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| Rassegna stampa
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giovedì 10 settembre 2009 |
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FINI: VALDITARA, LUNGIMIRANTE INTERVENTO, SIA VALUTATO DA PDL
(ANSA) - ROMA, 10 SET - '' Apprezzamento per il coraggioso e lungimirante intervento del presidente della Camera, onorevole Gianfranco Fini, alla convention di Gubbio''. Lo ha dichiarato il senatore Pdl Giuseppe Valditara, che ha aggiunto: '' Auspico ora che gli stimoli lanciati vengano considerati con la dovuta attenzione dalla classe dirigente del partito''. (ANSA). |
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Lettera del sen. Valditara al "Foglio" |
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martedì 08 settembre 2009 |
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Da “Il Foglio” dell’ 8.9.2009, pag. 4 Al direttore - Mi raccontava qualche tempo fa Gianfranco Fini che in Algeria Bouteflika, additando i resti delle vestigia romane, ricordava come Roma avesse rappresentato un esempio di integrazione. Persino il leader libico Gheddafi ebbe a menzionare con ammirazione la figura dell'imperatore romano Settimio Severo, originario del Nord Africa. Prima del cristianesimo, Roma, coni suoi valori e il suo diritto, è stata un esempio di universalismo. E fu universale perché una delle sue caratteristiche fu l'apertura. Già nell'origine Roma nasce plurale, dall'unione fra i latini di Romolo e le donne sabine; la mitologia risaliva all'incontro fra i troiani di Enea e la autoctona Lavinia. Le sue istituzioni, su base ternaria, riflettono la fusione dei tre popoli che ne costituiscono l'essenza: latini, sabini, etruschi. A Roma la cittadinanza si dava a chiunque la meritasse, da dovunque venisse, qualunque fosse il suo credo. Se c'era un 1imite alla cittadinanza, era meritocratico. A differenza del mondo greco, la cultura romana è permeabile, ha la capacità di metabolizzare, facendoli propri, miti, idee, stili di vita, modelli architettonici, parole straniere. Il vocabolario di Roma è ricco di parole straniere destinate a essere sentite come romane. Come la parola persona. Persino le divinità straniere sono accolte. Se nei primi secoli del principato ciò non avvenne con il Cristianesimo, fu perché ì cristiani, riconoscendo un unico Dio, si rifiutavano di sacrificare al genio dell'imperatore; nella libera Repubblica Cristo sarebbe stato aggiunto al Pantheon pagano. Con Costantino il cristianesimo finirà can l'essere il cemento ideologico dell'Impero. Nel I secolo d. C. l'imperatore Claudio, perorando la concessione della cittadinanza ai maggiorenti delle Gallie, sottolineava come Roma fosse stata sempre aperta agli stranieri e grazie a questa sua politica avrebbe raggiunto il massimo della potenza. Questa capacità di integrare fece sì che interi popoli, dalla Britannia al Nord Africa, assorbissero la lingua, il diritto e la cultura latine e affermassero: civis Romanus sum. E' sintomatico del successo di questo modello il fatto che nel II secolo d. C. tutti gli imperatori fossero nati fuori dalla penisola. Scrive Cicerone che "duraum civitatum civis noster esse nemo potest”: o si è romani o si è stranieri, a metà del guado non si poteva stare. Roma era universalista, non stemperava però la sua identità in una visione mondiali sta. Se si era romani si condividevano i valori unificanti la civitas, quella etica civica che è stata il fondamento stesso, prima ancora del cristianesimo, della civiltà occidentale. A iniziare dalla bona fides, dall'aequitas e dal culto della libertas. Valori che sarebbe oggi essenziale difendere e rilanciare per saper offrire un modello di civiltà capace di attrarre e di integrare. |
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Intervento su La 7 del sen. Valditara |
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Umberto cambi priorità o finirà come l’Msi |
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giovedì 20 agosto 2009 |
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Da “Libero” del 19.8.2009, pag. 9 di GIUSEPPE VALDITARA L'indignazione che hanno sollevato le proposte leghiste in tema di insegnamento nelle scuole dei dialetti è una reazione esagerata. Di per sé la valorizzazione delle culture locali non è un male, serve a sviluppare un attaccamento al territorio in una nazione come l'Italia la cui identità è proprio caratterizzata dalla diversità nella unità. Del resto in Baviera il dialetto è orgogliosamente vissuto come un momento della identità regionale anche dai ministri del Land, il galiziano in Spagna è tutelato dalla legge. Solo chi ha una mentalità pervicacemente centralista si può scandalizzare. Personalmente mi scandalizza di più sentir parlare di richieste di distribuzione di soldi a pioggia per il Mezzogiorno. Il punto è un altro: una questione dialettale aveva senso porla negli anni '50 del secolo scorso, oggi il dialetto è una lingua morta tranne che in poche vallate alpine. I problemi del Nord sono ben più importanti della rivitalizzazione di lingue morte. Esiste nel nostro Paese una questione settentrionale che tocca in particolare il futuro delle grandi città del Settentrione. Torino, Genova, Milano, solo per citare i casi più emblematici. A partire dagli anni '90 la politica ha avuto una grande attenzione per Roma, dimenticando sempre più le città, in specie, dell'Italia Nord Occidentale, che erano uscite fortemente ridimensionate dal processo di deindustrializzazione del decennio precedente. Si prenda Milano: nonostante tutti gli sforzi del sindaco Letizia Moratti, che aveva concepito l'Expo come un grande momento di rilancio della città, si assiste da ormai molti anni a questa parte, dall'epoca del tramonto politico di Bettino Craxi, ad un costante disinvestimento nel futuro di questa città. Milano, che è stata in assoluto la città che più ha dato all'Italia, rischia in prospettiva di diventare una città a vocazione regionale, non certo una capitale europea. E' paradossale che il declino di Milano e la rinascita prepotente di Roma coincidano cronologicamente con l'affermazione della Lega Nord. Una politica seria si dovrebbe dunque interrogare, per esempio, sui problemi di sviluppo delle grandi città del Nord, non sull'insegnamento del dialetto, o sugli inni regionali, a meno che non si abbia in mente una deriva secessionista nel qual caso, a dispetto di qualche momentaneo consenso, si rischia di fare la fine del Msi negli anni '70, una forza politica destinata a rimanere nel frigofero, incapace di incidere significativamente sulla politica nazionale e dunque sul destino dei singoli territori. |
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Ora il Parlamento vuole un’inchiesta sul Far West del volontariato |
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mercoledì 19 agosto 2009 |
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Valditara: "Punire i gruppi che non hanno nulla a che fare con il sociale" Da “Il Giornale” del 20.8.2009, pag. 5 E’ tempo di controllare il mondo della cooperazione e del volontariato in Italia. Trecentocinquantamila associazioni, tra Onlus, cooperative e organizzazioni non governative (che sono Onlus di diritto) significano un ente no profit ogni 170 abitanti. E’ un settore ancora piuttosto inesplorato sul quale cinquanta senatori del Pdl chiedono che s’indaghi con una commissione parlamentare d’inchiesta (…). Il disegno di legge numero 830, “istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sulle organizzazioni non governative”, è stato depositato il 23 luglio 2008 ed è assegnato alla commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama (…). Il dibattito comunque è aperto: “Bisogna evitare che ci sia un abuso di queste associazioni non lucrative - commenta anche il senatore Giuseppe Valditara, un altro dei firmatari del disegno di legge sulla commissione d’inchiesta – associazioni che magari hanno altre finalità ma assumono lo status di Onlus solo per aggirare le leggi in materia fiscale” (…). |
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mercoledì 05 agosto 2009 |
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Da “Il Foglio” del 5.8.2009, pag. 4 di GIUSEPPE VALDITARA Sulla regolarizzazione di clandestini che da tempo lavorano in Italia, e che nel 2007 si erano già autodenunciati chiedendo di poter emergere dalla irregolarità, si confrontano nel Pdl due posizioni legittime: quella di coloro che ritengono che si deve lasciare alla Lega il monopolio della lotta alla immigrazione clandestina e quella di coloro che invece considerano che difficilmente si potrebbero espellere centinaia di migliaia di persone che da anni lavorano nel nostro paese accettando lavori che gli italiani rifiutano. Centinaia di migliaia di persone che, secondo una norma, forse un po’ troppo affrettatamente approvata, contenuta nell’art. 1 della legge 94/2009, verrebbero trasformate in criminali perseguibili dal giudice penale. Il confronto nel Pdl è il segnale di qualcosa di più importante: un grande partito che raccoglie il 40 per cento degli elettori deve aprirsi a un sano dibattito interno. |
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Pdl diviso sulla maxi-sanatoria, stop della Lega |
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martedì 04 agosto 2009 |
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Da “Il Sole 24 Ore” del 4.8.2009, pag. 12 Allargare la sanatoria di colf e badanti: gli indizi ci sono, anche se per ora nella maggioranza prevalgono i contrari. Il segnale di apertura lo ha lanciato il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola. La Lega lo ha attaccato con durezza, in testa il collega di governo Roberto Calderoli. Ma ieri il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, ha replicato al Carroccio con una nota ufficiale (…). In Parlamento del resto più di un esponente Pdl ha già chiesto o fatto intendere la necessità di non limitare la regolarizzazione solo al lavoro domestico, vista la necessità di molte altre figure lavorative. Ieri, Giuseppe Valditara (Pdl) ha detto che “la proposta Scajola, che non è una sanatoria ma tiene conto di alcuni settori del mondo produttivo, è senz’altro ragionevole” (…). |
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Sanatoria “larga”, Bondi mediatore. Asse Lega-Gasparri: solo colf e badanti |
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martedì 04 agosto 2009 |
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Da “Il Corriere della Sera” del 4.8.2009, pag. 11 Il nodo dell’immigrazione dentro al governo non si scioglie. Anzi: si aggroviglia ogni giorno di più. Non è bastato il no secco della Lega alla proposta fatta dal ministro Claudio Scajola dalle colonne del “Corriere”: estendiamo la regolarizzazione di colf e badanti al settore produttivo (…). Il nodo si attorciglia ogni giorno di più. E se il ministro Bondi ci ha provato a convincere la Lega, della quale ha detto di considerarsi un “amico sincero”, ci sono altri esponenti del Pdl che concordano coi ministri Scajola e Bondi. Dice, ad esempio, Giuseppe Valditara, senatore Pdl: “La proposta di Scajola non è una sanatoria, ma tiene conto delle reali esigenze di alcuni settori produttivi” (…). |
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Immigrati, nel Pdl si apre il dibattito. E va benissimo così |
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martedì 04 agosto 2009 |
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Da “Il Secolo d’Italia” del 4.8.2009, pag. 1 Bravo Scajola. Il ministro dello Sviluppo Economico, con le sue parole nette sull’esigenza di estendere la regolarizzazione delle badanti ad altre categorie del “lavoro nero” ha aperto il primo, concreto dibattito interno al Popolo della libertà. Dibattito vero, in cui non è possibile fare esercizio di cerchiobottismo perché le opzioni dal prossimo 8 agosto, quando entrerà in vigore il reato di immigrazione clandestina, sono due: o si cambia o si lascia tutto com’è, confinando circa 250mila lavoratori stranieri (e chi li ha assunti e chi li paga) nella cajenna dei delinquenti da codice penale (…). Nel governo e nella maggioranza la linea dello scontro sociale sostenuta dalla Lega (non può essere definita altrimenti la criminalizzazione di migliaia di lavoratori) è tutt’altro che maggioritaria. Hanno parlato in favore della proposta di Scajola non solo moderati cattolici come il ministro Giovanardi, ma anche esponenti di altre aree culturali come i senatori del Pdl Lucio Malan e Giuseppe Valditara, che si aggiungono alle moltissime voci che nei giorni scorsi avevano invitato a riconsiderare il problema dei lavoratori clandestini (…). |
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Gli atenei mettono fretta ai fuoricorso |
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domenica 26 luglio 2009 |
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Da “Il Messaggero” del 26.7.2009, pag. 12 In Italia ogni dieci iscritti all'Università ce ne sono quattro che restano indietro. Le medie oscillano in base agli atenei e alle facoltà. Ad esempio sono più regolari gli studenti dell'area medica di quelli del ramo giuridico. Ma il nodo dei fuoricorso è uno dei problemi su cui le università stanno concentrando le loro forze. Soprattutto in tempi in cui l'efficienza della didattica pesa sui fondi inviati dallo Stato, come ha dimostrato la classifica di merito diffusa ieri dal ministro Gelmini. Tasse più alte, percorsi di studio flessibili per mantenere una situazione amministrativa regolare, servizi di tutoraggio, sono alcune tra le soluzioni che gli atenei stanno approntando per gli studenti "lumaca". Un mondo variegato popolato da iscritti più o meno giovani che lavorano, da ex matricole che vivono la facoltà come un parcheggio, da persone che fanno anche un esame all'anno e mantengono l'iscrizione pesando sull'amministrazione e, ora che il merito è diventato la parola d'ordine, sul buon nome degli atenei. Urgono, dunque, soluzioni. Per il ministro Gelmini «prima di alzare le tasse bisogna pensare alla qualità, anche per i fuoricorso». Gli atenei intanto lavorano a soluzioni miste (…). Gli effetti del provvedimento si vedranno dal 2010/2011. Il senatore Pdl Giuseppe Valditara appoggia la mozione dell'aumento delle tasse “bisognerebbe alzarle ai fuoricorso - dice - perché sono una anomalia del nostro sistema: 700mila su meno di due milioni di studenti». |
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Rivoluzione all’Università: più fondi solo a chi merita |
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sabato 25 luglio 2009 |
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Da “Libero” del 25.7.2009, pag. 9 (...) L'approvazione di ieri si porta dietro un'altra serie di provvedimenti varati da viale Trastevere sull'università: linee guida che dovranno essere attuate a partire dalle prossime settimane, ma che possono ridisegnare il funzionamento dei nostri atenei. Il ministro ha infatti sottoscritto una nota illustrativa con una serie di misure per eliminare i corsi di laurea «non necessari»: saranno disattivati, a norme in vigore, i corsi che non raggiungono un numero minimo di iscritti, così come arriverà un limite alla proliferazione dei singoli insegnamenti. Si va inoltre verso una modifica dei criteri di valutazione per i concorsi da ricercatore: l'indicazione è che ogni titolo scientifico dovrà essere valutato separatamente e specificamente. Avviate, da ultimo, le procedure per la formazione delle commissioni di concorso precedentemente sospese. Per quanto riguarda il nuovo reclutamento dei professori universitari, le commissioni saranno composte da 4 sorteggiati e da un ordinario, mentre i ricercatori saranno valutati da un associato nominato dalla facoltà e da due ordinari sorteggiati. La novità principale riguarda però l'Anvur, ossia l'Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universtiario e della Ricerca: secondo i nuovi criteri assegnati dal regolamento (che ora dovrà essere approvato in Aula) sarà questo il rubinetto per i soldi agli atenei: a seconda delle "pagelle" date da questa agenzia alle università italiane esse si spartiranno il 7% del fondo di finanziamento ordinario. Dunque per la prima volta una cospicua fetta dei soldi saranno legati al merito. In particolare, si incroceranno i criteri della qualità di ricerca (parametri internazionali, numero di progetti valutati positivamente, capacità di intercettare fondi europei) e didattica (successo nel trovare lavoro, capacità di "creare" insegnanti di ruolo, regolarità degli studenti). Il meccanismo è già in atto: la tabella a fianco mostra la graduatoria degli atenei stilata dal ministero, con conseguente accesso ai fondi premiali. «La costituzione dell'Anvur allinea la valutazione del sistema di istruzione superiore ai principali Paesi europei», spiega il senatore Giuseppe Valditara (PdL), che da anni segue i temi dell'università e ha a lungo collaborato col ministro: «Costituisce una concreta opportunità per introdurre l'eccellenza nel nostro sistema universitario». Non è infatti escluso che tra le mosse allo studio di viale Trastevere ci sia proprio un ulteriore fondo destinato solo ai centri d'eccellenza, sull'esempio francese e tedesco (…). |
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