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Intervento in aula del 30.10.2008 |
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giovedì 30 ottobre 2008 |
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Discussione delle mozioni nn. 46, 47, 48 e 49 sulla persecuzione delle comunità cristiane nel mondo Ritiro delle mozioni nn. 46, 47, 48 e 49. Approvazione dell'ordine del giorno G1 VALDITARA (PdL). Stigmatizza l'ignavia del mondo occidentale, che pare a volte rinnegare il debito di riconoscenza che ha nei confronti del cristianesimo, al quale si deve l'affermazione di principi universali, quali il valore della vita, il primato della persona e la concezione della libertà anzitutto come libertà di coscienza. Tali principi, acquisiti dal mondo occidentale nel corso dei secoli con grande fatica e numerose contraddizioni, qualificano il grado di una civiltà ed è per questa ragione che vanno tutelati con forza e costanza. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni). VALDITARA (PdL). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, onorevoli colleghi, sono molto riconoscente verso chi oggi ha voluto sollevare questo drammatico problema perché in questo modo ha certamente voluto contrastare un silenzio compiacente troppo diffuso. Ci consente e mi consente dunque di stigmatizzare l'ignavia di questo Occidente, che pure deve tanto al cristianesimo, e non perché, come talvolta si sente dire con un'affermazione del tutto sbagliata, il cristianesimo sarebbe la religione dell'Occidente. Il cristianesimo è universale: Cristo non veniva da Atene, non veniva da Roma, invitò i suoi discepoli a predicare a tutte le genti. Semmai l'universalismo romano, come diceva lo stesso La Pira, ha consentito al cristianesimo di diffondersi in gran parte del mondo antico. Questa ignavia è inaccettabile perché rinnega quel debito enorme di riconoscenza che tutto l'Occidente, credenti o non credenti, ha verso il cristianesimo. La consapevolezza che la vita è un valore inalienabile, il primato della persona, la concezione della libertà innanzi tutto come libertà della coscienza sono principi universali, senza i quali oggi troveremmo normale lo sterminio, il terrorismo, la discriminazione sociale o razziale, la soppressione delle libertà individuali. E, non a caso, è proprio in quei Paesi dove il cristianesimo non ha contribuito alla formazione di una civiltà condivisa che quei metodi sono oggi ancora così diffusi e legittimi. Sono principi, d'altro canto, che nel corso dei secoli noi abbiamo compreso ed acquisito con grande fatica e grandi contraddizioni, perché forti erano gli stimoli e le resistenze di una cultura «altra», e che quando abbiamo misconosciuto hanno generato mostri dal nome sinistro: lager e gulag. È il rispetto di quei principi che qualifica il grado di evoluzione di una civiltà; rinnegarli o non difenderli significa rinnegare noi stessi e legittimare implicitamente la società dei gulag e dei lager. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni). |
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Intervento in commissione del 28.10.2008 |
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martedì 28 ottobre 2008 |
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(1083) Conversione in legge del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, recante disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali (Parere alla 5a Commissione. Esame. Parere favorevole) Il senatore VALDITARA (PdL) si dichiara stupefatto rispetto agli interventi dell'opposizione, che invita a concentrarsi su argomenti relativi ad un miglioramento effettivo del sistema scolastico. Ribadisce quindi che l'articolo 3 è volto a dare attuazione alle norme del 1998, condivise a suo tempo dall'allora maggioranza e rimaste immutate anche durante la XV legislatura. Tiene poi a precisare che l'articolo 3 attiene al dimensionamento delle istituzioni scolastiche per quanto concerne gli aspetti amministrativi, onde evitare gli sprechi. Ciò è necessario, prosegue, a fronte delle inadempienze delle regioni, alcune delle quali - precisa - hanno invece realizzato una riorganizzazione proficua e virtuosa. L'opposizione delegittima dunque a suo giudizio l'azione positiva di alcune regioni, come ad esempio il Piemonte, per avallare il comportamento di quegli enti che invece hanno disatteso obblighi di legge. Rimarca altresì che, a seguito della riorganizzazione, il servizio scolastico continuerà ad essere efficiente, atteso che verranno riutilizzate le risorse in maniera più produttiva. Nel condividere l'esigenza di un confronto su tali norme, invita ad evitare una sterile demagogia rispetto ad una iniziativa corretta, che rischia a suo giudizio di delegittimare la stessa opposizione, in tal modo facilmente accusata di rendere informazioni non veritiere. Preannuncia infine un orientamento favorevole sul provvedimento. A nome del suo Gruppo il senatore VALDITARA (PdL) conferma l'orientamento positivo già manifestato in discussione generale. Ritiene del resto doveroso che il Parlamento risponda alla convinta istanza dell'opinione pubblica a favore di un uso più virtuoso delle risorse e di una semplificazione amministrativa, peraltro già meritoriamente avviata dieci anni fa dall'allora ministro Bassanini. Nell'invitare il Centro-sinistra alla coerenza, rammenta poi che in altri Paesi avanzati (come Francia, Stati Uniti ed Irlanda) proprio in questi giorni si sta rivedendo l'organizzazione scolastica riducendo gli investimenti in ore di lezione ed incrementando quelli destinati alla valorizzazione della professione docente. Già nel Quaderno bianco sulla scuola della scorsa legislatura era stato del resto rilevato che la differenza non è fatta dal numero delle classi, degli insegnanti o delle ore, bensì dalla motivazione dei docenti. Dopo aver ribadito che per "istituzioni scolastiche" non si intendono i plessi, ma solo le strutture amministrative, conferma che l'articolo 3 non determina alcun taglio, ma solo l'accorpamento delle strutture laddove pletoriche. Anche per rispetto di quelle regioni virtuose che hanno già predisposto il ridimensionamento, preannuncia quindi il convinto voto favorevole del suo Gruppo. |
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Intervento in aula del 22.10.08 |
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mercoledì 22 ottobre 2008 |
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(1108) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1º settembre 2008, n. 137, recante disposizioni urgenti in materia di istruzione e università (Approvato dalla Camera dei deputati) (ore 16,29) VALDITARA (PdL). Signor Presidente, onorevole Ministro, onorevoli colleghi, dirò subito che il dibattito sul cosiddetto decreto Gelmini ha raggiunto, in queste settimane, toni inaccettabili. Sulla scuola non si può fare demagogia, ingannando gli italiani: nelle piazze, sui media, nelle scuole sono state sparse ad arte autentiche menzogne da professionisti della disinformazione, il tutto per legittimare forme illegali di contestazione, che danneggiano in primo luogo il diritto di tanti giovani di fruire del servizio scolastico che lo Stato deve garantire a tutti. Voglio sperare che gli esponenti di un partito dalle solide radici democratiche, come il Partito Democratico, pur nella legittima diversità delle posizioni, prendano nettamente le distanze da chi sparge veleni e fomenta disordini. In questi giorni abbiamo sentito di tutto: che si licenzierebbero gli insegnanti, si abbasserebbe l'obbligo scolastico, si chiuderebbero le scuole di montagna e addirittura che le lezioni oltre le 24 ore settimanali sarebbero a pagamento o verrebbero affidate a cooperative private; abbiamo anche sentito che si abolirebbero le mense scolastiche, costringendo i bambini a tornare a casa per il pranzo. Tutto questo è semplicemente falso. Mi atterrò, dunque, ai contenuti del provvedimento che ci apprestiamo ad approvare. Due sono gli obiettivi cardine che ispirano l'azione riformatrice di questa maggioranza; in primo luogo, una scuola che dia finalmente una formazione di qualità a tutti e per tutti offra una opportunità; in secondo luogo, il rispetto dei diritti dei contribuenti, che pagano le tasse non per foraggiare velleitarismi veterosindacali, ma per avere servizi efficienti. Il decreto in oggetto contiene misure ampiamente condivise: l'introduzione dell'educazione civica; i voti semplici e chiari al posto di giudizi complessi, spesso confusi o contorti; la riapertura delle graduatorie per gli iscritti al IX ciclo SSIS, che erano stati pregiudicati nella scorsa legislatura, a dimostrazione, fra l'altro, che questo Governo tiene fede agli impegni presi in Parlamento (ricordo qui un nostro ordine del giorno, votato in Senato a luglio). Questo Governo rimedia, dunque, agli errori commessi da chi l'ha preceduto. Il decreto ridà valore al voto di condotta, che ritorna, così, a responsabilizzare lo studente. Lo voglio affermare qui con grande chiarezza: essere contro una valutazione della condotta significa perpetuare nefaste idee sessantottine che hanno contribuito non poco a indebolire l'autorevolezza della nostra scuola e dei nostri insegnanti. Le polemiche si sono concentrate soprattutto sul cosiddetto maestro unico. Si è detto addirittura che distruggeremmo, così, la scuola elementare migliore al mondo. Vediamo, però, come stanno in realtà le cose. «L'Unità» titolava il 24 settembre scorso: «L'OCSE sbugiarda la Gelmini: ottima la scuola elementare». Nel corso dell'articolo si leggeva, però, solo che l'Italia è il Paese che più spende per la sua scuola elementare (6.835 dollari per alunno, contro la media OCSE di 6.252): dunque, «l'Unità» ha scambiato l'eccellenza con il costo, cosicché la scuola elementare sarebbe eccellente in quanto molto costosa; un criterio assai discutibile. Interessante, per altro, un dato tratto dal Libro bianco di Fioroni, che cito testualmente: «È più alta in Italia rispetto ad altri Paesi, sia per la matematica, sia per la lettura, la percentuale di studenti poveri di competenze (che non raggiungono il livello necessario per svolgere i compiti più elementari)». Ciò non solo con riguardo ai quindicenni. Si legge anche: «analoghe difficoltà si segnalano, infatti, anche per gli studenti di scuola secondaria di primo grado (medie)». Una rilevazione INVALSI del dicembre 2005 avente ad oggetto studenti di prima media non a caso rilevava che solo uno studente su quattro sapeva calcolare il perimetro di un triangolo (che si dovrebbe imparare alla scuola elementare), due su tre ignoravano la forma di un triangolo rettangolo, uno su tre ha sbagliato addirittura le addizioni con calcoli decimali. Già questi dati dovrebbero far riflettere chi parla di scuola elementare ottima. Vi sono però altri dati interessanti. Il TIMSS 2007, che analizza i risultati ottenuti dagli studenti di quarta elementare in matematica, colloca il nostro Paese al quindicesimo posto su 22 Paesi partecipanti al test, dietro Cipro e la Repubblica Moldava, con un arretramento notevole rispetto agli anni Settanta. Ma soprattutto, a fronte di Paesi che hanno il 38 per cento di alunni che raggiungono rendimenti avanzati, l'Italia è fanalino di coda con solo il 6 per cento di studenti con prestazioni di eccellenza. Non diversamente nelle scienze. Se, infatti, Paesi come la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e il Giappone oscillano fra il 12 e il 15 per cento di studenti che hanno livelli avanzati di prestazioni, l'Italia si colloca appena sopra la media con il 9 per cento. Come sottolineano i rapporti internazionali, la scuola elementare italiana manca di «politiche educative che incentivino l'eccellenza negli studenti». Con riguardo alla lettura le cose stanno diversamente: siamo all'ottavo posto. Ma se andiamo a leggere la rielaborazione dei dati fatta da Mauro Laeng e da Aldo Visalberghi su analoghe rilevazioni internazionali degli anni Settanta vediamo un arretramento di tre posizioni: negli anni Settanta eravamo al quinto posto. Che la scuola elementare italiana con il maestro unico fosse fra le migliori d'Europa lo riconosceva esplicitamente l'onorevole Soave del PCI-PDS intervenendo in Aula alla Camera dei deputati in sede di dichiarazione di voto sulla legge che introduceva i tre maestri nel 1990. Insomma, una prima conclusione è che con i tre maestri, nonostante la enorme lievitazione dei costi, i risultati non sono migliorati anzi sono persino peggiorati. Ciò spiega perché nessun Paese europeo abbia adottato il modulo. In alcuni Paesi europei vi è semmai un insegnante prevalente che svolge 1'80-90 per cento della didattica e insegnanti con competenze particolari (lingua straniera, informatica eccetera). Un altro mito da sfatare è la maggiore preparazione professionale dei docenti che si dedicherebbero all'insegnamento di discipline specifiche. Come è noto, infatti, la preparazione degli insegnanti elementari non è disciplinare, ma unitaria. Questo proprio perché, come ben sanno i pedagogisti, alle elementari conta soprattutto l'organicità dell'apprendimento e la unitarietà dell'indirizzo educativo e culturale. Insomma, quello che si deve evitare è semmai una differenziazione educativa che rischia di stordire e confondere l'alunno. In un bel editoriale pubblicato sul «Corriere della Sera» Giuseppe De Rita ha dunque giustamente sottolineato, difendendo la scelta di ritornare al maestro unico, che i nostri bambini hanno bisogno di un maestro che sappia «ricentrare la scuola elementare sulla sua primordiale funzione di formazione dei sentimenti». Hanno bisogno, pertanto, di qualcuno che li aiuti ad operare una sintesi, e per questo hanno necessità di certezze e di chiarezza di riferimenti, piuttosto che di una dispersione specialistica. Perché dunque è stato introdotto in Italia il modulo con i tre maestri? Sono andato a rileggermi l'intervento di Ortensio Zecchino, all'epoca senatore democristiano e poi ministro dell'università nei Governi D'Alema e Amato, che votò contro la legge del 1990 voluta fortemente dalla sinistra democristiana e condivisa ideologicamente dal PCI-PDS. Affiorano considerazioni più che mai attuali: «La riforma che ci apprestiamo a varare consegna al Paese una scuola elementare che con la sua nuova organizzazione contrasta con la pressante esigenza del nostro tempo di offrire un sapere unitario, quale valore etico ed insieme esigenza utilitaristica legata quest'ultima alla flessibilità professionale che sempre più spesso si impone nell'arco di una stessa vita lavorativa e che può essere soddisfatta soltanto sul presupposto di un'autentica formazione di base». E ancora: «frantumiamo l'insegnamento per affidarlo ad una pluralità di insegnanti con identica preparazione di base». Ed ecco arrivata la risposta al nostro quesito: alla base del modulo vi è «la pressione di quanti hanno inteso così tutelare in modo improprio interessi di categoria»... «stando così le cose» - continuava l'onorevole Zecchino - «non resta che prendere atto dell'esistenza di uno schieramento che ha inteso privilegiare il momento sindacale... svalutando il momento formativo e culturale». Era la stessa ispirazione di altre leggi che in quegli stessi anni hanno, quelle sì, devastato la scuola italiana imponendo un reclutamento fondato su corsi abilitanti di poche ore, prescindendo dal merito e dalla selezione. La pedagogia che ha ispirato il modulo con i tre maestri, al di là di qualche buona intenzione, ha finito comunque con l'esprimere una tendenza verso il relativismo culturale e verso la banalizzazione della professionalità, direi pure che ha favorito lo scadimento della professionalità. Era la pedagogia che ispirava soprattutto la posizione del PCI-PDS che si risolse a votare contro la legge del 1990 solo perché essa conteneva la figura dell'insegnante prevalente che, leggo testualmente nell'intervento del Capogruppo comunista in Commissione: «svalutava la rilevanza del lavoro di gruppo» e prevedeva livelli differenziati di impegno didattico fra i maestri. Proprio per venire incontro alle critiche dei comunisti e alle pressioni sindacali la circolare attuativa violò la legge (perché la legge del 1990 introduceva il maestro prevalente e non il modulo) ed eliminò la figura dell'insegnante prevalente imponendo il team di insegnanti con pari competenze ed impegno. La suddetta circolare attuativa, sotto il ricatto dei sindacati e del Partito Comunista, violò una legge dello Stato. Le perplessità su questo modello organizzativo erano emerse del resto già nella 7a Commissione del Senato nella XIII legislatura, all'interno della stessa maggioranza di centrosinistra. In una risoluzione votata nel maggio 1997 si legge che «occorre ovviare ai rischi di frammentazione e secondarizzazione dell'insegnamento elementare». Dopo aver quindi rifiutato l'eccesso di specializzazione, si sottolineava come «ai fini della qualità del rapporto educativo fra insegnanti ed alunni va risolto il problema della necessità di contenere entro limiti accettabili il numero delle figure docenti che intervengono per gruppi di alunni». Persino nel Libro bianco di Fioroni si legge un passaggio interessante, laddove, dopo aver stigmatizzato l'enormità della spesa per studente, si osserva che essa deriva fra l'altro da specifiche previsioni normative e al riguardo si fa riferimento esplicito «all'organizzazione dell'insegnamento nella scuola elementare», concludendo che questa spesa molto elevata «è il segno di problemi e di notevoli spazi e opportunità di miglioramento nella allocazione delle risorse». È giunta l'ora di voltare pagina una volta per tutte. Noi vogliamo cambiare questo modello demagogico e sindacale di una scuola che privilegia il momento occupazionale rispetto all'interesse delle famiglie e degli studenti. (Applausi dal Gruppo PdL). Vogliamo cambiare una scuola che insegna la deresponsabilizzazione e coltiva il relativismo. Voi a questo modello di scuola siete rimasti aggrappati e rischiate così di vanificare ogni vostra evoluzione seriamente riformista. Consentitemi di aggiungere che ho seguito il dibattito in Commissione e speravo in un colpo d'ala, ma mi sembra di essere tornato a qualche anno fa, quando eravate ancora fortemente legati alle logiche portate avanti dalla CGIL, che rappresentano il passato. Ancora qualche riflessione. Già i fautori della riforma sostenevano che il modulo era necessario per affrontare la vera novità rispetto alla scuola del passato: l'insegnamento della lingua inglese. Inglese e - aggiungo io - informatica sono le due autentiche novità educative, le due novità che danno vita, anche in alcuni Paesi europei, all'affiancamento di specialisti rispetto al maestro unico. Proprio a questo riguardo tuttavia il cosiddetto decreto Gelmini chiarisce che non spariranno gli insegnanti specialisti, i quali affiancheranno quello che appare dunque come un insegnante prevalente e non come un maestro unico. L'articolazione dei quadri orari su 24-27-30 ore settimanali, a scelta delle famiglie (a cui va aggiunto il tempo mensa), impone del resto la presenza di docenti specialisti. Il libro bianco, che voi avete tanto decantato, conferma semmai a pagina 11 una valutazione ampiamente diffusa su ciò che serve veramente al miglioramento del nostro sistema scolastico: si legge infatti che le indagini internazionali suggeriscono che l'efficacia della azione educativa è determinata in modo decisivo «da forme integrative della retribuzione degli insegnanti» fondate sul merito, mentre non risulta rilevante a tale fine «la diminuzione delle classi e il numero di ore di insegnamento». Dunque, valorizzare i professori; il numero delle classi e il numero delle ore non è decisivo. Tocchiamo ora due punti decisivi. La manovra finanziaria ha stabilito che il 30 per cento delle risorse risparmiate con i tagli di organico, fra cui quelli legati all'introduzione del maestro prevalente, serviranno a valorizzare economicamente l'impegno e la preparazione degli insegnanti. Si tratta di una cifra enorme, 2,3 miliardi di euro, quando l'aumento concesso ai docenti dal contratto Moratti, il più remunerativo degli ultimi 15 anni, fu di 800 milioni di euro da distribuire a tutti. Ripeto: 2,3 miliardi di euro. Si tratta di un'autentica svolta che dovrebbe consentire di pagare finalmente di più gli insegnanti meritevoli. Inoltre, proprio l'articolo 4 del cosiddetto decreto Gelmini afferma testualmente che una parte delle risorse risparmiate a seguito della soppressione dei moduli saranno destinate ad aumentare il tempo scuola sulla base delle richieste delle famiglie. Dunque il maestro prevalente non pregiudicherà, anzi favorirà ancora più di oggi le madri lavoratrici che hanno necessità di un sistema scolastico che accolga i loro figli nelle ore pomeridiane. Ora occorre fare i passi successivi: dobbiamo riformare la formazione e il reclutamento dei docenti, realizzare un sistema di valutazione dei risultati delle scuole, studiare criteri efficaci che consentano di premiare gli insegnanti più bravi. Questa e con queste prospettive è la riforma che noi andiamo convintamente e compattamente a votare. Una riforma che corrisponde a una concezione chiara della scuola e della società. Noi ci preoccupiamo oggi di difendere il futuro dei nostri figli, voi siete l'ultimo baluardo di quella demagogia veterosindacale che ha sfasciato la nostra scuola e indebolito la nostra società. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni). |
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Intervento in commissione del 15.10.2008 |
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mercoledì 15 ottobre 2008 |
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Il senatore VALDITARA (PdL) auspica un confronto più sereno e obiettivo sulle misure previste, evitando meri proclami, talvolta inadeguati ed eccessivi rispetto alle disposizioni del provvedimento. Quanto alle critiche dell'opposizione sullo strumento del decreto-legge, ricorda alcuni precedenti del Governo Prodi in cui riforme importanti, ad esempio in materia di istruzione e formazione professionale, furono attuate mediante la decretazione d'urgenza e la legge finanziaria, di contenuto assai eterogeneo. La scelta di fonti normative più o meno proprie non è pertanto una innovazione dell'attuale Esecutivo, ma si tratta di una pratica diffusa da Governi di diverso orientamento politico. Con riferimento alla riorganizzazione della didattica, fa presente che il Quaderno Bianco redatto dagli allora ministri Fioroni e Padoa-Schioppa aveva evidenziato l'esigenza di ridurre il monte orario, specialmente in merito all'istruzione e alla formazione professionale, nonché il numero di docenti; era già prevista una logica di tagli peraltro senza un'idea complessiva di sistema e senza reinvestimenti nel comparto. Puntualizza invece che il decreto-legge n. 112 ha disposto il reinvestimento del 30 per cento dei risparmi conseguiti per la valorizzazione dei docenti, in misura addirittura superiore rispetto alle somme a suo tempo stanziate dall'ultimo contratto siglato all'epoca del ministro Moratti. Precisa altresì che il decreto-legge n. 137 non si esaurisce esclusivamente nella reintroduzione del maestro unico, come dimostra il ripristino del voto in condotta, orientato a responsabilizzare lo studente, rispetto al quale la maggioranza condusse una apposita battaglia nella XIV legislatura. Ritiene inoltre che il ritorno alla votazione decimale costituisca un momento di chiarezza particolarmente apprezzato. Si sofferma indi sulle misure inerenti l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento degli iscritti alle Scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario (SSIS), ai quali il precedente Esecutivo non aveva garantito concrete opportunità. In proposito si compiace che la relativa disposizione sia stata introdotta nel provvedimento in seguito alla presentazione in Senato di un ordine del giorno accolto dall'Esecutivo durante l'esame del decreto-legge n. 112. Nel rilevare criticamente che l'opposizione si è soffermata esclusivamente sull'articolo 4 del disegno di legge n. 1108, non ritiene corrette le analisi sulla scuola primaria basate unicamente sul criterio della maggiore spesa, riportate da alcuni organi di stampa. Rammenta poi la posizione assai dura a suo tempo assunta dall'onorevole Zecchino in ordine alla introduzione del modulo nel 1990 e coglie l'occasione per sottolineare che la formazione degli insegnanti della scuola primaria oggi è identica a quella precedente e non prevede alcuna specificità disciplinare, non essendo destinata alla specializzazione degli insegnamenti. Tiene indi a precisare che la riforma del 1990 è stata motivata da pressioni sindacali, tanto più che da allora l'Italia è stata l'unico Paese ad utilizzare il modulo dei tre insegnanti, svalutando così il momento centrale e formativo. Ricorda altresì che durante la XIII legislatura l'allora maggioranza di Centro-sinistra approvò in Senato un atto di indirizzo in cui manifestava la volontà di evitare la frammentazione nella scuola primaria e di contenere il numero delle figure docenti per gruppo di alunni, a testimonianza di una generale perplessità sul sistema dei moduli. Rimarca peraltro che anche nella XIV legislatura si sosteneva la necessità di garantire un punto di riferimento certo al bambino, per cui la previsione del maestro unico può rappresentare un elemento positivo. Osserva infine che i risparmi di spesa derivanti dall'articolo 4 saranno destinati ad aumentare il tempo scuola sulla base delle richieste delle famiglie e nega che il maestro unico - o più correttamente il maestro prevalente - comporti l'assenza di docenti specialisti, atteso che è prevista la presenza degli insegnanti di inglese e di informatica. |
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Interv. in commissione del 24.9.08 |
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mercoledì 24 settembre 2008 |
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SULLE MODALITÀ DI AMMISSIONE ALL'UNIVERSITA' Il senatore VALDITARA (PdL) rammenta anzitutto di aver a suo tempo sollevato l'esigenza di una riflessione sui test di ingresso alle università e dà atto al ministro Gelmini di aver compiuto un primo passo in tal senso istituendo un'apposita commissione per la riformulazione dei criteri. Pur non avendo riscontrato per quest'anno gli inconvenienti verificatisi in passato, lamenta comunque la non attinenza di alcune domande rispetto al corso di laurea prescelto. E' necessario dunque a suo giudizio un approfondimento ulteriore anche da parte del Parlamento a partire dai dati precisi in ordine all'andamento e ai risultati dei test, distinti per facoltà e per regione, affinché anche l'organo legislativo si faccia promotore di un importante contributo. (1036) ASCIUTTI ed altri. - Nuove norme in materia di difficoltà specifiche d'apprendimento Nel dibattito interviene il senatore VALDITARA (PdL), il quale ricorda l'iter del provvedimento nella scorsa legislatura, al quale egli stesso aveva recato un fattivo contributo. Nell'esprimere rammarico per la mancata conclusione dell'esame, nonostante il parere favorevole manifestato dalla Commissione bilancio dopo ampio ed approfondito dibattito, dichiara pieno favore all'iniziativa che, in una concezione finalmente moderna della scuola, ne sottolinea i caratteri dell'integrazione, dell'accoglienza, del successo formativo per tutti. Si augura infine che, questa volta, anche la Camera dei deputati approvi sollecitamente il testo. |
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