle grandi città del Settentrione. Torino, Genova, Milano, solo per citare i casi più emblematici. A partire dagli anni '90 la politica ha avuto una grande attenzione per Roma, dimenticando sempre più le città, in specie, dell'Italia Nord Occidentale, che erano uscite fortemente ridimensionate dal processo di deindustrializzazione del decennio precedente. Si prenda Milano: nonostante tutti gli sforzi del sindaco Letizia Moratti, che aveva concepito l'Expo come un grande momento di rilancio della città, si assiste da ormai molti anni a questa parte, dall'epoca del tramonto politico di Bettino Craxi, ad un costante disinvestimento nel futuro di questa città.

 

Milano, che è stata in assoluto la città che più ha dato all'Italia, rischia in prospettiva di diventare una città a vocazione regionale, non certo una capitale europea. E' paradossale che il declino di Milano e la rinascita prepotente di Roma coincidano cronologicamente con l'affermazione della Lega Nord. Una politica seria si dovrebbe dunque interrogare, per esempio, sui problemi di sviluppo delle grandi città del Nord, non sull'insegnamento del dialetto, o sugli inni regionali, a meno che non si abbia in mente una deriva secessionista nel qual caso, a dispetto di qualche momentaneo consenso, si rischia di fare la fine del Msi negli anni '70, una forza politica destinata a rimanere nel frigofero, incapace di incidere significativamente sulla politica nazionale e dunque sul destino dei singoli territori.

 
Ora il Parlamento vuole un’inchiesta sul Far West del volontariato PDF Stampa E-mail
mercoledì 19 agosto 2009

Valditara: "Punire i gruppi che non hanno nulla a che fare con il sociale" 

Da “Il Giornale” del 20.8.2009, pag. 5

E’ tempo di controllare il mondo della cooperazione e del volontariato in Italia. Trecentocinquantamila  associazioni, tra Onlus, cooperative e organizzazioni non governative (che sono Onlus di diritto) significano un ente no profit ogni 170 abitanti. E’ un settore ancora piuttosto inesplorato sul quale cinquanta senatori del Pdl chiedono che s’indaghi con una commissione parlamentare d’inchiesta (…). Il disegno di legge numero 830, “istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sulle organizzazioni non governative”, è stato depositato il 23 luglio 2008 ed è assegnato alla commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama (…).

Il dibattito comunque è aperto: “Bisogna evitare che ci sia un abuso di queste associazioni non lucrative - commenta anche il senatore Giuseppe Valditara, un altro dei firmatari del disegno di legge sulla commissione d’inchiesta – associazioni che magari hanno altre finalità ma assumono lo status di Onlus solo per aggirare le leggi in materia fiscale” (…).

 
Lettera al Direttore PDF Stampa E-mail
mercoledì 05 agosto 2009

Da “Il Foglio” del 5.8.2009, pag. 4

 

di GIUSEPPE VALDITARA

 

Sulla regolarizzazione di clandestini che da tempo lavorano in Italia, e che nel 2007 si erano già autodenunciati chiedendo di poter emergere dalla irregolarità, si confrontano nel Pdl due posizioni legittime: quella di coloro che ritengono che si deve lasciare alla Lega il monopolio della lotta alla immigrazione clandestina e quella di coloro che invece considerano che difficilmente si potrebbero espellere centinaia di migliaia di persone che da anni lavorano nel nostro paese accettando lavori che gli italiani rifiutano. Centinaia di migliaia di persone che, secondo una norma, forse un po’ troppo affrettatamente approvata, contenuta nell’art. 1 della legge 94/2009, verrebbero trasformate in criminali perseguibili dal giudice penale. Il confronto nel Pdl è il segnale di qualcosa di più importante: un grande partito che raccoglie il 40 per cento degli elettori deve aprirsi a un sano dibattito interno.                                                                                                              

 
Pdl diviso sulla maxi-sanatoria, stop della Lega PDF Stampa E-mail
martedì 04 agosto 2009

Da “Il Sole 24 Ore” del 4.8.2009, pag. 12

 

 

Allargare la sanatoria di colf e badanti: gli indizi ci sono, anche se per ora nella maggioranza prevalgono i contrari.

Il segnale di apertura lo ha lanciato il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola. La Lega lo ha attaccato con durezza, in testa il collega di governo Roberto Calderoli. Ma ieri il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, ha replicato al Carroccio con una nota ufficiale (…).

 

In Parlamento del resto più di un esponente Pdl ha già chiesto o fatto intendere la necessità di non limitare la regolarizzazione solo al lavoro domestico, vista la necessità di molte altre figure lavorative.

Ieri, Giuseppe Valditara (Pdl) ha detto che “la proposta Scajola, che non è una sanatoria ma tiene conto di alcuni settori del mondo produttivo, è senz’altro ragionevole” (…).

 
Sanatoria “larga”, Bondi mediatore. Asse Lega-Gasparri: solo colf e badanti PDF Stampa E-mail
martedì 04 agosto 2009

Da “Il Corriere della Sera” del 4.8.2009, pag. 11

 

 

Il nodo dell’immigrazione dentro al governo non si scioglie. Anzi: si aggroviglia ogni giorno di più. Non è bastato il no secco della Lega alla proposta fatta dal ministro Claudio Scajola dalle colonne del “Corriere”: estendiamo la regolarizzazione di colf e badanti al settore produttivo (…).

 

Il nodo si attorciglia ogni giorno di più. E se il ministro Bondi ci ha provato a convincere la Lega, della quale ha detto di considerarsi un “amico sincero”, ci sono altri esponenti del Pdl che concordano coi ministri Scajola e Bondi.

Dice, ad esempio, Giuseppe Valditara, senatore Pdl: “La proposta di Scajola non è una sanatoria, ma tiene conto delle reali esigenze di alcuni settori produttivi” (…).

 
Immigrati, nel Pdl si apre il dibattito. E va benissimo così PDF Stampa E-mail
martedì 04 agosto 2009

Da “Il Secolo d’Italia” del 4.8.2009, pag. 1

 

 

Bravo Scajola. Il ministro dello Sviluppo Economico, con le sue parole nette sull’esigenza di estendere la regolarizzazione delle badanti ad altre categorie del “lavoro nero” ha aperto il primo, concreto dibattito interno al Popolo della libertà. Dibattito vero, in cui non è possibile fare esercizio di cerchiobottismo perché le opzioni dal prossimo 8 agosto, quando entrerà in vigore il reato di immigrazione clandestina, sono due: o si cambia o si lascia tutto com’è, confinando circa 250mila lavoratori stranieri (e chi li ha assunti e chi li paga) nella cajenna dei delinquenti da codice penale (…).

 

Nel governo e nella maggioranza la linea dello scontro sociale sostenuta dalla Lega (non può essere definita altrimenti la criminalizzazione di migliaia di lavoratori) è tutt’altro che maggioritaria. Hanno parlato in favore della proposta di Scajola non solo moderati cattolici come il ministro Giovanardi, ma anche esponenti di altre aree culturali come i senatori del Pdl Lucio Malan e Giuseppe Valditara, che si aggiungono alle moltissime voci che nei giorni scorsi avevano invitato a riconsiderare il problema dei lavoratori clandestini (…).

 
Gli atenei mettono fretta ai fuoricorso PDF Stampa E-mail
domenica 26 luglio 2009

Da “Il Messaggero” del 26.7.2009, pag. 12

  

In Italia ogni dieci iscritti all'Università ce ne so­no quattro che restano indie­tro. Le medie oscillano in base agli atenei e alle facoltà. Ad esempio sono più regolari gli studenti dell'area medica di quelli del ramo giuridico. Ma il nodo dei fuoricorso è uno dei problemi su cui le università stanno concentrando le loro for­ze. Soprattutto in tempi in cui l'efficienza della didattica pesa sui fondi inviati dallo Stato, come ha dimostrato la classifi­ca di merito diffusa ieri dal ministro Gelmini.

 

Tasse più alte, percorsi di studio flessibili per mantenere una situazione amministrativa regolare, servizi di tutoraggio, sono alcune tra le soluzioni che gli atenei stanno approntando per gli studenti "lumaca". Un mondo variegato popolato da iscritti più o meno giovani che lavorano, da ex matricole che vivono la facoltà come un par­cheggio, da persone che fanno anche un esame all'anno e man­tengono l'iscrizione pesando sull'amministrazione e, ora che il merito è diventato la parola d'ordine, sul buon nome degli atenei. Urgono, dunque, solu­zioni. Per il ministro Gelmini «prima di alzare le tasse biso­gna pensare alla qualità, anche per i fuoricorso». Gli atenei intanto lavorano a soluzioni miste (…).

Gli effetti del provvedimento si vedranno dal 2010/2011. Il senatore Pdl Giuseppe Valditara appoggia la mozione dell'aumento delle tasse “bisognerebbe alzarle ai fuoricorso - dice - perché sono una anomalia del nostro sistema: 700mila su me­no di due milioni di studenti».

 
Rivoluzione all’Università: più fondi solo a chi merita PDF Stampa E-mail
sabato 25 luglio 2009

Da “Libero” del 25.7.2009, pag. 9

 

(...) L'approvazione di ieri si porta die­tro un'altra serie di provvedimenti va­rati da viale Trastevere sull'università: linee guida che dovranno essere at­tuate a partire dalle prossime settima­ne, ma che possono ridisegnare il fun­zionamento dei nostri atenei. Il mini­stro ha infatti sottoscritto una nota il­lustrativa con una serie di misure per eliminare i corsi di laurea «non neces­sari»: saranno disattivati, a norme in vigore, i corsi che non raggiungono un numero minimo di iscritti, così come arriverà un limite alla proliferazione dei singoli insegnamenti. Si va inoltre verso una modifica dei criteri di valu­tazione per i concorsi da ricercatore: l'indicazione è che ogni titolo scienti­fico dovrà essere valutato separata­mente e specificamente. Avviate, da ultimo, le procedure per la formazio­ne delle commissioni di concorso pre­cedentemente sospese. Per quanto ri­guarda il nuovo reclutamento dei pro­fessori universitari, le commissioni sa­ranno composte da 4 sorteggiati e da un ordinario, mentre i ricercatori sa­ranno valutati da un associato nomi­nato dalla facoltà e da due ordinari sorteggiati.

 

La novità principale riguarda però l'Anvur, ossia l'Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universtiario e della Ricerca: secondo i nuovi criteri assegnati dal regolamento (che ora dovrà essere approvato in Aula) sarà questo il rubinetto per i soldi agli ate­nei: a seconda delle "pagelle" date da questa agenzia alle università italiane esse si spartiranno il 7% del fondo di fi­nanziamento ordinario. Dunque per la prima volta una cospicua fetta dei soldi saranno legati al merito. In parti­colare, si incroceranno i criteri della qualità di ricerca (parametri interna­zionali, numero di progetti valutati positivamente, capacità di intercetta­re fondi europei) e didattica (successo nel trovare lavoro, capacità di "creare" insegnanti di ruolo, regolarità degli studenti). Il meccanismo è già in atto: la tabella a fianco mostra la graduato­ria degli atenei stilata dal ministero, con conseguente accesso ai fondi pre­miali.

 

«La costituzione dell'Anvur allinea la valutazione del sistema di istruzio­ne superiore ai principali Paesi euro­pei», spiega il senatore Giuseppe Valditara (PdL), che da anni segue i temi dell'università e ha a lungo collabora­to col ministro: «Costituisce una con­creta opportunità per introdurre l'ec­cellenza nel nostro sistema universi­tario». Non è infatti escluso che tra le mosse allo studio di viale Trastevere ci sia proprio un ulteriore fondo destina­to solo ai centri d'eccellenza, sull'esempio francese e tedesco (…).

 
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