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Disegni di legge
Ddl n. 1058 - Disposizioni sul funzionamento delle università PDF Stampa E-mail
martedì 31 ottobre 2006

Relazione

Onorevoli Senatori. – La nostra università, se confrontata con quei modelli che sono ai vertici delle classifiche internazionali per numero di pubblicazioni scientifiche, numero di brevetti, capacità di attrazione di studenti e docenti stranieri, capacità di promozione sociale degli studenti provenienti da ceti disagiati, interazione con il mondo dell’impresa, appare in ritardo. Emerge un sistema universitario per molti aspetti superato. Nella XIV legislatura si è avviato, pur tra molte difficoltà, un processo di modernizzazione che va perfezionato e accentuato. Se l’obiettivo è quello di andare verso una università di qualità che garantisca servizi di buon livello, che sviluppi un sistema di ricerca avanzato, che offra una didattica capace ed attenta alle esigenze formative degli studenti, che sappia attrarre docenti e studenti stranieri, allora dobbiamo accogliere la logica della competizione fra atenei che procede congiuntamente all’idea di una autonomia responsabile. Potremmo riassumere dicendo che compito della politica deve essere quello di garantire il miglior soddisfacimento degli interessi dei soggetti coinvolti dirigendoli verso un più alto interesse collettivo. Così per esempio l’interesse delle università a chiamare i professori più bravi anziché gli amici degli amici, l’interesse dei professori a dedicare le migliori energie alla didattica ed alla ricerca, l’interesse degli studenti a scegliere le università che garantiscono i servizi più efficienti e non quelle dove più facilmente ci si laurea, l’interesse delle imprese a finanziare le nostre università, l’interesse dei docenti stranieri a venire in Italia e via dicendo. Si deve instaurare un circolo virtuoso. Innanzitutto i finanziamenti pubblici devono essere sempre più legati ai risultati ottenuti dai singoli atenei. Perché questo sia possibile occorre sviluppare un sistema efficace di valutazione esterna delle università, occorre contestualmente un piano iniziale di riequilibrio a favore di quelle università più disastrate secondo una logica di finanziamenti concessi in presenza di un progetto preciso di rilancio (monitorato nella sua realizzazione) ed erogati sulla base del raggiungimento degli obiettivi di spesa. Deve poi essere garantita una adeguata flessibilità con riguardo allo stato giuridico del personale docente: ferma restando la fissazione di livelli base nazionali, deve essere resa sempre più concreta la possibilità di incrementare gli stipendi con una contrattazione individuale a livello di singolo ateneo al fine di poter premiare i risultati ottenuti.
    La valutazione dei docenti deve essere lasciata alla libera determinazione delle università ché altrimenti si produrrebbe un meccanismo elefantiaco che lederebbe il corretto funzionamento dell’autonomia. Così ancora: ferma restando una lista di idoneità nazionale, devono poi essere libere le università di chiamare chi vogliono ragionando tuttavia in termini di completa autonomia finanziaria. In prospettiva può essere utile iniziare a riflettere sull’opportunità di abolire il valore legale della laurea, salvo forse che per certe discipline, per l’oggi tuttavia, oltre ad un sistema di accreditamento delle università, sarebbe opportuno stilare una classifica che consenta agli studenti che intendono iscriversi di conoscere i risultati dei vari atenei e la qualità delle specifiche strutture.
    In assenza di un diffuso sistema di borse di studio, sarebbe iniquo alzare le tasse universitarie, mentre si potrebbe raggiungere un risultato analogo destinando all’università di provenienza una certa percentuale dei versamenti fiscali in occasione della prima dichiarazione dei redditi effettuata dall’ex studente dopo la laurea, o comunque dopo un certo periodo congruo dal termine degli studi, così da consentire prima l’inserimento nel mondo lavorativo.
    Perché le imprese abbiano interesse a finanziare le università sarebbe utile estendere il meccanismo della defiscalizzazione dei contributi in ricerca. Infine, si deve riformare la cosiddetta governance rendendo più incisivi i compiti dei consigli di amministrazione e incoraggiando, nel rispetto della autonomia statutaria, l’inserimento nei consigli anche di quei privati che partecipino significativamente al finanziamento degli atenei avendo cura invece di escludere rappresentanti degli enti locali che porterebbero inevitabilmente ad una politicizzazione del sistema.
    È nella sempre più ampia condivisione di questo modello che noi possiamo rilanciare l’università italiana consentendole di reggere il passo con i migliori atenei degli altri paesi.
    È sulla base di questi presupposti che si è provveduto a redigere il presente disegno di legge.

 

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