venerdì 30 luglio 2010
 
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Documento della consulta scuola La scuola strumento essenziale di sviluppo PDF Stampa E-mail
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sabato 31 dicembre 2005

La scuola è uno strumento essenziale per la crescita e dunque per il futuro dell'Italia.
Tutti i Paesi che hanno migliorato la qualità dei loro sistemi di istruzione hanno
livelli elevati di sviluppo. Così insegnano per esempio i casi recenti di Finlandia, che ha la migliore scuola fra i Paesi Ocse, e Canada, che è fra i primi Paesi al mondo per pil.
Anche i Paesi emergenti stanno ponendo al centro delle proprie politiche di governo l'istruzione. Dalla Cina alla Corea, dall'India a Singapore è questa ormai una costante. In tutta Europa si investono sempre più risorse nel settore dell’istruzione. Questo senza contare gli Usa che con la riforma del 2002 hanno dato vita ad un grande piano di rilancio della scuola pubblica.
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L’università è stata riformata per il futuro dei giovani e lo sviluppo del paese PDF Stampa E-mail
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sabato 31 dicembre 2005

L'università e la ricerca sono sempre più fattori strategici per lo sviluppo del Paese. Come insegnano le recenti esperienze internazionali le nazioni che più investono in ricerca e formazione sono quelle che crescono maggiormente.
La ricerca è il motore dello sviluppo economico e della competitività, e lo è ancora di più in un mondo globalizzato in cui vi sono nazioni che creano prodotti a basso costo di lavoro.
Una università di qualità garantisce inoltre prospettive occupazionali solide ai nostri giovani. L'università e la ricerca sono anche strumenti per la costruzione di una identità collettiva e per la diffusione nel mondo dei valori della nostra civiltà.
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Manifestazione nazionale SNALS PDF Stampa E-mail
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venerdì 20 ottobre 2006

di Giuseppe Valditara  

Cari amici dello Snals, un sindacato con cui abbiamo fatto tante battaglie comuni e che oggi, come sempre, è in prima linea per difendere la scuola italiana. Questa Finanziaria è stata definita da sindacalisti di sinistra "un tradimento" e un tradimento delle promesse elettorali lo è senz'altro.  Si prevedono tagli sulla scuola per 3,200 miliardi di euro, tre volte quelli previsti e peraltro realizzati solo in parte dalla Moratti nella Finanziaria 2002. E' la più grande diminuzione di risorse mai fatta nella storia della scuola italiana. Dopo questa Finanziaria il sistema di istruzione, anzichè vedere aumentate le proprie risorse, torna ai livelli del 2004! Anche il piano di assunzione dei precari rischia di essere una colossale presa in giro: i posti disponibili entro il 2009 saranno solo 116.000, da cui dobbiamo detrarre soppressioni di organico e recuperi di personale altrove impiegato per almeno 33.000 unità, calcolando in modo molto prudenziale gli effetti della soppressione degli specialisti di inglese che comunque ora facevano 18 ore, dal prossimo anno torneranno a farne 22.

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L’IMPATTO DELLA FINANZIARIA SULLA SCUOLA PDF Stampa E-mail
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lunedì 16 ottobre 2006

di Giuseppe  Valditara  

La Finanziaria in materia di scuola si caratterizza per inconsistenza e malafede. Un sindacalista di un importante sindacato di insegnanti, in un colloquio riservato, ha avuto occasione di definire la manovra in questi termini: “si tratta di un bluff, di aria fritta”, come è nello stile del ministro Fioroni che giunse ad attribuirsi il merito delle assunzioni dei 23.500 precari decise e finanziate dal governo di centrodestra.

  

1) Le risorse

Intanto vi è una clamorosa contraddizione con le promesse elettorali e con le affermazioni fatte nella passata legislatura da esponenti del centrosinistra. La sen.Acciarini, all’epoca capogruppo dei Ds in Commissione VII Senato, ora sottosegretario del Governo Prodi e il Sen.Modica, Ds, pure lui sottosegretario all’Università del Governo Prodi, ebbero per esempio ad affermare il 19 novembre del 2002 che la Finanziaria del centrodestra avrebbe portato allo sfascio la scuola pubblica. A loro detta questa sarebbe stata la conseguenza dei tagli previsti nel settore istruzione che ammontavano a 381 milioni di euro per l’anno successivo, tutti peraltro reinvestiti nella scuola, grazie ad un emendamento del gruppo di An al Senato. Ancora la sen. Acciarini, il 18 novembre accusava la Moratti con parole molto pesanti, concludendo: “si è resa conto Moratti che sono stati tagliati 177 milioni di euro in 3 anni alle scuole, proprio quelle risorse che servono all’acquisto del materiale didattico, e che questa riduzione costringe i genitori a pagare carta, matite, gessetti?”. Il 25 novembre 2004 sempre la sen. Acciarini parlava di tagli che avrebbero “demolito la scuola pubblica”.  La sen.Acciarini e il sen. D’Andrea (DL), pure lui ora sottosegretario del Governo Prodi, il 10 maggio 2005 denunciavano la “situazione drammatica della scuola italiana” per i tagli al personale docente e Ata che avrebbero creato una “situazione di eccezionale gravità” tale per cui la “scuola non sarebbe riuscita a far fronte alle nuove richieste di tempo pieno e prolungato e alle esigenze degli alunni portatori di handicap”.

In realtà, le risorse per la scuola italiana dal 2001 al 2005 durante il governo del centrodestra aumentarono complessivamente da 35.787 milioni di euro a 40.407 milioni di euro per un importo pari al 13%, con un aumento costante per ogni esercizio finanziario. Nei primi tre anni del governo di centro destra i tagli previsti ammontavano (art.16, Finanziaria 2002) a 108 milioni di euro per il 2002, 381 milioni per il 2003, 726 milioni di euro per il 2004, per una cifra complessiva pari a 1215 milioni di euro. Grazie ad un emendamento di An, tutti i risparmi erano tuttavia destinati ad essere reinvestiti, come recita l’art.16, “nella valorizzazione professionale del personale docente”. Di quei tagli programmati  peraltro solo circa la metà venne effettivamente fatta. Il personale docente ebbe comunque aumenti contrattuali pari a 277 euro mensili di media.

In coerente conseguenza con la pesante, martellante campagna di denuncia dei presunti tagli fatti dalla Moratti alla scuola italiana, il programma dell’Unione prometteva invece agli italiani un cambiamento di rotta con investimenti significativi nel settore istruzione: “Tale insieme di misure richiederà un serio investimento nell’istruzione”, assicurava il programma dell’Unione, aggiungendo che “dovremo elaborare un piano finanziario, in rapporto al Pil, per obiettivi strutturali”.

Nonostante tutto questo già la legge Bersani all’art. 25 tagliava 60 milioni di euro in tre anni al settore istruzione, colpendo in particolare le dotazioni degli uffici scolastici regionali.

Ora  la Finanziaria (art.68, comma 11) prevede per il 2007 un aumento di risorse pari a 220 milioni di euro per spese di vario genere, tra cui l’innalzamento dell’obbligo a 16 anni, che di per sé comporterà un aumento significativo delle classi e dunque la necessità di risorse ingenti o come la previsione di servizi educativi per bambini al di sotto dei tre anni di età, misura anche questa senz’altro onerosa o come il potenziamento del sistema di Istruzione e formazione tecnica superiore o il potenziamento dell’istruzione degli adulti, la diffusione della conoscenza della lingua italiana fra gli immigrati, una serie di misure insomma per la cui realizzazione la somma stanziata sembra del tutto inadeguata. Non è previsto invece alcun fondo in più per le scuole, solo un trasferimento di competenze di spesa, dal ministero ai singoli istituti scolastici (art.65), in specie per quanto riguarda il pagamento delle supplenze.

A fronte di tutto questo sono soprattutto previsti pesanti tagli (art.66, comma 14): per 448,20 milioni di euro nel 2007, per 1324,50 milioni di euro nel 2008 e per ben 1402,20 milioni di euro nel 2009. 1) Si tratta di tagli che fanno impallidire quelli programmati nella passata legislatura: 3175 milioni di euro del governo Prodi contro 1215 del governo Berlusconi, quasi tre volte tanti;2) riportano indietro la scuola italiana al 2001 quando le risorse risparmiate sulla scuola venivano destinate a scomputo del debito pubblico e non invece ad un più efficace reinvestimento nel settore istruzione come è avvenuto a partire dalla Finanziaria 2002. 3) Non sarà più possibile in sede di applicazione della Finanziaria ridurre l’entità dei tagli: se i risparmi programmati non saranno stati effettuati, il ministero dell’Economia è autorizzato a procedere d’imperio a corrispondenti riduzioni delle dotazioni complessive di bilancio del Ministero della Pubblica Istruzione. Per i prossimi anni il saldo appare dunque negativo: la scuola italiana avrà sempre meno soldi.

Una cosa è sicura: evidentemente ai sottosegretari Acciarini, Modica e ovviamente al Ministro Fioroni e a Romano Prodi non risulta più che i genitori siano costretti a pagare “carta, matite e gessetti” oppure gliene importava solo quando ministro era la Moratti.

L’entità dei risparmi è tale che certamente non può essere spiegata senza pensare che in realtà presuppone razionalizzazioni di organico ben più pesanti di quanto le parole non lascino intendere.

Intanto una parte dei risparmi è meramente aleatoria e sa di autentica truffa contabile.

Famigerata è la disposizione contenuta nell’art.66, comma 1, lettera a) laddove si stima un risparmio di 130,6 milioni di euro per il triennio 2007/2009 dovuto a una preventivata riduzione delle ripetente pari al 10% (dunque meno bocciati) con conseguente risparmio in termini di classi pari a 664 unità, corrispondenti a 1455 docenti e 425 non docenti in meno. Anche i tagli conseguenti all’incremento dello 0,4% del rapporto alunni/classe corrispondono a un sistema poco efficiente e razionale dal momento che intervengono indiscriminatamente senza considerare la qualità del servizio, rischiando di generare solo caos e disomogeneità nell’applicazione concreta del provvedimento. Sarebbe stato invece senz’altro più sensato, una volta imboccata la logica dei tagli, prevedere nuovi criteri nell’organizzazione delle discipline e delle materie di insegnamento, contemplando accorpamenti ed eventuali riduzioni di orari di lezione, laddove utile e magari in coerenza con analoghe esperienze straniere. Complessivamente comunque tra 2007 e 2009 spariranno dall’organico ben 50.000 posti tra docenti e personale Ata: una riduzione del 5% del personale, “ben più di quanto nessuna Finanziaria in un solo esercizio abbia mai previsto in tanti anni” (Tuttoscuola, 16/10/2006). Il solo personale docente subirà un taglio di posti organico pari a 42.000 unità nel triennio (il 5,7% del personale docente), 35.760 nel solo 2007, con una forte ricaduta sulle supplenze: si tratta tuttavia di un taglio senz’altro rilevante, ma non sufficiente a giustificare l’entità dei risparmi preventivati, che presuppongono una cifra ancora più alta di tagli d’organico, una vera e propria “macelleria sociale”.

Vi sono dunque due possibilità: o la manovra sulla scuola è una truffa contabile oppure, più probabilmente, ulteriori tagli si mascherano nelle pieghe di certe espressioni criptiche e di certi provvedimenti di apparentemente dubbia efficacia, ma che danno senz’altro una ampia discrezionalità alla amministrazione.

Si prenda per esempio il provvedimento contenuto nell’art.66, comma 1, lettera b) che cancella l’attuale rapporto fra docenti di sostegno e numero totale degli alunni pari a 1/138, per introdurre il principio per cui  devono essere “individuati organici corrispondenti alle effettive esigenze rilevate, tramite una stretta collaborazione tra Regioni, Ufficio scolastico regionale, Asl e istituzioni scolastiche, attraverso certificazioni idonee a definire appropriati interventi formativi”. E’ evidente la totale incertezza del criterio direttivo che rischia di determinare situazioni di arbitrio, pesanti differenze fra regione e regione e il rischio della paralisi stessa del servizio, laddove non vi fosse una adeguata collaborazione fra tutti gli enti coinvolti. Certamente si determinerà una farraginosità e lungaggini nella determinazione dei nuovi organici, con la possibilità di ricorsi laddove i genitori registrassero una pregiudizievole diminuzione delle ore di sostegno per i propri figli disabili. E’ pure evidente che, in coerenza con quanto ventilato nei progetti del Ministero dell’Economia prima del varo della Finanziaria, si lascia qui aperto il campo a pesanti razionalizzazioni del numero degli insegnanti di sostegno, con la possibilità di un taglio significativo dei docenti e un risparmio senz’altro consistente. Certamente il sistema italiano che prevede insegnanti di sostegno all’interno delle classi è unico al mondo, ma o lo cambiamo oppure lo facciamo funzionare adeguatamente altrimenti danneggiamo i più deboli e dunque sprechiamo risorse.

Vengono poi eliminati gli insegnanti specialisti di inglese con un provvedimento che consente forse qualche risparmio di risorse,  per via del taglio di 12000 posti organico, ma che nel suo complesso peggiorerà l’erogazione del servizio. 

E’ poi significativo dell’aleatorietà dei risparmi previsti in Finanziaria il fatto che si affermi (art. 67) che qualora le misure previste non consentissero di realizzare i risparmi preventivati verrebbero effettuate “riduzioni delle dotazioni complessive di bilancio del ministero in maniera lineare fino alla concorrenza degli importi indicati nel comma 14 dell’art 66”, con il rischio di tagli casuali e arbitrari (una sorta di decimazione!) che getterebbero nel caos la scuola italiana. 

2) Il fantomatico piano di assunzione dei precari. 

Anche questo passaggio è uno dei punti caratterizzanti una Finanziaria che in tema di istruzione appare fatta di promesse più che di fatti concreti. A differenza di quanto realizzato nella scorsa Finanziaria in cui si determinarono un appostamento di risorse e precisi impegni volti all’assunzione degli insegnanti precari, qui vi è semplicemente una generica promessa che comunque viene chiarita in tutta la sua aleatorietà. Si precisa infatti che “Il proposto piano pluriennale, ha comunque carattere programmatico, non determina incrementi di spesa (sic!)” dato che in ogni caso deve “tener conto della puntuale verifica annuale, al cui esito positivo è subordinato l’esito delle iniziative”. La verifica si dovrà effettuare “d’intesa con il Ministero dell’Economia circa la sua concreta fattibilità in relazione alle dinamiche relative all’andamento delle cessazioni, alla consistenza delle dotazioni organiche nonché alle modifiche ordinamentali riguardanti il sistema scolastico” (pag.353). Insomma è ancora tutto da verificare che effettivamente ci saranno le assunzioni promesse, esse dipendono da tutta una serie di situazioni e verosimilmente dalla capacità di effettuare tagli in altri comparti del settore scuola. 

Tutto questo senza contare che con una norma imperativa (Art.66, comma 3, c) si stabilisce che coloro che entro il 2010 non fossero stati assunti perdono ogni diritto, dato che le graduatorie permanenti vengono soppresse, e i precari rimasti a secco dovranno eventualmente…. fare nuovi concorsi abilitanti. Questo con buona pace delle decina di migliaia di persone che non rientrano nei numeri previsti e che in questi anni hanno pagato e stanno pagando fior di quattrini per frequentare corsi abilitanti, SSis e quant’altro.

Ma vi è una considerazione che smaschera definitivamente la malafede del governo: la legge prevede che le nuove assunzioni siano destinate a compensare i posti vacanti. Questo è il presupposto del “costo zero” stimato dal Ministero. Sennonché tra i tagli di organico effettuati dalla Finanziaria (42.000 unità) e le assunzioni già fatte grazie al decreto Moratti rimangono vacanti o disponibili da qui al 2009 74.762 posti. Quindi meno della metà di quanto promesso da Fioroni. Dunque il Governo ha chiaramente preso in giro i precari: ma ne era consapevole? Insomma: ci sono o ci fanno?

Ancora una volta si smentiscono le promesse di una assunzione immediata di tutto il precariato a copertura dei vuoti d’organico, di diritto e di fatto, lanciate nella passata legislatura e in campagna elettorale dalle forze di centrosinistra.

3) Il ritorno a un centralismo istituzionale. 

Si registra inoltre il ritorno a un centralismo istituzionale, poco efficiente e funzionale solo a realizzare l’ennesimo spoil system.

In questo senso va per esempio la creazione di un’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia (art.66, comma 6) al posto degli Irre distribuiti sul territorio e a contatto con le autonomie scolastiche e dell’Indire. Il fatto che questa Agenzia sia poi articolata a sua volta a livello regionale fa pensare che la principale motivazione per la sua costituzione sia quella di eliminare i vertici degli Irre e dell’Indire e sottoporre tutta la progettazione scolastica sul territorio al controllo ministeriale.

Viene riformato ulteriormente l’Invalsi, prevedendone una composizione farraginosa “senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato” e dunque con una penalizzazione del servizio.

 

4) Si affossa la formazione professionale e la riforma del reclutamento dei docenti

 Con la introduzione dell’obbligo scolastico fino a 16 anni, si elimina uno degli aspetti più qualificanti della riforma Moratti che se da una parte aveva portato a 18 anni l’obbligo scolastico o formativo, aveva distinto fra sistema dei licei e dunque dell’istruzione e sistema della formazione professionale. Ora invece si creano le premesse perché tutti i ragazzi siano costretti ad andare alle scuole superiori fino a 16 anni, penalizzando gli sbocchi nella formazione professionale. Si indebolisce così un percorso che era stato concepito proprio per dare opportunità a quei giovani dotati di talenti più orientati al fare obbligandoli ad un percorso liceale non adatto alle loro potenzialità e che proprio per questo finora avevano abbandonato precocemente la scuola. Si danneggia dunque uno strumento che era stato anche concepito per offrire una maggiore competitività al sistema produttivo. Fra l’altro a pagina 358 della Relazione di accompagnamento si quantifica in 2656 posti il numero dei docenti che scomparirà dagli organici degli istituti professionali per effetto della riduzione dell’orario di lezione.Per quanto concerne il reclutamento e la formazione dei docenti si presuppone il ritorno a sistemi vecchi, poco meritocratici, che presuppongono concorsi nazionali.  

5) La riforma del reclutamento dei dirigenti scolastici

 

Si fa in Finanziaria, delegittimando il dibattito nelle commissioni di merito, la riforma del reclutamento dei dirigenti scolastici (art.66,comma 12). Si tratta di una riforma assai modesta che non affronta il problema di una più adeguata formazione dei futuri dirigenti e non presuppone una selezione moderna. Va in controtendenza con la proposta di An che presuppone fra l’altro l’acquisizione di competenze manageriali e una formazione sul campo con l’efficiente esercizio per qualche anno di funzioni di dirigenza vicarie.

 

6) Le deleghe in bianco

 

Per poter riformare a proprio piacimento la scuola italiano senza controllo parlamentare  , con una prassi senza precedenti, si danno ben nove deleghe in bianco senza neppure l’obbligo di sentire le commissioni competenti di Camera e Senato. Si tratta di una evidente violazione costituzionale.

 

7) Scuole non statali

 

Positivo è il finanziamento di 100 milioni di euro (art.68, comma 12) a vantaggio delle scuole non statali. Ma come la mettiamo con la campagna denigratoria della sinistra secondo cui nella passata legislatura la Cdl avrebbe tolto i soldi alla scuola statale per darli alle private quando proprio questa Finanziaria diminuisce pesantemente le risorse alle scuole statali per darne una parte alle private e lo stesso Fioroni, con la consueta disinvoltura, aveva sostenuto che “Berlusconi avrebbe sottratto alle scuole private 150 milioni di euro”?

 
ANALISI DELL'IMPATTO NEGATIVO DELLA FINANZIARIA SU UNIVERSITA’ E RICERCA PDF Stampa E-mail
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lunedì 09 ottobre 2006

di GIUSEPPE VALDITARA  

Università e ricerca sono strategiche per lo sviluppo del Paese. Nella Finanziaria del governo Prodi non emerge tuttavia un disegno riformatore di alto profilo, vengono semmai smentite in modo clamoroso le promesse elettorali tanto che persino la Conferenza dei Rettori ha riconosciuto che “certamente non ci si attendeva comportamenti in così clamorosa contraddizione anche rispetto agli impegni programmatici assunti dalla attuale maggioranza nella campagna elettorale” (Ansa, 4/10/06).   

 1. Finanziamento complessivo 

A) Il finanziamento complessivo all’università viene notevolmente diminuito in termini reali. L’aumento in termini assoluti è fra l’altro persino inferiore alla inflazione. Già la legge Bersani  (art.22) aveva tagliato del 20% le spese ordinarie delle università per il triennio 2007/2009, con un impatto che è stato stimato dalla Conferenza dei rettori pari a 250 milioni di euro per l’anno 2007.

Si tratta di tagli alle spese correnti delle università: acqua, luce, riscaldamento, funzionamento dei laboratori etc. per un importo che aveva indotto a luglio il Presidente della Crui ad esprimere pubblicamente forti dubbi sulla possibilità di continuare ad erogare da parte del sistema universitario alcuni servizi essenziali per il funzionamento stesso degli atenei. Il ministro Mussi aveva promesso che le risorse tagliate sarebbero state recuperate in Finanziaria, in caso contrario si sarebbe dimesso: la Finanziaria non ha invece escluso le università dalla applicazione dell’art.22 della legge Bersani (cd Tagliaspese). Senza contare che già per l’anno 2006, sempre a causa della legge Bersani, le università hanno visto un taglio, non programmato, del 10% alle proprie disponibilità di spesa.

Se a questi tagli si sommano poi gli effetti degli aumenti stipendiali non finanziati (fissati dalla normativa vigente e non contrattati dai singoli Atenei),  delle risorse necessarie per favorire il cd rientro dei cervelli, delle cessazioni di cespiti temporanei e dei fondi già impegnati, il sistema universitario dovrà far fronte il prossimo anno a una spesa aggiuntiva non comprimibile di circa 350 milioni di euro.

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