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Intervento in Commissione del 3.2.2010 |
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mercoledì 03 febbraio 2010 |
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Interviene il ministro per i beni e le attività culturali Bondi. PROCEDURE INFORMATIVE
Seguito dell'audizione, ai sensi dell'articolo 46, comma 1, del Regolamento, del Ministro per i beni e le attività culturali sulle prospettive di riforma delle fondazioni lirico-sinfoniche
Riprende l'audizione, sospesa nella seduta del 13 gennaio scorso, nel corso della quale - ricorda il PRESIDENTE - il ministro Bondi si era impegnato a tornare in Commissione per illustrare più nel dettaglio le misure che intende adottare per riordinare il settore delle Fondazioni lirico-sinfoniche.
(omissis)
Il senatore VALDITARA (PdL) pone l'accento sulla responsabilità che gli elettori hanno affidato ai rappresentanti del Popolo della Libertà di riformare lo stato in senso liberale. Esprime quindi apprezzamento per il quadro delineato dal ministro Bondi, che si propone una riorganizzazione autenticamente liberale di un settore di sua competenza. In particolare, dichiara di condividere la prospettiva di retribuzioni legate alla produttività, atteso che le Fondazioni lirico-sinfoniche, pur essendo di diritto privato, beneficiano tuttavia di contributi pubblici e rientrano pertanto in una sfera prettamente pubblica. Auspica anzi che retribuzioni legate ai risultati siano introdotte anche in altri comparti, quali la scuola e l'università. Manifesta altresì condivisione sulle ipotesi di distinguere il regime giuridico delle Fondazioni, di assecondare le peculiarità territoriali e di semplificare l'attuale confusione normativa. Giudica inoltre di particolare interesse il proposito di coniugare il rispetto della professionalità artistica con l'interesse pubblico alla funzionalità, ponendo particolare attenzione a che non si determinino gravi pregiudizi per enti beneficiari di contributi pubblici. Egli afferma indi di non aver alcun timore a distinguere fra Fondazioni di "serie A" e di "serie B". Ritiene infatti indispensabile far emergere e valorizzare le eccellenze, ponendo fine a perniciosi egualitarismi. In quest'ottica, valuta positivamente anche l'ipotizzato blocco del turn over. |
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Intervento in commissione del 27.1.2010 |
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mercoledì 27 gennaio 2010 |
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Interviene il sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca Pizza. IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO
Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento concernente la revisione dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei (n. 132)
Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento concernente norme sul riordino degli istituti tecnici (n. 133)
Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento concernente norme sul riordino degli istituti professionali (n. 134)
(Pareri al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 e dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.
Seguito e conclusione dell'esame congiunto con esiti separati. Parere favorevole con condizioni e osservazioni sull'atto n. 132. Parere favorevole con osservazioni sull'atto n. 133. Parere favorevole con condizioni e osservazioni sull'atto n. 134)
(OMISSIS)
Il senatore VALDITARA (PdL) invita il relatore Asciutti ad introdurre, nello schema di parere sull'atto n. 132, un'indicazione nel senso di non ridurre le materie umanistiche nei licei classici, nonché un auspicio a favore di un più efficace raccordo con le università.
Quanto all'atto n. 134, chiede che sia inserito un richiamo alla salvaguardia dei seguenti indirizzi: ottico, odontotecnico, grafico pubblicitario, fotografico, disegnatore di moda. Prende altresì atto della condizione n. 3) in ordine alla realizzazione di corsi annuali presso la formazione professionale che concludano il percorso formativo con l'esame di Stato. Si augura peraltro che sia introdotta un'indicazione a favore della regionalizzazione dell'istruzione professionale, in linea con il dettato costituzionale, quantomeno per quelle Regioni che organizzano una formazione di qualità. |
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Intervento in commissione del 20.1.2010 |
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mercoledì 20 gennaio 2010 |
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IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento concernente la revisione dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei (n. 132) Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento concernente norme sul riordino degli istituti tecnici (n. 133) Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento concernente norme sul riordino degli istituti professionali (n. 134) (Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 e dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. Seguito dell'esame congiunto e rinvio) Riprende l’esame congiunto, sospeso nella seduta di ieri. Il senatore VALDITARA (PdL) ritiene che il punto centrale del riordino sia imperniato su una didattica più efficace e concentrata, che eviti la dispersione in curricula inutilmente estesi. In tal modo, si trasferiscono risorse dal piano quantitativo a quello qualitativo. Concorda dunque con la riduzione delle materie di studio, specialmente per i tecnici e i professionali, considerato che non è il numero di ore di lezione a garantire il successo formativo. Reputa peraltro correlato il profilo della formazione dei docenti, affinché essi siano opportunamente stimolati, al punto che occorre affrontare con tempestività il tema del reclutamento e della retribuzione di risultato. Condivide altresì che si ponga fine alle sperimentazioni e che si riducano le specializzazioni, manifestando tuttavia in proposito alcune perplessità circa l'eliminazione di quelle che risultano invece più richieste. Giudica tuttavia il riordino eccessivamente allineato sull'indirizzo dell'ex ministro Fioroni, ritenendo invece più proficuo il doppio canale introdotto dall'allora ministro Moratti. Manifesta poi talune riserve sulla statalizzazione dell'istruzione professionale, ravvisandone comunque le motivazioni nelle difficoltà che incontra il Meridione ad attivare tali percorsi. Ricorda in proposito che secondo l'articolo 116, comma 3, della Costituzione è possibile applicare un sistema differenziato e che l'articolo 117, comma 3, attribuisce alle Regioni la competenza esclusiva sull'istruzione e la formazione professionale, le quali in alcune Regioni raggiungono del resto punte di eccellenza. Non ritiene invece opportuno l'accesso diretto all'università da parte dei diplomati negli istituti professionali, atteso che sarebbe preferibile ripristinare l'anno integrativo già previsto dall'ex ministro Moratti. Auspica piuttosto lo sviluppo di un sistema di istruzione tecnica e professionale superiore che rappresenti un ulteriore sbocco. Valuta poi favorevolmente la valorizzazione dei laboratori. Rispetto allo schema di parere sull'atto n. 132 presentato presso la Camera dei deputati, si dichiara altresì contrario alla contrazione eccessiva delle materie umanistiche nel liceo classico per far spazio a quelle scientifiche, atteso che l'obiettivo principale di tale percorso deve essere a suo avviso la capacità di comprensione dei fenomeni in maniera critica. Sollecita inoltre il reinserimento dell'alternanza scuola-lavoro, prevista nella XIV legislatura, nonché un collegamento più efficace con il sistema universitario, anche attraverso una accentuazione dell'indirizzo al quinto anno. Ritiene peraltro che i curricula dovrebbero essere collegati ad una riforma dell'esame di Stato per razionalizzare l'accesso all'università. Avviandosi alla conclusione, afferma che, per l'autonoma definizione dei curricula delle scuole, sarebbe opportuno riprendere il modello previsto dall'ex ministro Moratti, affiancando una parte opzionale a quella di tipo obbligatorio. Reputa infine imprescindibile una verifica dei risultati del riordino in atto, dopo i primi due anni dall'entrata in vigore. |
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Intervento in commissione del 16.12.2009 |
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mercoledì 16 dicembre 2009 |
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Schema di decreto legislativo recante: "Riordino degli enti di ricerca" (n. 156) (Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 27 settembre 2007, n. 165. Seguito dell'esame e sospensione) Il senatore VALDITARA (PdL) fa presente che la legge delega, all'articolo 1, comma 1, lettera f), prevede l'alto profilo scientifico e le competenze tecnico-organizzative dei componenti degli organi statutari, senza dunque disporre, con riferimento al consiglio di amministrazione, la presenza di membri eletti dai ricercatori. L'articolo 11 dello schema di decreto, ai commi 3 e 4, contraddice invece le disposizioni della legge delega nel momento in cui stabilisce che nei consigli di amministrazione vi siano componenti scelti direttamente dalla comunità scientifica. Puntualizza infatti che il sistema elettivo non garantisce di per sé il possesso di competenze di alto profilo e auspica quindi che venga inserita un'apposita osservazione nel parere. |
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Intervento in commissione del 15.12.2009 |
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martedì 15 dicembre 2009 |
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Interviene il sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca Pizza. Schema di decreto legislativo recante: "Riordino degli enti di ricerca" (n. 156) Il senatore VALDITARA (PdL) preannuncia fin d'ora un giudizio senz'altro favorevole sul decreto di riordino. Rammenta peraltro che, nella scorsa legislatura, il Centro-destra, allora all'opposizione, si impegnò per introdurre nel disegno di legge Mussi alcune importanti modifiche, fra cui la procedura di selezione dei presidenti attraverso search committee, la valutazione dei risultati a cui collegare la distribuzione delle risorse, la fissazione degli obiettivi di ricerca da parte del Governo, il possibile commissariamento degli enti nel caso di evidente malfunzionamento. Si tratta quindi, prosegue, di enti sostanzialmente strumentali, che devono collaborare con il Governo per il raggiungimento di determinati obiettivi di sviluppo, pena addirittura il commissariamento. In ciò consiste del resto la profonda differenza con il sistema universitario da sempre caratterizzato invece dall'autonomia. Nel sottolineare quindi come alcune disposizioni del decreto debbano essere a suo avviso modificate, esprime anzitutto stupore per la concessione agli enti di ricerca di un grado di autonomia addirittura maggiore rispetto a quello conferito all'università nell'impianto del disegno di legge n. 1905. Rileva altresì criticamente le differenze fra la filosofia di fondo del riordino degli enti di ricerca e quella della riforma universitaria, come configurata dal predetto disegno di legge n. 1905. In particolare, registra che nei consigli di amministrazione degli enti di ricerca è prevista la presenza di ricercatori, mentre in quelli universitari manca il riferimento ai professori; il ruolo stesso dei consigli di amministrazione è molto diverso, risultando assai più limitato quello degli enti di ricerca, laddove gli organi universitari hanno ad esempio competenza su tutte le assunzioni di personale; addirittura, il parere dei consigli di amministrazione degli enti sulle nomine dei dirigenti non è vincolante. Dopo aver invitato ad un rispetto rigoroso dei contenuti della legge di delega, ad esempio con riferimento all'INVALSI, onde non incorrere nel vizio di eccesso di delega, si sofferma indi sul ruolo dei consigli scientifici ricordando di aver a suo tempo insistito per la loro natura consultiva e non decisionale. Insiste quindi che il parere sul PTA non sia in alcun modo vincolante. Quanto ai dipartimenti del CNR, rammenta l'accordo bipartisan a suo tempo raggiunto sul ruolo centrale da assegnare loro. Passando alle procedure di selezione dei presidenti, lamenta la ristrettezza delle rose di candidati che gli appositi comitati dovrebbero sottoporre al Ministro. Esse non consentono infatti quella valutazione discrezionale che il Ministro dovrebbe poter operare sulla base di una valutazione di qualità garantita. Avviandosi alla conclusione, ribadisce la richiesta di maggiore coerenza con l'impostazione della riforma universitaria in ordine alle attribuzioni dei consigli di amministrazione delineate all'articolo 12, comma 3. Rileva invece positivamente la permanenza delle chiamate dirette di studiosi italiani e stranieri. Si augura infine l'espressione di un parere favorevole sull'atto in titolo, che tenga tuttavia conto delle osservazioni formulate dal Presidente relatore e nel dibattito. |
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