venerdì 30 luglio 2010
 
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La Riforma della scuola PDF Stampa E-mail
sabato 13 gennaio 2007

Seminario Treelle “Per una scuola autonoma e responsabile”

 

 Uno degli aspetti positivi delle vicende che hanno riguardato la scuola italiana negli ultimi anni è la aumentata percezione della importanza della istruzione per il futuro del nostro Paese.Una conseguenza significativa è il fatto che il Parlamento sia tornato ad occuparsi in modo incisivo di scuola sottraendo alla burocrazia ministeriale un sostanziale monopolio che durava da circa 30 anni. Formulo subito l’auspicio che in questa legislatura non si faccia un passo indietro, ma si prosegua e anzi si accentui il confronto nel Parlamento per completare la stagione riformatrice delle due ultime legislature.

Nella XIII legislatura abbiamo acquisito il concetto fondamentale di autonomia, nella XIV l’idea che la scuola non può essere autoreferenziale, deve essere rivolta alle famiglie e agli studenti, una scuola delle opportunità che valorizzi le diversità. Dobbiamo ora rendere concreti questi obiettivi e dobbiamo difendere alcune conquiste significative. Ci siamo dedicati alla riforma degli ordinamenti didattici, abbiamo costruito una impalcatura importante, ora dobbiamo capire come l’autonomia possa coniugarsi con la qualità del servizio. Si devono introdurre innanzitutto i concetti di responsabilità e di merito. Si deve collegare al concetto di scuola quello di professionalità. Diciamolo chiaramente sono concetti troppo spesso ignorati in passato nella scuola italiana. Per 30 anni la scuola è stata concepita essenzialmente come un grande centro di collocamento, un grande bacino elettorale che serviva a vincere le elezioni. E tentazioni di questo tipo riaffiorano costantemente. Abbiamo così subito il peggior sistema di reclutamento fra tutti i Paesi sviluppati, in ottemperanza ad una politica che sceglieva la logica della quantità rispetto a quella della qualità.  Un passo avanti importante è stato senz’altro rappresentato dalla riforma della formazione e del reclutamento contenuta nella legge 53 e nel decreto legislativo attuativo.Nel contempo abbiamo assistito ad una scuola che non ha garantito una autentica promozione sociale, ma conserva le disparità sociali esistenti all’ingresso, una scuola che è stata ai primi posti fra i Paesi Ocse per esclusione sociale cioè per numero di abbandoni. Nel 2001 ancora il 25% dei ragazzi abbandonava il percorso di istruzione dopo la scuola media. Nel 2005 questa percentuale si è ridotta a poco più del 20% e un contributo importante al recupero dei giovani all’interno del sistema formativo è stato dato dai corsi di formazione avviati in via sperimentale. Penso solo all’aumento del 40% degli iscritti a questi corsi, in Lombardia, per l’anno scolastico 2005/2006. Il doppio canale credo che sarà decisivo per combattere la piaga degli abbandoni e anche per questo va salvaguardato. Ereditiamo una scuola che non è adeguatamente formativa se dobbiamo attenerci ai risultati delle indagini Pisa del 2000 e del 2003. E su questo aspetto abbiamo ancora molto da fare. Una scuola che non è sufficientemente collegata con il mondo del lavoro e la cosiddetta alternanza scuola lavoro è un primo, importante passo. Quali sono quindi oggi per noi le priorità?Intanto voglio fare una premessa: l’istruzione non può più essere terreno di scontro politico, riguarda il futuro dei nostri giovani, il futuro del nostro Paese. Noi non siamo interessati a proseguire la logica della contrapposizione frontale che pur nella passata legislatura è stata attuata dalla allora opposizione. AN ritiene indispensabile instaurare una logica del confronto e del dialogo, per arrivare a delineare soluzioni ampiamente condivise che proseguano gli sforzi di modernizzazione del nostro sistema scolastico. Dirò anche subito che occorre essere realisti. E’ stata avanzata nello studio di Treelle una serie di proposte che io in gran parte condivido, sono uno stimolo importante, ma ovviamente vanno realizzate con gradualità per evitare una reazione di rigetto da parte del mondo della scuola. Così come voglio essere chiaro fin dall’inizio: di certo non daremo la nostra copertura politica ai ventilati  tagli sull’istruzione, semmai vi è un problema di come impiegare meglio le risorse. Indico dunque alcune questioni che reputo urgenti e su cui è possibile avviare un dialogo positivo, fermo restando che il doppio canale e la riforma del reclutamento e della formazione rappresentano per noi punti fermi che non possono essere stravolti.  Intanto appare indispensabile dare concreta attuazione ad un meccanismo di valutazione della preparazione degli studenti con test che consentano di accertare scuola per scuola il livello di conoscenze e competenze raggiunto ad un certo punto del percorso. Credo anche che si debba generalizzare quanto alcune università stanno già facendo spontaneamente, vale a dire una valutazione delle scuole sulla base della preparazione in ingresso dei giovani. Vedrei bene anche un coinvolgimento su base volontaria dei datori di lavoro nella valutazione di coloro che provengono dagli istituti tecnici e professionali. Tutte queste informazioni devono essere messe a disposizione delle scuole e dell’Istituto nazionale di valutazione,  che dovrebbe poi poter concordare con le singole scuole varie forme di intervento e di sostegno, anche sociale, nel caso di persistenza di risultati negativi. Sotto questo aspetto ritengo che la indicazione degli obiettivi formativi, delle conoscenze e delle abilità, per quelle materie che attengono al curricolo nazionale, debba continuare ad essere indicata dal centro. Non è pensabile che un docente possa decidere che è inutile studiare la grammatica e la sintassi o la storia dell’800. Come raggiungere questi obiettivi è compito dell’autonomia scolastica. Il metodo è l’espressione della professionalità dell’insegnante. D’altro canto una reale autonomia non può prescindere da un modello di valutazione anche esterno che conferisce serietà e unitarietà al sistema. Nella scuola, come nella pubblica amministrazione, non vi sono reali incentivi verso un forte impegno. Il merito non ha alcun rilievo. E’ giunto il momento di immaginare la possibilità di retribuzioni differenziate con una parte fondata su elementi di carattere meritocratico e su un maggiore e più qualificato impegno. Le soluzioni possono essere diverse, Treelle ne ha proposta una; quella più semplice potrebbe essere la previsione di corsi di aggiornamento e formazione a numero chiuso con esame finale che consentano di guadagnare scatti retributivi. E’ comunque indispensabile favorire la crescita professionale dei docenti, anche con il rimborso delle spese di autoaggiornamento, misura che feci introdurre con un mio emendamento nella Finanziaria 2002, che ebbe una certa popolarità e che avevo del resto sperimentato con successo quando ero stato assessore alla provincia di Milano. Sarebbe importante inoltre, per una reale valorizzazione della figura docente, introdurre l’area contrattuale separata. Se vogliamo che il docente sia un vero professionista della conoscenza, e questo deve essere l’obbiettivo, dobbiamo garantirgli la specificità della funzione svolta. E’ poi indispensabile avviare rapporti sempre più stretti fra mondo della scuola e dell’università con forme di collaborazione e di reciproca partecipazione.  Per quanto riguarda gli studenti non esiste un efficace sistema di borse di studio che premi i capaci e meritevoli e sia un forte incentivo contro la dispersione scolastica. Si diceva della importanza dell’autonomia. Noi crediamo che sia giunto il momento di dare vita ad un organico di istituto. Facciamo subito una legge al riguardo: sarebbe un passo avanti di fondamentale importanza per dare concretezza all’autonomia degli istituti scolastici, garantendo continuità nella didattica, flessibilità nella risposta alle domande dell’utenza e anche una flessibilità oraria fra le materie.Abbiamo avviato nella passata legislatura un criterio più serio di formazione e di reclutamento dei docenti. Per i dirigenti scolastici, come del resto già Berlinguer, abbiamo seguito forme del tutto inadeguate. Pensiamo per l’avvenire ad una preparazione che preveda il possesso obbligatorio di master universitari di carattere manageriale, che obblighi a un certo periodo di svolgimento di funzioni vicarie di dirigenza, che si concluda con un esame finale. Pensiamo anche ad un qualche ruolo delle singole scuole nella scelta dei propri dirigenti sulla base di un organico regionale.Insomma dobbiamo avere un personale con le abilità necessarie a rendere possibile la realizzazione di uno degli obiettivi finali dell’autonomia scolastica: il budget di istituto, che consenta cioè l’attribuzione di risorse in relazione al numero complessivo dei docenti presenti nell’organico funzionale e risorse aggiuntive per interventi di vario genere, fra cui anche le opere di manutenzione ordinaria delle singole scuole. Sempre in una seconda fase, ma non credo in questa legislatura, si potrà poi iniziare ad immaginare una maggiore libertà nella chiamata dei docenti, in coerenza con i progetti delle singole scuole, e fermo restando l’obbligo di chiamare entro un albo regionale.Infine è necessario prevedere forme di defiscalizzazione dei contributi di privati alle singole scuole, istituendo contemporaneamente una quota di solidarietà pari al 10% delle donazioni, da destinarsi alle scuole più svantaggiate. Si incrementerebbe così in modo rilevante la dotazione finanziaria dei singoli istituti scolastici e si avvierebbe a soluzione il problema del finanziamento alle scuole private.. Su questi punti noi chiamiamo la maggioranza ad un confronto serio e costruttivo così come siamo disponibili a dialogare per proseguire il percorso di miglioramento del nostro sistema universitario e della ricerca. Riteniamo anzi che sui temi della istruzione superiore e della ricerca, non condizionati da veti di un certo sindacato, vi sia all’interno del centrosinistra una componente che condivide con noi molte proposte di riforma. Penso ai temi della valutazione, della flessibilità dello stato giuridico, della governance degli atenei, degli incentivi fiscali alle forme di finanziamento dei privati. Sarebbe un peccato se perdessimo questa occasione storica.Siamo in ogni caso consapevoli che le pregiudiziali ideologiche o il rancore politico fanno un pessimo servizio alla causa della crescita della nostra scuola e dunque al futuro dei nostri giovani, che è poi il futuro della nostra repubblica. 

 
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