|
|
| Documenti politici
|
La Sapienza di Roma- Discorso ai Ricercatori |
|
|
|
|
Documenti politici
|
|
sabato 15 marzo 2008 |
|
1) Precariato e università: risposte ad un problema numericamente grave. Le università sono l'unico corpo dello stato in cui non sono avvenute le stabilizzazioni del personale precario. Quali politiche per l'immissione in ruolo di un numero congruo di ricercatori a tempo indeterminato, coerente quantomeno con il libro verde sulla ricerca del luglio 2007 redatto da Tommaso Padoa Schioppa? Il sen. Valditara concorda sulla necessità di intervenire per aumentare in modo significativo il numero dei ricercatori italiani. Contesta il fatto che il piano del governo prevedesse una prima tranche di bandi per soli 1000 ricercatori (i famosi 20 milioni di euro), sensibilmente inferiore alle medie degli anni passati. Ritiene che tale incremento debba essere perseguito mediante maggiori investimenti pubblici, nonché mediante una gestione più virtuosa delle risorse già disponibili. In particolar modo, soprattutto per quanto riguarda le università con gravi problemi di bilancio, ritiene necessario provvedere ad un piano pluriennale concordato di rientro finanziario in modo da garantire uno sviluppo sano e competitivo di tutte le università italiane. 2) Piramide, cilindro o botte? L'onda dei sessantenni e la questione generazionale nell'università italiana. Poichè dal 2005 ad oggi il numero di reclutamenti a T.I. è stato sistematicamente ridimensionato, si va verso una riduzione in valore assoluto del personale universitario. Le risorse disponibili inoltre vengono spese in modo "distorto". Le norme concorsuali (Berlinguer) favoriscono concorsi a cattedra localistici rispetto sia ai reclutamenti che alle mobilità tra atenei. Come si intende rispondere al depauperamento delle risorse umane e delle competenze che questo ridimensionamento comporta? Un passo avanti sarebbe la separazione nel budget degli Atenei delle risorse da impegnare per gli avanzamenti da quelle per il reclutamento: unità di conto distinte per i due tipi di concorsi. Il sen. Valditara ritiene che quella presentata alla fine della domanda sia una proposta senz’altro praticabile, in qualche modo coerente con la logica da lui sostenuta che alcuni stanziamenti statali debbano essere vincolati a ben precisi capitoli di spesa. Afferma che il suo famoso emendamento contenuto nell’ultima finanziaria e relativo all’aumento delle borse di dottorato va in questa direzione, poiché il relativo finanziamento (ancora non distribuito dal ministero agli atenei) non entrerà nel Fondo di Finanziamento Ordinario degli atenei stessi, ma dovrà obbligatoriamente essere utilizzato per le borse. Questo impedirà dunque che la relativa somma possa essere surrettiziamente destinata a finalità diverse. Ritiene inoltre che tale aumento potrà avere positivi effetti a cascata sulle retribuzioni di assegnisti e post-doc in generale, in quanto queste dovranno necessariamente essere in qualche modo rapportate alle borse di dottorato. Ritiene inoltre che anche la retribuzione dei ricercatori a tempo indeterminato dovrà essere proporzionalmente aumentata per rendere più appetibile una professione che comporta costi economici, sacrifici personali e una aleatorietà notevole. Per i professori associati ed ordinari ritiene debba essere applicato il modello tedesco, vale a dire una determinazione legislativa della retribuzione con tuttavia la possibilità di incrementarla mediante contratti individuali, fermo restando ovviamente il rapporto previsto dalla legge fra spese per il personale ed FFO. Condivide inoltre la denuncia del fenomeno di riduzione complessiva delle risorse umane in atto nel sistema universitario italiano e, ribadendo quanto detto discutendo del punto 1, ritiene importante favorire l’ingresso di giovani nell’organico degli atenei. Ribadisce l’idea di vincolare all’assunzione di ricercatori una parte del finanziamento statale agli atenei. Sostiene che debba essere in parallelo perseguita anche una politica di forte sburocratizzazione, per consentire una più rapida assegnazione delle risorse, anche con riguardo ai finanziamenti alla ricerca.
3) Il pasticciaccio brutto di piazzale Kennedy.
Il Milleproroghe ha definitivamente bloccato le nuove procedure di reclutamento ordinario a partire dalla sua entrata in vigore fino al nuovo regolamento “Mussi”. Come superare l'attuale situazione emergenziale? Si intende proseguire nell'emanazione ed attuazione del regolamento “Mussi”, ripristinare le attuali regole concorsuali, introdurre un altro regolamento o semplicemente attendere la scomparsa dei ricercatori a T.I. nel 2013? Il sen. Valditara ritiene particolarmente grave il blocco di fatto del reclutamento prodotto dalla versione del milleproroghe appena approvata dal Parlamento. Per questo motivo, uno dei primi impegni del prossimo ministro dovrà essere proprio il superamento di tale emergenza. La posizione sul nuovo regolamento dei concorsi da ricercatore è di totale disapprovazione, sia nel metodo che nel merito. Denuncia peraltro di aver a suo tempo rilevato in Parlamento gli stessi rilievi poi sollevati dalla Corte dei Conti. Nel metodo ritiene che nella gerarchia delle fonti di diritto un regolamento ministeriale non possa abrogare una legge esistente. Nel merito ritiene le procedure previste eccessivamente farraginose e foriere di ricorsi a non finire; è altresì perplesso, nel contesto dato, sull’utilizzo di referee stranieri, che difficilmente accetterebbero di gravarsi di un simile compito in cambio di compensi irrisori; ritiene illegittima la previsione dell’anonimato dei valutatori, che reputa in contraddizione con il principio di trasparenza. Inoltre non ritiene che questo regolamento offra realmente maggiori garanzie di equità dei concorsi. I “baronati” universitari agiscono senz’altro meglio nell’ombra ben sapendo chi devono proteggere. Il sen. Valditara pensa che il futuro governo debba proseguire la strada dell’idoneità nazionale seguita da selezione locale per i concorsi da associato ed ordinario (migliorando al riguardo i meccanismi già previsti dalla legge Moratti); i concorsi da ricercatore devono restare invece locali. Esplicitamente interrogato sul punto della scomparsa dei ricercatori a T.I. nel 2013, ritiene che la figura del ricercatore a tempo indeterminato debba comunque continuare ad essere prevista, ritiene al riguardo che la legge Moratti sia stata troppo rigida nel prevedere l’abolizione della possibilità di bandire concorsi per ricercatore a tempo indeterminato, ancorché a partire dal 2013. Sarebbe piuttosto auspicabile concentrare in una unica figura giuridica definita dalla legge, che garantisca fra l’altro una adeguata copertura assicurativa, la molteplicità di figure dai contorni giuridici incerti e dalla inesistente protezione previdenziale che oggi caratterizzano le posizioni a tempo determinato. Valorizzando l’autonomia delle università si potrebbe dunque configurare la possibilità di scelta da parte delle singole facoltà fra il ricorso a ricercatori a contratto ovvero bandi di concorso per assunzioni a tempo indeterminato. Per evitare un aggravio aggiuntivo per le università la legge dovrebbe anche prevedere per i ricercatori a contratto un particolare regime fiscale. Il futuro governo dovrebbe in qualche modo intervenire. 4) Precariato e università: salario e contratti. Esclusi dalla legge Biagi, esclusi dalla Finanziaria 2008. La richiesta di fare ordine e riconoscere diritti: solo ricercatori a T.D.?
Le retribuzioni del personale precario della ricerca sono molto modeste, significativamente inferiori alle medie del G7 e praticamente immobili dal 2002. Inoltre le università possono assumere personale a termine per attività di ricerca ricorrendo tipologie contrattuali molto diverse. Da diverse parti giunge la richiesta di ricondurre tutto all'unica forma del ricercatore a tempo determinato, più rispettosa dei diritti fondamentali (maternità, ferie, malattia, adeguata contribuzione previdenziale) emanando contestualmente un regolamento unico nazionale. Il sen. Valditara insiste più volte sull’opportunità di aumentare le retribuzioni dei ricercatori, precari e non, ricollegando questo discorso al suo emendamento sulle borse di dottorato. Ritiene che tali aumenti siano indispensabile per affrontare la concorrenza dei centri di ricerca stranieri e dell’impiego privato. La cosiddetta fuga dei cervelli si combatte solo rendendo più appetibile la carriera universitaria.
5) Modello di Università: il finanziamento alla ricerca.
Il finanziamento alla ricerca è inferiore alle medie europee ed avviene attraverso il fondo unico per la ricerca che emana di anno in anno i bandi prin, firb e fisr. I fondi sono scritti ogni anno nella finanziaria e questo ha prodotto grandi oscillazioni nei trasferimenti pubblici per la ricerca di anno in anno. Le procedure di selezione soffrono di questa oscillazione respingendo negli anni difficili anche progetti validi che negli anni migliori sarebbero finanziati. Si intende continuare con le procedure attuali o procedere verso la creazione di un'agenzia con costante dotazione finanziaria? Vi sono stati alcuni timidi segnali verso l'ampliamento della platea dei proponenti includendovi anche i titolari di contratti a termine (precari), si intende universalizzare questa prassi? I precari potenzialmente titolari di progetto di ricerca e budget non sarebbero più “personale passivamente intento a sperare nel rinnovo del proprio contratto” ma si potrebbero trasformare in motori di innovazione. Il sen. Valditara osserva che gli investimenti pubblici italiani nella ricerca scientifica sono solo leggermente inferiori alle medie europee, siamo tuttavia agli ultimi posti per investimenti privati. Poiché dunque questo gap potrà essere colmato solo in molti anni, è essenziale che un incremento del finanziamento pubblico riconduca l’investimento complessivo a livelli “europei”. Innanzitutto andrà perseguita una politica che Valditara ha riassunto con lo slogan “nessuna tassa sulla ricerca”: non solo dunque deducibilità fiscale sempre maggiore degli utili reinvestiti nella ricerca, ma anche, per esempio, abolizione dell’Irap per le università. Più in generale è auspicabile che il prossimo governo attui una politica di aumento degli investimenti nel sistema universitario. Questa dovrà essere accompagnata dall’avvio di un efficace sistema di valutazione dei risultati raggiunti da ciascun ateneo. Al riguardo il regolamento istitutivo dell’Anvur grava l’Agenzia di un numero eccessivo di compiti quando invece essa dovrà concentrarsi sulla valutazione della qualità della ricerca svolta dai singoli centri. I finanziamenti statali dovranno essere dunque sempre più legati alla valutazione della produttività scientifica e della didattica. E’ pure importante che alcune università sull’orlo del dissesto finanziario sviluppino una politica più virtuosa in particolare con riguardo al rapporto spese per il personale/FFO. Approva l’idea di concedere ai ricercatori precari la possibilità di accedere al finanziamento di propri progetti di ricerca, condividendo l’analisi dei possibili benefici descritti nell’illustrazione della domanda. Esplicitamente interrogato sul rischio che la situazione di dissesto di diversi atenei possa addirittura portare alla loro chiusura, risponde che non esiste l’eventualità che università statali possano essere chiuse, ritiene anzi demagogica una proposta di chiusura di università avanzata da altre forze politiche, che fa il paio con la proposta di creare 100 campus, ma più realisticamente ritiene che i bilanci delle strutture con maggiori problemi economici dovranno essere sistemati intraprendendo iniziative concordate di razionalizzazione che prevedano fra l’altro la riduzione di corsi di laurea, soprattutto di quelli aperti in sedi distaccate che siano frutto di logiche irrazionali e clientelari. |
|
|
Intervento alla seduta del 19.12.07 |
|
|
|
|
Documenti politici
|
|
giovedì 27 dicembre 2007 |
|
Ordine del giorno Discussione generale congiunta dei disegni di legge: 1. Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2008e bilancio pluriennale per il triennio 2008-2010. (1818-B) 2. Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008) (1817-B)(Approvati dal Senato, ove modificati e trasmessi in tempo utile dalla Camera dei deputati) Nella discussione generale sono intervenuti per l'opposizione i senatori Zanettin, Possa, Asciutti, Bonfrisco ed Izzo (FI), Santini (DCA-PRI-MPA), Polledri (Lega) e Valditara (AN). Soffermandosi su diversi aspetti dalla manovra finanziaria, (il regime fiscale, la politica energetica, i trasporti e le infrastrutture, l'università e la ricerca, le misure di riforma delle comunità montane) hanno unanimemente condiviso una valutazione estremamente critica della finanziaria, giudicandola priva di controllo sulla spesa pubblica e di prospettiva, un contenitore di spese disparate, incapace di invertire il declino del Paese ed invece nociva in quanto l'aumento di spesa determina le condizioni per nuove tasse ed ulteriore inflazione, finalizzata soltanto a consentire la sopravvivenza della maggioranza a scapito delle finanza pubblica. VALDITARA (AN). Il passaggio alla Camera ha contribuito a peggiorare la situazione, già grave, del settore dell'università e della ricerca, che ha subito notevoli tagli e dispone di risorse insufficienti perfino a pagare gli stipendi. Con un maxiemendamento su cui è stata posta la fiducia, quindi senza una vera discussione, è stata addirittura abolita la collocazione fuori ruolo dei professori universitari. L'unico elemento positivo è rappresentato dall'emendamento in favore dei dottorati di ricerca, presentato da Alleanza Nazionale e approvato nonostante il parere contrario del Governo. (Applausi del senatore Selva). |
|
|
"FARE RICERCA, PRODURRE INNOVAZIONE" Intervento al Forum nazionale "An incontra l'imprenditoria" |
|
|
|
|
Documenti politici
|
|
sabato 03 febbraio 2007 |
|
BRESCIA, 3 FEBBRAIO 2007 Il futuro di un paese passa attraverso le sue università e le sue scuole: c’è una correlazione stretta fra crescita, ricerca, istruzione. La ricerca è certamente strategica, le imprese che più esportano sono quelle che fanno più innovazione. I paesi che più crescono sono quelli che generano più innovazione. Sui brevetti si gioca la competitività di un sistema. E’ significativo come la Francia, che pur ottiene risultati migliori dell’Italia nel campo della ricerca, abbia lanciato l’allarme sulla inadeguatezza della sua ricerca pubblica e privata. Le Monde ha recentemente pubblicato al riguardo alcune interessanti riflessioni contenute in un documento del Ministero dell’educazione nazionale. Anche in Germania si è avviato un ripensamento del sistema universitario puntando fra l’altro sulla competizione fra atenei. In Italia si è molto insistito sulla necessità di abbassare il costo del lavoro, è certamente importante, è certamente giusto, ma dato che la sfida è sempre più con i Paesi emergenti dell'Asia, con loro la competizione non si vince sul costo del lavoro, si vince sull'innovazione e i dati sotto questo aspetto sono certamente preoccupanti. Un'indagine della Camera di commercio di Milano ha fornito questi elementi: solo il 9% delle imprese fa innovazione, il 31% delle imprese aspira a fare innovazione, ma non sa come farla o trova difficile farla, il 60% non è interessata. Scontiamo anche il fatto che c'è, in Italia, un sistema di piccole-medie imprese che è certamente un asse portante del nostro sistema produttivo, ma che incontra difficoltà a sviluppare ricerca in proprio. Il dato si riflette sugli investimenti. Il nostro Paese, per quanto riguarda gli investimenti privati in ricerca, è agli ultimi posti, solo lo 0,4% del prodotto interno lordo contro percentuali, ad esempio, dell’1,11 della Francia, dell'1,67 della Germania, dell'1,71 degli Stati Uniti, del 2,35 del Giappone, del 2,59 della Svezia e via dicendo. L’investimento pubblico è invece di poco sotto la media Ocse, senz’altro insufficiente, ma non molto distante dalla media dei principali Paesi occidentali. Messi insieme i due dati, siamo al terz’ultimo posto fra i Paesi sviluppati. Va poi osservato che il numero di dottori di ricerca è basso in generale ed è molto basso all’interno delle imprese. Nel 2003 vi erano 16 dottori di ricerca su 100.000 abitanti, il rapporto più modesto fra tutti i Paesi Ocse, oggi il dato è cresciuto del 25%, ma siamo ancora agli ultimi posti. Soprattutto il dottorato è poco finalizzato al mondo dell’impresa, è ancora troppo concepito solo come il primo passo della carriera universitaria. I risultati si vedono per esempio quanto a brevetti: l’Italia detiene l’1,6% dei brevetti contro il 3,8 della Gran Bretagna, il 4,5 della Francia, il 13,5 della Germania, il 25,7 del Giappone, il 36,4 degli Usa. I rapporti stretti fra imprese e università sono del resto una necessità del sistema produttivo: non servono solo all'università per far affluire maggiori commesse, e dunque maggiori risorse. La ricerca industriale negli ultimi trent'anni si è infatti sempre più concentrata nelle università. Se negli anni ‘70 l'85% dei prodotti era sviluppato all'interno delle imprese, oggi lo è solo il 50%, l'altro 50% è sviluppato all'interno delle università e dei centri di ricerca pubblici. Vi è poi un altro elemento di debolezza del nostro sistema. Il campo dei lavoratori della conoscenza è fra i più mobili, fra i più globali. L’Italia attrae poco. In Italia ci sono 2300 ricercatori e docenti stranieri, 4700 in Germania, 83000 negli USA. Va ancora peggio per gli studenti: il 2% degli studenti stranieri sceglie l’Italia, il 3% la Spagna, il 10% la Francia, l’11% la Germania, il 12% la Gran Bretagna, il 29% gli USA. Ed è amaro constatare come la legge Bersani abbia penalizzato pure le borse di studio degli studenti stranieri. Vi è poi un problema di flessibilità del sistema. Una bella indagine dell'"Economist" notava come i sistemi universitari che più crescono sono quelli più flessibili; i sistemi universitari che, invece, hanno maggiori difficoltà, sono quelli troppo burocratizzati, con un eccesso di rigidità, con un eccesso di regole, un eccesso di legislazione, scarsa autonomia e scarsa responsabilità. Un eccesso di rigidità, di regole, di vincoli, di burocrazia genera anche difficoltà a ricevere finanziamenti e ad utilizzarli. Genera inefficienza derivante da spreco di tempi. Non è un caso dunque che le nostre università, al di là di alcune eccezioni, non siano particolarmente competitive. I risultati pubblicati dall’università di Shangai, che sono peraltro simili a quelli di altre indagini, collocano la prima università italiana –La Sapienza- al 200° posto, usando peraltro indicatori numerici che favoriscono i mega atenei. Nei settori specialistici il Politecnico di Milano ottiene qualche prestazione migliore situandosi al 15° posto in Europa e al 50° nel mondo, in verità ancora troppo poco.Che fare dunque? Certamente le risorse sono importanti: se pensiamo che Yale, Berkeley e Stanford solo con il rendimento finanziario dei propri patrimoni generano entrate pari all’intero FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario) ci rendiamo conto della situazione. Alleanza Nazionale ha fatto sia nella scorsa che in questa legislatura una battaglia per far affluire maggiori risorse al sistema dell'Università e della ricerca. Siamo certamente la forza che più e con maggiore concretezza si è battuta in questa direzione. Tuttavia occorre anche un nuovo sistema. Più soldi, ma anche spesi meglio. Nella passata legislatura abbiamo varato riforme importanti, ma c'è ancora molto da fare. Dicevo “più risorse”. Faccio subito una proposta: non tassare chi investe in ricerca, e chi fa ricerca. Tasse zero sulla ricerca. Togliamo l'IVA su chi fa ricerca, togliamo l’Irap dalle università. Proseguiamo nella defiscalizzazione degli investimenti in ricerca per arrivare ad una completa defiscalizzazione. Il modello deve essere poi quello di una autonomia sempre più responsabile. Occorre assumere modelli di tipo competitivo, abbandonando modelli di tipo assistenziale. Occorre stimolare verso un fine di utilità collettiva gli interessi dei soggetti coinvolti: gli interessi delle università , gli interessi dei docenti, l'interesse degli studenti, gli interessi delle imprese. A questo riguardo Alleanza Nazionale è la prima forza politica in questa legislatura che ha presentato un disegno di legge organico e coerente. Innanzitutto i finanziamenti pubblici devono essere sempre più condizionati da una valutazione dei risultati. La valutazione ha un ruolo centrale e deve avvenire su parametri oggettivi, standard internazionali. La valutazione deve riguardare le università nel loro complesso, i risultati da esse ottenuti: è l'unica valutazione possibile. Non vi può essere ovviamente una valutazione a livello centrale dei singoli professori, la valutazione dei docenti deve essere fatta dalle università. Di valutazione si parla dalla XIII legislatura quando vennero istituiti Civr e Cnvsu, nella passata legislatura il Ministro Moratti ha varato un decreto che valutava i programmi, io credo che si debbano valutare i risultati. Il ministro Mussi ha istituito l'Anvur, che in realtà non è altro che una aggregazione dei due enti di valutazione già esistenti, che hanno fatto un lavoro eccellente, riconosciuto generalmente. Se tuttavia i soldi vengono dati a prescindere dai risultati della valutazione allora non servono a nulla Civr, o Anvur che dir si voglia. Anzi il primo atto di questo Governo è stato il ritiro del decreto Moratti che pianificando lo sviluppo triennale delle università ridistribuiva le risorse sulla base del rispetto di certi indicatori di efficienzauesto a SSs.
Spiace poi constatare che i valutatori dell’Anvur sono nominati tutti dal Ministro, il rischio di un controllo politico sulle università è reale. Non è poi pensabile che si attribuiscano all’Anvur anche compiti di controllo della didattica. Si rischia di mettere in piedi un meccanismo faraonico, iperburocratico, ingestibile, oltretutto senza risorse, che è destinato a collassare. Accanto al Fondo di finanziamento ordinario ci deve essere anche un Fondo per lo sviluppo strategico e un Fondo per il supporto dei piani di riequilibrio. Lo stesso Fondo di finanziamento ordinario deve tenere conto, ai fini della sua distribuzione, di alcuni parametri fra cui in primo luogo la qualità dei processi formativi e della ricerca; ovviamente non può trascurare il numero degli studenti perché questo incide sulle spese fisse, ma deve anche considerare, per esempio, la capacità di attrazione di studenti stranieri, la capacità di intercettare finanziamenti comunitari e via dicendo. Il Fondo strategico deve servire a finanziare esclusivamente le università che abbiano raggiunto risultati di eccellenza a livello internazionale e obiettivi specifici di grande rilievo nazionale, selezionando i progetti sulla base della qualità. Questa particolare attenzione verso sistemi di eccellenza viene fra l’altro suggerita anche nel documento del Governo francese per il rilancio della ricerca pubblica ed è ormai una esigenza condivisa da molte politiche governative. Il Fondo per i piani di riequilibrio deve intervenire a favore di quelle università svantaggiate con però una innovazione importante: le risorse devono essere concesse a fronte di un piano triennale concordato con il Ministero, l'erogazione dei fondi deve essere vincolata alla realizzazione degli interventi concordati. Basta con i finanziamenti a piè di lista per iniziative clientelari (per esempio la moltiplicazione di corsi inutili), che aggiungono solo nuove spese improduttive. In Italia ci sono troppi corsi di laurea, cinque volte di più che in Germania. Le contribuzioni studentesche. Da più parti si chiede un innalzamento delle tasse. Io credo che sia iniquo aumentare le tasse universitarie: si scoraggiano le iscrizioni e la carriera universitaria dei giovani, si penalizzano le famiglie, si colpiscono i soliti noti, cioè coloro che dichiarano correttamente i propri redditi. Meglio è prevedere la possibilità di contribuzioni differite, e cioè -questa è la proposta di Alleanza Nazionale- un accordo fra studente e università per cui lo studente si impegna, a partire da un certo anno dopo la laurea, nella dichiarazione dei redditi, a destinare una piccola percentuale del suo reddito, anche per un periodo lungo, anche per trent'anni, all'università che gli ha consentito di laurearsi. Presuppone, ovviamente, che lo studente abbia trovato un lavoro e percepisca un reddito che gli consenta di fare una dichiarazione dei redditi; le università possono farsi anticipare i soldi dalle banche. Non è dovuta la contribuzione ulteriore -nella nostra proposta- da chi si è laureato con medie elevate. Si favorisce così il merito, l’impegno, senza che l’università abbia interesse a regalare i voti. Si possono avere in questo modo risorse idonee per sviluppare un sistema diffuso di borse di studio da attribuirsi ai capaci e meritevoli, di condizioni economiche modeste. Occorre poi la flessibilità dello stato giuridico di ricercatori e docenti. Intanto per il reclutamento credo che sia importante una lista nazionale di idonei alla docenza in cui lo Stato controlla la qualità dei docenti. Poi le università devono essere libere di scegliere chi ritengono più adeguato alle proprie esigenze. Per la carriera iniziale, per i ricercatori, le università scelgano il regime che ritengono più confacente: fare contratti a termine o assumere subito, deve essere una libera scelta. Per la carriera successiva il rapporto deve poter essere a tempo indeterminato a fianco di situazioni a contratto, non diversamente da quanto avviene già ora. Una novità importante deve riguardare invece altri aspetti dello stato giuridico. Fermi restando certi minimi previsti dalla legge, ci deve essere la possibilità concreta di contratti individuali aggiuntivi con cui si possa prevedere una retribuzione ulteriore, contrattata con l'università, ed in cui si definiscano convenzionalmente anche gli impegni didattici e di ricerca, che devono essere liberamente concordati, le dotazioni strumentali, premi, eventuali altri vantaggi. I professori che rappresentano una risorsa per l’università, quelli più bravi, che attirano più studenti, più finanziamenti, che sviluppano ricerche di qualità, internazionalmente apprezzate, che depositano brevetti, che fanno crescere la considerazione dell’università verso l’esterno, devono poter essere pagati di più, anche sensibilmente di più. Essenziale è l'autonomia organizzativa. Occorre favorire certamente la trasformazione delle università in fondazioni. L'autonomia deve essere piena non solo sotto il profilo contabile, finanziario, ma anche dal punto di vista amministrativo e deve essere disciplinata nei rispettivi statuti. Ferme restando alcune garanzie di qualità che garantiscano la serietà del sistema (per esempio il numero complessivo dei crediti e degli anni di corso, la previsione di certi insegnamenti fondamentali), anche gli ordinamenti didattici devono essere maggiormente flessibili. La trasparenza. I dati devono essere accessibili agli studenti, e in particolare devono essere pubblicati al momento delle iscrizioni. Al riguardo occorre dare pubblicità presso ogni università ad una anagrafe degli studenti che testimoni la regolarità dei percorsi; una anagrafe dei laureati che attesti gli sbocchi, le prospettive occupazionali, ma anche il successo nel mondo del lavoro dei laureati in quella università; una anagrafe dei docenti e dei ricercatori che attesti le pubblicazioni, i brevetti, l'interazione con il sistema economico. L'accreditamento. Vi deve essere poi un giudizio sulle università da parte del Ministero, sulla base delle valutazioni di un ente apposito, può andare bene anche l’ANVUR, che deve tenere conto di dati oggettivi: la qualità del processo formativo con riferimento anche alla qualità dei corsi di laurea, la presenza di adeguate strutture didattiche e di ricerca, la trasparenza delle informazioni fornite agli studenti, l'occupazione dei laureati, il posizionamento dell'ateneo rispetto agli standard internazionali. Si deve sempre più favorire la nascita di iniziative di tipo imprenditoriale che coinvolgano gli stessi ricercatori, insieme con le università, con imprese esterne, banche, su progetti di ricerca sviluppati all’interno delle università. Più in generale occorre coinvolgere sempre di più le imprese nei rapporti con le università. Questo è un passaggio decisivo che trova ancora troppi ostacoli. Come si è già detto, si deve proseguire con la defiscalizzazione degli investimenti in ricerca, avviata nella passata legislatura; occorre incoraggiare il finanziamento alle cattedre da parte delle imprese, previsto dalla riforma Moratti, ma troppo ostacolato, e rimasto in qualche modo marginale in questo inizio di legislatura. Occorre favorire l'inserimento nei consigli di amministrazione degli atenei -parlo dei consigli di amministrazione perché credo che questa sia in prospettiva la formula di quelle imprese che finanzino in modo rilevante l'università. Si tratta di “incentivare”, ovviamente non si tratta di “obbligare”, dato che la scelta dipenderà poi dall'autonomia statutaria dei singoli atenei. Si dovrebbe prevedere anche che una parte pur minoritaria dei valutatori dell'ANVUR provenga dal sistema delle imprese.
Bisogna favorire la consuetudine di rapporti sempre più stretti tra imprese e università, non solo le imprese nelle università ma anche le università nelle imprese per portare nuove idee nelle imprese. Si devono per esempio portare dottorandi di ricerca dentro le imprese con meccanismi di questo tipo: do a te imprenditore 12.000 euro se poi fai lavorare e studiare un dottorando di ricerca all'interno della tua impresa. Non sprechiamo risorse in finanziamenti a fondo perduto che vanno per mille rivoli. Piuttosto lo Stato partecipi al rischio, dia una copertura alle banche per prestiti a tassi agevolati, a tassi bassi per l'innovazione e la ricerca. Lo Stato dunque non tira fuori i soldi immediatamente, i finanziamenti costano meno, ma soprattutto le banche finalmente finanziano le imprese per investire in ricerca. Più in generale si devono stimolare competenze perché si sviluppi una mentalità innovatrice all’interno del sistema delle imprese, occorre avviare una formazione fatta dalle università alle imprese per consentire a queste di muoversi e di crescere, per cogliere le opportunità della innovazione, per far sì che quel 31 per cento di imprese che oggi non sa come fare ricerca, sia messo nelle condizioni di investire in ricerca. Occorre, insomma, una grande strategia di interventi a più livelli per dare un'accelerazione forte allo sviluppo dell'Italia. |
|
|
Intervento alla seduta del 6.11.2007 |
|
|
|
|
Documenti politici
|
|
venerdì 09 novembre 2007 |
|
Presidenza del vice presidente CAPRILI VALDITARA (AN). Rispetto ai gravi problemi dell’istruzione, dell’universita` e della ricerca la finanziaria e` deludente e truffaldina. Gli aumenti sbandierati dal ministro Mussi, ad esempio, devono scontare i tagli operati dalla precedente finanziaria e gli adeguamenti contrattuali: alla fine non restano risorse per il riequilibrio delle universita` virtuose, per il diritto allo studio, per incentivare i docenti meritevoli e per l’edilizia universitaria. Alleanza Nazionale ha proposto quindi emendamenti per incrementare, con una parte non ancora distribuita del tesoretto, il Fondo difinanziamento ordinario e per sopprimere l’articolo 92, che elimina la possibilita` dei contratti flessibili e reintroduce rigidita` penalizzanti per le strutture di ricerca. Per quanto riguarda la scuola, il ministro Fioroni ha peggiorato la riforma del reclutamento varata dal ministro Moratti e la finanziaria non stanzia risorse per il rinnovo del contratto ne´ favorisce l’assunzione dei precari, ma opera tagli perfino sugli insegnanti di sostegno. Occorrerebbe quindi approvare proposte che finanziano il sistema di valutazione e il sostegno per i disabili. (Applausi dai Gruppi AN e FI. Congratulazioni). VALDITARA (AN). Signor Presidente, onorevoli membri del Governo, onorevoli colleghi, questa finanziaria, per quanto riguarda i settori dell’istruzione, dell’universita` e della ricerca appare sicuramente deludente. Iniziero` dall’universita`. E` una finanziaria non solo deludente ma che, con riferimento all’universita`, nasconde anche una sostanziale truffa politico-contabile. Il ministro Mussi e i membri della maggioranza hanno sbandierato – lo abbiamo sentito anche negli interventi che mi hanno preceduto – un aumento di 550 milioni di euro per il sistema universitario. Peccato pero` che questa cifra debba in parte recuperare i tagli previsti sul 2008 nella finanziaria dello scorso anno, pari a 220 milioni di euro. I dati sono 7 miliardi e 87 milioni di euro per il fondo di finanziamento ordinario per il 2007; 6 miliardi 868 milioni di euro per il 2008. Dunque, sono gia` 220 milioni di euro che devono essere decurtati dai 550 milioni previsti nell’articolo 52. Aggiungo pero` che i tecnici del tesoro sono stati particolarmente abili perche´ hanno in qualche modo occultato altri tagli e altre diminuzioni di spesa. Basti pensare, per esempio, che non sono esplicitati finanziamenti al fondo per l’edilizia universitaria come non lo sono i finanziamenti per il diritto allo studio sempre previsti in passato, ma in quell’equivoca formulazione che si coglie al comma 1, dell’articolo 52, si dice che questi 550 milioni di euro sono destinati a finanziare un fondo, che finanziera` a sua volta il fondo di finanziamento ordinario, e che servira` per finanziare, per la parte residua, le spese correnti e quelle di investimento nell’ambito, fra l’altro, di quegli interventi in materia di diritto allo studio e di edilizia universitaria previsti all’inizio del comma. Dunque, sono circa altri 150 milioni di euro sottratti all’aumento del fondo di finanziamento ordinario, nell’ambito di un sistema complesso di scatole cinesi. Ma allora cosa resta? Pensate che soltanto per gli automatismi stipendiali, i rettori hanno calcolato una spesa di circa 220-250 milioni di euro. Se togliamo dunque i 370 milioni derivanti dal recupero dei tagli dello scorso anno e dalle spese obbligate per diritto allo studio ed edilizia universitaria, ci rendiamo conto che i soldi stanziati in questa finanziaria non saranno nemmeno sufficienti per pagare gli automatismi stipendiali (scattibiennali di carriera, aumenti annuali destinati al recupero di inflazione) e i contratti per il personale non docente. Tutti questi pagamenti sono ovviamente a rischio. D’altro canto, non vi e` nemmeno una percentuale fissa destinata al riequilibrio a favore delle universita` piu` virtuose. Il motivo e` che evidentemente questi soldi non ci sono. Tolte le spese fisse non rimane infatti per valorizzare le universita` meritevoli, obiettivo, tra l’altro, tanto declamato dal ministro Mussi e promesso dal documento elaborato dal Ministero dell’economia la scorsa estate. Non c’e` alcuna somma per premiare il merito. Piu` volte abbiamo rivendicato la necessita` di trovare risorse per pagare di piu` i docenti piu` bravi e quindi a favore dell’autonomia dell’universita` per valorizzare quei docenti che piu` si impegnano in ricerca e didattica. Non c’e` nemmeno nulla al riguardo. Negativo appare anche l’articolo 92, in particolare con riferimento all’universita` e alla ricerca. Con riferimento a questo articolo, che come ben si sa elimina la possibilita` di contratti flessibili, a tempo determinato, avevamo chiesto alcune precisazioni in materia di universita`, per evitare che dovesse interpretarsi, magari in senso estensivo, anche alla eliminazione dei ricercatori a contratto. Questa precisazione non c’e` stata. La decisione fa il paio con le assunzioni ope legis, con la stabilizzazione dei precari,persino dei Co.co.co., volute dalla sinistra estrema. Credo sia un passo indietro molto grave per il nostro sistema universitario, non solo in rapporto con gli altri Paesi OCSE per i quali la carrieradi ingresso e` flessibile, ma soprattutto perche´ introduce rigidita` molto gravi e fortemente penalizzanti sotto il profilo economico per quanto riguarda l’utilizzo del personale non docente. Non vi e` nulla per i ricercatori e i dottorandi di ricerca. Cari colleghi, un dottorando di ricerca prende 800 euro al mese: voi pensate veramente che i ragazzi piu` bravi vogliano intraprendere una carriera difficile come quella universitaria, quando la prospettiva e` di guadagnare, a 26 anni, 800euro netti al mese? Il ministro Mussi si era dichiarato disponibile ad appoggiare un nostro emendamento, che prevedeva un aumento di 40 milioni di euro per pagare di piu` i dottorandi di ricerca. Non si tiri ora indietro! Noi proponiamo anche un incremento significativo dei fondi, in particolare del fondo di finanziamento ordinario, tenendo conto che vi sono 15 miliardi di extragettito che non sono stati utilizzati, che vi sono 3 miliardi e mezzo di spese clientelari destinate ai vari Ministeri, e che addirittura ribadite l’assegno di mantenimento per i Rom: credo che il nostro sia l’unico Paese al mondo che prevede una misura di questo tipo! Ritengo che occorra ripartire i 900 milioni di euro che abbiamo previsto in un nostro emendamento (una cifra senz’altro alla portata di questa finanziaria) secondo percentuali ben precise. E` la prima volta che si propone – e credo sia un passaggio molto importante – che piu` della meta` degli investimenti sia destinata per la valorizzazione dei docenti piu` bravi, per il diritto allo studio, per l’edilizia universitaria e, soprattutto, per il riequilibrio a favore delle universita` virtuose. Se ne parla tanto, ma poi alla resa dei conti non si fa nulla al riguardo. Penso anche che si debba eliminare l’articolo 92, in particolare per quanto riguarda le universita` e gli enti di ricerca, perche´ costituisce indubbiamente un elemento senz’altro penalizzante. Il nostro giudizio sulla manovra finanziaria in materia di scuola e`senz’altro molto negativo. Ho detto piu` volte che il ministro Fioroni, in quest’anno e mezzo di Governo, in parte ha copiato quanto ha fatto il ministro Moratti e in parte ha peggiorato le riforme varate dal centro-destra nella scorsa legislatura. In questa finanziaria, certamente viene peggioratoquanto fatto da noi. Uno dei passaggi piu` importanti della legge n. 53 del 2003 era la riforma del reclutamento, che finalmente ci metteva al passo con le migliori esperienze europee. Penso per esempio a quella della Finlandia. Prevedevamo infatti il numero programmato per l’accesso al biennio specialistico universitario, il tirocinio, gli albi regionali, concorsi finali selettivi. Ebbene,questa finanziaria non soltanto pretendeva di abrogare questa riforma, ma prevedeva di attribuire al Ministro la competenza di rielaborare il sistema di reclutamento e formazione, attraverso un semplice regolamento. Noi abbiamo presentato un emendamento su questo punto e parte delle nostre proposte di modifica e` stata accolta. Purtroppo pero` il testo e` stato peggiorato da un emendamento presentato, credo, dal Gruppo di Rifondazione, che prevede il ritorno dei famosi concorsoni. Sono stati effettuati inoltre tagli di organico pesanti, i piu` pesanti mai fatti sulla scuola italiana (4 miliardi di euro in quattro anni), la scuola viene utilizzata per diminuire il debito pubblico e questo e` vergognoso; si reintroduce la clausola di salvaguardia, nessun risparmio e` reinvestito nella scuola. Avete tagliato persino sul sostegno: e` vero, avete aumentato di 10.000 unita` gli organici di diritto, ma ne avete tagliati 30.000 sugli organici di fatto. Non ci sono soldi per i contratti per il personale, anzi, addirittura le risorse sono inadeguate per il pagamento della vacanza contrattuale. Date evidentemente per scontato che per un anno, come gia` avete fatto quest’anno, non pagherete gli aumenti di stipendio. Non si prevede nulla per la valutazione delle scuole e per l’assunzione dei precari. Avete preso in giro 100.000 persone che non vedono alcun finanziamento al riguardo. Altro che grande piano per l’assunzione dei precari. Non vi e` quasi nulla per l’edilizia universitaria. Chiedo veramente un’inversione di rotta. Abbiamo presentato emendamenti per pagare di piu` gli insegnanti piu` bravi, per tutelare i docenti e soprattutto per garantire i ragazzi disabili, offrendo loro opportunita` con insegnanti di sostegno adeguati alle loro esigenze. Avete tradito i vostri elettori, senza avere alcuna idea di scuola. Ha ben detto la senatrice Soliani che la vostra politica evidenzia improvvisazione. Abbiamo bisogno invece di una idea di scuola che rispecchi un’idea di societa`. E` su questo che vi sfideremo costantemente, da qui ai prossimi mesi, per il futuro del nostro Paese e dei nostri figli. (Applausi dai Gruppi AN e FI. Congratulazioni). |
|
|
EMENDAMENTI DI G.VALDITARA ALLA FINANZIARIA |
|
|
|
|
Documenti politici
|
|
lunedì 05 novembre 2007 |
|
50.2 Valditara Dopo il comma 2, aggiungere i seguenti: «2-bis. I risparmi derivanti dalla disposizione di cui al comma 2, sono destinati per il 95 per cento alla valorizzazione professionale del personale docente. A tal fine con decreto del Ministro della pubblica istruzione sono istituiti appositi corsi di formazione universitaria con esame conclusivo di merito il cui superamento da` luogo alla fruizione di scatti stipendi ali nell'ambito di un contingente massimo stabilito annualmente con decreto del Ministro della pubblica istruzione adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. 2-ter. Il superamento dell'esame conclusivo di merito costituira` requisito preferenziale per accedere al concorso per dirigente scolastico. 2-quater. I risparmi di cui al comma 2 sono destinati per il restante 5 per cento al frnanziamento del sistema di valutazione delle scuole.». 50.5 Valditara Al comma 4, primo periodo, sostituire le parole: «al 70 per cento» con le seguenti: «all'80 per cento»; inoltre, sostituire il secondo periodo con il seguente: «Conseguentemente, all'articolo 40, comma 1, settimo periodo della legge 27 dicembre 1997, n. 449, dopo le parole: "nonche´ la possibilita` di assumere con contratto a tempo determinato" sono aggiunte le seguenti: "in presenza di indifferibili esigenze, rigorosamente accertate dalle autorita` sanitarie competenti"». Conseguentemente, alla Tabella A, ridurre le dotazioni di parte corrente in maniera corrispondente al maggior onere di cui alla presente disposizione. 50.12 Valditara Sopprimere i commi 6, 7 e 8. 50.0.2Valditara Dopo l'articolo 50, aggiungere il seguente: «Art. 50-bis. (Norme per l'educazione civica all'interno delle scuole) 1. I genitori sono tenuti al pagamento di una sanzione amministrativa da un minimo di euro 100 ad un massimo di euro 3.000 nel caso di atti di bullismo, di teppismo e piu` in generale di danneggiamento, minacce, percosse, lesioni, commessi nell'ambito scolastico da figli di eta` compresa fra gli undici e i diciassette anni. Qualora il fatto sia commesso da studenti maggiorenni gli stessi sono personalmente tenuti al pagamento della sanzione. In caso di incapienza rispondono i genitori presso cui i figli risultino a carico. 2. La sanzione e` decisa dal consiglio di istituto su proposta del dirigente scolastico e deve essere pagata alla scuola. 3. Con decreto legislativo si determinano con tassativita` le singole ipotesi oggetto di sanzione amministrativa». 50.0.3 Valditara Dopo l'articolo 50, aggiungere il seguente: «Art. 50-bis. (Norme a tutela del personale scolastico) 1. All'articolo 612 del codice penale e` aggiunto, in fine, il seguente comma: "Se la minaccia e` rivolta ad un insegnante o a un dirigente scolastico durante o a causa dell'esercizio delle sue funzioni, si procede d'ufficio" ». 2. All'articolo 594 del codice penale e` aggiunto, in fine, il seguente comma: "Se l'ingiuria e` rivolta ad un insegnante o a un dirigente scolastico durante o a causa dell'esercizio delle sue funzioni, si procede d'ufficio" ». 52.2 Valditara Al comma 1, sostituire le parole: «550 milioni di euro per l'anno 2008, 550 milioni di euro per l'anno 2009 e 550 milioni di euro per l'anno 2010» con le seguenti: «900 milioni di euro per l'anno 2008, 900 milioni di euro per l'anno 2009 e 900 milioni di euro per l'anno 2010». Conseguentemente, al comma 1, del medesimo articolo, sostituire le parole da: «ad aumentare il fondo di finanziamento ordinario» fino a: «Atenei» con le seguenti: «per il 50 per cento agli adeguamenti retributivi per il personale docente, a contratti integrativi di diritto privato tra docenti e strutture universitarie interessate, ai rinnovi contrattuali del restante personale dell'universita`; per il 15 per cento alle esigenze di riequilibrio fra universita`, secondo i criteri definiti dal Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario (CNVSU); per il 15 per cento al fondo di finanziamento ordinario per le altre esigenza di spesa corrente e di investimento individuate autonomamente dagli Atenei; per il 20 per cento all'edilizia universitaria e al diritto allo studio». Conseguentemente, ridurre del 20 per cento tutti gli stanziamenti di parte corrente della tabella C. 52.4 Valditara Dopo il comma 2, aggiungere il seguente: «2-bis. Al fine di incrementare l'assegno di dottorato di ricerca il Fondo di finanziamento ordinario e` aumentato di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010». Conseguentemente, alla tabella A, ridurre le dotazioni di parte corrente In maniera corrispondente al maggior onere di cui alla presente disposizione. 92.5 Valditara Al comma 3, capoverso «Art. 36», comma 1, dopo le parole: «Pubbliche Amministrazioni» inserire le seguenti: «ad eccezione delle Universita` e degli enti di ricerca». Conseguentemente, al comma 10, sopprimere le parole da: « Le Universita` » fino a: «finanziamento ordinario delle universita`». Conseguentemente, alla Tabella A, ridurre le dotazioni di parte corrente in maniera corrispondente al maggior onere di cui alla presente disposizione. |
|
| | << Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>
| | Risultati 82 - 90 di 99 |
|
|